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Duskfade: il ritorno dei grandi platform 3D, tra nostalgia PS2, azione frenetica e una storia che colpisce forte

Chi è cresciuto con un pad in mano durante l’era PlayStation 2 conosce bene quella sensazione precisa, quasi fisica, che scatta quando sullo schermo appare un platform 3D capace di parlare direttamente alla memoria muscolare e al cuore nerd. Duskfade è uno di quei giochi che non si limitano a farsi notare, ma che ti guardano negli occhi e ti sussurrano: “Ehi, ti ricordi perché ti sei innamorato dei videogiochi?”. Ed è impossibile restare indifferenti. Annunciato per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, con uscita prevista nel 2026, Duskfade è il nuovo progetto di Weird Beluga Studio, team spagnolo già noto agli appassionati per Clid the Snail, e pubblicato da Fireshine Games. Fin dalla sua prima apparizione, il gioco ha chiarito le proprie intenzioni: non inseguire mode passeggere, ma recuperare quella grammatica del divertimento che ha reso immortali i grandi action platform dei primi anni Duemila, reinterpretandola con sensibilità moderna.

Duskfade è un’avventura d’azione e platform in 3D che ruota attorno al tempo, letteralmente spezzato da una misteriosa Torre dell’Orologio che ha condannato il mondo a una notte eterna. Nei panni di Zirian, giovane apprendista di laboratorio accompagnato da un affascinante cuculo meccanico, il giocatore intraprende un viaggio per salvare la sorella Allira e rimettere in ordine gli ingranaggi della realtà. Un incipit che profuma di fiaba clockpunk, ma che nasconde molto più di quanto sembri.

Il mondo di Duskfade è una dichiarazione d’amore alla varietà visiva e alla fantasia pura. Ogni regno esplorabile sembra scolpito dalla mano dei Grandi Orologiai, entità misteriose che hanno plasmato paesaggi sospesi tra sogno e malinconia. Foreste eteree, abissi sottomarini, distese di sabbia dorata e vette tra le nuvole si susseguono con una coerenza estetica sorprendente, dando la sensazione di attraversare un universo vivo, pieno di segreti e scorci che invitano all’esplorazione attenta, non solo alla corsa verso l’obiettivo successivo.

Il gameplay è il punto in cui Duskfade colpisce più duro la nostalgia geek. Il sistema di movimento è rapido, fluido, costruito per permettere a Zirian di concatenare salti, scatti, planate e agganci con un ritmo che ricorda immediatamente l’epoca d’oro dei platform 3D. È impossibile non pensare a Jak and Daxter e ai primi Ratchet & Clank, ma Duskfade non si limita a copiare: prende quelle sensazioni e le rifinisce, inserendo meccaniche contemporanee che rendono il controllo elastico e appagante anche per chi oggi è abituato a standard più moderni.

Il combattimento segue la stessa filosofia. Attacchi rapidi, schivate reattive, nemici che costringono a muoversi e a leggere il campo di battaglia con attenzione. Le ispirazioni dichiarate includono anche Kingdom Hearts, e basta impugnare l’arma di Zirian per notare alcune somiglianze evidenti, non solo estetiche ma anche nelle animazioni e nel feeling degli scontri. La differenza sta nel ritmo: niente gestione del party, niente sovrastrutture inutili, solo azione diretta e intuitiva, proprio come ai tempi della PS2, ma con una pulizia tecnica che evita qualsiasi sensazione di datato.

Chi ha avuto modo di provare la demo disponibile su Steam ha potuto assaporare circa mezz’ora di gioco, sufficiente per capire che Duskfade non è solo un esercizio di stile. Il prologo introduce una manciata di nemici che evocano inevitabilmente gli Heartless, creature oscure che incarnano la Disperazione, e culmina in una boss fight costruita per testare tutte le abilità apprese fino a quel momento. Salti, rampino, tempismo e gestione dello spazio diventano fondamentali, restituendo quella soddisfazione tipica degli scontri ben progettati, dove la vittoria arriva perché hai imparato a giocare meglio, non perché hai livellato di più.

Dietro colori vivaci e ambientazioni da fiaba, Duskfade nasconde però un’anima sorprendentemente intima. La storia dei fratelli Zirian e Allira affronta temi delicati come la perdita, il lutto e il difficile percorso dell’andare avanti quando qualcosa di fondamentale viene strappato via. Weird Beluga ha dichiarato apertamente che la componente narrativa nasce da esperienze personali vissute dal team, e questo si avverte. Non si tratta di un dramma urlato, ma di una malinconia costante che accompagna l’avventura, rendendo ogni progresso non solo una conquista ludica, ma anche emotiva.

È affascinante osservare come uno stile grafico apparentemente leggero e cartoon riesca a convivere con una storia così carica di significato. Questo contrasto non stona, anzi amplifica l’impatto emotivo, ricordando che i videogiochi possono parlare di cose profonde senza rinunciare alla magia e al senso di meraviglia. Duskfade si inserisce così in quella corrente sempre più interessante di titoli che scelgono di raccontare emozioni universali attraverso linguaggi accessibili, senza mai risultare superficiali.

Anche la storia dello studio merita attenzione. Weird Beluga nasce nel 2019 da cinque amici universitari che decidono di mettersi in gioco partecipando a PlayStation Talents, vincendo premi importanti e compiendo una scelta coraggiosa: lasciare l’università per fondare uno studio indipendente. Il debutto con Clid the Snail ha dimostrato che non si trattava di un colpo di fortuna, e Duskfade appare come la naturale evoluzione di un percorso creativo alimentato da passione, competenza e amore autentico per il medium.

Non tutto, ovviamente, è perfetto o definitivo. Al momento non esiste una data di lancio precisa e, stando alle informazioni disponibili, la localizzazione in italiano potrebbe non essere inclusa, un dettaglio che farà storcere il naso a più di un giocatore. Resta però la sensazione che Duskfade sia uno di quei progetti capaci di colmare un vuoto lasciato da saghe storiche che hanno perso smalto, riaccendendo quella scintilla che molti di noi pensavano spenta.

Duskfade non promette di reinventare il genere, ma di ricordarci perché lo abbiamo amato così tanto. È un gioco che guarda al passato con rispetto, al presente con intelligenza e al futuro con una sorprendente maturità emotiva. Se siete cresciuti saltando tra piattaforme poligonali, combattendo nemici cartoon e perdendovi in mondi fantastici pieni di segreti, questo titolo merita un posto fisso sul vostro radar.

Ora la palla passa a voi, community di CorriereNerd: Duskfade vi ha già conquistati o siete ancora scottati da troppe promesse nostalgiche non mantenute? Raccontateci le vostre sensazioni, perché il tempo, almeno qui, vale ancora la pena di essere condiviso.

PlayStation 6: il futuro del gaming comincia nel 2027

Quando il sipario cala su un ciclo e l’eco della parola “next-gen” inizia a farsi sentire, ogni vero appassionato di cultura nerd e videogiochi avverte quel familiare fremito elettrico, la scarica adrenalinica che solo la prospettiva di una nuova console sa dare. È l’odore di plastica fresca, il click di un controller mai impugnato e la promessa di mondi digitali inesplorati. E in questo momento storico, il nome che infiamma l’immaginario di milioni di gamer in tutto il mondo è uno solo: PlayStation 6.

Non si tratta più di semplici voci di corridoio, ma di indiscrezioni talmente insistenti e dettagliate da disegnare un orizzonte ben definito per il futuro del gaming. Secondo i leaker più influenti della scena, l’era della PS6 non è un lontano miraggio, ma un appuntamento fissato con il destino videoludico per la seconda metà del 2027. Un lancio strategico, che non mira solo a spingere i limiti dell’hardware, ma a integrare concetti rivoluzionari come l’Intelligenza Artificiale nel cuore dell’esperienza di gioco.

L’Orizzonte è Chiaro: La Timeline Svelata dai Guru Tech

La data del 2027 non è stata scelta a caso. A rivelarla è stato il noto insider Moore’s Law Is Dead, che ha affermato di aver visionato documenti interni che tracciano la timeline di produzione di Sony. L’obiettivo? Imparare dagli errori del passato. La crisi delle scorte di PS5 ha lasciato un’amara lezione, e il colosso giapponese punterebbe a garantire una distribuzione globale massiccia e senza intoppi fin dal day one della PlayStation 6.

Questa finestra temporale trova perfetta coerenza nel naturale ciclo vitale di circa sette anni che da sempre caratterizza l’evoluzione della linea PlayStation. La PS5, pur essendo una console matura e performante, si avvicina al suo mid-life. L’imminente PS5 Pro appare, in questa ottica, come la classica ultima grande danza tecnologica, il canto del cigno prima del grande salto verso una potenza di calcolo senza precedenti.

Design Modulare: Il Fascino del Fisico Incontra l’Età del Digitale

Uno dei rumor più intriganti riguarda l’approccio al design. Si vocifera di una console modulare con la possibilità di agganciare e sganciare un lettore ottico esterno. Questa scelta, apparentemente minore, è in realtà un gesto di grande intelligenza strategica e rispetto per la community.

Permettere al giocatore di scegliere se acquistare la console in versione puramente digitale o con il lettore disco non è solo un modo per abbattere i costi e diversificare l’offerta, ma è un ponte gettato tra l’abitudine moderna e il rito sacro del gamer. Diciamocelo chiaramente: aprire una custodia, ammirare la cover art e sentire il click del disco che viene inghiottito dalla console è un’emozione che nessun download potrà mai replicare. La PS6 sembra voler celebrare questa tradizione pur accogliendo l’era dello store online.

Il Cervello Elettronico: L’AI al Cuore dell’Esperienza Gaming

Se le specifiche tecniche sono il muscolo della next-gen, l’Intelligenza Artificiale sarà il suo cervello. Il focus più rivoluzionario di Sony sembra essere proprio l’integrazione di un sistema AI capace non solo di potenziare la grafica, ma di trasformare l’interazione e l’adattabilità del gioco stesso.

Immaginate un’AI che apprende dalle vostre abitudini di gioco, che anticipa i vostri desideri ludici. Se siete esploratori instancabili, la PS6 potrebbe svelare percorsi segreti e lore nascosta con maggiore frequenza. Se al contrario siete predatori di boss fight epiche, l’AI potrebbe rendere i vostri avversari più reattivi e imprevedibili, calibrando la difficoltà non su un livello fisso, ma sulla vostra crescita come giocatori. Non si tratta di semplici script predefiniti, ma di un vero e proprio partner digitale che evolve con voi, rendendo ogni sessione di gioco un’esperienza irripetibile. Questa è la vera rivoluzione next-gen, ben oltre i semplici teraflops.

Retrocompatibilità Totale: Un Omaggio alla Storia PlayStation

Questo è il punto che infiamma di più l’animo dei fan storici di PlayStation. Le voci sulla retrocompatibilità totale della PS6 con i titoli PS4 e PS5 (sia fisici che digitali) sembrano sempre più concrete. Ma c’è di più: l’Intelligenza Artificiale potrebbe intervenire per dare nuova vita ai vecchi capolavori.

Pensate alla possibilità di rigiocare Bloodborne o The Last of Us Part II non solo con frame rate più stabili, ma con un upscaling dinamico della risoluzione a 4K, texture migliorate in tempo reale e Ray Tracing applicato retroattivamente. Non più remake o patch a pagamento, ma una console che rispetta e celebra la sua intera storia videoludica. Se confermato, questo sarebbe un game changer di portata storica, un ponte tra il glorioso passato e il futuro.

Specifiche da Fantascienza e il Ritorno del Portatile (Serio)

Le specifiche tecniche trapelate sembrano uscite da una tavola sinottica cyberpunk: si parla di una CPU Zen 5, unificata a 24 GB di RAM e una GPU che, per potenza, si avvicinerebbe a una RTX 9070 XT. Numeri che porterebbero la console a rivaleggiare seriamente con i PC da gaming di fascia enthusiast, rendendo l’esperienza visiva e prestazionale qualcosa di mai visto prima su un sistema home console.

Ma la sorpresa non finisce qui. Un altro leak suggerisce che Sony stia lavorando a un handheld di nuova generazione, non un semplice device per lo streaming come il PS Portal, ma una vera e propria console portatile con una potenza paragonabile a una Xbox Series S. Un ritorno alle origini che farà battere forte il cuore di chi ha amato PSP e PS Vita, con l’ambizione di portare i tripla A ovunque. Il gaming in mobilità è pronto a una nuova rinascita.

Il Costo dell’Innovazione e l’Ultima Console “Fisica”

Tutta questa meraviglia tecnologica, ovviamente, avrà un prezzo. Gli analisti stimano che il costo della PS6 possa superare la soglia degli 800 euro al lancio. Un salto quantico inevitabile, considerando i costi di sviluppo di AI, hardware di altissima gamma e ricerca e sviluppo. Tuttavia, in un mercato dove le schede video top di gamma costano una fortuna, è probabile che il pubblico core sia disposto a investire in un sistema così promettente.

C’è chi sussurra che la PlayStation 6 potrebbe essere l’ultima console fisica di Sony, prima di un futuro totalmente in cloud. Ma per noi, che viviamo di rituali nerd, l’attesa del logo PlayStation che si accende, il rumore della ventola e il peso del controller tra le mani non è solo tecnologia. È emozione, appartenenza e magia.

L’hype è già qui, palpabile, e non vediamo l’ora di premere “Start” verso il futuro del gaming firmato Sony.


E voi, CorriereNerdiani? Qual è la feature della PlayStation 6 che vi esalta di più? Siete pronti a sborsare la cifra per l’AI e la retrocompatibilità totale? Oppure credete che il futuro sia già nel cloud?

Commentate qui sotto per aprire il dibattito e condividete questo articolo sui vostri social network per far partire la discussione definitiva sulla prossima generazione di console! La community è la nostra forza!

Days of Play 2025: il grande evento PlayStation è iniziato, ecco tutto quello che devi sapere

Ogni anno c’è un momento in cui la passione per il gaming esplode in una vera e propria festa globale, un’occasione imperdibile per celebrare la community di videogiocatori più grande e appassionata del mondo. Stiamo parlando dei Days of Play, e quest’anno PlayStation ha deciso di alzare ancora di più l’asticella. Dal 28 maggio all’11 giugno 2025, ci aspettano giorni intensi fatti di promozioni, nuovi contenuti, eventi esclusivi e tantissima adrenalina videoludica. Pronti a partire? Mettetevi comodi, perché questa edizione promette di essere memorabile.

La celebrazione dei Days of Play 2025 prende ufficialmente il via con una pioggia di attività pensate per i fan, tra tornei, giochi bonus e offerte che faranno gola a chiunque voglia ampliare la propria collezione o finalmente mettere le mani su una PS5. L’iniziativa, come sempre, non è solo un’occasione per risparmiare, ma un modo per ringraziare la community, quella costellazione di milioni di gamer che ogni giorno rende l’universo PlayStation vivo, pulsante e in continua evoluzione.

Uno dei pilastri centrali di questo evento è senza dubbio PlayStation Plus, che per l’occasione si arricchisce con contenuti esclusivi, giochi mensili di giugno già disponibili e altre chicche pensate per i veri intenditori. I titoli offerti nel piano di abbonamento includono alcune vere perle: si parte con NBA 2K25, Alone in the Dark, Bomb Rush Cyberfunk e Destiny 2: La Forma Ultima, disponibili a partire dal 3 giugno (tranne Destiny 2 che arriva già il 30 maggio). Un mix tra sport, survival horror, parkour urbano e space fantasy che copre i gusti più disparati.

Ma non finisce qui. Il Catalogo dei giochi e quello dei Classici si arricchiscono con nuove aggiunte. Tra i titoli in arrivo troviamo Another Crab’s Treasure, il soulslike sottomarino più strambo di sempre, Skull and Bones, la tanto attesa avventura piratesca di Ubisoft, e un grande ritorno: GTA III – The Definitive Edition. Se siete nostalgici, il 5 giugno arrivano anche Myst e Riven, capolavori senza tempo che hanno fatto la storia dei puzzle game. E per i più curiosi, ci sono anche versioni di prova di Kingdom Come: Deliverance II e Sid Meier’s Civilization VII. Una vera manna per chi ama esplorare prima di acquistare.

Durante i Days of Play, anche i tornei online fanno il loro ritorno. Dal 3 all’11 giugno si potrà competere in eventi speciali su NBA 2K25, con premi interessanti come valuta virtuale e avatar esclusivi a tema Days of Play. Un’occasione perfetta per dimostrare la propria abilità e magari portarsi a casa qualche chicca digitale.

Ma parliamo ora della parte più attesa: le offerte. Quest’anno PlayStation ha fatto le cose in grande, proponendo una gamma di sconti da far girare la testa. Si parte con le console: la PS5 Standard e Digitale è disponibile a partire da 399,99€, mentre la nuova e potentissima PS5 Pro riceve uno sconto di 50€. È il momento perfetto per passare alla nuova generazione o fare un upgrade.

Gli sconti proseguono con i dispositivi hardware: il PlayStation VR2, il visore per la realtà virtuale di nuova generazione, scende di 50€, mentre gli auricolari Pulse Explore, il DualSense Edge, il controller Access e i classici DualSense vedono ribassi tra i 20 e i 30 euro. Tutti strumenti pensati per elevare l’esperienza di gioco e renderla ancora più immersiva e accessibile.

E ovviamente non possono mancare gli sconti sui giochi. Titoli di punta come Astro Bot, Gran Turismo 7, Marvel’s Spider-Man 2, The Last of Us Parte II Remastered e il nuovissimo LEGO Horizon Adventures sono proposti a prezzi ridotti, in alcuni casi con promozioni davvero aggressive.

Per chi vuole approfittare di tutte queste occasioni senza muoversi da casa, il portale direct.playstation.com è il punto di riferimento: oltre agli sconti esclusivi (come quelli sulla collezione Shapes of Play), offre anche spedizione e reso gratuiti per gli ordini idonei. E fidatevi, navigare tra le offerte e gli accessori PS5 diventa quasi un secondo gioco.

Inoltre, per chi ancora non è abbonato a PlayStation Plus o vuole effettuare un upgrade del proprio piano, ci sono sconti anche sugli abbonamenti, rendendo l’accesso a tutto questo ancora più semplice e conveniente. Le promozioni includono anche fino al 40% di sconto su prodotti esclusivi e collezionabili, per la gioia di chi ama avere pezzi unici e originali legati al mondo PlayStation.

Insomma, che siate cacciatori di offerte, esploratori di nuovi mondi digitali o semplici fan della console che ha cambiato per sempre il modo di intendere il videogioco, i Days of Play 2025 rappresentano il momento perfetto per celebrare la vostra passione. Tra contenuti esclusivi, giochi imperdibili e occasioni da non lasciarsi scappare, PlayStation ha messo sul piatto tutto il suo arsenale per rendere questa edizione un autentico evento da ricordare.

Scopri di più su attività e offerte, visitando il sito Web dei Days of Play 2025

E voi, siete già entrati nel mood Days of Play? Avete già approfittato delle offerte o siete ancora in fase di “wishlist selvaggia”? Raccontateci nei commenti cosa avete acquistato o cosa vi fa più gola, e condividete questo articolo con i vostri amici gamer per diffondere il verbo PlayStation!

Insomniac Games ha reinventato la cattura 3D grazie al genio di Nathaniel Bell

Nel cuore del North Carolina, in quello che a prima vista potrebbe sembrare solo un tranquillo fienile di campagna, si cela uno dei segreti meglio custoditi della next-gen videoludica. È qui, infatti, che Nathaniel Bell, Principal Technical Artist di Insomniac Games, ha iniziato a costruire, quasi come un moderno Tony Stark, gli strumenti che avrebbero rivoluzionato il modo in cui i volti e i corpi prendono vita nei giochi targati PlayStation Studios. Un progetto che unisce ingegneria e arte digitale, e che oggi rappresenta uno dei pilastri del successo tecnologico dietro Marvel’s Spider-Man, una delle saghe più amate dell’universo videoludico contemporaneo.

Un laboratorio segreto nel fienile

Sembra la trama di un fumetto: uno scienziato visionario, un laboratorio improvvisato, e un progetto folle che prende forma tra circuiti, alluminio e passione. Eppure è tutto reale. Nathaniel Bell, lavorando nel suo laboratorio personale annesso alla casa in North Carolina, ha iniziato a costruire da zero due sistemi di scansione 3D su misura: uno per il corpo e uno per il volto. Non si tratta di semplici strumenti di lavoro, ma di veri e propri capolavori di artigianato tecnologico, nati con l’obiettivo di offrire al team di Insomniac dati di scansione incredibilmente realistici e dettagliati.

Lo scanner corporeo, una meraviglia hi-tech che ricorda un’installazione da museo della scienza, include oltre 200 fotocamere commerciali attentamente sincronizzate. Tutto è stato progettato internamente: i supporti in alluminio, le schede PCB, il sistema di controllo, fino al software di gestione. Nulla è stato lasciato al caso. Ogni dettaglio è frutto di saldature a mano, tagli laser, e una dedizione rara. Lo scanner facciale, dal canto suo, utilizza 35 fotocamere ad alta definizione per catturare ogni minima espressione con una precisione quasi inquietante.

Entrambi i sistemi, dotati di illuminazione dinamica e interfacce utente curate in ogni pixel, sono pensati per essere gestiti da remoto. Oggi lo scanner corporeo è installato presso gli studi di Insomniac a Burbank, California, ma può essere controllato interamente dal fienile di Bell, grazie a un sistema di rete avanzato. Un chiaro esempio di come la distanza, se affrontata con visione e tecnologia, possa trasformarsi in forza.

La visione dietro la tecnologia

La nascita di questo sistema di cattura innovativo risale al 2020, un periodo di forte trasformazione per l’industria videoludica. Bell, osservando i limiti degli strumenti tradizionali, ha colto l’occasione per creare qualcosa che fosse davvero su misura per la filosofia di Insomniac Games: innovare, sperimentare, superare i limiti. “Insomniac è uno di quei posti dove, se alzi la mano e dici ‘voglio risolvere questo problema’, ti ascoltano davvero,” racconta Bell.

E il problema che Bell voleva risolvere non era da poco: ottenere scansioni più dettagliate, più rapide, più funzionali al lavoro degli artisti e degli sviluppatori. L’unica strada? Costruirsi tutto da solo. Una scelta audace, che ha richiesto competenze trasversali: elettronica, progettazione hardware, programmazione, design industriale. Un’impresa titanica che però ha permesso al team di ottenere una libertà creativa e tecnica impensabile con strumenti acquistati sul mercato.

La possibilità di iterare in autonomia, modificare ogni parte della pipeline e adattarla alle esigenze di produzione, si è rivelata un vantaggio inestimabile. E questo approccio ha avuto un impatto diretto su ciò che vediamo a schermo: volti più espressivi, animazioni più fluide, texture più autentiche. Insomniac non sta semplicemente realizzando videogiochi: sta costruendo mondi vivi, pulsanti, credibili. E tutto parte da una scansione.

Una squadra, un sogno

Ovviamente, Bell non è solo in questo viaggio. Al suo fianco troviamo Chris Deven, “la mia mano destra”, come lo definisce. Esperto nella scansione 3D e nella gestione dei dati, Deven ha contribuito a costruire fisicamente gli scanner e a ottimizzare la pipeline di elaborazione. A completare la squadra ci sono Katheryne Wussow, Dustin Han e Austin Broder, che si occupano delle sessioni di cattura dal vivo in studio, mentre Bell si connette da remoto per supervisionare, fare debug e affinare le immagini raccolte.

La collaborazione a distanza è diventata parte integrante del progetto, dimostrando ancora una volta quanto sia possibile creare innovazione senza confini fisici. Il team ha mostrato che il lavoro remoto, se sostenuto da strumenti adeguati e da una visione comune, non solo funziona, ma può produrre risultati eccezionali.

Il futuro della tech art secondo Insomniac

Con 19 anni di carriera alle spalle in Insomniac, Nathaniel Bell oggi è più che mai convinto che il suo ruolo nella technical art sia la perfetta incarnazione delle sue passioni: “Avrei dovuto essere qui fin dall’inizio,” dice con il sorriso di chi ha finalmente trovato la propria strada. Per lui, la tech art è il punto d’incontro tra creatività, tecnica e problem solving. Un campo in cui il confine tra artista e ingegnere sfuma, lasciando spazio a figure ibride capaci di reinventare il modo in cui i videogiochi vengono creati.

Come parte dei PlayStation Studios, Insomniac Games continua a dimostrarsi uno dei nomi più audaci e visionari dell’intera industria videoludica. E dietro le quinte, tra un codice e un circuito saldato a mano, c’è un piccolo grande team che lavora per portare in vita gli eroi e le emozioni che amiamo.

In fondo, come ci ha insegnato zio Ben, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. E nel mondo dei videogiochi, il potere della tecnologia può davvero cambiare tutto—quando è guidato dalla passione.

Lost Records: Bloom & Rage – Un viaggio tra nostalgia e segreti

Lost Records: Bloom & Rage, il nuovo titolo sviluppato da Don’t Nod Montréal, ha catturato l’attenzione del pubblico fin dal suo annuncio, specialmente per la sua promessa di offrire un’avventura narrativa ricca di emozioni, introspezione e legami profondi. Il gioco, diviso in due parti – Tape 1: Bloom e Tape 2: Rage – si presenta come un’esperienza che unisce la nostalgia per gli anni ’90 a temi universali come l’amicizia, la crescita, il rimorso e la ricerca di sé. Un viaggio che parte dalle luci sfocate di un’estate adolescenziale e arriva a scontrarsi con le ombre di un passato che non può essere dimenticato. Ecco la mia interpretazione delle due parti di questo titolo, partendo dal racconto di Tape 1 per arrivare alle sue conclusioni nel secondo capitolo.

Tape 1 – Bloom: La promessa di un’estate senza fine

La prima parte di Lost Records, Bloom, ci introduce nel cuore pulsante della storia, un racconto che ruota attorno a quattro ragazze – Swann, Nora, Autumn e Kat – e alla loro amicizia che si forma in un’estate del 1995 nella piccola cittadina di Velvet Cove, nel Michigan. La trama si sviluppa in un’atmosfera malinconica e nostalgica, che ricorda le lunghe giornate estive degli anni ’90, piene di sole, falò sulla spiaggia e la scoperta di se stessi. Swann, la protagonista, è l’osservatrice del gruppo, una ragazza introversa e sensibile che racconta la propria vita attraverso una videocamera, quasi come se volesse fissare quei momenti irripetibili nel tempo. La sua lente di ingrandimento su tutto ciò che accade nel mondo circostante è un elemento centrale che permea l’intera esperienza di gioco.

La dinamica tra le quattro ragazze è il vero cuore di Bloom. Swann, pur essendo l’outsider, trova in Nora, Kat e Autumn una sorta di rifugio. Ognuna delle sue amiche è un piccolo universo a sé stante, con proprie fragilità e peculiarità. Nora è la leader del gruppo, una ragazza sicura di sé, ribelle, pronta a prendere in mano la situazione. Kat è più riflessiva, con una certa intelligenza pragmatica che la rende un punto di riferimento per le sue amiche, ma è anche la ragazza che vive nel suo mondo interiore, alle prese con una sorella problematica. Autumn, infine, è la più matura, la voce della ragione, quella che sa leggere tra le righe e che spesso si trova a fare da mediatrice.

La narrazione di Tape 1 non si limita a raccontare un’amicizia, ma esplora il processo di crescita e le sue contraddizioni, facendo luce su temi come il dolore e la liberazione. In un mondo che sembra un angolo protetto e sicuro, Swann e le sue amiche affrontano le sfide dell’adolescenza, la paura di crescere e i segreti che si celano dietro la superficie di una relazione che sembra perfetta. Le scelte che il giocatore è chiamato a fare influiscono direttamente sulla direzione della storia, rendendo ogni interazione con le altre ragazze unica e mai scontata.

Il gameplay di Bloom si fonda principalmente sulle scelte narrative, un sistema che consente al giocatore di modellare il carattere di Swann attraverso le sue risposte, ma anche di esplorare un mondo che è al tempo stesso ricco di dettagli e limitato nella sua libertà. La videocamera di Swann, purtroppo, sebbene sia un dispositivo interessante dal punto di vista tematico ed emotivo, non riesce a offrire quella sensazione di libertà che ci si aspetterebbe da una meccanica che gioca con la memoria e il ricordo. È affascinante, ma spesso ripetitiva e può risultare frustrante per chi spera in una maggiore interazione. Sebbene il gioco non offra la stessa libertà creativa che potrebbe promettere un’esperienza di esplorazione visiva più vasta, la sua bellezza risiede nel suo approccio lento e meditativo, dove ogni passo, ogni parola, ogni immagine catturata è fondamentale per il racconto che si sviluppa.

A livello tecnico, Tape 1 mostra i segni di un gioco ancora giovane, con alcune imprecisioni nelle animazioni e nei modelli dei personaggi. Non si tratta di un gioco che punta sulla perfezione grafica, ma piuttosto su un’atmosfera che deve essere avvolgente e toccante. La scrittura è il vero punto di forza, con dialoghi brillanti e autentici che si rivelano il motore emotivo dell’esperienza. Purtroppo, la mancanza di un doppiaggio in italiano potrebbe risultare un limite per molti giocatori, impedendo una completa immersione nell’esperienza. Nonostante questi difetti, la storia riesce a suscitare un’ampia gamma di emozioni, dalla gioia alla tristezza, passando per il senso di malinconia tipico delle storie di amicizia perduta e ritrovata.

Tape 2 – Rage: Il ritorno al passato e il peso del segreto

La seconda parte di Lost Records, Rage, si apre con il ritorno delle protagoniste a Velvet Cove, ventisette anni dopo gli eventi di Bloom. Il presente si mescola con il passato, e il mistero che ha segnato la fine dell’amicizia tra le ragazze viene finalmente affrontato. La trama di Rage è meno centrata sull’adolescenza e più orientata verso il confronto con le cicatrici lasciate dalla vita adulta, il dolore di una separazione, il rimorso e la difficoltà di accettare ciò che è stato.

Purtroppo, Rage non riesce a mantenere la stessa intensità narrativa della sua prima parte. Se Bloom ci aveva immerso in un mondo di emozioni forti e dinamiche relazionali affascinanti, Rage fatica a mantenere il ritmo e l’impulso narrativo. La storia, pur affrontando temi pesanti come la malattia e la perdita, rimane un po’ troppo ancorata a una struttura narrativa che non decolla mai veramente. La mancanza di colpi di scena significativi e l’assenza di un vero approfondimento dei temi paranormali accennati non aiutano a far decollare il gioco, che sembra perdere il mordente emotivo che aveva caratterizzato il suo predecessore.

Il gameplay, sebbene resti fondato sulle scelte narrative e sull’interazione con le amiche di Swann, non sembra evolversi come ci si sarebbe aspettato. La videocamera, già limitante nel primo capitolo, non viene sfruttata in modo innovativo, e i difetti tecnici, come la staticità dei personaggi o il ricorso a posizioni innaturali, compromettono ulteriormente l’immersione. La sensazione che si ha giocando Tape 2 è quella di un’opera che non riesce a capitalizzare sulla sua premessa, offrendo un finale che, purtroppo, non regala la chiusura emotiva che ci si sarebbe aspettati.

Un’opera che non raggiunge il suo pieno potenziale

Nel complesso, Lost Records: Bloom & Rage è un titolo che ha moltissimo da offrire ma che non riesce sempre a mantenere le promesse fatte dal suo inizio. La prima parte, Tape 1 – Bloom, è senza dubbio la più affascinante, con una narrazione coinvolgente, una scrittura eccellente e personaggi che riescono a farsi amare nonostante le loro imperfezioni. Tuttavia, Tape 2 – Rage non riesce a spingersi oltre e, sebbene affronti temi importanti, manca di quella scintilla narrativa che avrebbe potuto elevarlo a un livello superiore.

Lost Records rimane comunque un gioco che merita attenzione, soprattutto per gli appassionati di storie narrative ricche di emotività e riflessione. Se siete alla ricerca di un’esperienza che vi immerga nella complessità dei legami umani e nella bellezza della memoria, Bloom è sicuramente una tappa obbligatoria, ma Rage potrebbe deludere chi si aspettava una conclusione altrettanto forte. Nonostante i difetti tecnici e narrativi, il viaggio di Swann e delle sue amiche rimane un’esperienza che, seppur incompleta, sa toccare il cuore.

Disney Illusion Island: Un Nuovo Capitolo della Magia Disney In Arrivo su PlayStation 5

Dopo giorni di anticipazioni e rumor che hanno infiammato i cuori degli appassionati, è arrivata finalmente l’ufficialità: Disney Illusion Island, il titolo che ha conquistato il cuore dei videogiocatori sulla Nintendo Switch, farà il suo grande debutto anche su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. L’annuncio è stato accompagnato da un nuovo trailer che, oltre a confermare il lancio multipiattaforma, ha anche svelato la data di uscita: il 30 maggio 2025. Questo gioco, che inizialmente aveva visto la luce nel 2023 come esclusiva per la console Nintendo, ha subito suscitato l’interesse di molti dopo l’emergere di una pagina dedicata nel PlayStation Store, suggerendo un imminente annuncio anche per la versione PS5. Con la conferma ufficiale, Disney Illusion Island si prepara a sbarcare su nuove piattaforme, portando con sé una delle esperienze più affascinanti e coinvolgenti che i fan di Disney e dei platformer possano desiderare.

Il titolo, sviluppato da Dlala Studios, si inserisce in un contesto che richiama i grandi classici del genere Metroidvania, ma con una solida identità che prende le distanze dai titoli più aggressivi e si concentra invece su un gameplay che esalta l’esplorazione e la cooperazione. Ambientato sull’isola Monoth, un luogo misterioso e ricco di segreti, il gioco segue le gesta di quattro leggendari protagonisti Disney: Topolino, Minnie, Paperino e Pippo. I giocatori prendono il controllo di uno di questi personaggi e si immergono in un’avventura fatta di sfide platform, enigmi e nemici da evitare, ma senza la presenza di combattimenti tradizionali. La vera bellezza di Disney Illusion Island risiede nella sua capacità di raccontare una storia avvincente, senza mai perdere il carattere giocoso che da sempre contraddistingue i titoli Disney.

La struttura del gioco si ispira al modello Metroidvania, dove l’esplorazione è alla base dell’esperienza. Man mano che i giocatori progrediscono nell’avventura, acquisiscono nuove abilità che permettono loro di accedere a nuove aree, ampliando continuamente il mondo di gioco. Ogni personaggio ha abilità uniche che consentono di affrontare le sfide in modo differente, come salti, doppi salti, wall jumping, attacchi a terra e la possibilità di oscillare su corde. Nonostante l’assenza di un sistema di combattimento tradizionale, il gioco riesce a mantenere alta la tensione grazie alla varietà di ostacoli e nemici che si frappongono sulla strada dei protagonisti. I giocatori devono fare affidamento sulla loro abilità nel superare gli ostacoli senza mai cedere alla frenesia tipica dei giochi d’azione più intensi.

L’esperienza si arricchisce ulteriormente grazie alla modalità cooperativa locale, che permette a fino a quattro giocatori di unire le forze per affrontare l’isola Monoth. La cooperazione è fondamentale, non solo per superare i livelli più complessi, ma anche per rinnovare le vite dei compagni, scambiandosi lanci di corde per superare gli ostacoli. Questo approccio, che celebra l’idea di squadra, non fa altro che rafforzare l’aspetto positivo del gioco, offrendo un’esperienza che può essere goduta da amici e familiari, creando una dinamica divertente e rilassata.

Ma Disney Illusion Island non è solo un’avventura che strizza l’occhio agli amanti dei giochi platform. La trama, seppur semplice, è un viaggio avvincente che trae ispirazione dai migliori classici Disney. La storia prende il via quando i nostri eroi decidono di fare un picnic sull’isola Monoth, ma presto si rendono conto che si tratta di una trappola. Qui incontrano Toku, il leader dei Hokuns, che chiede il loro aiuto per recuperare i Tomi del Conoscenza, tre antichi libri che proteggono l’isola. I Tomi sono stati rubati e devono essere recuperati per evitare che l’isola cada nel caos. Nel corso della loro avventura, i protagonisti affrontano nemici, risolvono enigmi e acquisiscono nuove abilità, fino a giungere al colpo di scena finale che cambia le sorti della loro missione e porta a un epico scontro finale.

Oltre alla trama, ciò che rende Disney Illusion Island davvero speciale è la sua capacità di evocare una forte nostalgia per i giochi platform degli anni ’90, come la serie Illusion di Mickey, che ha fatto la storia su Sega Mega Drive e altre console dell’epoca. Il gioco è un omaggio a questi titoli, ma allo stesso tempo riesce a rinnovarli, grazie a una grafica colorata e animazioni fluide che catturano appieno la magia dei mondi Disney. L’impronta stilistica di Dlala Studios, ispirata a giochi come Rayman Legends, è ben visibile, offrendo una piattaforma dinamica e fluida che non lascia spazio a distrazioni, concentrandosi interamente sull’esperienza di gioco.

Con l’arrivo di Disney Illusion Island anche su PlayStation 5, i giocatori avranno l’opportunità di vivere questa avventura con una grafica migliorata, sfruttando le potenzialità della nuova generazione di console. Nonostante il gioco sia stato lanciato originariamente per Nintendo Switch, l’uscita su PS5 rappresenta un’importante espansione, portando la magia Disney su nuove piattaforme e raggiungendo un pubblico ancora più ampio. Non sono previsti, al momento, versioni per PlayStation 4, ma l’arrivo del gioco su PS5 è sicuramente una grande occasione per i possessori della console di ultima generazione, che potranno immergersi in un mondo di colori, magia e avventura. Disney Illusion Island non è solo un gioco, è un vero e proprio viaggio nostalgico, un’opera che celebra l’amore per i classici Disney e per i giochi platform, riuscendo a coinvolgere tanto i fan di lunga data quanto le nuove generazioni.

God of War: nuove indiscrezioni sul Ritorno di Kratos. Egitto o Grecia, Cosa Aspettarsi?

Con 20 anni di successi, la saga di God of War è una delle più amate e acclamate nel panorama videoludico mondiale, e ogni nuovo capitolo è un evento atteso con trepidazione dai fan. Dopo il clamoroso successo di God of War Ragnarök, che ha chiuso l’epoca norrena di Kratos in modo spettacolare, l’universo del nostro spartano preferito potrebbe presto espandersi in una direzione sorprendente. Nuove indiscrezioni hanno infatti alimentato le voci su un nuovo gioco di God of War per PS5, che potrebbe riportare Kratos in Grecia, ma non in un titolo principale, bensì in un progetto secondario di dimensioni più contenute.

Secondo il giornalista e insider Jeff Grubb, Sony sarebbe al lavoro su un nuovo capitolo della saga di God of War, previsto per l’uscita entro la fine dell’anno. Questo non sarà un semplice remake o una raccolta rimasterizzata, ma un gioco completamente nuovo che si distaccherà dalle dinamiche più imponenti dei titoli principali. Grubb ha infatti sottolineato che il progetto avrà dimensioni più contenute, paragonabili a quelle di Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, un gioco che ha saputo mantenere l’elevata qualità della serie pur con una portata ridotta. Gli appassionati sono invitati ad “abbassare le aspettative”, ma la curiosità è ormai alle stelle.

Una delle novità più intriganti riguarda la figura di Kratos, che in questo nuovo capitolo potrebbe apparire più giovane rispetto alla versione vista in Ragnarök. L’ambientazione, inoltre, sembra essere un ritorno alle origini della saga: la Grecia. Questo cambio di scenario potrebbe significare il ritorno alle radici mitologiche della serie, con Kratos che si confronta ancora una volta con le divinità dell’Olimpo, ma in una veste differente. Grubb ha precisato che questo gioco non è in alcun modo legato al progetto live-service recentemente cancellato da Sony, che avrebbe dovuto essere sviluppato da Bluepoint Games.

Il ritorno in Grecia apre a una serie di possibilità affascinanti per la trama e il gameplay. Immaginate Kratos che, dopo aver affrontato gli dèi norreni, torni a confrontarsi con le divinità dell’Olimpo, in un periodo storico in cui il giovane spartano potrebbe ancora essere intrappolato nella sua sete di vendetta contro Zeus e gli altri dei. La trama potrebbe esplorare le sue origini, con l’intensità delle sue prime lotte interpersonali e divine che ne hanno segnato l’esistenza. L’aspetto emozionale potrebbe giocare un ruolo importante in questo capitolo, con Kratos che affronta non solo le sue battaglie fisiche, ma anche quelle interiori.

Se da un lato l’idea di un God of War ambientato in Grecia ha riacceso l’entusiasmo dei fan, dall’altro alcune voci insistono su un possibile capitolo completamente diverso. In particolare, Tom Henderson di Insider Gaming ha sollevato il sospetto che Sony non stia effettivamente preparando un gioco ambientato in Grecia, ma piuttosto in Egitto, seguendo le orme delle mitologie antiche e aprendo nuove possibilità narrative. Questa voce ha fatto sognare i fan con l’idea di un Kratos che si confronta con le divinità egizie, come Ra, Osiride e Anubi. L’ambientazione nel deserto egiziano, tra piramidi e misteri esoterici, sarebbe stata l’occasione ideale per esplorare una cultura ricca di mitologia e religione, con enigmi e artefatti leggendari a fare da contorno. Atreus, che nel capitolo precedente ha assunto un ruolo più centrale, potrebbe approfondire il suo legame con l’esoterismo e le tradizioni arcane dell’Egitto, portando nuove dinamiche al gameplay e alla narrazione.

Tuttavia, nonostante queste ipotesi affascinanti, la verità resta incerta. Al momento, non ci sono conferme ufficiali da parte di Sony o Santa Monica Studio, e le informazioni disponibili sono frammentarie. Ciò non impedisce ai fan di sperare in un ritorno a uno degli ambienti più iconici della saga, ma anche di sognare un’ambientazione esotica che potrebbe aprire la strada a un’esperienza totalmente nuova.

La situazione sembra evolversi rapidamente e le indiscrezioni continuano a rincorrersi. Se da un lato le speranze per un God of War ambientato in Grecia sembrano prendere piede, dall’altro c’è ancora la possibilità che il prossimo capitolo possa spingerci in territori inediti, come l’Egitto o altre mitologie ancora da esplorare. In ogni caso, una cosa è certa: l’attesa per il nuovo progetto di God of War è già alta, e i fan non vedono l’ora di scoprire cosa riserverà il futuro per Kratos e il suo mondo.

Fino a quando Sony e Santa Monica Studio non sveleranno ufficialmente i dettagli, i fan dovranno continuare a fare affidamento su voci di corridoio e indiscrezioni, ma l’entusiasmo per ciò che potrebbe arrivare è palpabile. Che si tratti di un ritorno alla Grecia o di un’esplorazione in terre ancora sconosciute, la saga di God of War sembra pronta a regalare nuove emozioni e avventure. La speranza è che il viaggio, qualunque esso sia, possa continuare a mantenere lo stesso livello di qualità e impatto che ha reso Kratos una figura leggendaria nel mondo dei videogiochi.

4X – Age of Wonders 4

Uscito a Maggio 2023 per PC Windows, PS5 e Xbox Serie X/S, Age of Wonders 4 (AoW4) è il più recente titolo di un’amata serie fantasy iniziata nel 2000. Il gioco di Triumph Studios si comporta a tutti gli effetti come un 4X a turni: la partita inizia con una città appena fondata, la mappa nascosta dalla nebbia, e un piccolo esercito col vostro Leader in testa. Da qui edificherete il vostro impero all’interno di un attraente mondo che raduna in sé incantesimi, creature magiche e altri motivi cari agli appassionati delle avventure fantasy.

Premessa e impostazione iniziale faranno di certo pensare ad altre note saghe del settore come Heroes of Might and Magic, Kohan e Disciples.E come in altri giochi del genere, alcune cruciali decisioni avvengono prima dell’inizio della partita.

Age of Wonders 4 offre un vastissimo livello di personalizzazione quando si tratta di creare il vostro Leader e scegliere la fazione con cui giocare. Potete scegliere uno dei molti popoli pre-impostati e lanciarvi subito in una partita, oppure impegnarvi a crearne uno unico e vostro, col suo aspetto, le sue inclinazioni e la sua storia.

Umani, elfi, nani, e… (Fonte delle immagini – Age of Wonders 4, collage)

 

Si parte dall’aspetto esteriore della vostra gente: ci sono umani, elfi, nani, orchi, halfling e goblin, ma anche ratti, felini, rospi e talpe umanoidi. A ciascuno di essi sono collegati dei “Tratti” standard, ma con un sistema a punti potete dare loro qualsiasi combinazione desideriate e influire sulle vostre statistiche in gioco. Forse il vostro popolo è originario di un certo tipo di territorio ostile come deserto, nevi, paludi, o il sottosuolo. Alcuni tratti vi danno bonus ragguardevoli in combattimento: più punti ferita per le vostre unità, guarigione rapida, più esperienza, migliori statistiche in difesa o attacco fisici e magici, maggiore coesione tra le truppe, agilità, precisione e velocità di movimento. Ci sono anche cavalcature speciali come ragni, unicorni, velociraptor, lupi bianchi e aquile.

C’è spazio in abbondanza per sbizzarrirsi! I giocatori hanno dato luogo alle combinazioni più grottesche e improbabili, oppure si sono impegnati a mettere insieme le combo più devastanti. Alcuni invece hanno ricreato popoli iconici e relativi capi ed eroi famosi dagli universi di Warcraft e Warhammer, per esempio, ma ricordo di aver visto anche Splinter e le sue Tartarughe Ninja.

Alla grande varietà di scelte estetiche si aggiungono le prime considerazioni di ordine strategico. Per esempio gli elfi di base sono più precisi negli attacchi a distanza e lanciano attacchi magici più potenti. Quindi per approfittarne probabilmente vorrete avere più arcieri e maghi. Gli stessi bonus si applicano al vostro Leader e ai vostri eroi. Non valgono invece per tutte quelle unità che potrete reclutare ma non appartengono alla vostra specie: per esempio animali, macchine, creature magiche, ed eroi stranieri.

La Cultura dà al vostro popolo un suo stile di gioco. (Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

Una scelta molto importante per la partita riguarda la Cultura cui appartiene la vostra gente. Questo influisce sull’economia, le città, il loro aspetto, gli edifici disponibili, i vostri primi incantesimi, le unità che costituiscono il cuore dell’esercito, e gli eroi.

La cultura Feudale con la sua buona produzione di cibo fa crescere più in fretta le sue città. Un esercito feudale combatte meglio se le unità rimangono fianco a fianco.

I Barbari sono naturalmente aggressivi e colonizzano nuovi territori più rapidamente grazie ai loro esploratori. Le loro unità sono di solito più fragili ma picchiano duro.

La cultura Alta (elfi alti e simili) è difensiva e dipende da incantesimi di “risveglio” (Awaken) che rafforzano le sue unità. Riceve bonus in base all’allineamento, ma solo se si mantiene strettamente Neutrale, o estremamente Buona o Malvagia. Inoltre è l’unica cultura che ha nel repertorio di base un incantesimo di cura.

La cultura Oscura, al contrario, è aggressiva e preferisce infliggere dei malus ai suoi nemici, come l’indebolimento. Questa meccanica di base è un pilastro della sua strategia in combattimento: le permette di infliggere più danni e curare le sue unità.

Un popolo Industrioso è molto difensivo, capace di “tankare” gli attacchi nemici grazie a incantesimi e bonus appositi. È inoltre capace di sviluppare un’economia poderosa e di fortificare le sue città fino a renderle quasi inespugnabili.

I Mistici si presentano in tre varietà, con enfasi sull’evocazione di creature magiche capaci di costituire il vero nerbo del vostro esercito, oppure sull’impiego di incantesimi d’attacco di potenza tale da menomare in pochi colpi l’intera formazione nemica. La loro economia però di solito si presenta piuttosto debole.

Le Culture possiedono a loro volta dei tratti che influenzano ulteriormente le loro inclinazioni alla diplomazia, la magia, la ricerca, la produttività, e il loro allineamento.

(Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

 

Un’altra scelta cruciale che si ripete più volte nel corso della partita è quella dei Libri di Magia, che rappresentano l’albero tecnologico di Age of Wonders 4. Il Libri di Magia vi danno accesso a incantesimi d’attacco, protezione e potenziamento, nuovi edifici, unità da addestrare o evocare. Rappresentano il vostro percorso, offrono abilità sempre più potenti e sono classificati per Affinità.

Le scuole di Magia e relativi bonus sono Astrale (mana, incantesimi, creature magiche, fulmini); Natura (animali e piante, rigenerazione, cibo, veleno); Ombra (maledizioni, raccolta di anime, non-morti, nevi e freddo); Ordine (diplomazia, cura, benedizioni, fanatismo, danno spirituale); Caos (conquista, forza del numero, saccheggio, demoni, fuoco) e Materium (oro, produzione, difesa, golem, danno fisico).

Un tipo classico delle storiche partite a D&D, il Ranger elfo. (Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

 

Siamo arrivati al vostro Leader personalizzabile. Nella versione base di Age of Wonders 4, sceglierete tra un Campione del suo popolo, o un Re Stregone coi suoi servi/seguaci. Il primo offre bonus passivi a diplomazia ed esperienza e possiede l’abilità speciale di far muovere una sua unità due volte in un turno di combattimento. Il Re Stregone invece può appartenere a una specie diversa dai suoi seguaci, pur conservandone i bonus. Potenzia gli incantesimi, e la sua abilità speciale permette di lanciarne due in un turno.

Ci sono scelte estetiche e tematiche in abbondanza, ma una considerazione strategica è naturalmente quella della Classe (Difensore, Guerriero, Mago, Ranger, Ritualista) che determina le armi impiegabili e l’albero di talenti da sbloccare salendo di livello, per diventare sempre più forti. Non dimenticate di definire un’Ambizione, che vi conferirà ulteriori bonus se completerete specifici obiettivi.

Quando un gioco di strategia 4X entra nel mondo del fantasy, gli aspetti da GdR sono una naturale aggiunta. Leader ed eroi guideranno eserciti per sbaragliare fastidiosi mostri e banditi, recuperare oggetti magici, oro, esperienza e risorse per il vostro regno.

Age of Wonders 4 offre un’infinità di mappe generate casualmente. Non dimenticate di inserire le vostre preferenze in modo da gestire numero e tipo di nemici da affrontare, la dimensione della mappa e tanti altri dettagli, in modo da giocare una partita su misura: breve e semplice, oppure lunga e complessa.

Gli eserciti girano per la mappa in cerca di mostri e nemici da sconfiggere. (Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

La partita si apre in stile 4X con una fase di Esplorazione. I vostri ricognitori scopriranno il territorio e localizzeranno obiettivi per i vostri eserciti. Le risorse più attraenti sono difese da gruppetti di mostri capaci di evolvere col progredire della partita. Una minaccia maggiore è rappresentata dalle tane di mostri. Questi pericolosi accampamenti inviano periodicamente contingenti di razziatori e attaccano qualsiasi cosa entri nella loro “zona rossa”. I razziatori possono produrre unità molto potenti e a volte escono dal recinto per devastare il vostro territorio. Per questo i vostri eserciti non possono stare seduti a far nulla: devono combattere per rafforzarsi e tenere il passo con l’IA.

In fase di Espansione bisogna colonizzare nuovi territori fondando città, e adoperare la diplomazia per convincere città indipendenti ad allearsi con voi. Se doveste essere aggressivi e/o malvagi, c’è ovviamente l’opzione di conquistarle o saccheggiarle. È sempre una buona idea accrescere i vostri eserciti in modo da essere pronti ad attaccare o difendersi. Col passare dei turni, potrete anche scegliere nuovi eroi per guidarli: personaggi da “livellare” e a cui procurare un buon corredo di oggetti magici!

In Age of Wonders 4, Sfruttare il territorio vuol dire reclamare nuove regioni, e collocare in modo intelligente una rete di edifici di produzione dentro e fuori dalle città per farle diventare più ricche e popolose. Parte delle vostre unità verranno dalla ricerca e dai Libri di Magia, altre dagli upgrade delle città, dai vostri vassalli e dalle Antiche Meraviglie. Queste Ancient Wonders sono edifici speciali da conquistare attraverso dei mini-dungeon in cui un vostro esercito dovrà entrare da solo: in bocca al lupo!

Non tutte le creature della foresta sono amichevoli, anzi. (Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

La quarta e ultima ‘X’ vi porta lo scontro con mostri da sterminare e nemici giurati. Alcuni dei Leader sulla mappa vi saluteranno amichevolmente: forse saranno disposti a diventare vostri alleati e amici per il resto della partita, fino alla vittoria finale. Altri invece vi osteggeranno, si dichiareranno vostri rivali, fonderanno avamposti e città vicino a voi e cercheranno scuse per attaccarvi. Forse invece sarete voi il malvagio re stregone o capo barbaro deciso a devastare l’intera mappa…

Il gioco possiede una ragguardevole gamma di opzioni diplomatiche, ma mostra l’antica vena da wargame fantasy che scorre nell’intera saga di Age of Wonders.

Ci sono quattro tipi di vittoria: conquista, unificazione, incantesimo finale e punteggio, e tutte e quattro richiedono un esercito possente, guidato da eroi formidabili.

 

A parte la mappa del mondo su cui gestite le città, la ricerca, l’economia e l’esercito, l’altra cruciale metà del gioco si svolge nella modalità battaglia in cui comandate eroi e truppe contro i vostri nemici. L’esito di uno scontro può essere auto-calcolato se non avete tempo o se si tratta di una scaramuccia dall’esito scontato. Se il risultato non vi piace, potete ri-giocare la battaglia personalmente. L’IA prenderà sempre di mira i vostri eroi o il Leader, se possibile, oppure scatenerà ogni mezzo per uccidere le vostre unità deboli e ferite.

Fin dall’inizio è una buona regola evitare le perdite: le vostre truppe, perfino le più modeste, possono accumulare esperienza e diventare più forti. Alcune sono capaci di trasformarsi in unità più potenti quando raggiungono il massimo livello.

Un attacco fulminante rimbalza tra più unità nemiche e infligge loro un duro colpo. (Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

Le battaglie di Age of Wonders 4 assomigliano non poco a scontri che coinvolgono un party da GdR fantasy, e possiedono profondità e complessità che parlano al cuore degli appassionati. Fino a tre eserciti per parte possono entrare in battaglia (per un massimo di tre contro tre) quindi cercate di manovrare i vostri contingenti in modo da avere il vantaggio del numero. Eroi e Leader sono la chiave di volta dell’armata, acquistano nuove abilità attive e passive nel corso della partita, e devono essere protetti. Li affiancano i vostri seguaci reclutati nelle città, sotto forma di soldati con spada e scudo, arcieri, picchieri, maghi, cavalleria, truppe d’assalto. Ma in Age of Wonders 4, potete anche radunare un esercito fatto interamente di creature evocate con la magia, e ogni unità in gioco possiede abilità speciali o magiche, resistenze e vulnerabilità.

Gli elementali, per esempio, secondo la tradizione fantasy sono creature composte da un singolo elemento. Come in Baldur’s Gate 3, hanno l’utilissima abilità di teletrasportarsi in giro, che permette di attaccare la vulnerabile seconda linea del nemico. Un elementale del fuoco sarà molto resistente al suo elemento, ma vulnerabile al freddo. I non-morti dal canto loro sono resistenti al freddo e al veleno, economici da mantenere ma molto vulnerabili al danno spirituale, mentre i folletti sono vulnerabili al veleno e resistenti al danno spirituale. AoW4 offre grande varietà di creature e combinazioni.

Il vostro libro degli incantesimi inoltre permette di lanciare magie dentro e fuori dal campo di battaglia per aiutare i vostri seguaci oppure ostacolare il nemico. Un incantesimo lanciato nel luogo e nel momento giusto può imprimere una seria svolta a uno scontro importante.

Age of Wonders 4 offre una modalità multigiocatore che permette partite competitive o cooperative con altri giocatori. Per fare un esempio, potreste giocare un’intera mappa assieme a un amico e combattere quasi tutte le battaglie fianco a fianco. Vista la lunghezza delle partite l’impegno non è indifferente, ma lo status viene salvato automaticamente all’inizio di ogni turno e all’uscita dell’host. Fatto degno di nota, l’host condivide tutti i DLC acquistati con gli ospiti della sua partita.

Nel primo DLC, Dragon Dawn, un Dragon-Lord prende a schiaffi un povero elementale. (Fonte dell’immagine – Age of Wonders 4 Gameplay)

Alcuni anni fa Triumph Studios, sviluppatore storico della serie Age of Wonders, è stato acquisito da Paradox Interactive. Paradox è famosa per il suo catalogo di giochi di strategia, ma ha ricevuto critiche per i suoi criteri in fatto di contenuti scaricabili (DLC).

La community dei giocatori ha fatto notare che prodotti di punta del catalogo Paradox come Hearts of Iron 4 (2016), Stellaris (2016) e Crusader Kings III (2020) hanno ricevuto DLC a pagamento in gran quantità, e con qualità altalenante. Alcuni non valgono la spesa, ed è anche vero che per possedere l’esperienza di gioco completa, bisognerebbe spendere centinaia di euro, salvo forti sconti.

Age of Wonders 4 sta seguendo un percorso abbastanza simile, con 5 DLC a pagamento usciti a cavallo tra 2023 e 2024 che hanno aggiunto nuovi Leader e creature (spiccano i draghi e il Reame-Ombra, simile al Sottosopra di Stranger Things), nuove culture e nuovi Libri di Magia, più un paio di DLC estetici. Per risparmiare conviene attendere le stagioni degli sconti o acquistare gli “Expansion Pass” che contengono tutti i DLC rilasciati all’interno di un ciclo annuale. Altri contenuti sono previsti per quest’anno.

Quando si parla di DLC, è sempre buona regola informarsi e scegliere con cura.

Triumph Studios ha fatto uscire corposi update gratuiti che hanno risposto alle preoccupazioni dei giocatori a proposito di bilanciamento e dinamiche di gioco. L’entità degli update è spesso tale da alterare in modo notevole gli equilibri tra Libri di Magia, Leader e eroi. Strategie e build condivisi online dai giocatori sono stati periodicamente rivoluzionati. Naturalmente gli appassionati sono sempre alla ricerca delle combinazioni di tratti, culture e Libri di Magia più devastanti.

Age of Wonders 4 è un titolo ricco, vasto e complesso, degno della qualifica di 4X. Iniziare a giocare è semplice, ma c’è moltissimo da scoprire. Giocare a difficoltà più bassa, almeno all’inizio, vi darà occasione di prendere confidenza e apprezzare la varietà di scelte strategiche, incantesimi e creature magiche, in particolare se vi piace il fantasy!

PS5 Pro: Il prezzo e le prestazioni deludenti di un upgrade che non convince

Lo scorso 7 novembre 2024 è stato un giorno importante per i gamer, con il lancio della tanto attesa PlayStation 5 Pro. Come previsto, la nuova console di Sony ha suscitato un mix di entusiasmo e curiosità, ma anche numerosi dubbi, soprattutto considerando il suo prezzo di 799,99 euro. La PS5 Pro si presenta come l’upgrade definitivo per i giocatori più esigenti, quelli che non si accontentano di nulla di meno che delle prestazioni al massimo livello. Tuttavia, a meno di due settimane dal lancio, le aspettative potrebbero non essere state completamente soddisfatte.

Il primo grande scoglio è senza dubbio il prezzo. Con 799,99 euro, la PS5 Pro è di gran lunga più costosa rispetto alla versione base, che aveva un prezzo di lancio di 499 euro. Certo, una versione “Pro” ha sempre un costo superiore, ma in un periodo come questo, dove i costi delle console sono aumentati a causa di fattori globali come la crisi dei semiconduttori, è difficile giustificare una cifra così alta. Inoltre, la versione Digital Edition della PS5, che è la più economica, ha un prezzo ben inferiore, facendo sembrare la PS5 Pro una scelta difficile da spiegare. In effetti, sembra che Sony stia cercando di puntare al massimo, ma molti si chiedono se stiano chiedendo troppo ai gamer per un prodotto che, almeno per ora, non sembra all’altezza delle aspettative.

E se parliamo di prestazioni, la PS5 Pro promette bene, con una potenza computazionale di 16,7 TFLOPS, un notevole incremento rispetto ai 10,3 TFLOPS della PS5 standard. Tuttavia, paragonato ad altri passaggi storici nel mondo delle console, questo miglioramento non sembra così straordinario. Quando la PS4 fu lanciata con 1,84 TFLOPS, e la PS4 Pro arrivò a 4,2 TFLOPS, il salto fu decisamente più significativo, con un incremento del 128%. Con la PS5 Pro, invece, la sensazione è che il miglioramento sia più contenuto, e manca quell’effetto “wow” che ci si aspetterebbe da un aggiornamento di questa portata.

La vera prova, però, arriva sul campo, con i giochi. La PS5 Pro dovrebbe offrire ray tracing migliorato e una qualità grafica superiore, grazie alla PlayStation Spectral Super Resolution, ma in pratica le cose non sembrano andare come promesso. Tra le tecnologie più chiacchierate della PS5 Pro, ha suscitato molte discussioni. Secondo i test di Digital Foundry, i risultati sono variabili: in alcuni giochi, la qualità grafica sembra simile a quella del 4K nativo, mentre in altri, come Silent Hill 2 e Survivor, l’upscaling non è riuscito a convincere del tutto. Il processore è lo stesso della PS5, senza aggiornamenti sostanziali, e in alcuni casi, la PS5 Pro non ha mostrato miglioramenti tangibili. Nonostante le promesse, l’esperienza di gioco non sembra così rivoluzionaria come ci si aspettasse, e i giochi a 8K e prestazioni al top sembrano ancora lontani dalla realtà. Sebbene ci siano margini di miglioramento per questa tecnologia, al momento il DLSS di NVIDIA continua a essere un’opzione più potente e affidabile. Questo fa sorgere qualche dubbio sulle reali capacità della PS5 Pro in ambito tecnologico.

La retrocompatibilità, poi, è un altro aspetto che non ha convinto del tutto. La PS5 Pro supporta oltre 8.500 giochi PS4, ma la funzione PS4 Boost, che avrebbe dovuto migliorare l’esperienza di gioco dei titoli della generazione precedente, non ha portato a miglioramenti significativi. Questo fa sorgere il sospetto che Sony stia concentrando tutte le sue risorse sulla PS5 Pro, trascurando un po’ la versione base. Il rischio è che la PS5 Pro diventi una macchina destinata a pochi, un prodotto di nicchia per collezionisti, mentre i giocatori più casual potrebbero preferire altre piattaforme, come il PC, che offre un’evoluzione tecnologica più rapida e continua.

Un altro problema è la mancanza di una killer app, quel gioco che sfrutti davvero tutte le capacità grafiche della PS5 Pro. Senza titoli in grado di spingere la console al massimo delle sue potenzialità, la PS5 Pro rischia di diventare più un acquisto di facciata che una vera necessità pratica per i gamer.

La domanda che molti si pongono è se valga davvero la pena spendere così tanto per un upgrade che non sembra così rivoluzionario. Sebbene la PS5 Pro abbia il potenziale per diventare una macchina incredibile, al momento non sembra all’altezza delle aspettative. Se Sony non riuscirà a mantenere le promesse fatte, la PS5 Pro potrebbe finire per diventare uno degli oggetti da collezione destinati agli appassionati più fedeli, piuttosto che una console per il grande pubblico. Sarà interessante vedere se la situazione migliorerà nel prossimo futuro, o se questo ambizioso upgrade finirà per rivelarsi una delle grandi delusioni del mondo delle console.