Cresci piano pensa a me Vol. 2: Walter Leoni racconta la genitorialità tra fumetti, ironia e vita vera

Qualcuno una volta ha detto quella frase che ti rimane incastrata nella testa come una opening anime che non riesci più a skippare: eri un genitore perfetto… prima di diventarlo davvero. E già qui si capisce il tono, quella specie di ironia dolceamara che ti colpisce mentre stai ridendo e subito dopo ti lascia con una sensazione strana, quasi nostalgica, come quando realizzi che il tempo è andato avanti mentre eri impegnato a fare altro. È esattamente il terreno su cui si muove Cresci piano, pensa a me! Vol. 2, il ritorno di Walter Leoni, uno di quelli che ha trasformato il quotidiano più normale in qualcosa che vibra di verità e, allo stesso tempo, di assurdo. Chi bazzica internet da un po’ lo conosce già grazie a Totally Unnecessary Comics, quella pagina che scorre tra meme, strisce e momenti di vita reale travestiti da gag, ma qui il discorso si allarga, si complica, diventa quasi un racconto continuo anche se formalmente fatto di frammenti. E la cosa buffa è che non sembra mai costruito, non dà mai l’impressione di essere progettato per farti ridere, è più simile a quando parli con un amico e a un certo punto vi accorgete che state raccontando le stesse identiche disavventure, solo con dettagli diversi.

Dentro queste pagine si respira quella sensazione che molti della nostra generazione conoscono fin troppo bene, quella specie di glitch emotivo tra ciò che pensavi sarebbe stata la vita adulta e quello che poi succede davvero. Perché sì, crescere con anime, manga, videogiochi e forum notturni ti prepara a combattere boss finali immaginari, ma nessuno ti aveva davvero spiegato come affrontare un figlio che cresce alla velocità di una cutscene che non puoi mettere in pausa. E allora succede che il fumettista diventa cronista, ma senza mai perdere quella lente deformante che rende tutto più umano, più fragile, più vero.

Walter Leoni non racconta semplicemente la genitorialità, la attraversa mentre succede, mentre disegna, mentre cerca di tenere insieme lavoro, tempo e quella sensazione costante di essere leggermente fuori sync con il mondo che cambia. E qui scatta qualcosa di interessante, perché il libro non è solo per chi ha figli, anzi, parla anche a chi si sente ancora sospeso tra due età, tra l’essere cresciuto e il non volerlo davvero ammettere fino in fondo.

Il bello è che non c’è mai una posa, mai quella voglia di insegnare qualcosa. È tutto sporco, imperfetto, quotidiano, come le migliori slice of life che ci hanno accompagnato per anni, quelle storie in cui apparentemente non succede nulla ma in realtà succede tutto. Una battuta, uno sguardo, un momento minuscolo che diventa gigantesco perché ti ci riconosci. E mentre scorri le pagine ti ritrovi a pensare che forse il vero superpotere non è essere un genitore perfetto, ma riuscire a ridere mentre capisci di non esserlo.

Il legame con la cultura pop è quasi invisibile ma costante, come un sottofondo che non smette mai di suonare. Crescere un figlio oggi significa anche fare i conti con un mondo che corre più veloce di qualsiasi saga che abbiamo mai seguito, un flusso continuo di contenuti, linguaggi, riferimenti che cambiano nel giro di mesi. E allora quel “boomer controvoglia” che traspare tra le vignette diventa qualcosa di più di una battuta, diventa una condizione esistenziale, una specie di ruolo che nessuno ha scelto davvero ma che si finisce per interpretare lo stesso.

E forse è proprio qui che il libro trova la sua identità più forte, perché invece di provare a fermare il tempo o a spiegarlo, lo osserva mentre scivola via, con una leggerezza che non è superficialità ma consapevolezza. Non c’è nostalgia sterile, quella che idealizza il passato e basta, ma una nostalgia viva, che convive con il presente e lo rende più interessante, più stratificato.

Il fatto che le strisce siano state pubblicate anche su realtà come Linus e Comics&Science si sente, ma non nel senso accademico del termine, piuttosto in quella capacità di trovare il punto esatto in cui una battuta diventa qualcosa di più, un piccolo cortocircuito tra ironia e riflessione. E poi c’è Beccogiallo, che continua a pubblicare cose che hanno quella strana qualità di sembrare leggere mentre sotto lavorano su qualcosa di molto più profondo.

Scorrendo le pagine si ha quasi l’impressione di assistere a una trasformazione continua, non tanto del figlio che cresce – che pure è il motore emotivo di tutto – ma del padre stesso, che cambia senza accorgersene, che si adatta, che resiste, che prova a capire. E questo processo non è mai lineare, non è mai ordinato, è fatto di piccoli momenti, di errori, di intuizioni improvvise, proprio come succede nella vita vera.

Arrivati a un certo punto smetti anche di cercare la battuta e inizi a inseguire le sensazioni, quei frammenti che ti restano addosso dopo aver chiuso il libro, come una scena particolarmente riuscita di un anime che ti torna in mente giorni dopo senza un motivo preciso. E forse è questo il vero punto: non si tratta di leggere una storia, ma di riconoscersi in una serie di istanti che, messi insieme, costruiscono qualcosa di molto più grande.

E adesso la domanda viene spontanea, quasi inevitabile: quante di quelle situazioni che sembrano assurde sulla carta sono in realtà la nostra normalità quotidiana? Quante volte abbiamo riso per non fermarci a pensare davvero a quanto tutto stia cambiando sotto i nostri occhi?

Magari qualcuno di voi lo ha già letto, magari altri stanno ancora decidendo se recuperarlo, ma la sensazione è che questa sia una di quelle letture che non finiscono davvero quando giri l’ultima pagina, restano lì, tra una risata e un pensiero, pronte a riemergere quando meno te lo aspetti… e a quel punto diventa impossibile non volerne parlare con qualcuno che possa capirlo davvero.

“Valentina pirata” di Guido Crepax: eros, fantascienza e visionarietà in un tesoro ritrovato

C’è un momento, per chi ama profondamente il fumetto d’autore, in cui la carta stampata torna a battere il cuore. È quando un’opera dimenticata, smarrita nei meandri del tempo, viene restituita ai lettori in una veste degna della sua grandezza. È esattamente ciò che accade con Valentina pirata di Guido Crepax, in uscita in libreria il prossimo 17 giugno. Un volume che si annuncia come un evento editoriale per chi, come me, ha sempre considerato l’universo di Valentina uno dei vertici dell’erotismo a fumetti — e non solo.

Questo nuovo volume, che fa parte della prestigiosa collana “Mondo Crepax”, è molto più di una semplice ristampa: è una vera e propria edizione ragionata, un atto d’amore critico e filologico. All’interno troviamo raccolte alcune delle storie più affascinanti ambientate in uno scenario fantascientifico, fra cui spicca L’astronave pirata, autentico gioiello mai più ristampato dal lontano 1968. Già solo questo basterebbe a giustificare l’acquisto, ma c’è molto di più.

L’apparato critico che accompagna il volume è firmato da Boris Battaglia, che non è certo un nome qualsiasi nel mondo degli studi sul fumetto. Il suo contributo aiuta a leggere queste storie non solo come prodotti di una fantasia debordante, ma anche come frammenti preziosi di un discorso più ampio, che coinvolge la storia del fumetto italiano, l’evoluzione dell’immaginario erotico e perfino la cultura visiva del secondo Novecento.

Ma lasciatemi dire: per quanto si possa parlare dell’alto valore intellettuale e artistico delle storie di Valentina — e io sono il primo a difenderlo a spada tratta — non bisogna mai dimenticare che si tratta di racconti straordinariamente godibili. Sono narrazioni magnetiche, viscerali, avvincenti. E, sì, anche molto divertenti. Valentina pirata, nonostante il titolo che farebbe pensare a un’avventura alla Salgari in guêpière, è in realtà una space opera sorprendentemente moderna. Rileggerla oggi fa venire i brividi per la sua capacità visionaria: anticipa certi elementi di Star Wars e Dune, ma lo fa con l’eleganza grafica e la sensualità che solo Crepax sapeva dare al tratto.

Ed è proprio qui che si manifesta il genio dell’autore milanese. Perché Crepax non si limitava a disegnare belle donne in pose ammiccanti. Costruiva mondi. Mondi complessi, stratificati, dove l’erotismo non era mai gratuito, ma parte integrante di un linguaggio espressivo profondamente colto e raffinato. E Valentina — giornalista, fotografa, amante, viaggiatrice del tempo e dello spazio — non era mai solo un oggetto del desiderio, ma una protagonista consapevole, una donna vera, fragile e fortissima insieme, che cresceva e invecchiava con il suo autore.

Ripercorrere le pagine di Valentina pirata è un viaggio anche dentro la storia personale e artistica di Guido Crepax. Nato a Milano nel 1933 e scomparso nel 2003, Crepax è stato uno dei più grandi innovatori del fumetto italiano, forse il più noto a livello internazionale quando si parla di graphic novel per adulti. Dopo la laurea in architettura, scelse il disegno come vocazione, realizzando copertine di dischi e campagne pubblicitarie per marchi che hanno fatto la storia del costume italiano, da Campari a Shell, da Esso a Rizzoli.

Ma è nel 1965, sulle pagine della rivista “Linus”, che tutto cambia. Nasce Valentina. Un personaggio rivoluzionario sotto ogni punto di vista: la prima eroina del fumetto erotico a essere raccontata nella sua complessità psicologica, e l’unica, probabilmente, a invecchiare con grazia e autenticità insieme al suo creatore. In quarant’anni di attività, Crepax ha realizzato oltre 5.000 tavole, tradotte in più di 200 edizioni in tutto il mondo. Ma ha fatto anche molto di più: ha illustrato libri, lavorato per il teatro e il cinema, disegnato per la moda e il design, sempre mantenendo una coerenza stilistica e concettuale che oggi ci appare ancora più straordinaria.

In un tempo in cui tutto sembra gridare, la voce di Crepax sussurra. Ma lo fa con una forza che spacca il silenzio. Valentina pirata è una di quelle opere che ti rimangono dentro, che ti fanno sentire il desiderio di esplorare non solo altri pianeti, ma anche gli abissi dell’anima. È un’opera che parla al lettore adulto, ma non smette mai di stimolare lo sguardo curioso e meravigliato del bambino interiore che, almeno per me, ogni tanto ha bisogno di perdersi tra le stelle… in compagnia di una pirata bellissima, libera e inafferrabile.

E tu, lettore del CorriereNerd.it, che rapporto hai con Valentina? Hai mai letto le sue avventure o sei tra coloro che stanno per scoprirla per la prima volta? Raccontamelo nei commenti o condividi questo articolo con chi, come te, ama viaggiare tra le galassie del fumetto e del desiderio.

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