Vampires of the Velvet Lounge: Elizabeth Báthory torna a mordere tra dating app, assenzio e grindhouse glamour

Un bar di assenzio nascosto in un vicolo del Sud degli Stati Uniti, luci verdi che sembrano filtrate direttamente da un incubo di Dario Argento, swipe a destra che diventano condanne a morte. Vampires of the Velvet Lounge non è solo un titolo che suona come un vinile darkwave anni ’80, ma uno di quei progetti che mescolano horror, ironia nera e cultura pop digitale con una sfrontatezza che profuma di grindhouse e sangue fresco. Il film, scritto, prodotto e diretto da Adam Sherman, arriverà nei cinema statunitensi in uscita limitata il 20 marzo 2026. E già questa data è un promemoria per chi ama il cinema horror che non si prende troppo sul serio ma allo stesso tempo affonda i denti nella carne del mito.

Elizabeth Báthory, tra leggenda e algoritmo

Al centro della storia troviamo la figura di Elizabeth Báthory, interpretata da Mena Suvari. Non una vampira qualunque, ma la rielaborazione pop di Erzsébet Báthory, la contessa ungherese del XVI secolo passata alla storia come “la Contessa Sanguinaria”, accusata di aver ucciso decine – se non centinaia – di giovani donne. La leggenda narra che si bagnasse nel sangue delle vergini per preservare la propria giovinezza. Un mito macabro che ha ispirato romanzi, film, fumetti e ora questa nuova horror comedy americana.

In Vampires of the Velvet Lounge, la contessa guida una congrega di vampiri glamour che ha trovato un modo decisamente contemporaneo per mantenersi eterna: cacciare single solitari tramite app di incontri. L’idea è tanto semplice quanto geniale. Se nell’Ottocento il vampiro bussava alla finestra, oggi manda un match su uno smartphone. Il romanticismo gotico si è trasformato in notifica push. Ed è qui che il film gioca la sua carta più interessante: l’horror si intreccia con la satira sul dating digitale, sull’ossessione per l’immagine, sull’eterna giovinezza filtrata da Instagram. La Báthory 2.0 non si limita a bere sangue. Swipe, seduce, massacra. E lo fa con stile.

Un cast che sa di culto

Il cast è uno di quelli che fanno drizzare le orecchie a chi mastica horror e action da anni. Mena Suvari, che molti di noi associano immediatamente ad American Beauty, qui veste i panni della vampira leggendaria con un’aura che promette eleganza e follia in parti uguali.

Accanto a lei troviamo Dichen Lachman, che nel trailer pronuncia una frase che suona già come manifesto: “Ora do la caccia solo ai dannati”. Il suo personaggio sembra essere una cacciatrice di vampiri sotto copertura, pronta a infiltrarsi nel covo della contessa. Uno scontro tra predatori che potrebbe trasformarsi in una danza letale.

Stephen Dorff, che per noi nerd resta inevitabilmente legato a Blade, aggiunge un livello meta irresistibile. Vedere un attore che ha già combattuto vampiri tornare in un contesto simile crea una strana risonanza, quasi un gioco interno per chi conosce la storia del cinema di genere.

Rosa Salazar, India Eisley, Tyrese Gibson, Tom Berenger, Lochlyn Munro, Mark Boone Jr., Sherman Augustus e Timothy V. Murphy completano un ensemble che mescola volti cult, icone action e presenze carismatiche da serial drama. Un mosaico di personalità che promette caos, ironia e litri di sangue scenografico.

Horror comedy, rating R e dichiarazione d’amore al cinema di genere

Adam Sherman ha dichiarato di aver voluto realizzare il tipo di film horror che amava da ragazzo: selvaggio, disturbante, oscuro e pensato per il grande schermo. Parole che per chi è cresciuto a pane e VHS suonano come una promessa.

Il film è classificato R per forte violenza sanguinosa, gore, linguaggio esplicito e brevi scene di nudità. Tradotto: niente compromessi. Se il trailer è indicativo, assisteremo a un’esplosione di glitter, ali verdi da fata dell’assenzio, zanne che perforano carne e decisioni stupide prese da personaggi che probabilmente meritano il loro destino.

La produzione si è svolta in Georgia nel dicembre 2023, e il progetto è stato portato avanti da Adam Sherman Film e Storyoscopic Films, con distribuzione affidata a Strand Releasing per l’uscita americana.

Il Velvet Lounge come metafora

Oltre l’estetica gotica e il sangue digitale, Vampires of the Velvet Lounge sembra voler parlare di qualcosa di molto contemporaneo. L’ossessione per la giovinezza eterna, il consumo emotivo delle relazioni, l’idea che le app di incontri siano una giungla dove tutti sono predatori e prede allo stesso tempo.

Il bar di assenzio diventa così un microcosmo. Un luogo nascosto dove l’apparenza seduce e distrugge. Un teatro di grindhouse glamour dove la cultura club incontra il mito vampirico. E in mezzo a tutto questo, una contessa del Cinquecento che si è adattata meglio di molti di noi al XXI secolo.

Perché il vampiro, in fondo, è sempre stato una creatura capace di riflettere le paure del suo tempo. E oggi la paura non è più il morso nel buio, ma la solitudine dietro uno schermo illuminato.

Verso il 20 marzo 2026: hype, zanne e match fatali

L’uscita prevista per il 20 marzo 2026 nei cinema statunitensi in selezione limitata lascia aperta la grande domanda: il film riuscirà a diventare un cult horror contemporaneo? Oppure sarà una di quelle gemme che scopriamo tardi, magari in streaming, e che poi difendiamo con orgoglio nerd contro chi non l’ha capita?

Personalmente, l’idea di un horror comedy che unisce Elizabeth Báthory, dating app, assenzio e un’estetica da fever dream glitterato mi intriga più di quanto vorrei ammettere. Forse perché racconta il nostro presente con i denti sporchi di sangue finto. Forse perché abbiamo bisogno di vampiri che non si prendano troppo sul serio, ma che sappiano comunque mordere.

E adesso passo la parola a voi. Vi ispira di più l’anima satirica o quella grindhouse di Vampires of the Velvet Lounge? Pensate che il mito di Elizabeth Báthory abbia ancora qualcosa di nuovo da dire al cinema horror contemporaneo? Parliamone nei commenti, perché se c’è una cosa che i vampiri non sopportano… è il silenzio.

“The Blood Countess”: Isabelle Huppert è Elizabeth Báthory nel film di Ulrike Ottinger

Isabelle Huppert si cala nei panni di Elizabeth Báthory in “The Blood Countess”, il nuovo film diretto dalla regista tedesca Ulrike Ottinger. L’opera si preannuncia un intrigante mix tra storia e leggenda, portando sul grande schermo la figura della Contessa Sanguinaria in una chiave innovativa e affascinante.

Elizabeth Báthory è uno dei personaggi più controversi e terrificanti della storia europea. Nobildonna ungherese vissuta tra il XVI e il XVII secolo, è ricordata per aver presumibilmente torturato e ucciso centinaia di giovani donne, guadagnandosi la fama di una delle serial killer più efferate di sempre. Secondo la leggenda, la Báthory era ossessionata dalla giovinezza eterna e credeva che il sangue delle vergini potesse preservare la sua bellezza, ispirando così il mito della vampira. Le sue atrocità, perpetrate nel castello di Csejthe, attirarono l’attenzione dell’imperatore Mattia II, che ordinò un’indagine. Arrestata nel 1610, fu condannata a essere murata viva in una stanza del castello, dove morì nel 1614.

Ambientato tra le affascinanti e gotiche strade di Vienna, “The Blood Countess” promette di essere un’esperienza cinematografica unica, dove storia, fantasia e ironia si intrecciano in un racconto visivamente sbalorditivo. Questa pellicola si distingue da altre narrazioni sulla Contessa Báthory per il suo approccio audace e visionario. Il film segue la protagonista e la sua devota cameriera in un viaggio attraverso Vienna alla ricerca dell’elisir rosso della vita: il sangue. La pellicola mescola horror, mistero e ironia barocca, creando un racconto che sfida la percezione della storia e del mito.La sceneggiatura è stata scritta dalla stessa Ottinger in collaborazione con la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura Elfriede Jelinek, autrice de “La pianista”. Un binomio d’eccezione che promette una narrazione intensa e carica di sfumature psicologiche.

Nel cast, oltre alla magistrale Isabelle Huppert nel ruolo della contessa, troviamo Birgit Minichmayr nei panni della fedele cameriera, Thomas Schubert come il nipote vegetariano, Lars Eidinger nel ruolo dello psicoterapeuta e un ensemble di personaggi eccentrici che spaziano da vampirologi a ispettori di polizia. Il film gioca con il mito della Contessa Sanguinaria inserendolo in un contesto surreale e grottesco, mantenendo un forte legame con l’estetica del cinema europeo.

La produzione vede coinvolte Amour Fou Vienna e Heimatfilm, mentre la fotografia è affidata a Martin Gschlacht, noto per il suo lavoro in “The Devil’s Bath”, vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale. I costumi sono stati curati da Jorge Jara, mentre le scenografie sono opera di Christina Schaffer, già celebre per “La ragazza con l’orecchino di perla”.

Ulrike Ottinger, regista e artista della New Wave tedesca, ha dichiarato che il film rappresenta una riflessione sul presente attraverso la lente del passato:

“Questo è il momento giusto per far risvegliare la Contessa Sanguinaria dal suo lungo sonno. Il mondo è sottosopra e gli eventi si ripetono in modo inquietante”.

Il film sta già attirando l’attenzione a livello internazionale e verrà presentato ai principali mercati cinematografici europei. Con un cast stellare, una regia d’autore e un approccio innovativo, “The Blood Countess” si candida a diventare un cult per gli appassionati di cinema horror e storico. Il mito di Elizabeth Báthory continua a esercitare il suo fascino oscuro e il film di Ottinger potrebbe rappresentare una delle più originali reinterpretazioni della leggenda della vampira, giocando con la sottile linea tra realtà e finzione in un viaggio attraverso il tempo e il sangue.

Lesson Learned: Cult of the Elizabeth

Se siete alla ricerca di un’esperienza di gioco unica, preparatevi a tuffarvi nel mondo onirico di “Lesson Learned: Cult of the Elizabeth”. L’espansione è finalmente disponibile e vi aspetta con un prologo gratuito che vi introdurrà a un universo bizzarro e affascinante, dove dovrete affrontare la misteriosa Contessa Elizabeth Bathory. Preparatevi a sfidare le orde di nemici con i vostri amici in modalità cooperativa! Insieme, potete migliorare le vostre torri di difesa e lavorare fianco a fianco per respingere gli attacchi dei pericolosi nemici. Potete iniziare subito a giocare su Steam o sulla vostra console Xbox!

Un’avventura epica tra sogno e realtà

Lesson Learned: Cult of the Elizabeth vi porterà in un’avventura straordinaria nel mondo dei sogni, affiancati da Amelia, la migliore amica di Frank dal gioco principale. Vi immergerete nell’era rinascimentale, dove potrete raccogliere risorse, costruire torri e respingere le ondate di aiutanti di Elizabeth Bathory. Giocate con gli amici in modalità schermo condiviso e unitevi per sconfiggere la contessa assetata di sangue! La cooperazione è fondamentale in Lesson Learned e può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Invita i tuoi amici a giocare e affrontate insieme le orde di nemici in arrivo in modalità cooperativa a schermo condiviso. Coordinate le vostre tattiche e lavorate come una squadra per proteggere la vostra base. Lì dove ci sono torri, ci sono ondate di nemici! Questo mondo onirico è pieno di creature bizzarre e spaventose che servono fedelmente la Contessa Sanguinaria. Non lasciatevi prendere alla sprovvista e preparatevi per la prossima ondata! Raccogliete risorse come legno e pietra per costruire e potenziare le vostre torri di difesa. Queste diventeranno la vostra principale linea di difesa contro i nemici. Coinvolgete i vostri aiutanti – compagni di classe – nella battaglia, delegate loro compiti semplici e, soprattutto, difendete la vostra base a tutti i costi! Che aspettate? Entrate ora in questo straordinario mondo di Lesson Learned: Cult of the Elizabeth!

Elizabeth Báthory: l’ombra rossa della Transilvania che ha ispirato il mito della Vampira

La figura di Elizabeth Báthory continua a esercitare un magnetismo inquietante su chiunque cerchi di esplorare il lato più oscuro della storia europea. La sua vicenda non è soltanto un capitolo macabro negli archivi giudiziari del XVII secolo, ma una vera e propria archeologia del terrore: un punto di origine, documentato e insieme deformato dal mito, del concetto stesso di “vampiro” come lo intendiamo oggi. Prima di Dracula, prima della letteratura gotica, prima della cultura pop che avrebbe trasformato i vampiri in icone glamour, esisteva una nobildonna ungherese accusata di aver torturato e ucciso centinaia di ragazze, convinta di poter rubare la giovinezza attraverso il sangue.

Elizabeth nasce nel 1560 in una delle casate più influenti della Transilvania, una regione che in quel periodo trabocca di intrighi, superstizioni e gelide tensioni politiche. Viene educata come una principessa, impara il latino con una fluidità che sorprende persino i precettori – un dettaglio che molti storici sottolineano con un misto di ammirazione e inquietudine, perché spesso l’intelligenza dei personaggi destinati a diventare mostri li rende ancor più perturbanti. A soli dieci anni perde il padre e viene promessa in sposa a Ferencz Nádasdy, giovane nobile destinato a entrare nella leggenda come “l’Eroe Nero d’Ungheria”. Non è un matrimonio pensato per la felicità, ma un’alleanza politica che la trascina in un castello freddo, rigido e oppressivo, governato da una suocera che Elizabeth impara presto a detestare.

Il clima che respira a Csejthe è un miscuglio di rigida disciplina militare e superstizioni antiche. Ferencz è spesso lontano in guerra, il castello si anima soltanto quando tornano i cavalieri, e in quel contesto la giovane contessa sviluppa un legame ambiguo con Thorko, un servo che sembra conoscere riti pagani e pratiche di magia nera. È uno di quei personaggi delle cronache del tempo che non sappiamo quanto siano reali e quanto siano stati ingigantiti dalle testimonianze dell’epoca, ma la loro presenza contribuisce a delineare un’atmosfera che ricorda certe saghe dark fantasy: un maniero isolato, boschi profondi, fattucchieri in fuga dall’Inquisizione e una nobildonna che coltiva un interesse quasi ossessivo per il controllo del proprio corpo, della propria immagine e del trascorrere degli anni.

Quando Elizabeth rimane vedova, all’età di quarant’anni, il fragile equilibrio mentale che l’aveva sostenuta fino a quel momento sembra spezzarsi all’improvviso. Il castello diventa la sua fortezza e la sua prigione, e la contessa inizia a sperimentare strani unguenti, distillati e pozioni, convinta che la giovinezza sia una formula raggiungibile, non un dono effimero. Secondo i documenti dell’epoca, soffre di forti mal di testa, svenimenti improvvisi e stati catatonici dai quali si risveglia con improvvisi scatti di aggressività. Il confine tra ciò che è patologico e ciò che è rituale si fa labile, ed è in questa zona grigia che si insinua la parte più oscura della sua leggenda.

Il primo fatto inquietante riguarda la scoperta che la violenza esercitata sulle sue serve sembra calmarla, quasi guarirla. Nelle testimonianze processuali – spesso contraddittorie, ma impressionanti nella loro crudezza – emerge una donna che usa aghi, spilli, attizzatoi roventi, pinze d’argento e fruste come strumenti di una liturgia perversa. Si racconta che le vittime venissero morse al volto e al seno, che fossero costrette a mutilarsi o a subire torture concepite con una fantasia degna di un villain dei moderni horror gotici. L’invenzione della “Vergine di Ferro”, il famigerato sarcofago con aculei interni, viene attribuita da alcuni proprio a lei, anche se gli storici moderni dubitano della reale esistenza dello strumento. Ma il punto non è la verifica tecnica: è il potere evocativo del mito.

Quando la contessa inizia a esaurire le giovani contadine dei villaggi circostanti e si rivolge alle fanciulle della piccola nobiltà, la situazione diventa impossibile da ignorare. Le denunce raggiungono il re Mattia II, che invia i suoi emissari a Csejthe. Secondo le cronache, la trovano in flagranza di reato, circondata da ragazze agonizzanti e da cadaveri nascosti nelle segrete. Viene arrestata il 30 dicembre 1610 insieme ai suoi complici. Il processo che segue è un dramma giudiziario più simile a una tragedia teatrale che a un’analisi oggettiva dei fatti: i servi vengono torturati, estorcono confessioni, vengono messi al rogo o condannati a morte. Elizabeth, invece, non comparirà mai in aula. Non viene giustiziata. Non viene formalmente condannata. La sua punizione è una forma di cancellazione lenta e rituale: murano porte e finestre della sua stanza, lasciando solo un’apertura per il cibo. Resta lì per quattro anni, fino al 14 agosto 1614, quando la trovano morta, immersa in un silenzio che nessuna testimonianza riesce davvero a spiegare.

A questo punto la storia incontra la leggenda. I legami tra i Báthory e i Dracula alimentano il fascino del soprannaturale: un principe Báthory aiuta Vlad a riconquistare il suo trono nel 1476, un feudo di Dracula diventa proprietà dei Báthory, entrambi gli stemmi familiari mostrano la figura di un drago. Quando gli studiosi sette-ottocenteschi iniziano a raccontare la contessa come una bevitrice di sangue, la trasformazione narrativa diventa inevitabile. Nel 1962 Raymond McNally suggerisce che Bram Stoker potrebbe aver tratto ispirazione da lei, più che da Vlad III, per comporre il suo Dracula. E l’ipotesi diventa irresistibile: Elizabeth come archetipo della vampira predatrice, raffinata, affascinante, insaziabile. I bagni di sangue, magari mai esistiti così come la leggenda li racconta, diventano l’immagine del desiderio umano di fermare l’età, di sfidare il tempo, di sottomettere la morte stessa. Un’immagine potente, immortale, inquietante.

In questa storia, come in molte narrazioni gotiche, emerge un conflitto che ancora oggi affascina la cultura pop: fino a che punto la follia è un prodotto dell’ambiente? Quanto la crudeltà è un atto individuale e quanto un sintomo di un sistema aristocratico che considerava certe vite irrilevanti? Elizabeth Báthory oscilla tra questi due poli e continua a far discutere storici, psicologi, appassionati di horror e nerd della mitologia vampirica. La sua figura attraversa i secoli e si reincarna in film, fumetti, romanzi, concept album metal, serie TV e giochi di ruolo: un’icona di terrore che sopravvive perché rappresenta un’ossessione universale, quella per la giovinezza eterna.

E forse la domanda più interessante, oggi, è questa: quanto di ciò che crediamo su Elizabeth è reale, e quanto è frutto del desiderio collettivo di creare un mostro perfetto? Il mito della prima vampira è nato nel momento stesso in cui la verità è diventata inafferrabile, e continua a crescere ogni volta che qualcuno prova a ricostruire la sua storia.

“Quando il tuo servitore è in pericolo, manda in suo soccorso un esercito di 99 gatti, poiché dei gatti tu sei il signore. I 99 gatti arriveranno con grande velocità e mangeranno il cuore del nemico, e del tuo servitore sarà salva la vita.”

(Uno dei riti del dio Isten che probabilmente era iscritta sulla pergamena di Erzsébet Bathóry).

Bloody Lady – La vera storia di Elizabeth Bathory

 

La prima Casa degli orrori a tema Vampiri di Roma vi saluta e vi ringrazia per questa estate “terrificante” passata insieme.

Bloody Lady è stata un’esperienza adrenalinica basata sa un plot terrificante tratto da una storia vera. Extraball & Cosmoviex, in collaborazione con Satyrnet, vi hanno portano, in occasione della manifestazione TeverEstate, alla scoperta del maniero abbandonato della Contessa Transilvana. Elizabeth Bathory, fu la prima, documentata, serial killer ungherese. Lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne. Le vittime oscillerebbero tra le 100 accertate ed altre 300 di cui era fortemente sospettata; secondo un diario trovato durante la perquisizione della sua casa, le vittime sarebbero ben 650, ciò farebbe di lei la peggiore assassina seriale mai esistita. La pazzia della nobildonna la portava a torturare le sue vittime e sottrarre il loro sangue per poi farci un bagno di “vita eterna”. Clicca qui per ulteriori info sulla Contessa di Sangue!

 

Il progetto è realizzato in collaborazione con alcune delle più importanti realtà italiane che si occupano di amusement e edutainment a livello internazionale. L’attrazione, ad alto contenuto adrenalinico, non è adatta ai più piccoli! Leggete con attenzione il regolamento posto all’entrata della struttura…

… e preparatevi a diventare Vampiri per una notte!

 

Per info ecco i link ufficiali:

https://www.facebook.com/bloodyladyroma/

 

Tutte le foto della Galleria”Bloody Lady” su Facebook!

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1152898671403599.1073741852.163102730383203

 

 

 

Halloween Summer Camp 2015

Halloween Summer Camp 2015, la prima “Notte di Halloween” estiva di Roma.

Bloody Lady, la contessa Elizabeth Bathory, vi aspetta per questo 31 Ottobre…, pardon, 31 LUGLIO a Roma per il primo party di Halloween estivo della Capitale. Una serata a tema Horror presso la manifestazione TeverEstate (lungotevere Farnesina, discesa Ponte Mazzini) in compagnia di Vampiri, non morti e bambole assassine.

L’evento creato da Satyrnet & Cosmoviex in collaborazione con il locale 35mm ha già tantissimi contenuti a tema! Una festa con cocktail a tema, animatori in costume, djset e Bloody Lady, la prima Casa degli orrori a tema Vampiri di Roma.

Le ragazze Bloody Ladies (clicca qui per vedere la Gallery su Facebook! saranno le protagoniste delle serata: non solo avranno l’accesso gratuito nella casa degli orrorri Bloddy Lady ma potranno “firmare” le foto che ci hanno mandato in un grande panello.

Avete mai desiderato di “entrare in un film Horror”? durante l’evento sarà allestito un set fotografico professionale con green screen che vi farà letteralmente “essere protagonsisti” delle scene dei film horror preferiti. Le nostre make up artist saranno a disposizione per trasformarvi in Mostri per una notte di Halloween estiva più divertente della Capitale!

Per tutti coloro che si presenteranno con un “costume horror” uno shoot bloody omaggio offerto da 35mm Cockail Bar.

Tante altre sorprese vi attendono all’ “Halloween Summer Camp 2015”, Satyrnet & Cosmoviex, in collaborazione con 35mm. vi aspettano il 31 Luglio 2015, dalle ore 21.30 a tarda notte, presso la manifestazione TeverEstate (Roma, lungotevere Farnesina, discesa Ponte Mazzini).

Evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/1648302125384778/

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