C’è un momento, nella vita di ogni lettore, in cui un fumetto smette di essere soltanto un racconto e diventa una carezza. Con Hanami, Federico Pace compie proprio questo gesto: chiude il cerchio iniziato con Fioritura Lenta e lo fa nel modo più poetico possibile, portando al Lucca Comics & Games 2025 il secondo – e ultimo – capitolo di una storia che è insieme personale e universale. Il volume, in uscita ufficiale il 31 ottobre, sarà presentato in anteprima durante la manifestazione, promettendo di lasciare un segno profondo nel cuore di chi ha seguito il viaggio di Viv e Zeno.
Se nel primo volume la protagonista Viv attraversava la metamorfosi della propria identità, sospesa tra la paura e la scoperta di sé, in Hanami Pace sposta lo sguardo oltre, verso il terreno fragile e potente dell’amore. L’amore come rivelazione, come specchio, come linguaggio nuovo che nasce dal corpo e dal coraggio. La parola giapponese “hanami”, che significa letteralmente “guardare i fiori”, rimanda all’antica usanza di ammirare la fioritura dei ciliegi: un rito di bellezza e impermanenza che diventa la metafora perfetta per il racconto di una vita che cambia, si apre e si accetta.
Pace, trent’anni, romano, formato alla Scuola Internazionale di Comics e all’Istituto di Cultura Giapponese, è una delle voci più interessanti del panorama indipendente italiano. Disegna con un tratto pulito e deciso, ma la vera forza del suo lavoro sta nella sincerità del segno. Ogni tavola respira: non cerca di stupire, ma di raccontare con verità. Dopo le prime pubblicazioni con Tora Edizioni e diverse autoproduzioni, l’autore ha trovato nella serie Fioritura Lenta la sua dimensione più intima e necessaria, trasformando l’arte in un atto di consapevolezza.
Ciò che rende Hanami così speciale è la sua capacità di raccontare la transizione – fisica, emotiva, sociale – senza mai ridurla a un manifesto o a un dramma. È una narrazione fatta di gesti quotidiani, di dialoghi sinceri, di silenzi che dicono più delle parole. Federico Pace non racconta solo una storia di transizione di genere: racconta una ricerca di equilibrio tra corpo e spirito, tra come ci vediamo e come ci vedono. In questo senso, Hanami è un’opera profondamente politica proprio perché è profondamente umana. Non cerca di spiegare: mostra, accompagna, accoglie.
Il fumetto si apre e si chiude come una stagione. Ogni capitolo è un petalo che si stacca, una piccola verità che prende forma. Viv e Zeno, i due protagonisti, diventano simboli di un amore che cresce nel terreno dell’accettazione reciproca, un sentimento che non si impone ma si svela. C’è la dolcezza delle relazioni che fioriscono nonostante tutto, ma anche la consapevolezza che la bellezza è effimera, e proprio per questo preziosa. La scelta del titolo, Hanami, non è casuale: in Giappone, i fiori di ciliegio rappresentano la vita nella sua transitorietà. Pace utilizza questo simbolo per raccontare che ogni cambiamento, anche quello più doloroso, contiene una promessa di rinascita.
Nel suo stile si riconosce l’eco di autori come Taiyō Matsumoto o Inio Asano, ma filtrata attraverso una sensibilità tutta personale, italiana e insieme cosmopolita. Le tavole di Hanami non hanno bisogno di effetti: basta un’inquadratura, un gesto, una parola per evocare un mondo intero. Il bianco delle pagine diventa spazio per respirare, e il silenzio tra le vignette si riempie di emozioni sospese. È un fumetto che non urla, ma resta. Che si legge con gli occhi e si ascolta con il cuore.
Durante le interviste e le presentazioni, Pace ha più volte sottolineato un punto cruciale: “Oggi il cambiamento di sesso è più accettato, ma è davvero compreso?”. È una domanda che attraversa ogni tavola del libro, come un sottile filo di sakura che unisce tutte le sue sfumature. Hanami è, in fondo, un invito a guardare oltre le etichette, a riconoscere la persona prima della definizione, la vita prima del giudizio. È un atto di empatia che si traduce in arte.
Il successo di Fioritura Lenta aveva già dimostrato quanto il pubblico fosse pronto per una narrazione di questo tipo: sincera, intima, lontana dai cliché e dalle semplificazioni. Molti lettori si sono riconosciuti in Viv, altri hanno scoperto attraverso di lei un mondo nuovo, fatto di fragilità e forza. Hanami porta tutto questo a compimento, offrendo non una fine, ma un nuovo inizio: il momento in cui il fiore cade e il seme rimane, pronto a germogliare di nuovo.
Nel panorama del fumetto italiano contemporaneo, l’opera di Federico Pace rappresenta una voce autentica e necessaria. In un’epoca in cui la rappresentazione della diversità rischia spesso di essere ridotta a slogan, Hanami sceglie la via più difficile e più bella: quella della verità. Non pretende di dare risposte, ma apre spazi di ascolto. E in questo, forse, sta la sua grandezza.
Con la sua uscita a Lucca Comics & Games 2025, Hanami si candida a essere uno dei titoli più significativi dell’anno, non solo per la tematica che affronta ma per la qualità con cui lo fa. È un fumetto che parla a chi sta cercando sé stesso, ma anche a chi vuole imparare a guardare gli altri con occhi nuovi. Perché in fondo, come accade durante l’hanami, ciò che conta non è solo il fiore, ma lo sguardo di chi lo osserva.
