Lo specchio del bagno è uno di quei portali che, da nerd, impari presto a rispettare. Ci passi davanti distrattə mille volte, poi una notte, dopo una maratona horror o una sessione di gioco finita troppo tardi, ti torna in mente quella leggenda. Cinque volte. Sempre cinque. Candyman non è solo un nome, è un rituale, un glitch narrativo che si attiva se osi guardarti riflessə abbastanza a lungo. E mentre da cosplayer ho sempre adorato i personaggi che nascono da un gesto ripetuto, quasi ossessivo, leggere Candyman – Il film, la storia, il folklore è stato come rimettere le mani su una lore che credevo di conoscere… scoprendo che sotto c’era molto, molto di più.
Il saggio di M. Fantozzi, pubblicato da Weird Book nella collana Insomnia, non si limita a raccontare Candyman come “film cult anni ’90”. Lo prende per mano e lo accompagna lontano dalle etichette facili, in un viaggio che attraversa cinema, storia, folklore urbano e ferite ancora aperte. È una lettura che non ti parla dall’alto, ma ti prende accanto, come una chiacchierata notturna dopo una proiezione troppo intensa per andare subito a dormire.
Il punto di partenza resta ovviamente il film del 1992 diretto da Bernard Rose, tratto dal racconto Il Proibito di Clive Barker. Ma Candyman qui non nasce come semplice mostro slasher. Daniel Robitaille prende forma come mito tragico, artista spezzato, figura che incarna una violenza storica che non ha mai davvero smesso di riecheggiare. Leggendo, ho avuto la stessa sensazione di quando in un JRPG scopri che il boss finale non è “cattivo” per scelta, ma perché il mondo lo ha reso tale. E improvvisamente ogni colpo fa più male.
Il libro scava nella Chicago del film, nelle sue periferie, nei corridoi fatiscenti che sembrano dungeon urbani. Luoghi che non fanno solo da sfondo, ma che respirano, osservano, ricordano. Da gamer, non ho potuto evitare il parallelismo con quelle mappe che ti restano addosso anche dopo aver spento la console. Qui la mappa è sociale, politica, culturale. Candyman diventa il risultato di un sistema che genera fantasmi e poi finge di non vederli, finché non bussano allo specchio.
Una delle cose che mi ha colpito di più è come il saggio riesca a tenere insieme analisi cinematografica e riflessione più ampia senza mai sembrare una lezione. Si parla di razzismo, di memoria, di paura come strumento di controllo, ma tutto emerge dal racconto stesso del film. Le connessioni sorprendono, come quella con il cinema di Pier Paolo Pasolini, che non ti aspetti di incontrare dietro un uncino insanguinato. Eppure, pagina dopo pagina, tutto torna. Candyman smette di essere solo horror e diventa specchio dell’umano, delle sue ossessioni, dei suoi abissi.
Il viaggio non si ferma al film originale. Arriva fino al reboot-sequel del 2021 diretto da Nia DaCosta, prodotto da Jordan Peele. Qui il mito si aggiorna, si riarticola, cambia voce ma non sostanza. Come succede spesso nelle saghe che amo cosplayare: il costume evolve, i materiali cambiano, ma il personaggio resta riconoscibile perché porta addosso la stessa ferita. Il saggio accompagna anche questo passaggio, mostrando come Candyman continui a essere evocato perché la sua storia non è mai stata davvero risolta.
Leggendo mi sono ritrovatə a pensare a quante volte, nei fandom, ci innamoriamo dei villain malinconici, dei mostri romantici, di chi incute paura ma anche compassione. Candyman è tutto questo, ma con un peso specifico che va oltre l’estetica. Non è solo una maschera da indossare a una fiera, è una domanda scomoda che continua a riflettersi davanti a noi. E forse è per questo che funziona ancora, che viene studiato, riletto, riscritto.
Candyman – Il film, la storia, il folklore non è un saggio che “spiega”. È un libro che ti accompagna, ti mette davanti allo specchio e poi resta lì, in silenzio, mentre decidi se pronunciare il nome o no. Da lettrice nerd, da fan dell’horror che ama quando fa male al punto giusto, l’ho chiuso con quella sensazione strana che mi resta dopo le opere migliori: la voglia di parlarne subito con qualcunə.
E allora la palla passa a voi. Candyman, per voi, è solo una leggenda urbana da film dell’orrore o qualcosa che continua a dire molto più di quanto sembri? Ci vediamo nei commenti. Lo specchio, intanto, resta lì.
