Roma e L’Aquila si preparano a un momento che, per il panorama culturale italiano, ha il sapore di una vera restituzione storica. Il 6 dicembre 2025 si aprirà al MAXXI L’Aquila Andrea Pazienza. La matematica del segno, il primo capitolo di un progetto espositivo monumentale che, nel settantesimo anniversario della nascita dell’artista, riporta sotto i riflettori la complessità, la follia creativa e la potenza narrativa di uno dei più grandi autori italiani del secondo Novecento. È un tributo che non si limita a celebrare l’icona, ma tenta di ricostruire – pezzo dopo pezzo, tratto dopo tratto – la genesi di un linguaggio che ha rivoluzionato il fumetto italiano e che continua a influenzare ancora oggi artisti, illustratori, storyteller e perfino la cultura pop contemporanea. La mostra, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, si propone come una sorta di laboratorio temporale, un luogo dove osservare da vicino la crescita di un autore che, prima di diventare “Paz”, è stato un adolescente affamato di segni, tentativi, errori, esperimenti. Una tensione creativa continua, quasi febbrile, che in pochi anni lo avrebbe portato a definire uno stile capace di tenere insieme la libertà del gesto, la precisione della linea, l’ironia del quotidiano e la furia politica di un’epoca che finiva inevitabilmente riversata sulle sue pagine.
Il segno come chiave dell’universo pazienziano
Chi conosce Pazienza lo sa bene: quel tratto che vibra, scivola, si spezza e ricomincia non è mai un semplice strumento grafico. Per lui il segno è un organismo narrativo, un generatore di immagini, ritmo e atmosfera. La mostra abruzzese costruisce l’intero percorso proprio attorno a questa idea. Non si tratta di osservare “come disegnava”, ma di capire come respiravano le sue tavole, come da una linea sottile potesse nascere l’eco di un’emozione o di un pensiero a metà tra l’autobiografico, il politico e il surreale.
Il MAXXI L’Aquila presenterà oltre trecento opere, molte delle quali inedite, provenienti dagli anni in cui Pazienza stava tentando di definire la propria identità artistica. Ci saranno le chine in cui si esercitava sulla disciplina classica, gli acquerelli che anticipavano quel gusto per la deformazione controllata che caratterizzerà i suoi lavori più maturi e le composizioni a pennarello, già cariche di tutta l’ironia corrosiva che esploderà poi in personaggi diventati culto.
L’allestimento promette di rivelare quell’equilibrio instabile che solo pochi autori hanno saputo padroneggiare: la tensione continua tra precisione e improvvisazione, tra il gesto che si lascia andare e quello che afferra la scena con lucidità chirurgica. È in questo spazio ibrido che nasce il linguaggio pazienziano, un codice grafico fatto di stratificazioni, accelerazioni, tagli improvvisi e pause emotive.
Gli anni di Pescara: il laboratorio di un giovane rivoluzionario
Le sale del MAXXI L’Aquila si apriranno soprattutto sugli anni che Pazienza trascorse a Pescara, la città che lo accolse adolescente e che, inconsapevolmente, diede forma a un genio. Lì iniziò a disegnare dappertutto: su quaderni, fogli improvvisati, diari scolastici, cartoncini recuperati. La città lo riconobbe subito come qualcosa di diverso, un ragazzo che osservava la realtà con occhi laterali, pronto a distillarne la parte più comica, grottesca o poetica.
Tra il 1972 e il 1982 produsse un’enorme quantità di vignette satiriche, bozzetti, caricature feroci e piccole narrazioni che prendevano di mira professori, compagni, politici, e qualsiasi figura umana che avesse la sfortuna di incrociare la sua immaginazione. Alcune di queste opere faranno finalmente ritorno al pubblico: è quasi commovente pensare che ciò che nasceva come divertissement studentesco sia diventato tassello fondamentale per decifrare il percorso di uno dei giganti del fumetto italiano.
Un’attenzione particolare sarà dedicata al Laboratorio d’Arte Convergenze. Fu in quella galleria pescarese, nel 1975, che il giovanissimo Paz tenne la sua prima personale. Lì accadde qualcosa che per molti artisti non accade neppure a fine carriera: la percezione improvvisa di un talento che non si limita a usare il fumetto, ma che lo scardina, lo ricostruisce, lo reinventa. Convergenze non è stato solo un luogo fisico, ma un punto di incontro tra generazioni di artisti e un trampolino per una nuova estetica che rifiutava confini tra fumetto, pittura e illustrazione.
Dalla furia di Pentothal alla crudezza di Zanardi: l’eredità che parla al presente
L’itinerario preparato dal MAXXI non si ferma alla fase giovanile, perché ogni gesto di quei primi anni anticipa fili narrativi che troveranno compimento nelle opere più celebri. Pentothal e Zanardi non sono figure nate dal nulla; sono l’esito di una lunga incubazione, di un mondo interiore che si espande, di un autore che utilizza l’ironia come arma e la disperazione come carburante.
Pentothal è il sogno acido di una generazione, un flusso di coscienza che attraversa politica, università, amore, disillusione e allucinazione. Zanardi è invece la maschera feroce dell’egoismo, della crudeltà e dell’apatia di un’Italia che tentava invano di nascondere il proprio caos morale dietro una patina di normalità. In entrambi, la mano di Pazienza è velocissima e lucidissima: ogni vignetta è un colpo di scena, ogni tratto un giudizio implicito.
A quasi quarant’anni dalla scomparsa, quel linguaggio intensissimo continua a risultare incredibilmente moderno. Le sue tavole parlano ancora al presente perché non raccontano solo un’epoca, ma un modo di essere, di osservare, di dissentire. E questo spiega perché istituzioni come il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, oggi più che mai al centro della riflessione sul contemporaneo – abbiano scelto di investire in un progetto espositivo così ampio. Pazienza non è passato: è una grammatica espressiva che non ha smesso di interrogare il nostro tempo.
Una doppia mostra per ricostruire un mito
Il progetto si articolerà in due capitoli. Il primo aprirà a L’Aquila dal 6 dicembre 2025 al 6 aprile 2026. Il secondo arriverà in primavera al MAXXI Roma, con un corpus diverso di opere e un diverso impianto curatoriale. Una scelta coraggiosa, che sottolinea quanto sia impossibile racchiudere Pazienza in un solo percorso espositivo.
L’Aquila accoglie gli esordi, i tentativi, il seme della rivoluzione. Roma ospiterà l’evoluzione, l’esplosione, la maturità. Due sedi che dialogano, due città che diventano capitoli di un’unica biografia in cui il pubblico è invitato non solo a guardare, ma a farsi attraversare.
Perché questa mostra è fondamentale per la cultura nerd italiana
Pazienza è stato uno dei primi veri “disobbedienti” del fumetto italiano e il suo impatto è arrivato molto oltre le pagine di Frigidaire o Cannibale. Lo ritroviamo nei manga underground, nelle graphic novel contemporanee, nei webcomic satirici, nei giovani illustratori digitali, nei meme visuali che reinterpretano la politica. Non esiste un autore che abbia saputo raccontare l’adolescenza tossica, l’illusione politica e il disagio generazionale con la sua stessa libertà. Raccontare questa mostra significa quindi raccontare un pezzo di DNA della cultura nerd italiana, un patrimonio che Satyrnet e CorriereNerd difendono e valorizzano da oltre vent’anni .
Un invito alla community
Quando un museo decide di rimettere al centro un artista come Pazienza, non lo fa per nostalgia, ma per far dialogare generazioni diverse attraverso il linguaggio più potente che abbiamo: il disegno. Ed è proprio qui che entra in gioco la nostra community. Chi ha scoperto Paz tramite le vecchie riviste, chi lo ha studiato all’università, chi ne ha letto gli stralci sui social, chi non lo conosce ancora: questa mostra parla a tutti.
Ti lascio quindi una domanda, come insegna ogni buona strategia di coinvolgimento nerd descritta nelle guide alla scrittura che adottiamo qui in redazione : quale tavola di Pazienza ti ha colpito di più nella tua vita da lettore? E quale aspetto della sua arte vorresti vedere approfondito nella parte romana della mostra?
Scrivilo nei commenti, condividi questo articolo con chi ama i fumetti italiani e preparati: la matematica del segno sta per tornare a farsi sentire.
