Tsutomu Nihei, il visionario dietro opere di culto come Blame! e Knights of Sidonia, ha deciso di abbandonare le sue sterminate metropoli cyberpunk per intraprendere un viaggio verticale e senza ritorno in un mondo fantasy cupo, rarefatto e ossessivo: Tower Dungeon. Pubblicato a partire da ottobre 2023 su Monthly Shōnen Sirius di Kodansha, il manga ci trascina in una torre inespugnabile che sembra viva, ostile e dotata di un’oscura coscienza, dove un contadino – sì, un contadino qualsiasi, privo di gloria e privo di armature scintillanti – viene arruolato per salvare una principessa intrappolata ai piani più alti.
Dietro questa trama che potrebbe sembrare “classica” si nasconde invece un’opera che rielabora in chiave radicale il dungeon crawler, filtrandolo attraverso la lente di Nihei: silenzi pesanti, ambienti che comunicano più delle parole, geometrie impossibili che si piegano e si contraggono, una narrazione che alterna l’avanzata verticale a brevi e preziose finestre di memoria. Ogni piano della Torre è un microcosmo, una trappola filosofica, un ecosistema chiuso che risponde a regole arcane. L’effetto è straniante: la lettura si trasforma in un’esplorazione mentale, quasi un pellegrinaggio verso un luogo che non promette salvezza.
Il protagonista, Yuva, è un antieroe silenzioso e anonimo, una sorta di “personaggio-avatar” che il lettore abita per filtrare il terrore e l’oppressione della Torre. Non c’è spazio per i protagonisti carismatici o per i compagni di viaggio memorabili: qui, l’entità che domina la scena è l’architettura stessa, che si insinua nella narrazione come un antagonista vivo. L’ascesa è lenta, faticosa, scandita da minacce che non si presentano come semplici mostri, ma come mutazioni impossibili, corpi che sembrano partoriti dalla pietra stessa, ibridi innaturali in un body horror che sfiora l’arte contemporanea.
Esteticamente, Tower Dungeon è un atto d’amore verso il fantasy più cupo, quello in cui il pericolo è costante e il respiro è corto. I rimandi ai videogiochi soulslike e ai dungeon crawler old-school sono evidenti, ma filtrati da una sensibilità grafica che attinge tanto al fumetto europeo – Moebius, Druillet – quanto all’estetica horror giapponese. Nihei scolpisce i suoi scenari in bianco e nero con una precisione chirurgica: ombre materiche, luci minime e calibrate, dettagli che emergono come incisioni su pietra. Ogni tavola è un’istantanea di un mondo in cui il vuoto e la claustrofobia diventano elementi narrativi.
Sotto la superficie fantasy, il manga cela un’anima filosofica: la Torre come metafora dell’anelito umano verso l’elevazione, e al tempo stesso come simbolo dell’inevitabile caduta. Scalare significa salire verso una morte più alta, un concetto che Nihei declina con un nichilismo raffinato. Non c’è gloria nell’arrivo, forse neppure arrivo: l’importante è l’ascesa stessa, come rito senza promessa.
In Giappone, il manga ha già visto la pubblicazione di quattro volumi entro marzo 2025, e Kodansha USA si prepara a portarlo in Nord America nel 2025. In Italia, Planet Manga ha colto l’occasione per portare un autore amatissimo da queste parti, consapevole che il pubblico nostrano saprà apprezzare il cambio di registro: dal cyberpunk siderale al fantasy claustrofobico, con la stessa potenza visiva e lo stesso rigore narrativo.
Tower Dungeon non è per chi cerca un’avventura fantasy rassicurante. È un’esperienza sensoriale e mentale, una scalata che sfida il lettore a interrogarsi sul senso stesso dell’andare avanti quando la speranza è solo un’eco distante. È Nihei nella sua essenza più pura: spietato, magnetico, ipnotico. E per chi ha amato perdersi nei corridoi infiniti di Blame! o nei vuoti siderali di Knights of Sidonia, questa è un’altra vertigine da affrontare senza voltarsi indietro.
