Mi succede sempre così: quando un film parla di vampiri, non riesco a resistere. Ma I Peccatori (titolo originale Sinners), il nuovo film diretto da Ryan Coogler, non è solo un film sui vampiri. È un viaggio struggente e potente nelle ombre dell’America degli anni ’30, dove il sangue versato non è solo quello dei morsi immortali, ma anche quello versato dalla storia, dalla segregazione e dal dolore di un popolo che lotta per sopravvivere. E io, che da sempre amo i racconti gotici e i non-morti, posso dirvi che questo film mi ha lasciata stregata, turbata… e profondamente colpita. Con I Peccatori, Coogler firma un’opera che scuote l’anima. Dimenticate per un attimo i supereroi in tuta di vibranio e i pugni nei ring di Creed: qui siamo su un piano molto più sporco, viscerale e – per me – incredibilmente affascinante. Siamo nella Louisiana più profonda, tra piantagioni abbandonate, paludi cariche di mistero, riti hoodoo e una colonna sonora blues che ti entra sotto pelle come un incantesimo antico. E nel mezzo di questo scenario stregato, ci sono loro: Smoke ed Elias “Stack”, fratelli gemelli segnati dalla guerra e dalla malavita di Chicago, interpretati entrambi da un Michael B. Jordan in stato di grazia. È impressionante vederlo sdoppiarsi nei due volti della stessa ferita: Elias, idealista e ferito, Smoke, rabbioso e pragmatico. Due anime legate da un passato violento e da un sogno semplice: tornare a casa e trasformare un vecchio edificio in un luogo di speranza. Un juke joint, come si diceva allora, pieno di musica, whisky e promesse.
Ma come ogni sogno in terra maledetta, anche questo è destinato a diventare incubo.
La notte in cui il blues incontra il sangue
C’è una scena in particolare – e non farò spoiler pesanti, promesso – in cui il film cambia pelle, letteralmente. È la sera dell’inaugurazione del locale, la gente balla sfrenata, il blues scivola tra i corpi sudati, le luci sono calde e tremolanti… ed ecco che l’oscurità piomba addosso come un urlo spezzato. Vampiri. Demoni. Sangue. Come se Quentin Tarantino avesse preso il controllo del set per un’ora e mezza e avesse deciso di giocare con Dall’alba al tramonto, ma con una coscienza politica molto più marcata.
Ecco, questo è il momento in cui ho capito che I Peccatori è un film che non ha paura. Non ha paura di sporcarsi le mani con il pulp, con lo splatter più crudo, con le sparatorie in slow motion e i denti insanguinati che squarciano il buio. Ma soprattutto, non ha paura di usare tutto questo per dire qualcosa di potente. Perché quei vampiri non sono solo mostri. Sono l’allegoria di un male antico e radicato: il razzismo, la segregazione, l’odio cieco del KKK. Sono il volto mostruoso di un’America che ha cercato di divorare i suoi figli afroamericani e che, in parte, ci prova ancora.
Un’estetica che incanta e un cast da applausi
Dal punto di vista tecnico, il film è una meraviglia. Le riprese in IMAX e 65mm Panavision donano a ogni fotogramma un respiro epico, pur restando sempre profondamente intimo. La fotografia di Autumn Durald Arkapaw è un incantesimo: ogni scena sembra uscita da un sogno febbricitante, immersa in luci giallastre, ombre lunghe e atmosfere sospese.La colonna sonora – oh, la colonna sonora! – è un vero e proprio personaggio. Il blues, sporco, doloroso, pulsante, è il sangue che scorre sotto la pelle della pellicola. Ludwig Göransson ci regala una partitura che sembra uscita da un rituale voodoo, capace di farti vibrare l’anima mentre la tragedia si consuma sullo schermo. E poi c’è il cast. Michael B. Jordan, come dicevo, è magnetico. Ma sarebbe ingiusto non citare l’ipnotica Hailee Steinfeld, vera regina della notte con uno sguardo che ti trafigge e una presenza scenica da togliere il fiato. E ancora Delroy Lindo, ironico e profondo, Wunmi Mosaku potente e intensa… ognuno dona al film una sfumatura, un tono, una ferita.
Un horror che morde l’anima
Non è solo un film horror, I Peccatori. È un grido, una preghiera, un esorcismo. È una storia di redenzione e di sangue, di fratellanza e di colpa, in cui il soprannaturale diventa veicolo per parlare di ciò che ancora oggi ci spaventa: il nostro passato, la nostra identità, il nostro odio mai del tutto guarito.
È vero, ci sono omaggi evidenti (e voluti) a pellicole cult, qualche cliché e qualche svolta prevedibile. Ma chi ama il genere sa che è proprio nel rileggere i miti classici che nasce la magia. E qui, la magia è fortissima. Ryan Coogler ha creato un’opera che unisce racconto gotico e cinema militante, folklore e denuncia sociale, incubo e speranza.
Per me, che cresco nutrendomi di sangue cinematografico e storie di vampiri che nascondono verità umane, I Peccatori è stato un regalo. Un film da vedere, rivedere, discutere, magari a tarda notte, con un bicchiere di bourbon in mano e il blues in sottofondo.
E voi? Siete pronti ad affrontare il buio che abita dentro di noi? A varcare la soglia di un locale dove il ritmo del cuore si confonde con quello dei tamburi voodoo? Parliamone. Condividete la vostra opinione, raccontatemi le vostre teorie, o semplicemente… urlate con me quanto è figo questo film. I vampiri vi aspettano.
