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WOW Spazio Fumetto lascia Milano: la nuova vita del museo del fumetto tra crisi, archivio e rinascita a Monza

Milano, per una certa generazione cresciuta tra edicole e modem 56k, non è mai stata solo la città della moda o dei grattacieli che riflettono il futuro: è stata anche un luogo dove il fumetto trovava spazio reale, fisico, quasi tangibile, come se le pagine smettessero di essere carta per diventare pareti, corridoi, incontri, sguardi. In quel pezzo di città, in viale Campania, il tempo funzionava in modo diverso, più vicino alla logica delle storie seriali che a quella dei calendari amministrativi, e chiunque abbia attraversato almeno una volta le sale di WOW Spazio Fumetto lo sa bene: non era un museo nel senso tradizionale, era un punto di respawn culturale.

Entravi e avevi la sensazione precisa di stare dentro qualcosa che respirava, una struttura viva che non archiviava soltanto tavole originali ma le rimetteva in circolo, le faceva dialogare con chi guardava, con chi ricordava, con chi stava scoprendo per la prima volta che quei disegni potevano raccontare il mondo meglio di tanti saggi universitari. Non era nostalgia, e questo è il punto che molti non hanno mai capito fino in fondo: era presente attivo, linguaggio contemporaneo, uno spazio che trattava il fumetto come si trattano le arti che contano davvero.

Poi arriva quel momento che nessuno vuole davvero leggere, quello in cui la narrazione si inceppa e capisci che la pagina successiva potrebbe non esistere. Il 15 giugno 2025 non ha avuto niente della pausa narrativa, niente del “torniamo presto”: è stato uno stacco netto, un’interruzione che suona familiare a chi è cresciuto con le serie cancellate senza finale, con i videogiochi che ti buttavano fuori senza salvataggio automatico. Le luci si sono spente e, insieme a loro, si è spenta una delle poche esperienze italiane capaci di tenere insieme divulgazione, passione e comunità senza scivolare nel didattico o nell’élite.

Dentro quella chiusura, però, non c’è solo la malinconia di un luogo perso, ma una storia molto più concreta e molto più italiana, fatta di numeri, debiti, equilibri fragili. La Fondazione Franco Fossati si è trovata a fare i conti con circa centottantamila euro nei confronti del Comune, una cifra che detta così sembra quasi astratta ma che in realtà racconta anni di resistenza silenziosa, di gestione complicata, di stagioni difficili dove tenere aperto significava letteralmente combattere contro condizioni strutturali e logistiche che pochi avrebbero accettato.

E allora succede quello che succede sempre quando la realtà decide di ignorare il valore simbolico delle cose: sfratto, stop, fine livello.

La reazione, almeno inizialmente, è stata quella che ti aspetteresti da una community che esiste davvero e non solo online. Migliaia di firme, appelli, voci che si sono alzate con una forza rara nel panorama culturale italiano. Dodicimila persone non sono un numero piccolo, soprattutto quando parliamo di fumetto, di cultura pop, di un settore che per anni è stato considerato marginale e che invece qui dimostrava di avere un radicamento profondo. Eppure, come spesso accade, la passione non basta a modificare le meccaniche di sistema. Il boss finale resta lì, immobile, e non accetta scorciatoie.

A quel punto la storia rischiava davvero di chiudersi con una dissolvenza amara, una di quelle che lasciano addosso più rabbia che tristezza. E invece qualcosa si è mosso, lentamente, quasi fuori campo, come quelle sottotrame che nei fumetti migliori preparano il ritorno senza dichiararlo subito.

Prima la messa in sicurezza dell’archivio, con il trasferimento temporaneo a Desio: cinquecentomila pezzi, e vale la pena fermarsi un attimo su questo numero perché non è un archivio qualsiasi. Dentro ci sono tavole originali, sceneggiature, prime edizioni che raccontano decenni di immaginario condiviso, compreso un patrimonio che attraversa testate come Topolino e Corriere dei Piccoli, roba che non è solo collezionismo ma memoria culturale stratificata. Non sono oggetti, sono coordinate della nostra crescita, punti di riferimento di chi è diventato adulto leggendo storie disegnate.

Poi la svolta vera, quella che cambia prospettiva e riapre il gioco: Monza.

Il fatto che una città come Monza abbia deciso di credere in un progetto del genere racconta molto più di quanto sembri a prima vista. Non è solo una questione di spazio o di opportunità immobiliare, è una dichiarazione di intenti culturale. L’ex biblioteca di via Zuccoli, nel quartiere Cederna, abbandonata da anni, diventa improvvisamente qualcosa di diverso: un possibile hub per il fumetto, un luogo che potrebbe raccogliere quell’eredità e trasformarla in una nuova fase, diversa ma coerente.

L’annuncio della giunta, con lo stanziamento iniziale e l’apertura alla co-progettazione, ha quel sapore che chi segue queste dinamiche riconosce subito: non è una promessa vuota, è l’inizio di un percorso concreto, fatto di tempi tecnici, bandi, passaggi burocratici. Non sarà immediato, non sarà semplice, ma esiste una direzione, e dopo mesi di incertezza questa è già una rivoluzione narrativa.

E mentre da una parte si costruisce il futuro, dall’altra si protegge il passato con una mossa che ha qualcosa di profondamente coerente con il mondo del fumetto: la risposta degli autori.

L’asta organizzata da Finarte insieme a Urania non è stata solo un evento, è una dichiarazione d’amore collettiva. Disegnatori, illustratori, maestri che decidono di donare opere originali non per nostalgia, non per celebrazione, ma per tenere in vita un ecosistema che li ha sempre rispettati. Non vengono toccati i pezzi fondamentali dell’archivio, quelli restano intoccabili come devono essere le fondamenta di una storia lunga, ma attorno si crea un movimento che dimostra quanto questo mondo sia ancora capace di reagire quando serve davvero.

E a questo punto la domanda diventa inevitabile, soprattutto per chi ha attraversato più epoche della cultura nerd italiana: possibile che serva sempre arrivare al punto di rottura per riconoscere il valore di certi luoghi? Possibile che il fumetto debba ancora giustificarsi, spiegarsi, difendere la propria dignità culturale, quando da decenni racconta il presente meglio di tanti altri linguaggi?

Milano ha perso un simbolo, questo è innegabile, e non basta spostarlo di qualche chilometro per cancellare quella sensazione. Ma allo stesso tempo questa storia dimostra una cosa che chi è cresciuto tra manga, videogiochi e forum lo sa da sempre: le community vere non spariscono, si spostano, si trasformano, trovano nuovi spazi. Cambia la mappa, non cambia la quest.

Il futuro del museo, lontano dal capoluogo ma ancora dentro il suo ecosistema culturale, potrebbe diventare qualcosa di diverso da prima, forse anche più forte, più consapevole, meno fragile. Oppure potrebbe incontrare nuove difficoltà, nuovi ostacoli, perché nulla in questo settore è mai lineare.

Quello che resta, oggi, è una storia aperta, e forse è giusto così. Le narrazioni che contano davvero non si chiudono con una morale, non mettono il punto finale, ti lasciano con una domanda sospesa, con quella sensazione familiare di dover voltare pagina anche quando la pagina non è ancora lì.

E allora la vera questione, alla fine, non riguarda più solo un museo o una città. Riguarda chi legge queste righe, chi ha passato pomeriggi interi tra scaffali e tavole originali, chi ha scoperto un autore per caso e non lo ha più lasciato andare. Riguarda quanto siamo disposti a difendere questi spazi quando smettono di essere scontati.

Perché le storie, quelle vere, non finiscono quando qualcuno spegne le luci. Finiscono quando smettiamo di raccontarle. E questa, se devo dirla tutta, ha ancora troppe tavole da disegnare per essere considerata chiusa.

Fondazione Franco Fossati: il futuro del fumetto italiano riparte da Desio

A pensarci oggi, mentre scorrono feed pieni di trailer, leak e hype programmato, viene quasi da sorridere ricordando quanto fosse diversa la percezione del fumetto in Italia qualche decennio fa, quando parlare di Nona Arte significava spesso dover giustificare una passione, difenderla, darle dignità culturale davanti a chi la considerava poco più di un passatempo da ragazzi; ed è proprio in quel territorio un po’ ostile eppure fertile che si muoveva una figura come Franco Fossati, uno che non si limitava a raccontare i fumetti ma li studiava, li archiviava, li metteva in relazione con tutto il resto, come se fossero tessere di un mosaico più grande che parlava di società, immaginario, linguaggio visivo e memoria collettiva.

Chi è cresciuto tra edicole e albi spillati sa bene cosa significa avere qualcuno che legittima quella passione, che la prende sul serio senza mai farla diventare accademica in modo sterile, ed è esattamente da lì che nasce l’idea di una Fondazione che porta il suo nome, una realtà che oggi continua a muoversi tra passato e futuro con una naturalezza quasi disarmante, come se fosse sempre esistita e allo stesso tempo fosse ancora in costruzione, proprio come certi universi narrativi che non finiscono mai davvero ma si espandono.

Fondata nel 2007, la Fondazione Franco Fossati ha preso sulle spalle una missione che oggi appare evidente ma che allora non lo era affatto: trattare fumetto, illustrazione e comunicazione visiva come strumenti culturali centrali, non marginali, costruendo un archivio e una rete di relazioni che negli anni è diventata qualcosa di enorme, quasi difficile da immaginare finché non ti rendi conto che si parla di centinaia di migliaia di pezzi, tavole originali, pubblicazioni, materiali che raccontano mezzo secolo di immaginario.

Per molti di noi, quella missione ha avuto un volto preciso, un luogo concreto, e quel luogo si chiamava WOW Spazio Fumetto a Milano, un museo che non era solo un museo ma un punto di ritrovo, un passaggio obbligato per chi voleva capire davvero da dove arrivano le storie che leggiamo, un posto dove potevi passare dalla nostalgia pura di un Topolino anni ’70 a riflessioni molto più ampie su linguaggi e contaminazioni, senza mai sentirti fuori posto.

La chiusura della sede milanese nel 2025 ha lasciato un vuoto che non si misura solo in metri quadrati o concessioni amministrative, ma in quella sensazione strana che si prova quando un pezzo di geografia emotiva sparisce improvvisamente, eppure è proprio in quei momenti che si capisce la forza reale di un progetto, perché invece di spegnersi la Fondazione ha fatto quello che fanno le storie migliori: ha cambiato ambientazione, ha trovato nuovi spazi, ha riscritto il proprio percorso.

La Brianza, Desio, Monza… nomi che per qualcuno possono sembrare periferia diventano improvvisamente centro, snodo, laboratorio, e non è solo una questione logistica ma culturale, perché spostare un archivio del genere significa ridisegnare le coordinate della cultura del fumetto in Italia, portarla fuori dai circuiti più prevedibili e radicarla in territori che hanno fame di iniziative, di eventi, di linguaggi capaci di parlare a generazioni diverse.

L’accordo con il Comune di Desio, sostenuto anche da figure istituzionali come Carlo Moscatelli e Giorgio Gerosa, non è uno di quei protocolli che restano sulla carta, ma qualcosa che ha già iniziato a produrre effetti concreti, visibili, quasi tangibili, soprattutto se si pensa al successo di una mostra come quella dedicata all’Ape Maia, capace di mettere insieme generazioni diverse senza sforzo, come succede solo con le icone vere.

E poi c’è il lavoro più silenzioso, quello che non finisce nelle foto dei social ma che costruisce davvero il futuro, fatto di catalogazione, conservazione, cura quotidiana di materiali che altrimenti rischierebbero di disperdersi, un lavoro che oggi trova nuova casa negli spazi di via Guido Galli, trasformati in un centro operativo dove l’archivio prende forma, si organizza, si prepara a essere raccontato di nuovo.

Parlare con chi vive la Fondazione da dentro, come Luigi Filippo Bona, restituisce proprio questa sensazione: quella di un progetto che non si è mai fermato davvero, che ha attraversato difficoltà senza perdere identità, anzi rafforzandola, perché quando hai tra le mani cinquant’anni di storia del fumetto non puoi permetterti di pensare in piccolo.

E mentre si immagina una nuova sede museale a Monza, magari in uno spazio che prima aveva tutt’altra funzione, viene spontaneo pensare a quanto il fumetto sia sempre stato capace di abitare luoghi improbabili, di trasformarli, di contaminarli, esattamente come ha fatto Fossati quando lavorava tra redazioni, libri, collezioni, sempre con quella capacità rara di tenere insieme divulgazione e rigore, passione e metodo.

La sua figura resta difficile da incasellare in una definizione sola, perché è stato giornalista, critico, coordinatore di progetti editoriali giganteschi, autore di testi fondamentali come il Dizionario del Fumetto, e allo stesso tempo collezionista, promotore, punto di riferimento umano prima ancora che professionale, uno di quelli che lasciavano tracce profonde anche nelle relazioni, nelle amicizie, nelle idee condivise tra una fiera e l’altra, tra un viaggio e una battuta che poi diventava leggenda.

E forse è proprio questo il punto che continua a tornare, mentre si osserva quello che sta succedendo oggi attorno alla Fondazione Franco Fossati: non si tratta solo di conservare il passato, ma di creare le condizioni perché nuove storie possano nascere, perché ragazzi che oggi disegnano su un tablet o costruiscono universi su un software 3D possano sentirsi parte di una tradizione che non è mai stata immobile.

In un momento storico in cui tutto sembra correre troppo veloce, avere un archivio fisico, concreto, pieno di carta, inchiostro e memoria diventa quasi un atto politico, un modo per dire che le storie hanno bisogno di tempo, di spazio, di cura, e che il fumetto non è solo intrattenimento ma linguaggio, strumento, lente attraverso cui leggere il mondo.

Chi ha vissuto anche solo una volta quell’atmosfera fatta di tavole originali, incontri con autori, chiacchiere infinite tra appassionati sa che non si tratta di nostalgia fine a se stessa, ma di un continuo passaggio di testimone, qualcosa che oggi passa anche da Desio, dalla Brianza, da luoghi che stanno diventando nuovi punti di riferimento senza dover imitare nulla, semplicemente costruendo.

E allora viene da chiedersi, senza davvero voler trovare una risposta definitiva, se questo spostamento non sia in realtà un nuovo inizio più che una perdita, se quella che sembrava una chiusura non sia stata invece una deviazione necessaria per portare il fumetto italiano in una fase diversa, più diffusa, più radicata, forse anche più consapevole.

Chi frequenta queste storie da anni lo sa: i capitoli più interessanti arrivano spesso quando la narrazione cambia direzione, quando qualcosa si rompe e si ricompone altrove, e quello che sta succedendo intorno alla Fondazione Franco Fossati ha proprio quell’energia lì, quella sensazione di movimento che non si può ancora definire del tutto ma che vale la pena seguire.

E adesso la parola passa un po’ a tutti noi, a chi legge, a chi disegna, a chi archivia, a chi semplicemente ama questo mondo: perché alla fine le fondazioni, i musei, gli archivi esistono davvero solo se qualcuno continua ad abitarli, a discuterli, a metterli in discussione, a portarli avanti.

Se vi va, raccontate cosa rappresenta per voi un posto del genere, o cosa dovrebbe diventare nei prossimi anni: perché certe storie non si chiudono mai davvero, e forse è proprio questo il loro bello.

La città dei Gatti 2022 a Roma e Milano

Per decisione delle più importanti associazioni feline il 17 febbraio è stata istituita la Giornata Nazionale del Gatto, una giornata ufficiale dedicata a tutti gli amanti del magnifico mondo felino. Per l’edizione 2022 torna La Città dei Gatti, la rassegna dedicata alla cultura felina con mostre, concerti, rassegne e incontri a tema organizzata da UrbanPet in collaborazione con la Fondazione Franco Fossati, Feliway, MediCinema, Youpet.it e Radio Bau e realizzata grazie al contributo di Greencat, Dottor Bau & Dottor Miao e Maremmagatta.it.

Protagonista assoluto di questa edizione è il Gatto con gli Stivali, l’eroico micio protagonista della nota favola che verrà celebrato con una mostra allestita presso WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano (Viale Campania 12) con tavole originali di maestri come Dino Battaglia, Guido Crepax, Fabio Visintin e Luca Salvagno (autore del Manifesto) che hanno prestato la loro immaginazione e le loro matite a questo straordinario personaggio. Ma non solo: in programma anche l’ormai attesissimo Concerto in Miao (19 febbraio) con musiche gattose di Rossini, Mozart e Ravel più un prezioso “inedito” disneyano d’animazione del 1922 con la colonna sonora eseguita dal vivo, una proiezione cinematografica presso la sala MediCinema dell’Ospedale Niguarda di Milano, incontri per scoprire quanto il gatto sia presente nella nostra vita e nella nostra cultura, laboratori per bambini e una serie di aperitivi solidali presso il Crazy Cat Cafè di via Napo  Torriani durante i quali alcuni fumettisti milanesi racconteranno il loro lavoro e… il loro rapporto con i gatti. Quest’anno, inoltre, La Città dei Gatti ha stretto una partnership con VIGAMUS, il Museo dei Videogame di Roma (vigamus.com), che dal 17 al 20 febbraio ospiterà una serie di eventi e incontri dedicati i gatti nei videogame. 

LA MOSTRA “IL GATTO CON GLI STIVALI”

WOW SPAZIO FUMETTO – Viale Campania 12 – Milano

DAL 17 FEBBRAIO AL 13 MARZO 2022

Dopo il grande successo delle scorse edizioni, quest’anno la Città dei Gatti ha scelto di omaggiare un micio d’eccezione protagonista assoluto dell’immaginario di tutti noi: il Gatto con gli Stivali. Protagonista dell’omonima fiaba popolare pubblicata per la prima volta dall’italiano Giovanni Francesco Straparola all’interno della sua raccolta “Le piacevoli notti” (1550), e poi ripreso da Giambattista Basile, Charles Perrault (il primo a calzargli gli iconici stivaloni) e dai fratelli Grimm, il Gatto con gli Stivali, magra eredità lasciata al povero figlio di un mugnaio ma che grazie alla sua astuzia porterà al suo padrone fama e ricchezza, è un personaggio molto amato da illustratori e registi: tanta dedizione è testimoniata dalla mostra allestita presso WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano, dal 17 febbraio al 13 marzo, che espone un percorso di illustrazione e fumetto con tavole originali di maestri come Dino Battaglia (“Il Gatto con gli Stivali” pubblicato in origine sul Corriere dei Piccoli nel 1975), Guido Crepax (“Valentina con gli stivali” del 1968) e Fabio Visintin (“Vita, amori, avventure veneziane di messer Gatto con gli stivali” del 2009), omaggi appositamente realizzati da Claudio Sciarrone, VorticeRosa, Paola Ramella, Luca Salvagno, Fabiano Ambu, Paola Ramella e Guendal, Virginio Vona, Sandro Dossi, Alessandro Gottardo e Silvestro Nicolaci. Tra le curiosità in mostra le illustrazioni realizzate da George Cruikshank nel 1864 che con la loro suddivisione in vignette anticipano il fumetto il manifesto cinematografico del film d’animazione “Il Gatto con gli Stivali” (1969) a cui ha collaborato il maestro giapponese Hayao Miyazaki, gli adattamenti a fumetti della fiaba pubblicati negli Stati Uniti sugli albi Fairy Tale Parade (1942) e Classics Illustrated Junior (1954), i fumetti tratti dal Gatto con gli Stivali  protagonista nei film Dreamworks, doppiato al cinema da Antonio Banderas, una rara edizione della fiaba di Perrault, “Le chat botté” illustrata dal grande artista francese Albert Robida, una curiosa edizione a fumetti firmata da Roberto Sgrilli per la F.I.L.A., un disco con la fiaba interpretata da attori e la copertina firmata da Guido Crepax e un altro disco con la copertina disegnata dal grande illustratore Gustavino. Il manifesto della mostra, che ritrae il Gatto con gli Stivali davanti al Castello Sforzesco di Milano, è opera di Luca Salvagno. La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 14.00 alle 19.00 con ingresso gratuito (green pass obbligatorio). All’inaugurazione della mostra, giovedì 17 febbraio alle ore 18.30, parteciperà Michela Proietti, giornalista e scrittrice, autrice delle fortunate storie de “La Milanese”. La mostra non sarà visitabile solo nei giorni 26 e 27 febbraio.

 

I GATTI DI ANDY

Il gatto piace agli artisti e per questo, accanto ai lavori di grandi fumettisti, saranno esposte 7 grafiche di Andy Warhol. Provenienti dalla collezione di Greencat, le opere del Re del Pop, raffigurano, nelle sue classiche variazioni di colore, 7 dei suoi 25 Siamesi tutti di nome Sam. Un’ennesima dimostrazione della fascinazione esercitata da Sua Maestà il Gatto (con e senza stivali).

 

CONCERTO IN MIAO

WOW SPAZIO FUMETTO – Viale Campania 12 – Milano

SABATO 19 FEBBRAIO, ORE 18.30 – Ingresso libero su prenotazione obbligatoria

Ormai entrato di diritto nel calendario della Città dei Gatti, il Concerto in Miao quest’anno propone il consueto programma con brani gattosi di Gioachino Rossini (Duetto Buffo di Due Gatti), Wolfgang Amadeus Mozart (Duetto “Nun Liebes Weibchen”) e Maurice Ravel (Duo Miaulé da “L’Enfant et les Sortilège) eseguiti dal vivo da tenore Danilo Formaggia e dal mezzosoprano Manuela Barabino accompagnati al piano da Antonio Bologna. Ma quest’anno al centro del concerto ci sarà una novità assoluta che riporta al pubblico un piccolo gioiello dell’animazione diretto da Walt Disney nel 1922: il meraviglioso corto “Puss in Boots”, ossia “Gatto con gli Stivali”.  Per l’occasione il cortometraggio, della durata di 8 minuti, verrà proiettato con la colonna sonora eseguita al pianoforte dal vivo, come uso all’epoca, da Antonio Bologna che ha assemblato uno spartito apposta attingendo a temi tratti dal cosiddetto repertorio “old-time piano”, ossia quei brani che venivano composti appositamente per accompagnare al piano i film muti. Nello specifico verranno eseguiti brani dedicati proprio al Gatto con gli Stivali tra cui una bellissima “Marcia del Gatto” di Louis Dorn e una “Puss in Boots Polka” di Carl Riche: quest’ultima in particolare di grande valore musicale poiché composta ispirandosi a danze della grande tradizione europea come il Valzer, la Reverie e la Scozzese. A presentare la serata sarà ovviamente lui: il Gatto con gli Stivali in carne, pelo e ossa che introdurrà al pubblico i vari brani raccontando anche la propria incredibile storia. Nel corso del concerto verrà anche consegnato il Premio Anna Magnani Miano. Sempre sabato 19, ma alle ore 11.00, verrà assegnato, da Youpet.it, presso la colonia de I gatti della Piramide di Roma il premio Urban Cat Anna Magnani Roma.

Il concerto, con inizio alle ore 18.30 presso la biblioteca del Museo del Fumetto è a ingresse gratuito con prenotazione obbligatoria al n. 02 49524744 (green pass obbligatorio).

 

PREMIO URBAN CAT ANNA MAGNANI (Milano e Roma)

Sabato 19 febbraio, a chiusura del concerto, saranno assegnati, grazie al supporto di Greencat, la lettiera vegetale per gatti 100% naturale e sostenibile, i Premi Urban Pet Anna Magnani. Ideato da Davide Cavalieri il premio è un ringraziamento simbolico che premia le associazioni che si impegnano in favore dei nostri amici mici.  Tuttavia, quest’anno il ringraziamento, grazie a Greencat che metterà a disposizione delle associazioni premiate una fornitura cospicua di lettiere, sarà anche tangibile e utile. A Milano il premio sarà assegnato al termine del Concerto in Miao, a Mondo Gatto Milano per il suo impegno nel contrasto al fenomeno degli accumulatori seriali di animali.  A Roma il premio sarà assegnato, sempre sabato 19 ma alle ore 11.00, all’Associazione Con Fido nel Cuore per l’impegno nell’aiuto ai gatti maltrattati.

 

 

HOLLYWOOD CAT – GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO NIGUARDA

Piazza Ospedale Maggiore – Milano

Domenica 20 febbraio il Gatto con gli Stivali sarà ospite d’onore al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano nella sala di MediCinema per assistere alla proiezione del film “Il Gatto con gli Stivali” (2011) e per introdurre la proiezione del corto disneyano “Puss in Boots” del 1922 con colonna sonora eseguita dal vivo da Antonio Bologna per i malati ricoverati presso i reparti dell’ospedale che potranno assistere all’evento stando nelle proprie camere grazie al sistema di trasmissione interna gestito da MediCinema. Nel corso del pomeriggio il Gatto con gli Stivali girerà per i corridoi del reparto di pediatria per portare un saluto ai giovani pazienti ricoverati. La proiezione  aperta al pubblico: sala MediCinema, Ospedale Niguarda, Blocco Nord, piano -1. Prenotazione a info@medicinema-italia.org.

 

LABORATORI PER BAMBINI

WOW SPAZIO FUMETTO – Viale Campania 12 – Milano

 

Domenica 20 febbraio 2022

Laboratorio di disegno “Pimpa e il gatto con gli stivali” (da 4 anni). Scopriamo insieme come la simpatica cagnolina bianca a pallini rossi fa conoscenza con il Gatto con gli Stivali e quali meravigliose avventure vivranno insieme!  Prenotazione obbligatoria entro sabato 19 febbraio a edu@museowow.it. Orario: 15:30-16:30 Costo: 10 € (materiale incluso)

Domenica 6 marzo 2022

Laboratorio di disegno “Il gatto e il topo in 3D” (da 6 anni). Divertiamoci disegnando e realizzando con materiali diversi i protagonisti della favola del Gatto e il topo! Prenotazione obbligatoria entro sabato 5 marzo a edu@museowow.it.  Orario: 15:30-17:00 Costo: 10€ (materiale incluso)

Domenica 13 marzo 2022

Laboratorio di disegno “Super gatti manga” (da 7 anni). Nella cultura orientale i gatti sono considerati come portafortuna e sono diventati protagonisti di molti manga e anime. Divertiamoci insieme a scoprire come si disegna un gatto in stile manga! Prenotazione obbligatoria entro sabato 12 marzo a edu@museowow.it  Orario: 15:30-17:00 Costo: 10€ (materiale incluso)

 

 

GLI APPUNTAMENTI

 

VENERDì  18 FEBBRAIO 2022, ore 18.30

Crazy Cat Cafè  – Via Napo Torriani, 5

Vortice Rosa al secolo Rosa Puglisi, sceneggiatrice, disegnatrice, artista a 360 gradi, racconta, nel primo degli aperitivi solidali organizzati dal primo Neko Cafè milanese, il suo lavoro e… la sua allergia ai gatti.  I prossimi Aperitivi Solidali per i mici di Milano sono il 25 febbraio, il 4 marzo e l’11 marzo. Sempre alle 18,30. Sul sito lacittadeigatti.it tutti gli ospiti e le news.

 

SABATO 5 MARZO 2022, ore 17.00

WOW Spazio Fumetto – Viale Campania 12

Questo incontro, “7 vite 7 gatti”, una sorta di preparazione all’8 marzo, vuole raccontare il rapporto di sette donne, diverse per professione ma simili per attenzione ai mici, con i loro gatti. Tra gli ospiti: Claudia Taccani, avvocato e Responsabile Sportello Legale OIPA Italia, Monica Marelli scrittrice e artista, Manuela Porta giornalista e scrittrice, Alba Galtieri, ideatrice del Crazy Cat Cafè, il primo Neko Cafè di Milano. Coordina gli interventi Davide Cavalieri di Radio Bau.

 

DOMENICA 13 MARZO 2022, ore 17.00

WOW Spazio Fumetto – Viale Campania 12

Per il 13 marzo, in chiusura del La Città dei Gatti, sono previsti, realizzati in collaborazione con Dottor  Bau & Dottor Miao, gli “Stati Generali della Micizia”: un focus sulla situazione dei gatti a Milano attraverso l’incontro con le associazioni, le aziende, le persone e le istituzioni che, in città, si occupano di gatti.

 

BESTIA CHE GIOVEDÌ – LA CITTA’ DEI GATTI E’ ON-LINE

Tra gli eventi social di questa edizione de La Città dei Gatti 2022 è prevista la messa in onda, sul sito www.lacittadeigatti.it e sulle pagine facebook dell’evento e di Youpet.it, di una serie di puntate, tutti i giovedì sera alle 21.30  del Social Talk “Bestia… che giovedì!” dedicate ai gatti. Mentre, nel corso delle settimane dal 17 febbraio al 13 marzo, una serie di servizi, collegamenti e approfondimenti sul mondo dei gatti e la loro presenza nella nostra cultura (cinema, fumetto, videogame e musica), arricchiranno la programmazione di youpet.it, la prima web tv dedicata ai nostri amici animali. 

 

UNO SHOP DA GATTI

Grazie alla collaborazione con Maremmagatta.it, lo shop on line per gli amanti delle “miciosità”, sarà possibile trovare nello shop del museo, accanto alla consueta ricchissima selezione di libri e fumetti a tema gatto, accessori per la cucina e molte altre curiosità “gattesche”.

 

LA CITTA’ DEI GATTI 2022 E’ ANCHE A ROMA

GATTI AL VIGAMUS – Il museo del Videogame romano ospiterà una serie di eventi e incontri dedicati ai gatti nei videogame e la proiezione di “Puss in Boots” diretto da Walt Disney nel 1922.

TUTTI ALLA PIRAMIDE –  Anche i gatti romani hanno diritto al loro Urban Cat e  per questo, in collaborazione con i gatti della Piramide il 19 febbraio verrà consegnato, a Zina Giambertone presidente dell’Associazione Con Fido nel Cuore, il Premio Urban Cat Anna Magnani 2022. Nel giugno 2021, infatti, l’associazione ha salvato dall’abbandono 35 gatti, in stato di malnutrizione, soggetti a maltrattamenti che abitavano un campo Rom prossimo allo sgombero.

GATTI CON LA CODA – Il Libraccio è la sede di incontri con autori, scrittori e fumettisti, per scoprire come i gatti abbiano conquistato la cultura e le librerie.

ROMA: L’IMPERO DEI GATTI – La compagnia teatrale Quattro Passi nel tempo, in occasione de La città dei Gatti 2022 organizzerà una serie di itinerari teatralizzati alla scoperta della Roma gattara.

Gli itinerari, della durata di due ore, si terranno nei giorni 27 febbraio (ore 10,30-16), 6marzo (ore 16) e 13 marzo (ore 16). Per informazioni e prenotazione: 339 834 6689 (Michela). Parte della quota di iscrizione sarà devoluta ai Gatti della Piramide. La compagnia realizzerà anche dei brevi video alla scoperta dei gatti di Roma che saranno trasmessi da Youpet.it.

 

17 FEBBRAIO – LA GIORNATA NAZIONALE DEL GATTO

Per comune decisione delle maggiori associazioni feline, dopo tanto discutere, si è stabilito che la moderna giornata mondiale del gatto debba essere il 17 febbraio. Difficile non cedere alla tentazione di chiedersi “ma perché proprio questo anonimo giorno?”. Diverse le ipotesi: febbraio è il mese dell’Acquario, dominato da Urano, protettore di quegli spiriti liberi che, come i gatti, non amano sentirsi oppressi da regole troppo rigide. Il giorno 17, anche se non cade di venerdì, richiama quelle atmosfere arcane e superstiziose a cui il gatto è inevitabilmente legato da secoli. Qualche intellettuale raffinato ha però cercato un’altra interpretazione: in numeri romani il 17 si scrive XVII, che anagrammato diventa “VIXI”, cioè “vissi”, “sono vissuto e sono morto”, vale a dire il motto di coloro che hanno il beneficio di vivere sette vite e poter dire di essere morti più volte.

Secondo alcuni la scelta del giorno 17 sarebbe invece da interpretare così: 1 volta morirò e 7 vivrò. Una teoria, quest’ultima, comprovata dal fatto che nei paesi nordici il numero 17 porta fortuna proprio perché significa “vivere una vita per sette volte”. C’è invece chi sostiene che la scelta del giorno si debba all’iniziativa della giornalista Claudia Angeletti, che nel 1990 si adoperò per creare questa ricorrenza. Sia come sia, ricordiamoci, il 17 febbraio, di fare gli auguri al nostro micio… magari aprendo una di quelle scatolette golose che gli piacciono tanto.

 

DOTTOR BAU & DOTTOR MIAO

“Se stanno bene loro stiamo bene noi e viceversa”

Attiva del 1993 la Mutua Italiana Assistenza Veterinaria MIAV – Società di Mutuo Soccorso è organismo NO-PROFIT. Sulla base dei più recenti studi scientifici, medici e sociologici riconoscono agli animali d’affezione un ruolo primario nella cura della persona anche in ambito di terapie specializzate volte al benessere e alla cura degli associati e dei loro familiari. Per tali motivi MIAV tutela i propri Associati possessori di animali da compagnia, erogando tutta una serie di servizi assistenziali in forma mutualistica. Ciò comporta un abbattimento dei costi, spalmati su una larga base di Associati. Inoltre, un aspetto importante dell’attività di MIAV sta ne fatto che si occupa solo ed esclusivamente dei nostri cari animali d’affezione. Non tratta contemporaneamente altri “rami” come per esempio furto e incendio, auto, abitazioni, attività commerciali  che  marginalizzano impegno e interesse per una completa tutela dei nostri animali.