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Assassin’s Creed: tutto sulla serie Netflix che farà rivivere il Credo degli Assassini

Arrivano notizie che fanno l’effetto di una lama celata che scatta all’improvviso: un lampo, un sorriso incredulo, quella sensazione precisa che il fandom stava aspettando senza dirlo ad alta voce. L’adattamento seriale di Assassin’s Creed per Netflix non solo procede spedito, ma inizia a rivelare una forma riconoscibile, un’identità che promette di essere più ambiziosa, stratificata e adulta di quanto molti osassero sperare.

Il primo tassello è stato il casting di Toby Wallace, volto magnetico capace di incarnare inquietudine e vulnerabilità con la stessa naturalezza. Una scelta che non suona come semplice operazione di mercato, ma come dichiarazione d’intenti. Wallace appartiene a quella generazione di interpreti che sanno muoversi tra crepe interiori e silenzi carichi di significato, qualità perfette per un universo narrativo fondato su memoria genetica, colpa ereditata, identità frammentate e destini che si rincorrono nel tempo. Il personaggio resta avvolto nel mistero, e questo silenzio alimenta già teorie, discussioni e notti insonni tra forum e chat: Assassino, Templare, figura liminale sospesa tra due ideologie? Ogni ipotesi è lecita, ed è proprio questo il bello.

A rafforzare l’idea che non si tratti di una semplice trasposizione arriva la conferma di un nome che pesa come un sigillo di qualità: Johan Renck alla regia. Chi ha ancora negli occhi la potenza disturbante di Chernobyl sa cosa significa affidare una storia a uno sguardo capace di trasformare la tensione morale in immagine, il silenzio in racconto, l’orrore in riflessione. Renck porta con sé un’esperienza maturata tra serie iconiche e mondi narrativi complessi, una sensibilità ideale per raccontare un conflitto millenario che non vive di spade e salti acrobatici soltanto, ma di idee, manipolazione e verità negate.

Dietro le quinte, a orchestrare il tutto, troviamo Roberto Patino e David Wiener, due showrunner che non hanno mai avuto paura di confrontarsi con universi ambigui e strutture narrative complesse. Il loro curriculum parla di mondi dove nulla è bianco o nero, dove le scelte hanno conseguenze e la morale è un campo minato. Esattamente il terreno su cui Assassin’s Creed ha costruito la sua mitologia, episodio dopo episodio, controller dopo controller.

L’elemento che però fa vibrare qualcosa di profondo, soprattutto per i fan italiani, è la conferma che le riprese inizieranno in Italia nel 2026. Non una cartolina turistica, ma un ritorno simbolico. Le pietre, i tetti, le piazze e i vicoli che hanno reso immortale l’epopea di Ezio Auditore tornano a essere più di uno sfondo: diventano materia narrativa. Firenze, Venezia, Roma o forse luoghi meno battuti ma altrettanto carichi di storia potrebbero trasformarsi di nuovo in playground verticali, dove il parkour incontra il complotto e ogni campanile può nascondere un segreto.

Non è ancora chiaro in quale epoca si muoverà la serie. Rinascimento, età moderna, presente o un intreccio temporale più audace restano ipotesi aperte. L’unica certezza è la volontà di non adattare pedissequamente un capitolo dei videogiochi, ma di costruire una storia autonoma, capace di dialogare con il canone senza esserne prigioniera. Una scelta coraggiosa, che apre la porta a un mosaico narrativo nuovo, forse multigenerazionale, forse capace di saltare tra secoli e identità come fa l’Animus con la memoria.

Il coinvolgimento diretto di Ubisoft attraverso la sua divisione Film & Television garantisce un rispetto profondo del DNA della saga. Dopo l’esperienza cinematografica del 2016, che aveva lasciato sensazioni contrastanti, questa volta la sensazione è quella di un progetto nato con il tempo giusto, i partner giusti e una piattaforma che ha dimostrato di saper trattare gli adattamenti videoludici con attenzione e ambizione. Basti pensare a come animazione e serialità abbiano saputo elevare mondi come Arcane o Cyberpunk: Edgerunners a veri eventi culturali.

Il tono promesso sembra orientato verso una maturità narrativa fatta di dubbi, scelte dolorose e personaggi logorati dal peso delle proprie convinzioni. Libertà contro controllo, fede contro manipolazione, libero arbitrio contro predestinazione. Temi che hanno sempre reso Assassin’s Creed qualcosa di più di un semplice action storico e che qui trovano lo spazio ideale per respirare, episodio dopo episodio.

In mezzo a tutto questo, l’idea di vedere Toby Wallace correre sui tetti italiani, attraversare una luce dorata che sa di tramonto mediterraneo, scoprire indizi nascosti tra pietre antiche e archivi segreti, accende un immaginario potente. Un’immagine che parla di appartenenza, di ritorno, di un cerchio che si chiude e al tempo stesso si riapre.

La domanda che aleggia resta una sola: quanto questa serie riuscirà a sorprendere anche chi conosce ogni simbolo, ogni ordine segreto, ogni eco degli Isu? Se l’equilibrio tra rispetto e innovazione verrà mantenuto, la risposta potrebbe essere quella che il fandom attende da anni.

Ora resta da attendere nuovi annunci, immagini dal set, dettagli sul cast e una data di uscita che finirà cerchiata in rosso sul calendario di ogni appassionato. Quando la lama celata si aprirà per la prima volta sullo schermo, ricorderà a tutti perché, dopo quasi vent’anni, il Credo continua a chiamare. E come sempre, la risposta sarà la stessa.

Jacob Elordi e il ritorno in “Euphoria”: la stagione 3 promette un viaggio oscuro tra redenzione e identità

Ci sono ruoli che diventano marchi indelebili nella carriera di un attore. Per Jacob Elordi, il tormentato Nate Jacobs di Euphoria è uno di questi: un personaggio controverso, disturbante, ma anche incredibilmente umano nella sua fragilità. E ora, a pochi mesi dal ritorno della serie HBO firmata da Sam Levinson, Elordi racconta com’è stato tornare sul set dopo anni di silenzio e attesa. «È stato liberatorio», ha confidato a Variety sul red carpet del Academy Museum Gala, «mi è stata data la possibilità di interpretare qualcosa di molto diverso da ciò che ho fatto finora. Sam ha costruito qualcosa di incredibilmente intelligente e cinematografico. Credo che piacerà davvero a tutti».

Ma il riserbo resta d’obbligo. Euphoria è una di quelle serie dove ogni dettaglio è custodito come un segreto di stato, e lo stesso Elordi ammette di conoscere solo una parte del puzzle: «Ognuno gira storyline separate. Non so cosa stiano facendo gli altri. È come lavorare con dei fascicoli dell’FBI. Scoprirò tutto insieme agli spettatori, e questa volta potrò guardarla davvero da fan».


Il ritorno del fenomeno HBO

Creata da Sam Levinson e basata sull’omonima miniserie israeliana di Ron Leshem e Daphna Levin, Euphoria è molto più di un teen drama: è un prisma psicologico che riflette le ansie di un’intera generazione. L’universo narrativo della serie — tra visioni caleidoscopiche, musica ipnotica e storytelling frammentato — ha ridefinito il linguaggio della TV contemporanea, trasformandosi in un cult capace di unire estetica e introspezione.

Protagonista assoluta è Zendaya, due volte vincitrice dell’Emmy per il ruolo di Rue Bennett, una giovane dipendente dalle droghe in cerca di riscatto e significato. Accanto a lei, un cast corale che ha conquistato la cultura pop: Hunter Schafer, Sydney Sweeney, Alexa Demie, Maude Apatow, Eric Dane, Colman Domingo e naturalmente lo stesso Elordi.

Con oltre 20 milioni di spettatori per stagione, Euphoria è oggi la quarta serie più vista nella storia di HBO, dietro solo a Game of Thrones, The Last of Us e House of the Dragon. Un successo planetario, merito anche della produzione che vede tra gli executive lo stesso Levinson insieme a Drake, Zendaya e Gary Lennon. Il tutto girato tra Los Angeles e Culver City, in un mix di luce californiana e ombre esistenziali.


Una terza stagione “noir”

Dopo le tensioni dietro le quinte, le proteste sindacali di Hollywood del 2023 e la tragica scomparsa di Angus Cloud (Fezco) e del produttore Kevin Turen, Euphoria torna finalmente in produzione. L’attesa stagione 3, prevista per la primavera 2026, promette di essere la più cupa e cinematografica di sempre.

Sam Levinson ha definito il nuovo capitolo come un “film noir sull’anima”, incentrato sul percorso di Rue e sulla sua lotta per restare integra in un mondo dominato dal compromesso morale. La protagonista dovrà fare i conti con i fantasmi del passato — inclusa la debitoria promessa a Laurie, la spacciatrice tanto elegante quanto inquietante — mentre cerca di capire cosa significhi “avere principi in un mondo corrotto”.


Rue e Jules: amore, perdita e redenzione

Al centro delle nuove puntate ci sarà il rapporto tra Rue e Jules, interpretata da Hunter Schafer. Dopo la rottura e il devastante epilogo della seconda stagione, le due ragazze si troveranno a fare i conti con il peso delle proprie scelte. Lontane ma inevitabilmente legate, Rue e Jules rappresentano due poli opposti della stessa ricerca: la libertà di essere sé stesse e la paura di perdersi di nuovo.

Zendaya ha dichiarato di desiderare un “salto temporale” nella trama, per mostrare i personaggi dopo il diploma, già adulti e alle prese con un mondo meno romantico ma più reale. Un’idea che Levinson sembra aver accolto, aprendo la strada a nuovi percorsi esistenziali e forse, a un addio definitivo all’adolescenza.


Vecchi volti e nuove presenze

Oltre ai ritorni dei protagonisti storici, la terza stagione di Euphoria accoglierà nuove e sorprendenti presenze: Trisha Paytas, Natasha Lyonne, Danielle Deadwyler ed Eli Roth saranno solo alcune delle new entry di questo nuovo capitolo, insieme a Bella Podaras, Gideon Adlon, Rebecca Pidgeon e Sam Trammell.

Tra i nomi già annunciati anche Adewale Akinnuoye-Agbaje, Sharon Stone, Rosalía, Toby Wallace e Asante Blackk. Un cast eterogeneo che riflette la natura corale e imprevedibile della serie, pronta a espandere il suo universo narrativo come mai prima d’ora.


Il fascino dell’oscurità

A rendere Euphoria un fenomeno unico è il suo linguaggio visivo, quasi pittorico. Le inquadrature di Levinson sembrano dipinti digitali sospesi tra sogno e trauma. Ogni colore ha un peso simbolico, ogni dettaglio visivo racconta ciò che i personaggi non riescono a dire. Il risultato è un viaggio sensoriale tra colpa e desiderio, un’estetica che unisce la brutalità del reale alla poesia del cinema d’autore.

Non sorprende, dunque, che Jacob Elordi descriva l’esperienza sul set come “liberatoria”. Euphoria non è solo una serie da recitare — è un territorio emotivo da attraversare, un labirinto dove ogni attore deve perdersi per poter ritrovare la propria verità.


L’eredità di una generazione

Dal 2019, Euphoria ha ridefinito il concetto stesso di “teen drama”. Ha osato mostrare il dolore autentico dietro le vite patinate dei social, le cicatrici invisibili di un’intera generazione digitale. È diventata un manifesto visivo dell’ansia contemporanea, un racconto di sopravvivenza emotiva in tempi dove la connessione è totale ma l’empatia è sempre più rara.

Il ritorno della serie non è solo un evento televisivo: è un rito collettivo per milioni di spettatori che, come Rue, cercano ancora di capire come si sopravvive a se stessi.


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Il Balloon Museum torna a Roma con “Euphoria – Art is in the Air”: un’esperienza interattiva unica

Il Balloon Museum è un fenomeno globale che ha saputo conquistare il cuore di oltre 6 milioni di visitatori in tutto il mondo. Dopo il successo travolgente delle sue precedenti mostre, torna a Roma con un evento imperdibile: “Euphoria – Art is in the Air“. La nuova esposizione, che aprirà il 20 dicembre 2024 alla Nuvola di Fuksas, promette di trasportare il pubblico in un’esperienza unica, dove arte e interattività si incontrano, creando un viaggio tra emozioni, colore e leggerezza. La mostra sarà visitabile fino al 30 marzo 2025.

La Nuvola dell’Eur ospiterà questa straordinaria rassegna, che si distingue per il suo approccio innovativo all’arte gonfiabile. Con il patrocinio del Comune di Roma e del Ministero della Cultura, “Euphoria” si propone di celebrare la trasformativa potenza dell’arte, invitando i visitatori a riflettere sulla leggerezza dell’esistenza, sull’interazione e sul potere comunicativo degli “Inflatable Art”. Questa mostra inedita, curata da Valentino Catricalà con la collaborazione di Antonella Di Lullo, accoglie 20 opere interattive di artisti internazionali, che esplorano il tema dell’aria attraverso installazioni monumentali capaci di stupire e affascinare il pubblico di ogni età.

Una delle caratteristiche più affascinanti di “Euphoria” è la sua capacità di stimolare il coinvolgimento diretto del pubblico. Le opere esposte sono pensate per essere veri e propri contenitori di emozioni, scoperte e interazioni. Il palloncino, come forma d’arte, non è più solo un oggetto ludico, ma diventa un medium che permette di accogliere e trasmettere messaggi profondi. In quest’ottica, il Balloon Museum invita i visitatori a interagire con le installazioni, rompendo la barriera tra l’opera d’arte e lo spettatore.

Valentino Catricalà, curatore di Euphoria, ha dichiarato:

“Grazie a questa mostra  il gonfiabile e le sue declinazioni artistiche sono visti da una nuova luce: quella dell’arte visiva, che analizza una società in continua evoluzione”.

Questo approccio è stato fortemente voluto anche da Roberto Fantauzzi, presidente di Lux Entertainment S.p.A., che ha sottolineato come il Balloon Museum abbia sempre creduto nel potenziale espressivo dell’infanzia, trasformando oggetti semplici e puri come i palloncini in mezzi potenti di comunicazione.

Gli artisti che partecipano a questa mostra sono alcuni dei nomi più importanti dell’arte contemporanea internazionale. Tra loro troviamo Carsten Höller, Philippe Parreno, Marta Minujín, Ryan Gander, A.A. Murakami, Karina Smigla-Bobinski, Cyril Lancelin e molti altri. Ogni opera è un viaggio immersivo, una riflessione sul cambiamento, sull’emozione e sul potere della leggerezza.

In particolare, Karina Smigla-Bobinski, con la sua celebre opera “ADA”, e altre installazioni interattive sfideranno i visitatori a diventare parte integrante dell’opera stessa, invitandoli a esplorare i confini tra realtà e immaginazione, tra arte e gioco. Le installazioni sono pensate per creare stupore e meraviglia, facendo vivere al pubblico un’esperienza immersiva che stimola la fantasia, ma anche la riflessione.

Il Balloon Museum, che ha già fatto tappa in diverse città del mondo, dalla Spagna agli Stati Uniti, approda nuovamente a Roma con “Euphoria – Art is in the Air”. La capitale, che aveva già accolto il museo nel 2022 con grande entusiasmo, si prepara ora a ospitare un evento che sarà ancora più sorprendente e coinvolgente, grazie all’allestimento esclusivo alla Nuvola dell’Eur, uno degli spazi più suggestivi della città.

L’interattività sarà la chiave dell’esperienza, con opere che invitano alla partecipazione diretta. Ogni installazione non è solo da osservare, ma da vivere. Che si tratti di grandi sculture gonfiabili o di installazioni che sfruttano la luce e il movimento, il Balloon Museum è un’occasione unica per esplorare un mondo in cui l’arte abbatte le barriere e apre le porte alla fantasia e all’emozione.

Dopo il suo passaggio a Roma, la mostra “Euphoria – Art is in the Air” continuerà il suo tour internazionale, spostandosi dal 5 giugno al 28 agosto 2025 al Gran Palais di Parigi, dove sarà pronta a conquistare anche il pubblico francese. L’appuntamento romano è un’opportunità imperdibile per vivere un’esperienza fuori dal comune, un viaggio nell’arte che emoziona e coinvolge, un’esperienza che, come il palloncino stesso, fluttua leggera, ma intensa.

Se siete pronti a lasciarvi sorprendere dalla magia dell’arte gonfiabile, non perdete l’occasione di visitare “Euphoria – Art is in the Air” alla Nuvola dell’Eur. I biglietti sono già disponibili in Early Bird, quindi affrettatevi a prenotare il vostro posto per questa esperienza unica. Non dimenticate, infatti, che l’arte è nell’aria e vi aspetta a Roma!