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Bo_kat_ale: il viaggio di Alessandra tra passione, amicizia e galassie lontane

Dietro ogni cosplayer esiste una storia diversa. Alcune iniziano da un manga consumato fino all’ultima pagina, altre da un videogioco capace di lasciare un segno indelebile nell’immaginario. La storia diBo_kat_ale, all’anagrafe Alessandra, prende invece una strada meno prevedibile e forse proprio per questo ancora più affascinante. Fino al 2017 il mondo nerd era per lei poco più di un territorio lontano, qualcosa che osservava da fuori senza sentirsi realmente coinvolta. Le sue passioni gravitavano attorno ai libri, alle serie televisive e al cinema, mentre anime, manga e videogiochi restavano universi di cui conosceva appena l’esistenza.

Poi accade qualcosa che molti appassionati riconoscono immediatamente: l’incontro con una community. Non attraverso uno schermo, non tramite internet, ma dal vivo, respirando quell’atmosfera unica che solo una fiera può regalare. Accompagnando il marito, che aveva appena acquistato e indossato una spettacolare armatura da Stormtrooper di Star Wars, Alessandra visita il Teramo Comix. Quella giornata rappresenta una svolta inattesa. Tra stand, costumi, fotografie e sorrisi scopre una realtà fatta di immaginazione condivisa, dove persone di ogni età riescono a trasformarsi nei personaggi che amano e, almeno per qualche ora, a lasciarsi alle spalle le preoccupazioni quotidiane. Per chi si è sempre sentito fuori posto, trovare un ambiente in cui nessuno giudica e tutti condividono la stessa passione può assumere un significato enorme. Alessandra comprende quasi subito che quel mondo potrebbe diventare anche il suo. Decide di provarci senza esperienza, senza conoscenze tecniche e senza particolari aspettative. Il primo cosplay nasce in maniera estremamente spontanea, costruito recuperando vestiti dall’armadio, senza trucco elaborato e senza accessori professionali. Eppure quel primo tentativo contiene già tutto ciò che conta davvero: entusiasmo, curiosità e voglia di mettersi in gioco.

Osservando gli altri cosplayer e parlando con loro, scopre una delle lezioni più importanti che il cosplay riesce a trasmettere. Nessuno nasce esperto. Ogni armatura perfetta, ogni costume impeccabile e ogni interpretazione memorabile sono il risultato di studio, errori, tentativi e tanta passione. Proprio questa consapevolezza la spinge a compiere un passo ulteriore. Pur non avendo alcuna esperienza di sartoria, acquista una macchina da cucire economica e inizia a sperimentare. Non frequenta scuole specializzate e non possiede competenze pregresse. Impara osservando, provando e sbagliando. Punto dopo punto, tessuto dopo tessuto, realizza la sua prima vera creazione: una tunica Jedi. Un progetto apparentemente semplice che però apre una porta destinata a non richiudersi più.

Da quel momento la lavorazione dei tessuti diventa parte integrante del suo percorso. Arrivano costumi sempre più complessi, personaggi sempre più ambiziosi e una crescente voglia di migliorarsi. Tra le sue realizzazioni figurano versioni di Leia Bounty Hunter e il mantello di Qi’ra, personaggi amatissimi dell’universo di Star Wars. Non si limita però a creare per sé stessa. La passione si trasforma presto in collaborazione, contribuendo anche alla realizzazione della parte sartoriale di costumi dedicati a figure iconiche come Darth Vader e Savage Opress.

Nonostante anni di esperienza accumulata, Alessandra continua a definirsi una persona in costante apprendimento. Ammira profondamente artigiani e cosplayer capaci di raggiungere livelli di dettaglio straordinari, tra cui il noto creator conosciuto come “L’Angolo di Anto”, che considera una fonte continua di ispirazione. Questo atteggiamento racconta molto della sua personalità. Lontana dall’autocompiacimento, preferisce osservare, imparare e migliorare passo dopo passo. Accanto al lavoro sartoriale esiste poi un altro aspetto fondamentale del cosplay: quello delle props e degli accessori. Spade, armature, elmi e dettagli scenici rappresentano spesso la parte più spettacolare di un costume. In questo ambito Alessandra può contare sul contributo del marito, dell’amico Fralans 3D Creations e di altri artigiani specializzati che condividono la stessa passione per la cultura cosplay e la realizzazione di oggetti scenici.Naturalmente non tutti i progetti possono essere affrontati in autonomia. Alcuni personaggi richiedono competenze molto specifiche, mentre il tempo libero spesso non basta per seguire ogni fase della produzione. Per questo, in varie occasioni, si è affidata a professionisti del settore come Francesca Murisciano oppure ha acquistato costumi già realizzati, personalizzandoli successivamente per adattarli alle proprie esigenze e alla propria fisicità.

Se esiste una costante lungo tutto il suo percorso, quella costante si chiama Star Wars. La saga creata da George Lucas rappresenta molto più di una semplice passione. Attraverso fiere ed eventi nelle Marche e in Abruzzo, Alessandra entra in contatto con altri appassionati dell’universo galattico. Dalle chiacchierate tra stand e dalle amicizie nate durante le convention prende forma qualcosa di speciale.

Alla conclusione del San Beach Comix del 2018, quel gruppo di amici decide di unirsi sotto un’unica identità, dando vita ai The Rogue Ones – Star Wars Adriatic Fan Club. Quella che inizialmente sembrava una semplice aggregazione di fan si trasforma rapidamente in una vera famiglia allargata. Le amicizie costruite in quegli anni resistono ancora oggi e portano il gruppo a partecipare a numerose manifestazioni in tutta Italia. Nel 2019 arrivano persino al San Marino Comics come ospiti, ricoprendo anche il ruolo di giurati durante le competizioni cosplay.

Attraverso eventi, incontri e attività divulgative, Alessandra e i suoi compagni di viaggio contribuiscono a diffondere la conoscenza dell’universo di Star Wars, raccontandone personaggi, storie e curiosità a un pubblico sempre più vasto.

Tra tutti i personaggi interpretati, alcuni occupano un posto speciale nella sua memoria. Leia Cacciatrice di Taglie, Trilla Suduri da Star Wars Jedi: Fallen Order, Qi’ra e molte altre figure femminili della galassia lontana lontana hanno accompagnato il suo percorso creativo. Nessuna però è riuscita a lasciare un’impronta profonda quanto Bo-Katan Kryze.

Interpretata sia nella versione animata di Star Wars: The Clone Wars sia in quella live action di The Mandalorian, Bo-Katan rappresenta per Alessandra il simbolo di una donna forte, indipendente e determinata. Un personaggio che sente particolarmente vicino e che ha ispirato persino il nickname con cui oggi viene conosciuta all’interno della community cosplay.

Con il passare degli anni, tuttavia, la curiosità la spinge oltre i confini della galassia di Star Wars. Il 2023 segna un altro momento importante del suo cammino. Decide infatti di uscire dalla propria zona di comfort e interpreta per la prima volta Triss Merigold di The Witcher 3: Wild Hunt, affiancata dal marito nei panni di Geralt di Rivia. Un’esperienza che apre nuove prospettive e la incoraggia a esplorare universi differenti.

Da quel momento iniziano ad apparire personaggi provenienti da Cyberpunk 2077, dal mondo di Harry Potter, dall’estetica western e perfino dall’immaginario cinematografico di Kill Bill. Una varietà che testimonia quanto il cosplay possa diventare uno strumento di esplorazione culturale e creativa.

Il percorso, però, è tutt’altro che concluso. Alessandra sogna di imparare a lavorare il foam per realizzare armature complete e guarda con grande ammirazione al lavoro della cosplayer Adularia, che considera un riferimento assoluto in questo ambito. Ancora più affascinante è il progetto che custodisce nel cassetto da tempo: dare vita a una delle leggendarie Sisters of Battle di Warhammer 40,000, un obiettivo che richiederà studio, tecnica e moltissima dedizione.

Pur amando profondamente il cosplay, Alessandra mantiene una visione molto lucida di questa passione. È convinta che non tutti i personaggi siano adatti a chiunque e che il rispetto verso il character interpretato debba sempre avere un ruolo centrale. Non si tratta di imporre limiti agli altri, ma di scegliere con consapevolezza ciò che si desidera rappresentare, cercando sempre di rendere omaggio all’opera originale senza trasformarla in una caricatura involontaria.

Forse è proprio questa sensibilità che emerge nelle parole con cui descrive il significato più autentico del cosplay. Per lei non basta indossare un costume o costruire un’armatura spettacolare. Il vero obiettivo consiste nel credere profondamente nel personaggio, comprenderne l’essenza e riuscire a trasmetterla a chi osserva.

Ed è qui che si arriva alla parte più emozionante della sua storia. Non ai premi, non ai riconoscimenti e nemmeno ai costumi più elaborati. La soddisfazione più grande nasce dall’incontro con il pubblico. Da quel momento irripetibile in cui qualcuno riconosce il personaggio, chiede una fotografia e sorride come un bambino che ha appena visto prendere vita un frammento della propria immaginazione.

PerBo_kat_aleil successo di un cosplay non si misura nella perfezione di una cucitura o nella complessità di un’armatura. Si misura negli occhi delle persone. In quella scintilla che compare per un istante e che racconta molto più di qualsiasi trofeo. Perché alla fine il cosplay, come tutte le forme di cultura nerd che amiamo, non parla soltanto di costumi o personaggi. Parla di emozioni condivise, amicizie nate per caso, sogni che trovano spazio nella realtà e della straordinaria capacità che abbiamo, come community, di trasformare la fantasia in qualcosa di sorprendentemente vero.

E voi? Quale personaggio vi ha fatto innamorare del cosplay per la prima volta? La storia diBo_kat_aledimostra che non esiste un’età giusta, un percorso prestabilito o un manuale da seguire. A volte basta attraversare le porte di una convention per scoprire un universo che non sapevamo di star cercando.

Pillole di Comics: il nuovo podcast di Fiere del Fumetto porta il backstage nerd online

L’attesa tra una fiera nerd e l’altra ha sempre qualcosa di stranamente malinconico. Chi frequenta eventi Comics&Games lo sa bene: finisce il weekend, si torna a casa con il badge ancora appeso allo zaino, le foto cosplay che riempiono la galleria del telefono, qualche gadget infilato male nella tote bag e quella sensazione quasi assurda di silenzio improvviso dopo due giorni passati immersi tra musica giapponese, stand strapieni di manga, duelli con spade laser, artist alley, doppiatori, cabinati arcade e file infinite per una firma. È un vuoto che negli ultimi anni è diventato parte stessa della cultura pop italiana, quasi un piccolo rito collettivo della community geek. Ed è proprio da quella nostalgia lì, autentica e rumorosa, che nasce “Pillole di Comics”, il nuovo format podcast e social firmato Fiere del Fumetto, pensato per accompagnare gli appassionati durante i mesi che separano il pubblico dai grandi appuntamenti del circuito Comics&Games.

La notizia ha iniziato a girare rapidamente tra Instagram, TikTok e gruppi Telegram dedicati agli eventi nerd italiani, perché il progetto intercetta una trasformazione che ormai è impossibile ignorare: la cultura delle fiere non vive più soltanto nei padiglioni. Continua online, si espande nei reel, nei podcast, nelle reaction, nei backstage, nelle chiacchiere improvvisate tra creator e ospiti. Chi oggi frequenta manifestazioni come Milano Comics&Games, Vicenza Comics&Games o Parma Comics&Games non cerca soltanto il classico “evento”, ma un ecosistema permanente dove sentirsi parte di qualcosa anche nei mesi morti. Ed è esattamente lì che “Pillole di Comics” prova a inserirsi.

Dietro questo nuovo format si percepisce chiaramente la voglia di rompere la barriera che spesso separa il palco dal dietro le quinte. Non soltanto interviste promozionali o contenuti istituzionali, ma racconti più spontanei, curiosità, aneddoti, momenti di leggerezza e incursioni dentro quel gigantesco miscuglio di passioni che oggi definiamo cultura nerd. Anime, fumetti, videogiochi, cosplay, creator economy, internet culture, nostalgia anni Duemila, fandom musicali: tutto sembra convergere dentro una formula che punta molto sul tono confidenziale e sull’energia della community.

A guidare questa prima stagione troviamo Peter YouTube, presenza ormai familiare per tantissimi utenti social cresciuti tra YouTube Italia, meme culture e intrattenimento geek. La scelta dell’host non appare casuale nemmeno per un secondo. Peter rappresenta quella generazione di creator che parla la lingua della community senza filtri troppo televisivi, con quel modo diretto di fare domande che ricorda più una conversazione tra amici davanti a una macchinetta del ramen durante una fiera che non un’intervista classica da studio registrato. E sinceramente è proprio questo il dettaglio interessante: il format sembra voler abbandonare completamente il tono impostato che spesso accompagna i contenuti ufficiali degli eventi.

Il primo ospite, non a caso, è Edoardo Brugnoli, nome amatissimo da chi vive da anni l’immaginario musicale legato agli anime giapponesi. Chiunque abbia incrociato almeno una volta i suoi video online sa perfettamente quanto la sua musica riesca a toccare corde emotive profondissime dentro il fandom anime italiano. Bastano poche note di una opening anni Novanta o di una colonna sonora iconica per ritrovarsi catapultati improvvisamente tra pomeriggi davanti alla TV, cassette VHS consumate, sigle cantate male in cameretta e convention affollate dove qualcuno, inevitabilmente, intona “Pegasus Fantasy” o “Blue Bird” dal nulla. La presenza di Brugnoli come primo ospite racconta già tantissimo dell’identità di “Pillole di Comics”: un format che sembra voler vivere continuamente sospeso tra nostalgia e contemporaneità.

Il primo reel è già disponibile sui social ufficiali di Fiere del Fumetto e ha immediatamente attirato l’attenzione degli appassionati proprio perché restituisce quella sensazione di familiarità che negli ultimi tempi molti eventi cercano disperatamente di costruire online. Non semplicemente pubblicità, ma continuità emotiva. È una differenza enorme. Oggi chi segue il circuito Comics&Games non vuole soltanto sapere quali ospiti arriveranno a settembre o a novembre. Vuole sentirsi coinvolto tutto l’anno, vuole scoprire retroscena, conoscere le persone dietro gli eventi, ascoltare storie assurde nate tra backstage e padiglioni.

E poi diciamolo apertamente: il mondo nerd italiano sta vivendo una fase stranissima e affascinante allo stesso tempo. Per anni le fiere del fumetto erano percepite quasi come momenti isolati, weekend-evento che si esaurivano nel giro di quarantotto ore. Adesso invece funzionano come veri hub culturali permanenti. I creator incontrati durante una fiera diventano streamer seguiti ogni settimana su Twitch, i cosplayer trasformano gli eventi in storytelling quotidiano su Instagram, gli artisti emergenti nascono dentro TikTok prima ancora che negli stand fisici. “Pillole di Comics” sembra leggere perfettamente questo cambiamento.

Anche il tempismo è interessante. Milano Comics&Games tornerà il 12 e 13 settembre 2026, Vicenza Comics&Games arriverà il 14 e 15 novembre, mentre Parma Comics&Games chiuderà la stagione il 5 e 6 dicembre. Date che per molti appassionati rappresentano già checkpoint emotivi dell’anno nerd italiano. Nel frattempo, però, il pubblico resta online. E proprio lì Fiere del Fumetto vuole continuare a esistere, trasformando l’attesa in contenuto.

Una scelta quasi inevitabile, considerando quanto il concetto stesso di fandom sia cambiato negli ultimi dieci anni. Oggi il fan non “aspetta” più passivamente il prossimo evento. Commenta, reagisce, condivide clip, crea meme, monta fancam, costruisce micro-community attorno a singoli ospiti o singoli momenti diventati virali. Perfino il modo in cui ricordiamo una fiera è cambiato: una volta erano le fotografie digitali caricate su Facebook settimane dopo, adesso sono reel montati la sera stessa in hotel con luci RGB e remix synthwave in sottofondo.

Dentro questo scenario “Pillole di Comics” prova a diventare una specie di companion costante per chi vive la cultura pop come parte quotidiana della propria identità. E forse è proprio questo l’aspetto più interessante del progetto: non raccontare soltanto le fiere, ma tutto quello che succede attorno alle fiere. Le persone, le passioni, le storie improbabili, le ossessioni nerd che trasformano una semplice convention in un’esperienza collettiva difficilmente replicabile altrove.

Per seguire le prossime puntate del format e scoprire i nuovi ospiti della stagione è possibile monitorare i canali ufficiali diFiere del Fumettoe i profili social del circuito, mentre le informazioni dedicate a Milano Comics&Games, Vicenza Comics&Games e Parma Comics&Games sono già disponibili online. E conoscendo la community italiana, la sensazione è che questa estate passerà molto più velocemente del previsto, tra clip, backstage e quella fame infinita di cultura pop che ormai accompagna ogni giorno chi vive davvero questo mondo.

Ancona Comics & Games 2026: due giorni alla Mole Vanvitelliana tra fumetti, videogiochi e pura energia nerd

Un weekend di aprile che sa già di rituale collettivo, di appuntamento segnato in rosso sul calendario da chi vive la cultura pop come un’estensione naturale della propria identità, prende forma tra le geometrie sospese e quasi metafisiche della Mole Vanvitelliana, pronta a trasformarsi in qualcosa di molto più di una semplice location: un portale vero e proprio, uno di quelli che non chiedono password ma solo curiosità e voglia di lasciarsi andare.

Ancona Comics & Games 2026 non si limita a “tornare”, perché il senso di questi eventi non è mai il ritorno, è la riconnessione. Due giorni, il 25 e 26 aprile, che sembrano scritti per chi ha passato anni a collezionare emozioni tra fumetti, joystick, VHS consumate e opening cantate a squarciagola senza preoccuparsi di stonare, e che oggi ritrova tutto questo condensato in uno spazio reale, tangibile, attraversabile.

La cosa interessante è che ogni edizione riesce a rimettere in discussione quell’idea un po’ stanca della fiera come luogo statico, perché qui si respira qualcosa di più simile a una città temporanea, una dimensione parallela che si accende e si spegne nel giro di quarantotto ore lasciando dietro di sé storie, incontri e quella sensazione difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta. E sì, lo so, sembra una frase da fan romantico… ma chi frequenta queste realtà sa esattamente di cosa sto parlando.

Dentro questa atmosfera si inserisce una presenza che da sola basta a evocare decenni di cinema e televisione: Luca Ward. Non è soltanto un ospite, è una di quelle voci che ti accompagnano per anni senza che tu te ne renda conto, fino al momento in cui la riconosci e ti colpisce come un déjà vu potentissimo. Il 25 aprile, all’Auditorium, non sarà semplicemente un incontro, ma una sorta di cortocircuito emotivo tra spettatore e immaginario, perché sentire dal vivo chi ha dato anima a personaggi iconici significa attraversare di nuovo quelle storie, questa volta da un’altra prospettiva.

E poi, diciamolo tra noi, quante volte capita di ritrovarsi davanti a chi ha dato voce a Massimo Decimo Meridio o a Neo senza lo schermo a fare da filtro? In quei momenti la distanza tra finzione e realtà si assottiglia fino quasi a sparire, ed è lì che capisci perché continuiamo a tornare in questi eventi anno dopo anno.

La giornata di sabato si muove con un ritmo che sembra quasi orchestrato come una playlist nostalgica e allo stesso tempo attuale, passando da Alessio Cigliano, che per molti resta indissolubilmente legato a Kenshiro, fino a volti che appartengono a quella televisione che ha cresciuto un’intera generazione davanti a programmi come Bim Bum Bam, con quella miscela di leggerezza e immaginario che oggi sembra quasi irripetibile. Nel mezzo, voci nuove e riconoscibili come Riccardo Suarez, che rappresentano un ponte diretto tra il doppiaggio classico e le nuove produzioni animate globali.

Poi arriva la musica, e lì succede sempre qualcosa di particolare. Le sigle non sono mai solo canzoni, sono ancore temporali. Le Cosplay Singers riportano in superficie ricordi che pensavi archiviati, e lo fanno senza chiedere permesso, mentre le melodie di Mermaid Melody tornano a riempire uno spazio reale, condiviso, lontano dalla solitudine delle cuffie.

La domenica cambia ritmo ma non intensità, e si apre con quella magia un po’ sottovalutata del doppiaggio dal vivo, grazie a Giulia Maniglio, che riesce a rendere visibile un processo che normalmente resta nascosto dietro le quinte. Sentire rinascere personaggi come Nezuko Kamado in tempo reale è un’esperienza che, se non l’hai mai provata, ti consiglio di non perdere.

E poi arriva quel momento che ogni community aspetta, anche se finge di viverlo con distacco: la gara cosplay. Non è mai solo una competizione, è un rito collettivo, un palco dove passione, tecnica e identità si fondono. Ogni costume racconta una storia, ogni performance è un pezzo di vita dedicato a un personaggio, e ogni applauso ha un peso reale.

Il pomeriggio continua con un mix che sembra costruito apposta per non lasciare tregua all’entusiasmo, tra l’energia creativa di Richard HTT e la presenza di Perla Liberatori, che riporta inevitabilmente alla memoria l’universo di Winx Club, una di quelle produzioni capaci di superare i confini generazionali senza perdere identità.

E poi succede qualcosa che ormai è diventato quasi inevitabile: la contaminazione. Le QueenX salgono sul palco e l’evento smette di essere solo una fiera per trasformarsi in uno spettacolo totale, dove musica, cosplay e coreografie si fondono in un’esperienza che non ha più bisogno di definizioni rigide.

Intorno a tutto questo, come un ecosistema che vive di luce propria, si muove il resto della manifestazione. Stand pieni di fumetti che ti guardano dagli scaffali come se sapessero già che finiranno nello zaino, tavole originali che raccontano ore di lavoro invisibile, cabine arcade che sembrano uscite da un’altra epoca ma che continuano a funzionare perfettamente anche oggi, forse più di tante tecnologie moderne.

E qui entra in gioco quella componente che spesso viene sottovalutata da chi osserva da fuori: la comunità. Non importa se arrivi da solo o con un gruppo di amici, se sei un veterano delle fiere o alla tua prima esperienza. Dopo pochi minuti ti ritrovi a parlare con qualcuno di un manga, di una serie, di un personaggio, come se vi conosceste da sempre. È una lingua comune, una connessione immediata che non ha bisogno di spiegazioni.

Ancona, per due giorni, smette di essere solo una città e diventa uno spazio condiviso dove ogni passione trova il suo posto, senza gerarchie e senza filtri, e la Mole Vanvitelliana diventa il simbolo perfetto di questo passaggio, con la sua storia sospesa tra passato e futuro che sembra fatta apposta per accogliere universi paralleli.

A pensarci bene, il bello di eventi come Ancona Comics & Games 2026 non sta solo in quello che offrono, ma in quello che attivano. Ricordi, aspettative, incontri, idee. E quella sensazione, difficile da mettere a fuoco ma impossibile da ignorare, che per un paio di giorni tutto sia esattamente dove dovrebbe essere.

Poi si torna a casa, certo. Ma qualcosa resta sempre lì, appeso tra uno stand e un palco, tra una firma su una cartolina e una foto in cosplay, pronto a richiamarti l’anno dopo.

E a questo punto la domanda è inevitabile, quasi obbligata: tu da che parte entrerai in questo portale? Perché sì, la Mole aprirà le sue porte… ma il viaggio, quello vero, lo scegli tu.

Cosplay da adulti: la rivoluzione silenziosa di chi non ha mai smesso di sognare

Quarantacinque anni sulle spalle, due decenni e mezzo di fiere, chilometri macinati tra padiglioni e palchi, colla a caldo sulle dita e quella sensazione familiare che ti prende allo stomaco ogni volta che varchi l’ingresso di una convention. L’odore della plastica delle armature nuove, il suono metallico delle spade in foam che si sfiorano per caso, lo sguardo complice di chi riconosce il tuo personaggio ancora prima che tu parli.

Chi pensa che il cosplay sia una faccenda “da ragazzi” probabilmente non ha mai osservato davvero una fiera. Perché tra quelle corsie camminano impiegati con ferie strategicamente piazzate, mamme che hanno cucito fino alle due di notte, professionisti con mutuo e riunioni su Zoom che nel weekend si trasformano in Jedi, elfi, villain, pirati spaziali. Non per nostalgia sterile. Per identità.

Appartengo a quella generazione che ha conosciuto il bullismo per una maglietta di Evangelion, che ha difeso un fumetto Marvel come si difende un segreto prezioso. Oggi molti di noi hanno superato i quaranta, qualcuno i cinquanta, qualcuno i sessanta. Eppure il cosplay non è mai stato un compromesso con l’età. È stato un’evoluzione.

Negli anni Novanta organizzare un raduno significava telefonate, sms, forum primordiali. Oggi basta un post e una community si attiva in poche ore. I Millennial hanno visto nascere YouTube e i primi tutorial su come costruire un’armatura decente con materiali improbabili. La Generazione X ha attraversato l’epoca in cui dichiararsi nerd equivaleva a scegliere una trincea. La cosiddetta Silver Age del cosplay, quella dei capelli bianchi sotto parrucche color smeraldo, rappresenta la dimostrazione vivente che la fantasia non rispetta calendari.

La differenza si percepisce negli occhi. Un cosplayer over 40 non indossa solo un costume. Indossa la propria storia. Le VHS riavvolte con la penna, le notti passate su console a 16 bit, i pomeriggi in fumetteria a discutere se fosse meglio la saga cosmica o quella urbana. Ogni cucitura racconta un percorso. Ogni accessorio riflette un’epoca attraversata.

Spesso mi fermo a osservare un padre e un figlio che sfilano insieme, magari uno in versione classica e l’altro in reinterpretazione moderna dello stesso personaggio. In quel momento la cultura pop diventa ponte generazionale. Non più hobby, ma linguaggio condiviso. E vi assicuro che vedere una madre progettare un costume con la figlia, o un nonno che scopre gli anime attraverso i nipoti e decide di mettersi in gioco, ha una potenza emotiva che nessun trend social potrà mai replicare.

Per anni il cosplay è stato raccontato come fenomeno adolescenziale. Corpi perfetti, algoritmi, like, competizione feroce. Eppure la scena più interessante oggi la si trova proprio tra chi ha superato la soglia dei trenta, dei quaranta, dei cinquanta. Meno ossessione per la validazione, più consapevolezza. Meno rincorsa al trend del momento, più scelta autentica del personaggio che risuona davvero.

La maturità diventa un superpotere creativo. Permette di affrontare un villain con profondità emotiva, di interpretare un mentore con credibilità naturale, di trasformare un’eroina in una dichiarazione di forza personale. Il cosplay adulto non insegue. Sceglie.

E poi, parliamoci chiaro, a vent’anni molti di noi sognavano armature impossibili per mancanza di budget. Oggi abbiamo competenze, risorse, manualità, magari perfino stampanti 3D in garage. L’artigianato cresce insieme a noi. Ogni progetto è pianificato tra riunioni e impegni familiari. Si lavora di notte, si carteggia nel weekend, si organizza una trasferta come si organizza un viaggio di lavoro. Non è improvvisazione adolescenziale. È disciplina creativa.

Qualcuno ancora domanda: “Alla tua età?”. Sorrido sempre. Proprio alla mia età. Perché dopo anni di responsabilità, di scadenze, di bollette, il diritto al gioco creativo diventa quasi un atto politico. Il cosplay non è regressione. È artigianato, studio dei materiali, fotografia, performance, storytelling. È cultura applicata al corpo.

In fondo, la missione che porto avanti da quando ho fondato Satyrnet è sempre stata chiara: dimostrare che dietro un fumetto o un gioco di ruolo dal vivo non si nasconde infantilismo, ma un universo di competenze, relazioni, crescita. Un intero ecosistema culturale che merita rispetto .

Con CorriereNerd.it ho scelto di raccontare proprio questo: una community che cresce senza rinnegare la capacità di sognare . Oggi quella community è adulta. Ha figli, carriere, responsabilità. E riempie ancora le fiere. Non per scappare dalla realtà, ma per arricchirla.

La scena che più mi emoziona? Una signora oltre i sessanta, bastone appoggiato dietro le quinte, che sale sul palco come potente maga di un isekai. Postura fiera, sguardo luminoso. Nessuna richiesta di approvazione. Solo presenza. In un mondo che idolatra la giovinezza come unico valore, quell’immagine vale più di mille campagne motivazionali.

Il cosplay adulto non chiede spazio. Lo occupa con naturalezza. Trasforma il tempo in alleato. Dimostra che la passione non si consuma con l’età, ma si stratifica. Diventa più profonda, più selettiva, più autentica.

E allora la domanda cambia forma. Non riguarda più l’età “giusta”. Riguarda la scelta personale di continuare o meno a coltivare ciò che ci ha reso vivi. Finché un personaggio riesce a farci sorridere davanti allo specchio. Finché un’armatura ci fa sentire invincibili anche solo per un pomeriggio. Finché una fiera diventa casa.

Io continuo a incontrare quarantenni che iniziano oggi il loro primo costume, cinquantenni che tornano dopo una pausa di vent’anni, sessantenni che decidono di mettersi in gioco per la prima volta. Ogni storia è diversa. Ogni scelta è un atto di libertà.

Raccontatemi la vostra. Avete iniziato tardi? Avete resistito agli sguardi storti? Oppure siete parte di quella Silver Age che sta ridefinendo le regole senza clamore?

Le fiere torneranno, i palchi si riempiranno di nuove generazioni. E tra loro, ne sono certo, cammineremo ancora insieme. Con qualche ruga in più, magari. Ma con lo stesso, identico, ostinato desiderio di trasformarci.

Parma Comics & Games 2025: la nascita di un nuovo regno nerd

Parma ha vissuto due giornate in cui la cultura pop non si è limitata a riempire gli spazi delle Fiere: li ha trasformati in un ecosistema pulsante dove fumetti, gaming, cosplay, musica e linguaggi digitali si sono intrecciati fino a creare una nuova identità collettiva. Il 6 e 7 dicembre 2025 il Padiglione 8 – il Palaverdi – si è risvegliato come un luogo capace di riscrivere le regole degli eventi italiani dedicati al fandom, inaugurando la prima edizione di Parma Comics & Games con un entusiasmo che ha superato ogni previsione. Una di quelle partenze che non somigliano mai a un “tentativo”, ma a un segnale chiaro: sta nascendo qualcosa di destinato a durare.

L’atmosfera ha ricordato quella dei grandi esordi, quando una città scopre di avere un potenziale inespresso e decide di trasformarlo in un baricentro culturale. Illustratori, doppiatori, musicisti, creativi digitali, comici e cosplayer hanno dato vita a un ecosistema condiviso in cui ogni linguaggio ha trovato spazio, dialogo e risonanza. Parma si è lasciata attraversare da community giovani e meno giovani, tutte animate dalla stessa urgenza: celebrare insieme ciò che amiamo.

La sensazione, camminando tra gli stand, era quella di assistere a un rito collettivo che univa ricordi e futuro. Le file ai firmacopie hanno ricreato quell’emozione tutta geek di stringere tra le mani una tavola originale o il volume autografato dell’autore che ti ha accompagnato in anni di letture. Le realtà editoriali, le autoproduzioni e le scuole di disegno hanno costruito un piccolo osservatorio del presente fumettistico italiano, offrendo un caleidoscopio di voci, stili e visioni. Quel tipo di ricchezza che soltanto una fiera ben radicata nella propria community riesce a generare.

Anche l’Area Gaming ha fatto parlare di sé, accogliendo un pubblico intergenerazionale che ha spaziato dai nostalgici dei cabinati arcade alle nuove leve degli eSport. La commistione tra retro-gaming, tornei competitivi, spazi VR e nuovi progetti indipendenti ha ricreato una sorta di “sala giochi 4.0” dove coesistevano epoche differenti della cultura videoludica. Per molti è stato un viaggio temporale, per altri l’occasione di scoprire quanto il videogioco sia oggi un linguaggio poliedrico, capace di unire memoria e sperimentazione.

La mostra-mercato, d’altra parte, sembrava progettata per risvegliare il collezionista che dorme in ognuno di noi. Action figure rare, memorabilia, giochi di carte, gashapon impossibili da trovare altrove: ogni corridoio prometteva una caccia al tesoro diversa. Non stupisce che molti espositori abbiano parlato di un pubblico attento, curioso e perfettamente consapevole di ciò che cercava. È il segno di una community matura, esigente, innamorata del proprio immaginario.

Il cosplay, come prevedibile, ha dominato la scena con una presenza colorata e scenografica che ha trasformato il Palaverdi in un continuo cambio di universo narrativo. Tra personaggi fantasy, supereroi, idol, maghi, demoni, androidi e protagonisti di JRPG, la sensazione era quella di muoversi in un gigantesco crossover vivente. Non sono mancate performance, meet & greet e momenti spontanei che hanno illuminato la giornata come solo il cosplay sa fare: un atto d’amore che ricorda quanto la creatività dei fan riesca a superare qualsiasi palinsesto.

A dare ulteriore contemporaneità all’evento è stata la presenza del K-pop, la cui onda culturale non accenna a rallentare. Raduni, cover dance, flash mob e incontri a tema hanno confermato come il fenomeno sudcoreano sia ormai una componente stabile dell’immaginario pop globale. Parma ha colto il segnale e lo ha accolto con naturalezza, quasi a ribadire che un festival moderno non può più ignorare la cross-culturalità che definisce le nuove generazioni.

Sul Main Stage si è alternata una serie di ospiti capaci di attraversare decenni di cultura pop. Il più atteso in assoluto è stato CODA, alla sua prima apparizione italiana. La sola presenza del cantante giapponese ha richiamato fan da tutta la penisola, trasformando il suo intervento in un momento destinato a rimanere nella memoria dell’intera community. Seoul Mafia, icona dei social e voce capace di creare ponti culturali tra Italia e Corea del Sud, ha dimostrato ancora una volta una straordinaria capacità di coinvolgimento, confermando un magnetismo che dialoga perfettamente con il pubblico giovane.

Accanto a loro, il calore del fandom si è riversato anche su volti amatissimi della comicità italiana come Andrea Roncato e Marcello Cesena, accolti con l’affetto che si riserva ai classici che non perdono mai smalto. È stato un modo per ricordare che la cultura pop non è un recinto, ma una trama di generazioni che continuano a parlarsi.

Il manifesto ufficiale realizzato da Leo Ortolani, con i colori di Larry Ortolani, ha rappresentato forse la dichiarazione d’intenti più forte del festival. Avere una delle firme più amate del fumetto italiano come volto dell’edizione inaugurale significa costruire un’identità riconoscibile sin dal primo istante. Ed è un gesto che ha trovato conferma nella partecipazione di autori, illustratori e professionisti del settore che hanno reso viva l’Artist Alley, sold out già all’apertura.

L’impressione generale è stata quella di assistere alla nascita di un evento capace di colmare un vuoto culturale. Parma aveva bisogno di un crocevia pop, di un luogo in cui le community potessero incontrarsi senza filtri e riconoscersi nelle proprie passioni. Il pubblico lo ha percepito immediatamente, trasformando questa prima edizione in un successo che supera i numeri e diventa un vero e proprio segnale: il territorio vuole questo festival, e vuole vederlo crescere.

Il futuro di Parma Comics & Games sembra già proiettato verso un’espansione naturale. Gli organizzatori hanno parlato di un risultato superiore a ogni aspettativa e di un desiderio di ampliare ancora di più l’offerta nelle prossime edizioni. La sensazione, tra chi ha partecipato, è che questo sia solo il primo capitolo di una saga destinata a dare forma a un nuovo punto di riferimento nella scena fieristica italiana.

E per chi vuole rimanere aggiornato sulle date e sulle prossime novità, la piattaforma ufficiale fieristica resta il luogo da tenere d’occhio. Ma soprattutto resta una promessa: Parma Comics & Games tornerà. E farà ancora più rumore.

Catania Comics Village 2025: dal 28 al 30 novembre Le Porte di Catania diventano un portale nel multiverso nerd

C’è un momento, ogni anno, in cui la Sicilia smette di essere soltanto un’isola del Mediterraneo e diventa una costellazione luminosa nel grande cielo del fandom. È il momento in cui Catania apre le sue porte – anzi,Le Porte– a un popolo di appassionati, sognatori e creativi che vivono di tavole a fumetti, pixel incantati, sigle anime e duelli cosplay. Dal 28 al 30 novembre 2025, il Centro Commerciale Le Porte di Catania tornerà a trasformarsi in un vero passaggio dimensionale grazie alla seconda edizione delCatania Comics Village, un evento che già dal suo esordio ha saputo catturare la fantasia del pubblico siciliano, promettendo quest’anno un’esperienza ancora più ricca, più grande, più epica.

Dietro questa creatura pop c’è la collaborazione tra Mangames Associazione Culturale e Star Shop Ragusa, due realtà che da anni alimentano, con passione quasi “shōnen”, la cultura nerd del territorio. La loro sinergia ha permesso di costruire un evento gratuito, inclusivo e soprattutto vivo, capace di dare forma e sostanza a tutto ciò che rende il mondo geek più di un semplice hobby: una comunità, un linguaggio condiviso, una casa.

A suggellare l’identità dell’edizione 2025 è il manifesto realizzato da Alonso Rojas. La sua reinterpretazione di Porta Uzeda non è solo un omaggio a uno dei simboli più iconici della città: è un vero sigillo magico, una sorta di glyph capace di evocare l’energia barocca di Catania e trasformarla nella chiave di accesso al Village. La porta diventa metafora e promessa, soglia e richiamo, un invito a entrare in un mondo dove la fantasia non è evasione, ma un modo per abitare la realtà con occhi nuovi.

Junichi Hayama: il maestro che porta il Giappone a Catania

C’erano già buoni motivi per segnarsi queste date sul calendario, ma l’annuncio dell’ospite d’onore ha trasformato l’attesa in pura elettricità. Ilsensei Junichi Hayama, una delle matite più influenti dell’animazione giapponese, sarà infatti presente al Catania Comics Village. Per chi mastica anime da tutta una vita, il suo nome è sinonimo di stile, potenza e tradizione: dagli OAV diLe Bizzarre Avventure di JoJoaBe-Bop High School, passando perInuYasha – La Spada del Dominatore del Mondo,Yu-Gi-Oh!,Yu-Gi-Oh! The Dark Side of Dimensionse le sue collaborazioni con Maestri storici come Masami Suda, Hayama ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’animazione.

Il maestro sarà protagonista di due momenti speciali. Il primo è unmeet & greet gratuito, disponibile per 100 persone in modalità “first come, first serve”, con coupon distribuiti allo stand Star Shop Ragusa fin dall’apertura di sabato 29 novembre. Chi riuscirà a entrare tra i fortunati avrà tra le mani una delle due stampe esclusive realizzate per la manifestazione, da firmare sul momento. Un oggetto da collezione, certo, ma anche un frammento di storia da custodire.

Il secondo appuntamento è unincontro privatoa numero chiuso, pensato per i collezionisti più appassionati. Foto, autografo su un proprio gadget ufficiale – sempre a discrezione del sensei – e un piccolo sketch personalizzato, un dono raro come un “tesoro S-rank” in un JRPG. Occasioni simili, in Italia, non sono semplicemente eventi: sono leggende.

Il Village come viaggio nel cuore della cultura pop

Varcare la soglia delCatania Comics Villagesignifica entrare in un microcosmo dove tutto pulsa, vibra, racconta. Gli stand dedicati ai fumetti diventano archivi viventi di immaginari che hanno cresciuto generazioni, popolati da editori, disegnatori, collezionisti e storyteller pronti a condividere aneddoti, processi creativi e retroscena affascinanti. I manga e gli anime si intrecciano tra scaffali e vetrine, con gadget e limited edition che sono una tentazione irresistibile per chiunque abbia mai consumato un tankōbon a forza di riletture.

La zona gaming si trasforma in un’arena dove convivono competitive gaming, prove libere, titoli retrò e ultime uscite. È il regno in cui si ascolta il click dei controller come una musica rituale, e dove ogni sfida diventa una piccola epopea personale tra skill, strategia e sana rivalità.

E poi c’è il cosplay, cuore pulsante di ogni evento nerd. Le Porte di Catania, per tre giorni, diventano un set vivente, un’area trans-dimensionale dove i personaggi prendono corpo grazie alla creatività e alla dedizione dei cosplayer. Eroi, villain, maghi, idol, cavalieri Jedi, guerrieri shōnen, antieroi cyberpunk: tutti insieme, in un enorme abbraccio colorato che supera le barriere tra fiction e realtà.

Una delle novità più attese è lo spazio dedicato alK-pop, un fenomeno che ormai non è più semplicemente musicale, ma culturale. Competizioni, showcase, ospiti dal panorama nazionale e coreografie da brividi renderanno quest’area un punto di ritrovo costante, un palcoscenico di energia e movimento.

Mostre artistiche, sessioni di disegno dal vivo, talk dedicati ai grandi franchise, aree per il gioco di ruolo, spazi per i più piccoli, angoli dedicati al collezionismo vintage: il Village è un ecosistema che non si limita a intrattenere, ma costruisce connessioni, ispira e accende immaginazione.

Un evento per tutti: dai veterani ai nuovi esploratori

Il Catania Comics Village ha una natura rara: riesce a parlare agli esperti senza escludere chi si avvicina per la prima volta al mondo nerd. Questo equilibrio, tutt’altro che scontato, è il vero valore aggiunto della manifestazione. Tra le corsie si incontrano genitori che mostrano ai figli i personaggi della loro infanzia, ragazzi che scoprono per la prima volta un artista o un franchise, adulti che riscoprono passioni dimenticate. È un evento intergenerazionale, un luogo dove l’identità nerd si trasmette non per imposizione, ma per vibrazione.

La Sicilia nerd che cresce, evolve e conquista

L’ascesa delCatania Comics Villagenon è un caso isolato, ma parte di un movimento più ampio che sta trasformando la Sicilia in un nuovo polo dell’immaginario pop. Associazioni, festival, community e realtà culturali stanno lavorando per dare spazio a talenti locali, costruire reti e offrire occasioni di incontro che vanno oltre la semplice fruizione. È una rinascita, una “side quest” che sta diventando una main quest, e mostra quanto il Sud Italia possa essere terreno fertile per la cultura geek quando passione e visione collaborano.

In un’epoca in cui la tecnologia tende paradossalmente a isolare, questi eventi riportano al centro il valore più umano della cultura nerd: la condivisione. Perché il fandom è, da sempre, una comunità.

Un finale aperto, come ogni buona storia nerd

Il 28, 29 e 30 novembre 2025 non saranno soltanto tre giorni di festa. Saranno un invito, un rito collettivo, una celebrazione dell’immaginazione. Chi attraverserà la simbolica Porta Uzeda del manifesto firmato da Rojas farà molto più che partecipare a una fiera: entrerà in un mondo dove il confine tra ciò che siamo e ciò che sogniamo diventa sottilissimo.

E proprio lì, in quello spazio sospeso tra reale e fantastico, succede sempre qualcosa di magico.
Quel tipo di magia che conoscono solo i veri nerd.

Vicenza Comics & Games 2025: due giorni nel cuore dell’immaginazione

Dal 15 al 16 novembre 2025, la Fiera di Vicenza si prepara ad aprire le porte del suo imponente Padiglione 7 per un viaggio nel cuore della fantasia.Vicenza Comics & Gamesritorna con una nuova edizione pronta a trasformare la città in un grande universo pop, dove fumetti, videogiochi, cosplay e creatività si fondono in un unico linguaggio: quello della passione. Questa due giorni non è una semplice fiera, ma un’esperienza totale, un portale verso mondi paralleli dove le tavole dei fumetti prendono vita, le console si accendono di adrenalina e i costumi dei cosplayer diventano storie viventi. È l’appuntamento ideale per chi vuole perdersi — o forse ritrovarsi — tra eroi, illustratori, doppiatori, tornei e stand che profumano di carta, pixel e sogni.

Il manifesto di quest’anno porta la firma dell’artistaJames Loyd, che ha saputo catturare l’anima dell’evento in un’immagine vibrante di energia e colori. Un’opera che diventa simbolo di un festival dove l’arte incontra il divertimento, la nostalgia si intreccia con l’innovazione, e ogni appassionato trova il proprio spazio. Per i collezionisti, sarà disponibile anche unalitografia autografata: un piccolo tesoro per chi ama conservare un frammento di magia.

Dentro i padiglioni dellaIEG Fiera di Vicenza, ogni area diventa un microcosmo tematico. Le corsie si trasformano in strade del multiverso: da un lato le bancarelle piene di fumetti rari, manga, graphic novel e tavole originali, dall’altro gli stand che offrono figure, gadget, action figure e carte collezionabili. Qui si celebra lanona artein tutte le sue forme, con incontri dedicati, firmacopie e sketch dal vivo che permettono ai fan di assistere al momento in cui il tratto diventa racconto.

Tra gli ospiti spiccano nomi amatissimi del panorama nerd e dello spettacolo italiano:Flavio Aquilone,Pietro Ubaldi,Stefano Bersola,Marcello Cesena,Giulia Ottonello,Yuriko Tigere tanti altri. Doppiatori, illustratori, content creator e performer che porteranno sul palco la loro voce, la loro arte e la loro energia, trasformando ogni incontro in un evento da ricordare.

E poi ci sono loro, icosplayer, protagonisti assoluti di ogni edizione.Vicenza Comics & Gamesè il loro regno: qui le corazze scintillano, le spade si intrecciano e le parrucche colorate diventano bandiere di libertà creativa. I contest e le sfilate saranno il momento più spettacolare, un concentrato di talento e passione che unisce generazioni e fandom. Accanto ai cosplay, spazio anche alla musica e alK-pop, aiboard gamese aigiochi di ruolo, alle mostre d’arte e ai raduni delle community che popolano le galassie del web.

L’Area Gamingsarà un vero paradiso per i videogiocatori. Postazioni free play, sfide competitive, esperienze in realtà virtuale e una sezione arcade dal fascino vintage attendono i visitatori più agguerriti. È un viaggio nella storia del videogioco, dalle sale anni ’80 alle console di nuova generazione, un terreno d’incontro tra chi è cresciuto con il joystick e chi esplora il metaverso in VR.

Ogni evento, ogni angolo, ogni sorriso restituisce il senso profondo di ciò che Vicenza Comics & Games rappresenta: la voglia di condividere. Perché dietro ogni costume, ogni tavola disegnata o ogni partita, c’è una comunità viva che si riconosce, si racconta e si emoziona insieme. È questo il segreto del successo degli eventi diFiere del Fumetto, un network di appuntamenti che da anni porta in giro per l’Italia la cultura pop come festa, come dialogo e come ponte tra immaginazione e realtà.

Il festival si terràsabato 15 e domenica 16 novembre 2025, dalle 10 alle 19. L’ingresso giornaliero è di 12 euro in prevendita (20 euro per il biglietto valido due giorni), con possibilità di acquisto anche in loco. La Fiera è facilmente raggiungibile: a 500 metri dal casello Vicenza Ovest sull’autostrada A4, a pochi minuti dalla stazione ferroviaria e servita da autobus di linea con fermata “Fiera”.

Vicenza Comics & Gamesnon è solo un evento, ma un luogo dell’anima. È un richiamo irresistibile per chi sa che dietro ogni balloon di un fumetto o dietro la maschera di un eroe c’è un frammento di verità, un modo per sentirsi parte di un mondo più grande. E allora, preparate i vostri costumi, lucidate i joypad, ricaricate la macchina fotografica e, soprattutto, portate con voi la curiosità.

Dal 15 al 16 novembre,Vicenza diventa capitale del mondo nerd. E voi? Siete pronti a varcare la soglia del Padiglione 7?

Icone. De profundis Animae. Storie e disegni apocrifi sui miti degli Anime degli anni ’70 e ’80

C’è un tempo che non accetta di essere dimenticato, un’epoca leggendaria in cui i pomeriggi dei futuriotakuitaliani avevano il sapore di merendine zuccherate e sigle giapponesi gridate a pieni polmoni. Era il frastuono metallico deirobot di Go Nagaiche si mescolava al dramma in costume diLady Oscar, un’alchimia pop che ha marchiato a fuoco l’immaginario collettivo. Non si tratta solo diricordi sbiaditi, ma di impronte luminose scolpite nell’anima di intere generazioni diappassionati di fumetti, animazione e cultura pop.

È da questa luce tremolante, ma incredibilmente viva, che emerge un’opera destinata a diventare un vero e proprio reliquiario per ilcollezionistapiù esigente e il nostalgico più devoto:Icone. De profundis Animae. Storie e disegni apocrifi sui miti degli Anime degli anni ’70 e ’80di Domenico “Handesigner” Alfieri.

L’Archeologia Emotiva del Fandom: Un “De Profundis” per Celebrare

Dimenticate il classico volume celebrativo. L’autore non propone una mera carrellata difan art, ma un viaggio catartico nelle profondità dell’anima nerde delfandomitaliano, un “de profundis” inteso non come lutto, ma comeimmersione spiritualee recupero. Quello che Handesigner ha compiuto è un autentico e meticoloso lavoro disalvataggio archeologico, che non riguarda solo ipersonaggi iconici, ma soprattutto lo stile, il sapore, quel tratto organico e viscerale che li ha resi immortali nell’animazione giapponeseclassica.

Siamo nell’era digitale, un tempo dominato dalla perfezione algoritmica, in cui lamano umanarischia di essere superflua, soppiantata dall’intelligenza artificiale generativae dalla pulizia asettica delvector. L’artista risponde a questa omologazione con un atto di fede nell’imperfezione: nella pennellata viva, nell’errore che si trasforma in pura, palpabile emozione. Il suo volume si erge così a manifesto estetico e, di fatto,politico, in strenua difesa delgesto manualecontro l’appiattimento deldisegno digitale. È una dichiarazione d’amore per iltratto old school.

Handesigner, Il Custode della Memoria Pop

Domenico Alfieri, attivo sulla scena dal 1998 epresenza fissanelle maggiorifiere del fumettoe dellacultura nerditaliana – daLucca ComicsaRomics–, non è soltanto un talentuoso illustratore. È una vera e propriamemoria viventee unarchivista del fandom.

Le sue frequentazioni venticinquennali negli spazi espositivi, dove il tavolo dell’artista si fa spesso confessionale per il fan, hanno prodotto un archivio di storie unico. Code, confidenze, aneddoti personali e storie di crescita si sono riversate su di lui, trasformando Handesigner nelcustode di una memoria corale. Le pagine diDe profundis Animaenon contengono, dunque, solosketch, matestimonianze vive. È un luogo in cui l’autore e il suo pubblico si fondono in un unico sguardo, quello di chi ha riconosciuto nell’animazione nipponicanon un semplice passatempo, ma una forma di crescita, diappartenenzae, soprattutto, diresistenza culturalecontro l’omologazione.

Il suo tratto,orgogliosamente “old school”, denso, vibrante e talvoltadeliberatamente sbavato, non è pura nostalgia sterile. È l’affermazione di un’esperienza artistica fisica, carnale, irripetibile. È il ricordo tangibile di quando una linea nasceva da un respiro e da un movimento della spalla, non da unprompt testualeper un’IA. Ogni tavola è una silenziosa, ma potente, battaglia contro lastandardizzazione visivadel terzo millennio.

Le Icone Apocrife: La Verità Emotiva Oltre la Filologia

GliAnni ’70 e ’80sono stati il veroBig Bangdellacultura nerd in Italia. Il nostro Paese, forse più di ogni altro in Europa, ha abbracciato glianimenon come una semplice importazione esotica, ma come uno specchio delle proprie rivoluzioni sociali e identitarie.Goldrake,MazingaeJeeg Robotincarnavano la solitudine e la potenza dell’eroe tecnologico.Lady Oscar, con la sua sfida audace ai ruoli di genere, precorreva il concetto difluidità identitariaben prima che diventasse di dominio pubblico, mentre l’eternaCandy Candyinsegnava laresilienzacome virtù fondamentale.

Handesigner non si limita alla mera copia. Le sue illustrazioni sono definiteapocrife– e qui sta la bellezza del volume – proprio perché non ricercano la fedeltà filologica maniacale alcharacter designoriginale, ma mirano a cogliere laverità emotivaprofonda che quei personaggi hanno rappresentato per noi. Reinventano, mescolando una reverenza quasi sacra a un’intimità da amico di vecchia data, e restituiscono questimiti del roboticoe deldramma in costumealla memoria comune con una delicatezza commovente.

Il volume, frutto diquattro anni di meticolosa ricercae di una vita intera didedizione nerd, raccoglie opere vecchie e nuove, rielaborate attraverso il filtro di decenni di evoluzione personale, senza mai smarrire il senso profondo delgesto manuale. Ogni tavola è un frammento di tempo cristallizzato, un’iconanel senso più sacro del termine: non un oggetto da osservare distrattamente, ma da venerare, custodire e tramandare. Sono veri e propriportali dimensionaliper l’otaku, capaci di abbattere il confine tra la realtà di chi guarda e l’immaginazione vivida di un’epoca irripetibile.

La Memoria Visiva: L’Ultima Forma di Resistenza Nerd

In un’epoca schiacciata dall’oblio istantaneo delfeedsocial e dalla fugacità delle tendenze,“Icone. De profundis Animae”si configura come un essenzialeatto di resistenza culturale. Handesigner sceglie lucidamente di non dimenticare, custodendo lamemoria visivadi un tempo in cui l’imperfezione era intrinsecamente legata alla vita e all’umanità.

L’opera è un richiamo esplicito a tutti noi: illustratori, collezionisti, nostalgici delfantasy e della fantascienzaanni ’70/’80 e semplici appassionati. Non permettere che quella luce, accesa sui teleschermi di trenta e quarant’anni fa, si spenga. Glianimenon sono mai stati solo disegni in movimento, ma una vera e proprialingua dell’anima, un codice per interpretare il mondo attraverso l’inchiostro e la fantasia.

Con questa sua “preghiera illustrata”, Handesigner non solo celebra un’epoca, ma ci ricorda con tono appassionato e curioso che quella lingua parla ancora. Basta solo avere il coraggio di sintonizzarsi e ascoltare il suono vibrante e imperfetto di una linea disegnataa mano.

Il volume è disponibile online e, naturalmente, nei principalieventi fieristici italianidedicati allacultura geek. Un vero e proprio pellegrinaggio che ogni appassionato divideogiochi, fumetti e animazionedovrebbe compiere. Dopotutto, anche lanostalgia, quando distillata con arte,passionee un tocco di sanafollia nerd, può assurgere alla dignità di opera d’arte.


E voi, cariCorriereNerders, quale dei robot o dei personaggi in costume degli Anni ’70 e ’80 ha lasciato l’impronta più profonda nella vostra anima? Avete già sfogliato “Icone. De profundis Animae”?

Diteci la vostra nei commenti qui sotto! E non dimenticate di condividere questo articolo sui vostri social network per far rivivere la fiamma della nostra passione collettiva!

Bedicomix 2025: Bedizzole apre le porte al suo primo festival di fumetti, cosplay e retrogaming

Ci sono eventi che nascono come semplici appuntamenti locali e finiscono per trasformarsi in veri e propri portali verso mondi immaginari. È questo lo spirito diBedicomix, il festival del fumetto, del cosplay e del retrogaming che il 4 ottobre 2025 accenderà il cuore di Bedizzole nella cornice dellaBiblioteca Comunale “Primo Levi”, ospitata nella suggestiva Villa Boschi. Non parliamo di un raduno qualunque: qui prende vita un progetto culturale che mescola la passione pop alla tradizione, unendo istituzioni, associazioni e creativi con l’obiettivo di regalare un’esperienza indimenticabile a tutta la comunità. L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione tra l’Amministrazione comunale, la Consulta Giovani, la Scuola Internazionale di Comics di Brescia e l’associazione culturaleFumetti Indelebili, già punto di riferimento per gli appassionati della zona. Non è un caso che la location prescelta sia proprio la Biblioteca “Primo Levi”: da tempo questo luogo, immerso nella storia ottocentesca della villa, ha aperto le porte al mondo nerd con corsi di fumetto, una sala interamente dedicata a manga e comics e attività che hanno saputo conquistare i ragazzi e le famiglie. Con Bedicomix, la biblioteca si trasforma per un giorno in un hub della fantasia, dove le colonne del passato incontrano la vibrante energia del presente geek.

Ma Bedicomix non nasce come fuoco di paglia. Gli organizzatori hanno un obiettivo chiaro: gettare le basi di una saga che torni ogni anno, arricchendosi di nuovi capitoli e nuovi protagonisti. L’edizione d’esordio proporrà una giornata intensa, dalle 10 del mattino fino alle 20, sempre a ingresso gratuito. In programma ci saranno workshop di scrittura creativa e illustrazione, aree retrogaming per rivivere i classici che hanno fatto la storia dei videogiochi, spazi riservati agli editori indipendenti e una mostra-mercato dove curiosare tra gadget, fumetti e oggettistica da collezione. Un piccolo paradiso per chi ama perdersi tra console vintage e volumi da scoprire.

Al centro della manifestazione pulsa però la dimensione partecipativa, quella che trasforma i visitatori in protagonisti. Il giardino della villa diventerà un set fotografico a cielo aperto grazie al raduno cosplay, che culminerà con un premio finale. Non mancherà la musica: sul palco saliranno iCartoonici, band specializzata nelle sigle dei cartoni animati che hanno fatto cantare intere generazioni. Per prendere parte all’evento è richiesta la prenotazione gratuita tramite il modulo[QUI], un dettaglio che sottolinea la volontà di Bedicomix di costruire un appuntamento fattoperla community econla community, abbattendo barriere e incentivando la partecipazione attiva.

Il Comune di Bedizzole e i partner culturali coinvolti vedono in questa prima edizione solo l’inizio di un percorso. La missione è semplice ma ambiziosa: offrire uno spazio in cui la creatività possa esplodere, dove i giovani trovino ispirazione e le famiglie vivano un’esperienza originale e inclusiva. È un invito a ritrovarsi, a riscoprire la magia di stare insieme attraverso linguaggi che uniscono e non dividono.

L’appuntamento è quindi fissato: sabato4 ottobre 2025, dalle 10:00 alle 20:00, ingresso gratuito. Che tu sia un lettore instancabile di manga, un nostalgico del retrogaming o un cosplayer pronto a indossare la tua armatura più spettacolare,Bedicomix ti aspetta per scrivere il primo capitolo di una nuova storia che promette di durare a lungo.


👉 Per informazioni:Tel. 030/675323biblioteca@comune.bedizzole.bs.it
📌 Social ufficiali: Facebook (Comune di Bedizzole,Biblioteca Bedizzole,Associazione Fumetti Indelebili), Instagram (@comune.bedizzole, @biblioteca_bedizzole, @fumettindelebilicom).

Lettera a me stesso adolescente: sì, un giorno sarai fiero di essere nerd

Caro me stesso adolescente,

so che sei nella tua cameretta, la porta chiusa come un confine tra te e il mondo. Lo so, perché io sono te, solo un po’ più avanti nel tempo. Hai lo zaino buttato in un angolo, la schiena curva sul quaderno pieno di disegni ispirati a Dragon Ball e Evangelion, e un senso di solitudine che ti stringe lo stomaco come una cintura troppo stretta. Ti senti fuori posto, vero? Ti senti diverso. Strano. Nerd, ti chiamano. Ma non con l’ammirazione con cui, un giorno, quella parola verrà pronunciata.

Ti capisco. Ti prendono in giro perché porti la maglietta di Spider-Man, perché passi i pomeriggi a leggere fumetti invece di giocare a calcio, perché ti perdi nei mondi immaginari dei tuoi videogiochi invece di uscire con gli altri. Quando parli di Star Wars ti guardano come se parlassi un’altra lingua. Quando cerchi di spiegare la bellezza strategica di un gioco da tavolo ti ridono in faccia. Quando disegni i tuoi personaggi manga, ti accusano di essere infantile. E ogni volta che arrossisci, ti chiudi ancora un po’ di più in quel guscio che ti costruisci attorno come un’armatura.

Ma ascolta me, che sono te con qualche anno in più. Un giorno quella passione che oggi nascondi sarà la tua forza più grande. Quello che oggi ti fa sentire emarginato, domani sarà ciò che ti renderà speciale. Non sto esagerando. È la verità. Il mondo cambierà, le cose evolveranno e improvvisamente ci sarà spazio per tutti i tuoi mondi. I supereroi non saranno più solo “roba da sfigati”, ma riempiranno i cinema. Le serie fantasy saranno tra le più amate, e i manga non saranno più considerati semplici cartoni animati giapponesi, ma opere d’arte globali. Le fiere del fumetto diventeranno eventi giganteschi dove incontrerai persone come te, con la tua stessa luce negli occhi.

So che ora non riesci a vederlo, ma sarai fiero di essere nerd. Fiero di aver amato con tutto te stesso quei mondi quando nessun altro lo faceva. Fiero di non aver rinunciato a ciò che ti faceva battere il cuore. Quella maglietta di Spider-Man? Continuerai a indossarla, ma con orgoglio. I tuoi disegni? Li pubblicherai, e qualcuno ti dirà che si è emozionato guardandoli. Quei giochi che ti fanno sentire vivo? Ne parlerai in pubblico, ne scriverai, li condividerai con altri che ti capiranno al volo.

E sai una cosa meravigliosa? Incontrerai persone straordinarie, che parleranno la tua stessa lingua nerd. Alcuni diventeranno amici per la vita, altri saranno complici in avventure incredibili. E un giorno guarderai indietro, ripensando a quel ragazzo solo nella sua cameretta, e gli dirai: grazie. Grazie per non aver mollato. Per aver creduto che quei mondi fantastici non fossero solo una fuga, ma un modo per immaginare un futuro migliore.

Perché è questo che fa di noi dei nerd: non smettiamo mai di sognare. Siamo quelli che vedono possibilità dove gli altri vedono limiti, che sanno che ogni eroe ha avuto un passato difficile prima di trovare la propria missione. E ora la tua missione è chiara: essere te stesso. Sempre. Con orgoglio. Con passione. Con tutta la bellezza di chi non ha mai smesso di credere.

E allora, piccolo nerd, tieni duro. Continua a leggere, disegnare, esplorare, immaginare. Il tuo tempo sta arrivando. E sarà epico.

Se anche tu hai vissuto momenti come questi, se ti sei mai sentito un outsider per la tua passione per il fantasy, i fumetti o i videogiochi, condividi questa lettera. Commenta, racconta la tua esperienza. Celebriamo insieme la nostra identità nerd, conquistata con coraggio e amore. Perché oggi, finalmente, essere nerd è un motivo di orgoglio.

IncanTales: la magia del cosplay italiano nell’arte di Jasmine Pera

Ho visto nascere il cosplay in Italia. L’ho visto crescere, tra timidi primi costumi cuciti in casa e i palchi delle prime fiere, dove l’emozione era più forte della tecnica. Ho visto generazioni di ragazzi e ragazze dare forma alla propria passione, costruendo non solo armature o abiti da sogno, ma anche una cultura, una comunità, un’identità. Ed è per questo che oggi, con orgoglio e commozione, vi parlo diIncanTalese della donna straordinaria che ne è l’anima,Jasmine Pera. Quella diIncanTalesnon è solo una storia. È un viaggio. È un’epopea moderna fatta di stoffe colorate, microfoni, sorrisi, sacrifici e magia. È la storia di come il cosplay sia diventato, in Italia, qualcosa di molto più di un semplice hobby: un linguaggio, una forma d’arte, una casa per chi si sente parte di un mondo più grande.

Jasmine Pera: l’arte di trasformare la passione in missione

Ci sono persone che fanno cosplay. E poi ci sono quelle che il cosplay lo vivono, lo respirano, lo creano ogni giorno come fosse linfa vitale. Jasmine Pera è una di queste. Ma ridurre tutto a una semplice frase non le rende giustizia. Jasmine è un’artista, una sognatrice, ma anche una manager, una comunicatrice, una leader. È una visionaria con i piedi ben piantati nella realtà.

Conosciuta nella community con il nome di@_p_e_r_a, Jasmine comincia la sua avventura nel 2007. Un’epoca in cui il cosplay era ancora una nicchia, lontana anni luce dalla visibilità di oggi. Ma lei aveva già capito tutto. Aveva compreso che quel mondo non era solo travestimento, ma un modo per raccontare se stessi, per creare legami, per emozionare e farsi emozionare.Dopo gli studi in arti visive e comunicazione, si lancia nel circuito delle fiere nerd collaborando con Luca Panzieri e con me. Insieme non si limitano a partecipare agli eventi: li reinventano. Prima con il laboratorio cosplay, poi con l’organizzazione dei contest, portando un’attenzione maniacale ai dettagli e un’energia contagiosa. Nel 2016 nasceEpicos, una delle realtà più solide e amate del panorama cosplay nazionale. Jasmine diventa così una figura di riferimento per la comunità italiana: coordina gli artisti, cura la comunicazione, segue i cosplayer nelle fiere e nei parchi divertimento. Ma soprattutto, continua a credere nei sogni di chi ha il coraggio di salire su un palco con il cuore in mano.

IncanTales: dove ogni storia trova casa

E come ogni narratore che si rispetti, Jasmine ha voluto cambiare pagina creando un luogo dove ogni racconto potesse prendere vita. Così nasceIncanTales, un’associazione culturale che è una vera e propria estensione del suo spirito: inclusiva, colorata, creativa, accogliente. IncanTales non è un semplice collettivo. È una fucina di idee, un laboratorio emotivo, un rifugio per chi sente che la cultura nerd è molto più di una passione. È una community che organizza eventi tematici, workshop, spettacoli, contest e contenuti digitali che raccontano le vite e le emozioni di chi ne fa parte. Ogni progetto è un tassello in più in un mosaico fatto di anime affini e storie incrociate. Il motto dell’associazione —“Every Tale, Everyone”— è la sua promessa: ogni persona, ogni storia, ogni voce ha il diritto di brillare. Ed è proprio questo che rendeIncanTalesdiversa da qualsiasi altra realtà. Qui, il cosplay non è una competizione, ma una narrazione collettiva. Non si vince per l’armatura più grande, ma per il cuore più sincero.

Palchi, canzoni e sogni condivisi

Il fermento creativo che anima è qualcosa di straordinario. Gli eventi in arrivo, comeJapan Daysa Roma oPGComixa Perugia, promettono esperienze immersive dove il confine tra realtà e fantasia si fa sempre più sottile. Non mancano neanche i progetti artistici, come la splendida canzone “Ti racconto di me”, prodotta da Daniek Tek, che diventa l’inno emotivo di ogni cosplayer che ha conosciuto la bellezza e la fragilità di un’esibizione vissuta col cuore in gola.

E se c’è una cosa che Jasmine e il suo team sanno fare bene, è costruire ponti. Tra generazioni, tra passioni, tra competenze diverse. Che tu sia un videomaker, un cantante, un ballerino, una sarta, un social media manager o semplicemente una persona con un sogno… è il posto dove quel sogno può trovare un palco.

Una storia che continua, scritta da tutti noi

Da “papà del cosplay” — come mi chiamano con affetto molti ragazzi e ragazze che ho visto crescere in questo mondo — vi dico che realtà come questa sono un dono raro. Non solo perché promuovono la cultura pop, ma perché lo fanno con etica, rispetto, dedizione e — lasciatemelo dire — una dose di coraggio che oggi è merce preziosa. Jasmine Pera non ha solo cucito costumi. Ha cucito legami. Ha costruito una famiglia che oggi si chiamaIncanTales, e che cresce ogni giorno, alimentata dai sogni di chi non ha mai smesso di credere nella bellezza del gioco, dell’arte e della condivisione.

Se vi riconoscete in tutto questo, se avete voglia di far parte di un racconto collettivo che parla di nerd, di emozioni, di storie e di magia… allora unitevi. Partecipate, commentate, condividete. Perché questa favola non è finita. Anzi, è appena iniziata. E potrebbe essere proprio la vostra la prossima storia da raccontare. 🧡 Condividete questo articolo, raccontateci il vostro primo cosplay o il vostro evento nerd indimenticabile nei commenti, e unitevi alla grande famiglia diIncanTales. Perché ogni storia conta. E oggi, più che mai, è tempo di scriverne una insieme.

Perché fare cosplay? Un viaggio tra passione, creatività e comunità

Il cosplay è molto più di un semplice hobby: è una forma d’arte, un’espressione creativa e, per molti, un vero e proprio stile di vita. Chiunque si avvicini a questo mondo scopre un universo fatto di costumi spettacolari, interpretazioni appassionate e un senso di appartenenza a una comunità accogliente e solidale. Ma quali sono le ragioni che spingono una persona a indossare i panni di un personaggio immaginario? Perché dedicare ore, giorni o persino mesi alla creazione di un costume? Per capirlo, occorre esplorare le diverse motivazioni che rendono il cosplay un’attività così affascinante e coinvolgente.

L’amore per i personaggi e le storie

Uno dei principali motivi che porta una persona a fare cosplay è l’amore incondizionato per i personaggi e le storie che li accompagnano. I cosplayer trovano ispirazione negli eroi degli anime, nei protagonisti dei videogiochi, nei guerrieri dei fumetti o persino nei personaggi dei film e delle serie TV. Indossare il costume di un personaggio significa rendergli omaggio, dargli vita in un contesto reale e, in un certo senso, fonderne l’identità con la propria.

Interpretare un personaggio non è solo una questione estetica: molti cosplayer studiano a fondo le movenze, le espressioni e i tratti caratteristici di chi stanno impersonando. Alcuni si esercitano davanti allo specchio, altri si ispirano ai doppiaggi originali o alle pose iconiche. Questo processo di immedesimazione consente di entrare più a fondo nel mondo dell’opera originale e di sentirsi, anche solo per un giorno, parte di essa.

La creatività senza confini

Il cosplay è una vera e propria sfida artistica. Creare un costume richiede una combinazione di abilità che spaziano dalla sartoria alla scultura, dalla pittura alla lavorazione di materiali come la schiuma EVA, il worbla o il 3D printing. Ogni progetto rappresenta un’opportunità per apprendere nuove tecniche e migliorare le proprie capacità.

Anche chi non realizza i propri costumi da zero può esprimere la propria creatività attraverso il make-up, le acconciature, gli accessori e la personalizzazione dei dettagli. Il cosplay offre una libertà incredibile, permettendo ai partecipanti di reinterpretare i personaggi in chiave personale, come nel caso deigenderbend(variazioni di genere) o delle versioni originali (original design).

L’adrenalina degli eventi e delle competizioni

Partecipare a una fiera del fumetto o a una competizione cosplay è un’esperienza unica. Il momento in cui si entra in un evento vestiti da un personaggio amato e si viene riconosciuti dagli altri fan è indescrivibile. Le fiere offrono l’opportunità di socializzare con persone che condividono la stessa passione, scattare foto, partecipare a parate e performance.

Le gare cosplay, in particolare, aggiungono un livello ulteriore di coinvolgimento. Salire su un palco e interpretare una scena iconica o un’azione epica davanti a una giuria e a un pubblico rappresenta una sfida emozionante. Alcuni cosplayer realizzano veri e propri spettacoli, combinando recitazione, combattimenti coreografati e effetti scenici sorprendenti.

La comunità: un ambiente inclusivo e solidale

Uno degli aspetti più belli del cosplay è la comunità che lo circonda. Il mondo cosplay è noto per la sua accoglienza e inclusività: non esistono barriere legate all’età, al genere, al corpo o al livello di esperienza. Chiunque può partecipare, indipendentemente dalle proprie capacità artistiche o dalla qualità del proprio costume.

La condivisione di consigli e tecniche è una prassi comune tra i cosplayer. Nei gruppi social e nei forum dedicati, è facile trovare aiuto su come cucire un abito, costruire un’armatura o applicare un make-up specifico. L’atmosfera collaborativa e l’entusiasmo collettivo rendono il cosplay una passione che va oltre il semplice travestimento: diventa un legame tra persone che condividono la stessa passione per l’immaginazione e la creatività.

Il cosplay come crescita personale

Oltre all’aspetto artistico e sociale, il cosplay può essere anche un potente strumento di crescita personale. Molti cosplayer raccontano di aver migliorato la propria autostima grazie a questa passione. Indossare un costume può aiutare a superare la timidezza, sviluppare fiducia in sé stessi e acquisire sicurezza nel rapportarsi con gli altri.

Per alcuni, il cosplay è una forma di espressione che permette di esplorare nuove identità o di abbattere insicurezze personali. La soddisfazione di completare un costume e vedere il proprio impegno riconosciuto dagli altri può essere estremamente gratificante, dando la spinta per affrontare nuove sfide anche al di fuori del mondo nerd.

Conclusione: perché iniziare a fare cosplay?

Il cosplay non è solo un gioco o un passatempo: è un’arte, una sfida e una comunità che accoglie con entusiasmo chiunque voglia partecipare. Che si tratti di un semplice costume comprato online o di una creazione artigianale realizzata con mesi di lavoro, ogni cosplay è una celebrazione della passione e della dedizione.

Chiunque può fare cosplay, senza limiti o restrizioni. Basta la voglia di mettersi in gioco, di sperimentare e, soprattutto, di divertirsi. Perché alla fine, l’essenza del cosplay è proprio questa: vivere, anche solo per un momento, la magia di essere qualcun altro, in un mondo dove tutto è possibile.

Cosplay is not consent: Sensibilizzazione Contro le Molestie e la Sessualizzazione

Il cosplay, acronimo di “costume play”, è molto più di una semplice forma di intrattenimento; è un’espressione artistica che fonde passione, creatività e performance, coinvolgendo milioni di appassionati in tutto il mondo. Questa pratica, che vede i partecipanti indossare costumi ispirati a personaggi tratti da anime, manga, fumetti, videogiochi e film, è diventata un fenomeno globale ampiamente riconosciuto. Tuttavia, dietro l’apparente bellezza dei costumi e delle interpretazioni si celano problematiche sociali e culturali che meritano un’attenta riflessione, in particolare riguardo alle dinamiche di parità di genere e al rispetto per l’individuo.

Il Cosplay come Espressione Artistica

Il cosplay non è semplicemente un atto di travestirsi, ma una forma di espressione che consente a chi lo pratica di immergersi in mondi immaginari, dando vita a storie di avventure, speranze e lotte. Quando una persona sceglie di incarnare un personaggio amato, lo fa per esprimere una parte di sé, per celebrare la propria passione e per condividere un pezzo della propria identità. Non si tratta di un gesto volto alla ricerca di attenzioni o di giudizi superficiali, ma di una creazione che si fonda sull’autoconsapevolezza. Tuttavia, questa libertà creativa è spesso ostacolata da pregiudizi sessisti che riducono il cosplay a una mera vetrina estetica, snaturando il suo vero significato culturale.

Le Donne nel Cosplay: Vittime di Molestie e Discriminazione

Le donne nel mondo del cosplay sono frequentemente oggetto di molestie e discriminazioni. Un fenomeno preoccupante come il “slut shaming” emerge soprattutto quando una cosplayer sceglie di interpretare un personaggio con un costume che può essere percepito come provocante. In questi casi, scatta un meccanismo di colpevolizzazione che trasforma la cosplayer in un oggetto di giudizi negativi, accusandola di svilire l’autenticità del cosplay con una presunta sessualizzazione.

Questa visione riduttiva non giustifica in alcun modo un trattamento invadente. Purtroppo, il focus viene spesso posto sulla superficialità del costume, ignorando che ogni dettaglio è frutto di un atto creativo e personale. Le critiche si concentrano sull’aspetto estetico piuttosto che riconoscere il valore culturale e emotivo di ogni scelta. Questo non solo minaccia la libertà di espressione, ma perpetua dinamiche discriminatorie basate su stereotipi sessisti.

Sessualizzazione e Oggettificazione: Una Questione Sociale

La sessualizzazione nel cosplay non è un fenomeno isolato, ma un riflesso di dinamiche culturali più ampie. I personaggi, soprattutto quelli femminili, sono spesso costruiti con un’estetica ipersessualizzata: abiti succinti e pose provocatorie. Sebbene questa estetica faccia parte di molte opere originali, essa porta a una distorsione della percezione del cosplayer, che viene visto come una proiezione del personaggio piuttosto che come un individuo.

La cultura della sessualizzazione ha come effetto diretto l’oggettificazione del cosplayer, riducendolo a un mero oggetto di desiderio, privandolo della sua individualità. Questo fenomeno contribuisce a una comprensione errata del cosplay, non solo come arte, ma come opportunità per giudicare, sessualizzare o aggredire chi lo pratica. Ciò accade tanto nelle fiere fisiche quanto nelle interazioni online, dove il confine tra espressione artistica e violazione del consenso è sempre più labile.

Episodi di Molestie: Un Problema Persistente

Sfortunatamente, le fiere di cosplay non sono immuni da episodi di molestie. Commenti offensivi, fotografie non richieste, palpeggiamenti indesiderati e altre forme di violenza sono pratiche che si verificano con frequenza, danneggiando l’immagine del cosplay e creando un ambiente ostile per molti partecipanti. Eventi come Lucca Comics & Games e Comicon di Napoli hanno fatto emergere questi problemi con episodi che hanno sollevato interrogativi cruciali sul rispetto delle cosplayer.

L’evento Lucca Comics & Games, uno dei festival più importanti d’Italia, ha messo in luce quanto possa essere grave la situazione, quando un uomo, qualche edizione fa, travestito da confezione di croccantini per cani, ha lanciato biscotti alle donne in costume, accusandole di indossare abiti troppo succinti. Questo gesto ha sollevato numerosi interrogativi sul rispetto che viene riservato alle cosplayer e ha dimostrato quanto sia urgente una riflessione culturale sul comportamento verso le donne all’interno di questi eventi.

Un altro caso che ha suscitato indignazione è quello di Maria Muollo, meglio conosciuta come Faenel, che nel 2024 ha denunciato di essere stata ripresa di nascosto da un uomo durante il Comicon di Napoli. Non solo è stata filmata senza il suo consenso, ma l’uomo ha mostrato un atteggiamento minaccioso quando la cosplayer ha chiesto la rimozione del video. Questo episodio ha messo in evidenza le problematiche di sicurezza durante le fiere, un tema che richiede una discussione urgente. L’organizzazione del Comicon ha prontamente avviato un’indagine interna per accertare i fatti e prendere provvedimenti. Questo è solo uno degli innumerevoli esempi che evidenziano la necessità di garantire eventi sicuri e rispettosi per tutti i partecipanti.

La sicurezza, purtroppo, continua a essere una questione irrisolta in molti eventi cosplay. Durante il festival Cartoon Club di Rimini 2024, un altro episodio di molestie ha coinvolto una cosplayer, palpeggiata da un uomo mentre si trovava vicino a uno stand. Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine, l’uomo è stato identificato e rilasciato, mentre la vittima non ha ancora formalizzato la denuncia. Questo caso conferma che le fiere, purtroppo, non sono esenti da episodi di violenza e molestie, ribadendo l’importanza di rafforzare le misure di sicurezza per proteggere i partecipanti durante eventi affollati.

Oggi, il cosplay non si limita più ai contesti fisici, ma si estende anche al mondo digitale, attraverso piattaforme come Patreon e OnlyFans. Queste realtà permettono ai cosplayer di monetizzare il proprio lavoro e di creare contenuti anche sensuali, ma la sensualizzazione dei costumi è spesso criticata da una parte della comunità, che la considera un elemento che svilisce l’essenza del cosplay. È fondamentale ricordare che ogni cosplayer ha il diritto di scegliere come esprimersi, e nessun tipo di abbigliamento dovrebbe essere correlato al rischio di molestie o aggressioni. Le aggressioni, infatti, avvengono a prescindere da quanto una persona possa essere vestita.

Recentemente, purtroppo, diverse testimonianze hanno denunciato episodi di abusi fisici e psicologici all’interno della community cosplay italiana. Alcune ragazze, tra cui Alessia Boccola, Arianna Gaspardo (@reddieblack), Martina Bubi (@bubi.cosplay), Poison Demi ed Elisa Merchiori (@elisamerch), hanno condiviso pubblicamente le loro esperienze, rivelando comportamenti inaccettabili attribuiti a tre individui noti nella comunità. Le loro dichiarazioni, disponibili sui social nei loro rispettivi profili, hanno acceso i riflettori su una realtà preoccupante, alla quale si sono aggiunte ulteriori voci di chi ha vissuto situazioni simili o ne è stato testimone. È emerso inoltre che alcuni episodi erano già noti, ma il silenzio ha spesso prevalso. Questa vicenda sottolinea la necessità di denunciare, sostenere le vittime e promuovere una maggiore consapevolezza. Durante eventi e fiere, è fondamentale segnalare eventuali episodi di molestia alla sicurezza, agli organizzatori o, se necessario, alle forze dell’ordine. La community cosplay deve rimanere uno spazio sicuro e inclusivo, basato sul rispetto e sul supporto reciproco.

Cosplay Is not consent

Per contrastare questo fenomeno e sensibilizzare il pubblico sul tema del consenso e del rispetto, è nato il movimento “Cosplay is not consent”, ovvero “Cosplay non significa consenso”. Si tratta di una campagna di informazione e prevenzione che si propone di diffondere il messaggio che il fatto di indossare un costume non implica l’accettazione di qualsiasi tipo di contatto o interazione da parte degli altri, e che i cosplayer hanno il diritto di decidere chi, come e quando può avvicinarsi a loro, parlare con loro o fotografarli.

Il movimento “Cosplay is not consent” è emerso intorno al 2012, grazie alla testimonianza e alla mobilitazione di molti cosplayer che hanno denunciato le molestie subite nelle varie convention in cui hanno partecipato. Attraverso i social network, i blog e i siti web dedicati al cosplay, hanno condiviso le loro esperienze, le loro emozioni e le loro richieste di cambiamento, creando una rete di solidarietà e di supporto tra di loro. Inoltre, hanno realizzato dei cartelli, dei volantini e dei badge con lo slogan “Cosplay is not consent”, che hanno esposto e distribuito nelle manifestazioni, per rendere visibile il problema e coinvolgere anche gli altri partecipanti.

Il movimento ha avuto un impatto positivo sulla cultura e sull’organizzazione delle convention, che hanno iniziato a prestare maggiore attenzione alla sicurezza e al benessere dei cosplayer. Alcune manifestazioni, come il New York Comic Con, hanno adottato una politica di tolleranza zero verso le molestie, e hanno esposto dei cartelli con il messaggio “Cosplay is not consent” all’ingresso e nei vari punti del centro espositivo¹. Altre, come il RuPaul’s DragCon, hanno esteso il concetto anche al drag, con il motto “Drag is not consent”. Inoltre, sono stati creati dei gruppi e delle associazioni, come il Cosplayer Survivor Support Network, che offrono risorse e assistenza ai cosplayer che hanno subito abusi, e che valutano le procedure di sicurezza delle varie convention, per informare i fan su come le molestie vengono gestite.

Il movimento “Cosplay is not consent” ha contribuito a creare una maggiore consapevolezza e una maggiore responsabilità tra i partecipanti alle manifestazioni nerd, ma non ha ancora eliminato completamente il problema delle molestie ai cosplayer. Molti di loro, infatti, continuano a subire episodi di violenza e di umiliazione, e a dover adottare delle strategie di auto-difesa, come evitare di indossare costumi troppo rivelatori, andare sempre in gruppo o portare con sé degli spray al peperoncino³. Per questo, è necessario che il movimento continui a crescere e a diffondersi, coinvolgendo non solo i cosplayer, ma anche gli organizzatori, i media, le istituzioni e la società civile, per garantire il rispetto e la dignità di chi pratica il cosplay, e di chiunque esprima la propria identità e la propria creatività in modo libero e autentico.

Analisi e Cultura del Rispetto

Il cosplay rappresenta una forma di espressione artistica che ha la capacità di abbattere le barriere culturali, unendo persone di diverse origini, storie e passioni attraverso l’amore condiviso per i personaggi e gli universi immaginari. Sebbene il fenomeno del cosplay sia cresciuto notevolmente negli ultimi decenni, diventando una pratica riconosciuta e celebrata a livello globale, sono ancora presenti problematiche significative che ne minano il pieno sviluppo come forma inclusiva e rispettosa. Tra queste problematiche, le molestie nei confronti dei cosplayer   continuano a essere un fenomeno preoccupante, sia durante eventi dal vivo che sulle piattaforme digitali. Da una prospettiva sociologica, le molestie nel cosplay possono essere analizzate alla luce delle dinamiche di potere e controllo sociale. Il corpo del cosplayer diventa, così, un territorio conteso, dove la libertà di espressione individuale si scontra con le aspettative sociali e i pregiudizi. La percezione errata che un costume rivelatore sia un invito a interazioni non richieste riflette una cultura ancora radicata in dinamiche di dominio e oggettificazione. Questo fenomeno non riguarda solo la sfera privata del cosplayer, ma contribuisce a plasmare la percezione sociale di questa arte, riducendo l’interpretazione di un personaggio a un’azione che può essere vista come un’opportunità per giudicare, sessualizzare o aggredire.

La risposta della comunità cosplay a tali problematiche si è tradotta in numerose iniziative. Le campagne di sensibilizzazione come “Cosplay is Not Consent” (“Il cosplay non è consenso”) sono state fondamentali nel sensibilizzare il pubblico e promuovere un rispetto reciproco. Parallelamente, alcune fiere e piattaforme online hanno rafforzato le loro politiche interne, adottando regolamenti chiari contro le molestie e creando spazi di supporto per le vittime di abusi. Questi sforzi, sebbene importanti, non sono sufficienti da soli a risolvere la questione, e richiedono un continuo impegno per garantire che ogni individuo possa vivere il cosplay in modo sicuro e rispettoso.

Per affrontare efficacemente il problema della sessualizzazione e delle molestie nel cosplay, è necessario adottare un approccio multidisciplinare che coinvolga diverse aree di intervento. In primo luogo, è essenziale promuovere una cultura del rispetto attraverso campagne educative mirate e workshop durante le convention. Inoltre, le fiere e gli eventi dovrebbero dotarsi di codici di condotta più rigorosi, con sanzioni chiare per chi non rispetta le regole, creando anche punti di supporto immediato per le vittime di molestie. Le piattaforme digitali, dal canto loro, devono rafforzare gli strumenti di moderazione per prevenire abusi online, implementando funzioni di segnalazione e rimozione di contenuti inappropriati. Infine, è fondamentale offrire supporto psicologico alle vittime di molestie, creando spazi sicuri dove queste possano ricevere assistenza e sostegno emotivo.

Il cosplay, infatti, è molto più di una semplice esibizione estetica: è una forma di espressione personale e creativa che merita di essere rispettata nella sua integrità. Le esperienze negative legate alla sessualizzazione e alle molestie non devono offuscare il valore profondo di questa arte, ma piuttosto fungere da stimolo per una maggiore consapevolezza sociale e culturale. Solo attraverso il rispetto reciproco, la comprensione e il sostegno collettivo il cosplay potrà continuare a crescere come una vera e propria forma d’arte, in grado di celebrare la diversità, la passione e la creatività di ogni individuo.

Un’analisi psicologica e sociologica della sessualizzazione nel cosplay evidenzia come le rappresentazioni mediatiche di alcuni personaggi, soprattutto quelli femminili, contribuiscano a rinforzare la percezione errata che i cosplayer che li impersonano siano oggetti di desiderio, piuttosto che artisti che esprimono affetto o ammirazione per il personaggio stesso. L’influenza dell’industria dell’intrattenimento e dei media alimenta stereotipi che si riflettono anche nel cosplay, dove le donne, in particolare, sono spesso costrette a confrontarsi con una percezione esterna che enfatizza la sensualità piuttosto che il talento interpretativo. Le molestie sono, dunque, il risultato di una cultura che non riesce a superare le sue radici patriarcali e che continua a oggettivizzare il corpo femminile, riducendo la libertà di espressione delle donne.

Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale un impegno costante. Campagne educative, normative più severe, moderazione online e supporto psicologico sono misure indispensabili per tutelare i cosplayer e garantire che fiere e piattaforme digitali diventino spazi sicuri, in cui ogni partecipante possa esprimere liberamente la propria passione senza temere molestie o aggressioni. Solo attraverso una maggiore sensibilizzazione e un impegno collettivo, il cosplay potrà tornare ad essere quello che dovrebbe essere: un rifugio creativo, un luogo dove ogni individuo può essere libero di esprimersi senza paura di essere giudicato, molestato o sessualizzato.

Cosplay e Identità di genere: creazione di nuovi mondi e autoespressione culturale

Il cosplay, fenomeno che nasce negli anni ’80 in Giappone, è passato da una pratica esclusiva legata agli anime e manga giapponesi a una vera e propria forma d’arte globale. Oggi, il cosplay abbraccia una vasta gamma di universi narrativi, che spaziano dai film hollywoodiani ai videogiochi, e si è evoluto ben oltre la mera espressione ludica. Oltre alla dimensione creativa e di svago, il cosplay offre uno spazio unico per esplorare e ridefinire l’identità di genere. Esaminando questa pratica attraverso le lenti della psicologia, dell’antropologia e della sociologia, si può osservare come il cosplay diventi uno strumento potente per sperimentare ruoli di genere alternativi, sfidare le norme sociali e immaginare nuove possibilità per l’individuo.

Un Rifugio per l’Identità di Genere

Dal punto di vista psicologico, il cosplay rappresenta una piattaforma sicura dove chi partecipa può esplorare e manifestare identità di genere alternative, senza la pressione dei giudizi esterni. Questo aspetto è particolarmente significativo per le persone che si trovano in un processo di scoperta del proprio genere, come gli individui transgender o non binari. Il cosplay consente loro di sperimentare con il proprio corpo e ruolo di genere, adottando personaggi di un genere diverso dal proprio. In questo ambiente di accettazione, il cosplay si configura come una forma di esplorazione che offre benessere psicologico e permette una profonda introspezione.

Le teorie psicologiche, come quelle di Erik Erikson, che esplorano l’identità, suggeriscono che gli individui attraversano fasi di sperimentazione prima di raggiungere una definizione stabile del sé. Il cosplay, in questo contesto, funge da esperienza attiva di esplorazione, un terreno fertile che favorisce la crescita psicologica e aiuta gli individui a definire chi sono al di fuori delle pressioni sociali.

Fluidità e Ruoli di Genere

Dal punto di vista antropologico, il cosplay sfida le strutture tradizionali di genere. In molte culture occidentali, i ruoli di genere sono stati storicamente rigidamente imposti, ma le sottoculture nerd e otaku hanno aperto la strada a un approccio più fluido e dinamico. In particolare, la pratica del “crossplay”, che consiste nel travestirsi da personaggi di un genere opposto, è ormai ampiamente diffusa e rappresenta un modo per esplorare la fluidità di genere.

In Giappone, inoltre, la separazione tra i generi è ancor più sfumata. Il fenomeno delbishōnen, che si riferisce a personaggi maschili dai tratti androgini, così come la presenza di idol che interpretano ruoli maschili, testimoniano una maggiore accettazione della fluidità di genere in certi ambienti giovanili e artistici. Questo approccio alla fluidità di genere si riflette nel cosplay, che diventa un terreno fertile per sfidare le convenzioni tradizionali e sperimentare identità non necessariamente legate al sesso biologico.

La teoria della performatività di Judith Butler, che concepisce il genere come una serie di atti performativi piuttosto che come un’entità fissa, trova una concreta applicazione nel cosplay. Quando un cosplayer interpreta un personaggio del sesso opposto, non sta semplicemente imitandolo, ma sta partecipando attivamente alla costruzione e reinvenzione del genere stesso, esplorando il concetto di genere come fluido e in continua evoluzione.

Comunità e Inclusività

Il cosplay non è solo un fenomeno individuale, ma è fortemente radicato in una dimensione comunitaria. Le fiere, le convention e le piattaforme online come Instagram, Reddit e Discord offrono spazi dove l’espressione di genere attraverso il cosplay non solo è accettata, ma celebrata. All’interno di queste comunità, la diversità delle identità di genere viene riconosciuta e supportata, creando un ambiente di accoglienza dove ognuno può sentirsi libero di esprimersi senza timore di discriminazioni.

Tuttavia, al di fuori di questi spazi, alcuni cosplayer che sfidano le tradizionali aspettative di genere possono affrontare reazioni negative. Ad esempio, mentre le donne che si travestono da personaggi maschili tendono ad essere più facilmente accettate, gli uomini che si travestono da personaggi femminili possono essere oggetto di stereotipi e pregiudizi. Questo squilibrio evidenzia le persistenti disuguaglianze di genere nella società.

Nonostante queste difficoltà, le comunità di cosplay si stanno evolvendo, abbracciando sempre di più il concetto di autodeterminazione di genere. Movimenti come “Cosplay is for everyone” contribuiscono a creare spazi più inclusivi, dove ogni identità di genere è celebrata e accolta. Questi ambienti sono diventati luoghi di empowerment, dove le persone possono esplorare liberamente il proprio genere, senza limitazioni, e sfidare le convenzioni senza compromessi.

Il Cosplay come Arte e Strumento di Trasformazione Sociale

Il cosplay, oltre a essere un fenomeno culturale e creativo, è un atto artistico che richiede competenze tecniche avanzate. Dalla progettazione dei costumi all’uso di materiali complessi come resine e schiume, la creazione di un costume richiede grande dedizione. Questo processo creativo non è solo un’espressione di abilità manuale, ma anche una forma di narrazione e di immersione profonda nel personaggio. I cosplayer, infatti, non si limitano a vestirsi, ma interpretano il personaggio, adottandone comportamenti, atteggiamenti e movimenti, rendendo il cosplay una performance vivente.

In eventi come le convention, la performance diventa un momento di interazione con il pubblico, trasformando l’esperienza del cosplay in un’arte condivisa. Questi eventi sono l’occasione per le persone di trascendere la realtà e vivere esperienze uniche, sfidando le convenzioni quotidiane attraverso la magia della trasformazione.

Dal punto di vista sociologico, il cosplay ha creato una comunità globale che celebra la diversità e la creatività, purtroppo non priva di difficoltà. Ad esempio, le molestie durante gli eventi e la percezione del cosplay come un passatempo infantile sono problematiche che alcune persone affrontano. Movimenti come “Cosplay is not consent” lavorano per sensibilizzare e creare ambienti di rispetto, dove tutti possano sentirsi sicuri di esprimere se stessi.

Il cosplay è un fenomeno in continua evoluzione, che ha attraversato diversi ambiti della cultura popolare e si è radicato in una varietà di contesti culturali e sociali. Non è solo una forma di intrattenimento, ma un potente strumento di autoespressione che consente alle persone di esplorare, contestare e ridefinire l’identità di genere. In un mondo dove le norme di genere sono spesso rigide, il cosplay offre un’opportunità unica di sperimentare nuove versioni di sé, senza limiti né confini. Come fenomeno culturale e sociale, il cosplay celebra la diversità, promuove l’inclusività e crea spazi di rispetto reciproco, contribuendo a una maggiore consapevolezza dell’importanza dell’autodeterminazione di genere. Con la sua capacità di sfidare le convenzioni e abbracciare la trasformazione, il cosplay continua a unire le persone, celebrando la magia del cambiamento e dell’auto-esplorazione.

Astrasthetic: la nuova stella del cosplay tra passione, creatività e community

Nel panorama sempre più variegato del cosplay, una nuova voce si è fatta strada per affermarsi con determinazione e talento: Astrasthetic, conosciuta semplicemente come Astra. Questa giovane cosplayer italo-polacca è emersa sui social all’inizio del 2024, ma la sua passione per il cosplay affonda le radici nel 2020, un anno che ha segnato per lei l’inizio di un percorso di scoperta e crescita artistica. Il viaggio di Astra nel mondo del cosplay inizia con un’esperienza che molti appassionati conoscono bene: la prima fiera. Nel 2020, entrando per la prima volta in quel magico universo fatto di costumi, colori e persone accomunate dalla stessa passione, Astra ha capito di aver trovato un luogo a cui appartenere. La pandemia, però, ha interrotto bruscamente gli eventi dal vivo, spingendola a trasformare il suo entusiasmo in azione: la creazione del suo primo costume. La scelta non poteva che cadere su Misa Amane, la protagonista dark e magnetica diDeath Note, il suo anime preferito. Quel progetto, nato quasi per caso, è diventato il simbolo della sua intraprendenza, ponendo le basi per il futuro di Astrasthetic nel mondo del cosplay.

Il 2022 segna una svolta: Astra partecipa per la prima volta a una fiera in cosplay, riscuotendo un successo immediato. Complimenti, foto e il calore della community le hanno fatto capire che il cosplay non sarebbe rimasto solo un passatempo, ma una parte fondamentale della sua vita. Nel 2024, la decisione di aprire il suo account Instagram,@astrasthetic, rappresenta un nuovo capitolo. Il nome scelto è ricco di significati: “Astra” è un omaggio al mangaAstra: Lost in Space, una delle sue opere preferite, mentre “aesthetic” riflette il suo desiderio di rendere il profilo un luogo dedicato alla bellezza e all’arte del cosplay.

Personaggi che parlano di lei: dal manga ai videogiochi

Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Astra è la cura con cui sceglie i personaggi da interpretare. Ogni cosplay è una finestra su ciò che lei stessa è, rispecchiando la sua personalità e il suo stile. Tra i suoi lavori più iconici spiccano Marin diMy Dress-Up Darling, Emma diThe Promised Neverlande Toga diMy Hero Academia. Ma è Pardofelis, dal videogiocoHonkai Impact 3rd, il personaggio che più di tutti incarna la sua passione. Questo cosplay è diventato un vero e proprio simbolo del suo account, grazie anche a set fotografici straordinari come quello realizzato con @billy_cash allo Space Dreamers.

La forza della community e l’importanza dell’ispirazione

Nel mondo del cosplay, Astra non è sola. La sua ispirazione principale è MochiChuu, una cosplayer di fama per la cura nei dettagli dei suoi set fotografici, ma Astra trova motivazione anche nella rete di amici e collaboratori che ha costruito nel tempo. Fotografi come @nick._.pics e @aikophotozz sono stati fondamentali non solo per i suoi progetti, ma anche per farla sentire parte di una community inclusiva e accogliente.

Uno degli elementi distintivi di Astra è la sua capacità di dare vita a cosplay autentici e originali senza ricorrere a budget esorbitanti. Molti dei suoi costumi sonocloset cosplayo acquistati di seconda mano, mentre accessori e dettagli vengono realizzati a mano, spesso con l’aiuto del padre, un esperto modellista. Carta, legno e persino uncinetto diventano strumenti per creare, dimostrando che la vera arte sta nella creatività e nell’impegno, non nella spesa.

Il cosplay come passione e sfida

Come ogni cosplayer, Astra ha affrontato anche momenti difficili. Racconta di quanto possa essere complicato scattare set in esterni, dove l’arte del cosplay è talvolta fraintesa o giudicata. Nonostante queste esperienze, Astra resta fedele alla sua visione: il cosplay è una forma d’espressione, un modo per divertirsi e celebrare le proprie passioni.

Un messaggio per il futuro: il cosplay è per tutti

Guardando al futuro, Astra spera di poter continuare a crescere e a esplorare questo mondo per molti anni. Il suo messaggio a chi si avvicina al cosplay è chiaro: “Non importa quanto spendi o quanto il tuo costume sia fedele all’originale. Il cosplay è creatività, passione e, soprattutto, divertimento. Siate voi stessi!”

Seguire il profiloInstagramdi Astrasthetic significa entrare in un universo fatto di dedizione, talento e voglia di condividere. Il viaggio di Astra è una celebrazione del cosplay come arte capace di unire, ispirare e creare bellezza.