C’è un fremito diverso nell’aria del cinema contemporaneo, un battito sospeso tra filosofia e sentimento che ci ricorda perché amiamo perderci nelle storie. Dopo aver incantato il Torino Film Festival, Eternity di David Freyne — distribuito da I Wonder Pictures e in arrivo nelle sale italiane il 4 dicembre 2025 — si prepara a diventare il nuovo manifesto dell’amore secondo A24. Un film che non parla di paradisi o inferni, ma di quella zona intermedia dove il cuore e la memoria si incontrano, e dove la domanda più semplice diventa anche la più devastante: “Con chi vuoi trascorrere l’eternità?”
Un Limbo Chiamato The Junction
Dimenticate le iconografie sacre o le nuvole abitate da cherubini: Freyne, già autore del delicato Dating Amber, costruisce un aldilà che sembra uscito da un racconto di Italo Calvino e da un episodio di The Good Place. The Junction, il luogo dove le anime attendono il proprio destino, è un limbo luminoso e inquietante, dove ogni defunto ha una sola settimana per scegliere con chi condividere il tempo infinito che lo aspetta. Niente giudizi universali o condanne eterne, solo la vertigine di una decisione che definisce l’anima.
È qui che incontriamo Joan, interpretata da una straordinaria Elizabeth Olsen, in una delle performance più mature e intense della sua carriera. Joan, tornata giovane dopo una lunga vita terrena, deve scegliere tra Larry (Miles Teller), il marito con cui ha condiviso sessantacinque anni di matrimonio, e Luke (Callum Turner), il primo amore, perduto nel tempo e cristallizzato nel rimpianto. Non c’è buono o cattivo, giusto o sbagliato: solo due visioni dell’amore, una concreta e consumata dal tempo, l’altra idealizzata e mai vissuta fino in fondo.
Elizabeth Olsen oltre Wanda Maximoff
Per Olsen, Eternity è una metamorfosi. Dopo anni di poteri cosmici e universi infranti nel Marvel Cinematic Universe, l’attrice abbandona la veste di Scarlet Witch per vestirsi di silenzio, malinconia e verità umana. La sua Joan è fatta di sguardi e sospiri più che di parole, un’anima che pesa ogni emozione come se fosse l’ultima. Freyne la dirige con una delicatezza chirurgica, lasciandole lo spazio per respirare, per essere vulnerabile. Nei suoi occhi si riflette la fragilità di chi, davanti all’infinito, si scopre ancora capace di amare.
Miles Teller, dal canto suo, offre una delle sue interpretazioni più toccanti: il suo Larry è un uomo che non smette di amare nemmeno oltre la morte, consapevole che l’eternità non può essere conquistata, ma solo accettata. Callum Turner porta invece in scena un Luke sospeso tra la giovinezza e il rimpianto, un’ombra luminosa che rappresenta ciò che poteva essere e non è stato.
Il Cinema Esistenziale di A24: quando il sentimento diventa filosofia
Come ogni grande produzione A24, Eternity è molto più di una semplice storia d’amore. È un film che riflette sul libero arbitrio, sulla memoria e su quanto le nostre scelte definiscano chi siamo. La scrittura di Pat Cunnane, inclusa nella Black List del 2022, è raffinata e ricca di sfumature: alterna momenti di ironia surreale a vertigini emotive degne di Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
Ma Freyne e Cunnane non cercano risposte rassicuranti. Ci invitano a guardarci dentro, a chiederci se l’eternità sia davvero un dono o una condanna. In un mondo cinematografico spesso ossessionato dai finali chiusi, Eternity sceglie la via opposta: apre domande, svela l’indicibile e lascia che sia lo spettatore a colmare i vuoti con la propria esperienza.
L’eredità A24: tra sogno e introspezione
Negli ultimi anni, A24 si è imposta come la fucina più originale del cinema d’autore e pop, capace di passare dalla follia multiversale di Everything Everywhere All at Once alla malinconia carnale di The Whale. Eternity si inserisce perfettamente in questa poetica “di frontiera”, dove la fantascienza incontra il romanticismo e la metafisica si mescola con la commedia. La fotografia gioca con i contrasti: luci pastello che evocano ricordi, ombre fredde che delineano l’incertezza del limbo.
Non mancano gli echi visivi e concettuali di registi come Michel Gondry e Spike Jonze, ma Freyne trova una voce tutta sua, più intimista, più umana. Il suo aldilà è un luogo dove i cuori infranti possono ancora tentare di ricomporsi, e dove l’amore diventa un atto di coraggio contro il tempo.
Un cast di anime imperfette
Oltre ai protagonisti principali, il film brilla per le interpretazioni di Da’Vine Joy Randolph, John Early e Olga Merediz, che donano umorismo e calore umano al microcosmo di The Junction. Randolph, fresca di Oscar, regala una performance che bilancia ironia e malinconia, diventando la bussola morale del film. Le riprese, concluse a Vancouver nel 2024, restituiscono un mondo sospeso, a metà tra sogno e ricordo, dove ogni gesto ha il peso di un addio.
Un finale aperto come l’infinito
Eternity non si chiude davvero: si dissolve come una canzone che non finisce mai. Freyne lascia che lo spettatore resti sospeso insieme ai suoi personaggi, costretto a fare la propria scelta. Chi porteremmo con noi per l’eternità? L’amore vissuto o quello sognato? La sicurezza del passato o la possibilità del futuro?
Forse, suggerisce il film, la risposta è ancora più radicale: scegliere sé stessi. Perché l’eternità non è un luogo, ma una consapevolezza.
Il dibattito è aperto
Cari lettori di CorriereNerd.it, Eternity è uno di quei film che non si limitano a intrattenere: ti cambiano. È una lettera d’amore all’umanità, una riflessione sulla memoria e sul desiderio che attraversa i secoli. A24 ci regala ancora una volta un racconto che parla al cuore dei nerd dell’anima, di chi crede che ogni universo — anche quello dopo la morte — sia fatto di emozioni e scelte.
E adesso tocca a voi: se foste Joan, chi scegliereste per la vostra eternità? L’amore fedele o il sogno perduto?
Scrivetecelo nei commenti, condividete le vostre teorie e i vostri finali alternativi. Perché, in fondo, anche discutere di cinema è una forma di vita eterna
