Preparate i gadget, lucidate i sottomarini tascabili e scaldate i motori della fantasia perché il 27 febbraio 2026 segnerà il ritorno in grande stile di una leggenda assoluta dell’animazione nipponica. Il nuovo trailer di Doraemon the Movie: Nobita and the New Castle of the Undersea Devil è finalmente atterrato sul web come un meteorite di pura nostalgia digitale, portando con sé un carico di hype che solo il gatto robot più amato della storia sa generare. Questo quarantasettesimo lungometraggio della saga non è un semplice appuntamento al cinema, ma un vero e proprio ponte temporale che ci riporta dritti alle atmosfere mitiche del 1983, anno in cui la versione originale di questa avventura sottomarina fece sognare milioni di ragazzini in tutto il mondo.
L’impatto visivo di questo nuovo filmato è qualcosa di travolgente per chiunque sia cresciuto a pane e dorayaki, poiché la regia di Tetsuo Yajima sembra voler spingere l’acceleratore su una narrazione epica capace di superare i diecimila metri di profondità. Yajima, veterano dell’universo di Doraemon ma qui per la prima volta al timone principale, ha promesso un’esperienza che va oltre i limiti raggiunti dall’umanità, puntando tutto su una fusione perfetta tra la meraviglia del mito di Atlantide e la tecnologia fantascientifica tipica della tasca quadridimensionale. Il trailer ci regala anche un assaggio fondamentale del comparto sonoro, svelando che la opening theme intitolata “Honto” sarà affidata ai sumika, una band che sa come toccare le corde giuste per trasmettere quell’energia avventurosa e quel pizzico di malinconia che accompagna ogni grande viaggio di Nobita e dei suoi amici.
Scavando nei dettagli tecnici che fanno impazzire noi nerd della vecchia guardia, la sceneggiatura firmata da Isao Murayama promette di rispettare il sacro testo originale di Fujiko F. Fujio pur introducendo elementi di freschezza narrativa che rendono il remake assolutamente necessario nel 2026. La trama ci trascina negli abissi più oscuri dove le leggendarie civiltà perdute di Mu e Atlantide non sono solo polverosi ricordi archeologici, ma realtà pulsanti popolate da creature misteriose e architetture ciclopiche. Vedere i fondali oceanici ricostruiti con le moderne tecniche di animazione è un colpo al cuore per chi ricorda i disegni più semplici degli anni Ottanta, eppure l’anima della serie rimane intatta, preservando quella capacità unica di raccontare l’amicizia attraverso sfide impossibili sotto il livello del mare.
Il cast vocale originale giapponese conferma la squadra imbattibile guidata da Wasabi Mizuta e Megumi Ōhara, ma le vere chicche per gli appassionati sono le new entry che aggiungono pepe alla dinamica del gruppo. Shoya Chiba presterà la voce a Eru, un personaggio inedito che profuma già di figura chiave per i risvolti più emotivi della pellicola, mentre Ryo Hirohashi darà vita alla Buggy Sottomarina, un mezzo di trasporto che sembra possedere una personalità talmente prorompente da rubare spesso la scena ai protagonisti umani. Questa attenzione ai comprimari e ai dettagli del worldbuilding dimostra quanto la produzione voglia onorare l’eredità del Maestro Fujio, trasformando un classico racconto per ragazzi in un’epopea sci-fi capace di parlare a ogni generazione.
La vera magia di questa operazione risiede nella capacità di riaccendere quella curiosità ancestrale per l’ignoto che spesso dimentichiamo nella nostra quotidianità iper-connessa. Immergersi con Nobita, Shizuka, Gian e Suneo significa riscoprire che il mare è un organismo vivente pieno di segreti che aspettano solo di essere svelati grazie a una torcia d’adattamento o a qualche altro bizzarro marchingegno uscito dalla pancia blu di Doraemon. Questo remake del 2026 si preannuncia come l’evento cinematografico dell’anno per la community nerd, un rito collettivo dove i genitori che hanno amato il film dell’83 porteranno i figli a scoprire perché, ancora oggi, quel gatto azzurro senza orecchie sia il compagno d’avventura definitivo.
Mentre attendiamo con ansia il debutto nelle sale, le teorie dei fan sui social stanno già esplodendo, analizzando ogni singolo frame del trailer alla ricerca di indizi su gadget segreti o possibili deviazioni dalla trama storica che potrebbero sorprendere anche i veterani più esperti. L’attesa è ancora lunga, ma la sensazione è quella di trovarsi davanti a un’opera che sa di casa e di infinito allo stesso tempo. Fateci sapere quale incredibile oggetto della tasca quadridimensionale portereste con voi in una spedizione a diecimila metri sotto il mare e continuate a seguire ogni aggiornamento qui su CorriereNerd per non perdere nemmeno un dettaglio di questo viaggio leggendario.
Il 3 settembre si festeggia un compleanno davvero speciale: quello di Doraemon, uno dei personaggi più amati del mondo dell’animazione giapponese e del manga. Anche se il suo “vero” compleanno, come raccontato nella serie, avverrà il 3 settembre 2112, l’affetto per questo iconico gatto robot nato nel 1969 dalla mente creativa di Fujiko F. Fujio (pseudonimo dei mangaka Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko) è intramontabile.
Doraemon è un gatto robot inviato dal futuro per aiutare un giovane ragazzo di nome Nobita Nobi. La missione del nostro eroe blu è chiara: impedire che Nobita, goffo e poco intraprendente, compia errori che potrebbero danneggiare il futuro dei suoi discendenti. Nonostante gli sforzi di Doraemon e l’uso di gadget tecnologici provenienti dalla sua “gattopone” quadridimensionale, i due spesso finiscono in situazioni comiche e rocambolesche. Ogni avventura, però, è carica di importanti lezioni di vita, dove amicizia, lealtà e coraggio sono protagonisti.
Il personaggio di Doraemon ha esordito nel 1970 con il manga pubblicato da Shogakukan. Le avventure del gatto robot si diffusero rapidamente in Giappone, conquistando il cuore di grandi e piccoli. Nel 1979 arrivò il grande salto verso il piccolo schermo con la serie anime prodotta da TV Asahi, che tuttora continua a essere un successo di pubblico.
Nobita e i suoi amici: un cast indimenticabile
Accanto a Doraemon e Nobita, troviamo un gruppo di personaggi che rende la serie ancora più memorabile. Shizuka Minamoto, la dolce e intelligente amica di Nobita, è il suo amore segreto; Takeshi “Gian” Goda, il temibile bullo che ama cantare nonostante la sua stonatura cronica; e Suneo Honekawa, vanitoso e ricco, sempre pronto a vantarsi dei suoi possedimenti. Ogni personaggio aggiunge una sfumatura speciale al mondo di Doraemon, contribuendo al suo fascino universale.
Dal manga all’anime: il successo planetario di Doraemon
Nonostante una prima trasposizione animata nel 1973 non abbia avuto il successo sperato, nel 1979 la serie divenne un fenomeno di massa. L’anno successivo, nel 1980, venne prodotto il primo film d’animazione di Doraemon, inaugurando una tradizione di lungometraggi annuali che prosegue ancora oggi. Questi film portano i protagonisti in avventure epiche e fuori dal comune, con ambientazioni esotiche e straordinarie: dall’era dei dinosauri ai confini della galassia, ogni storia esplora temi profondi come l’ambiente, la tecnologia e la storia.
In Italia, Doraemon è arrivato per la prima volta nel 1982, quando fu trasmesso su Rai Due. La seconda edizione, andata in onda su Mediaset nel 2003, ripristinò i nomi originali dei personaggi, facendo conoscere Doraemon e i suoi amici a una nuova generazione di spettatori.
Un successo senza tempo
Il franchise di Doraemon ha attraversato decenni e confini, divenendo un vero e proprio fenomeno culturale. Con 40 lungometraggi e migliaia di episodi animati, il simpatico gatto robot ha fatto sognare generazioni di bambini, trasmettendo valori positivi come l’impegno, l’integrità e l’amore per l’ambiente.
Doraemon è molto più di un semplice cartone animato: è un amico fidato per i piccoli spettatori e un’icona della cultura pop. Il suo coraggio, la sua simpatia e il desiderio di aiutare Nobita insegnano l’importanza di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, ricordando che è sempre possibile migliorare il proprio futuro con impegno e perseveranza.
Nonostante il passare del tempo, il fascino di Doraemon non sembra conoscere declino. Il franchise continua a produrre film, serie televisive, manga e perfino videogiochi, mantenendo viva la passione dei fan di tutto il mondo. Il lungometraggio del 2014, interamente in CGI, ha consolidato Doraemon come un’icona intramontabile, capace di adattarsi alle nuove tecnologie pur restando fedele alle sue origini.
Mentre attendiamo il 2112 per celebrare il vero compleanno di Doraemon, continuiamo a goderci le sue avventure che, attraverso risate e insegnamenti, ci ricordano il valore dell’amicizia e della bontà. Buon compleanno, Doraemon, e grazie per averci accompagnato nel viaggio della vita con la tua saggezza e il tuo sorriso!
Pochi personaggi sono riusciti a ottenere una popolarità duratura nell’immaginario nerd globale come Doraemon, il gatto robot nato nel 1969 dalla penna di Fujiko F. Fujio. Questo personaggio, che ha debuttato come manga e che ha attraversato ben 45 volumi, è riuscito a conquistare il cuore di milioni di appassionati, non solo in Giappone ma in tutto il mondo. Doraemon non è solo un’icona dell’animazione, ma una vera e propria parte integrante della cultura popolare giapponese. La sua storia, che segue le avventure di Nobita Nobi, un ragazzino dislessico e sfortunato, e il suo compagno robotico Doraemon, che proviene dal futuro per aiutarlo a migliorare il suo destino, ha da sempre trattato temi universali di amicizia, coraggio e speranza. Ma, a distanza di oltre cinquant’anni dalla sua nascita, la figura di Doraemon continua a evolversi e a rimanere rilevante, come dimostrato dalla sua recente incursione nel mondo delle collaborazioni commerciali, più precisamente con McDonald’s Giappone.
L’ultimo capitolo della saga di Doraemon arriva nelle sale cinematografiche con Doraemon: Nobita’s Picture World Story, un film che ha debuttato il 7 marzo 2025 e che ha subito conquistato la vetta del botteghino giapponese, una vittoria che non sorprende considerando l’immenso seguito che la serie ha accumulato in tutti questi anni. Il film, che continua a raccontare le avventure di Nobita e dei suoi amici, è ispirato da una delle innumerevoli invenzioni che Doraemon tiene nel suo marsupio quadridimensionale: un mondo di gadget futuristici, che hanno affascinato intere generazioni di bambini e adulti.
McDonald’s Giappone, in un’operazione di marketing destinata a capitalizzare sulla popolarità del film, ha lanciato una nuova linea di giocattoli a tema Doraemon, presentata in esclusiva all’interno dei suoi Happy Meal. Si tratta di una scelta commerciale che fa leva non solo sul legame affettivo che molti giapponesi hanno con il personaggio, ma anche sull’innovazione tipica dei gadget futuristici di Doraemon. Ogni giocattolo è ispirato ad un oggetto visto nel film, e la loro concezione non si limita alla semplice funzione di intrattenere, ma mira anche a stimolare le capacità motorie e sensoriali dei bambini.
Il set di giocattoli, che McDonald’s Giappone distribuisce a partire dal 21 marzo 2025, include alcuni pezzi davvero creativi e ben progettati, che vanno al di là del semplice omaggio al personaggio. Il “Doraemon’s Spinner”, ad esempio, è un giocattolo che si compone di una piccola figura del gatto robot e di un disco che ruota velocemente quando viene avvicinato al dispositivo magnetico presente all’interno del corpo del personaggio. Questo giocattolo, come gli altri della collezione, è stato pensato per incoraggiare l’interazione manuale e il coinvolgimento diretto del bambino. Un altro esempio è il “Doraemon’s Bead Tower”, un dispositivo a forma di torre che permette alle palle colorate di scorrere lungo una rampa metallica, facendo entrare in gioco la coordinazione motoria fine. L’aspetto visivo del giocattolo, che include Doraemon e Nobita come maniglie sulla parte superiore, aggiunge un ulteriore livello di immersione, rendendo l’esperienza di gioco ancora più affascinante.
A fianco di questi giocattoli interattivi, McDonald’s ha incluso nel set anche pezzi come “Doraemon’s Crawl Light”, un dispositivo che, ispirato al mondo immaginario del film, funziona come un caleidoscopio che permette di osservare scene tratte dal film Nobita’s Picture World Story. Questo gadget si propone come un valido strumento per stimolare la curiosità visiva dei più piccoli, offrendo un’esperienza quasi magica che, nonostante la sua semplicità, riesce a catturare l’immaginazione. A completare il primo set, McDonald’s ha creato “Doraemon’s Push and Play Stamp”, un giocattolo che invita i bambini ad interagire manualmente con la figura di Doraemon, in modo da favorire il gioco creativo e l’espressione personale.
Dal 28 marzo al 3 aprile, il secondo set di giocattoli verrà distribuito, includendo alcuni pezzi ancora più eccentrici e divertenti. Tra questi, il “Nobita’s Water Pipe”, un giocattolo che permette di spruzzare acqua grazie a un “fucile ad acqua”, è una chiara allusione a uno degli oggetti più iconici di Doraemon. Ma l’innovazione non si ferma qui: “Smiling Doraemon” è un giocattolo che presenta una piccola tela magnetica sulla quale i bambini possono disegnare con un pennino speciale, creando immagini direttamente sulla faccia del personaggio. Questa proposta sembra voler stimolare la creatività dei bambini, offrendo loro un’occasione per divertirsi disegnando e creando sul volto di un personaggio che li accompagna ormai da decenni.
Il design di alcuni di questi giocattoli, come “Doraemon Pinball” e “Anywhere Door Mirror Box”, gioca con l’aspetto più giocoso e bizzarro del mondo di Doraemon. Quest’ultimo, in particolare, omaggia uno degli oggetti più iconici del robot, la Porta Ovunque, permettendo ai bambini di scoprire un’immagine parziale che poi può essere completata grazie a un piccolo specchio contenuto nel giocattolo. Un’idea davvero originale che riesce a ricreare, in miniatura, la magia delle porte dimensionale di Doraemon, consentendo ai fan di avvicinarsi a quel mondo fantastico che hanno visto crescere con loro.
Il 17 febbraio di ogni anno, gli appassionati di gatti di tutto il mondo si riuniscono per celebrare la Festa Nazionale del Gatto, una ricorrenza che affonda le radici nel 1990, anno in cui venne ufficialmente istituita. Tuttavia, l’origine di questa data è tutt’altro che casuale, e dietro di essa si cela una storia interessante che coinvolge tradizioni popolari, leggende e perfino scelte astrologiche.
In realtà, la scelta di celebrare i gatti il 17 febbraio non è stata immediata e nemmeno universale. Il World Cat Day è stata fissata originariamente dall’International Fund for Animal Welfare (IFAW) l’8 agosto, ma dopo anni di discussioni tra le principali associazioni feline internazionali, si è giunti alla decisione di convergere sul 17 febbraio. A questa scelta ha contribuito una proposta particolarmente affascinante, quella della giornalista Claudia Angeletti, che nel 1990 lanciò un appello ai lettori della rivista “Tuttogatto” per decidere insieme un giorno da dedicare ai nostri amici felini. La proposta vincente arrivò da Oriella Del Col, che, con motivazioni molto sentite, suggerì proprio il 17 febbraio. La data fu legata a diverse simbologie: febbraio, mese in cui si celebra il segno zodiacale dell’Acquario, associato agli spiriti liberi, proprio come i gatti, ma anche il mese delle streghe, secondo la cultura popolare.
Il numero 17 ha una storia affascinante legata alla superstizione e alla numerologia. In Italia è tradizionalmente considerato portatore di sfortuna, ma non c’è nulla di più lontano dalla realtà, poiché molte leggende accostano il numero al concetto di morte, come ad esempio l’anagramma romano XVII che diventa “VIXI”, ossia “sono morto”. Tuttavia, la simbologia del gatto, che si dice possieda più vite, ha trasformato il 17 in un numero di rinascita: “una vita per sette volte”. In alcune culture nordiche, il 17 è invece un simbolo di fortuna, rappresentando la possibilità di vivere una vita per sette volte. Insomma, una scelta carica di significato.
Il gatto nella storia
Ma il gatto, che si tratti di un compagno silenzioso o di una divinità venerata, ha una lunga e affascinante storia. Nell’Antico Egitto, i gatti erano considerati creature divine, al punto che la dea Bastet, una delle divinità più venerate, veniva rappresentata con il corpo di donna e il volto di un gatto. Anche a Pompei, i gatti erano presenti e documentati in mosaici che riflettevano la loro presenza nella vita quotidiana dei romani. Nel Medioevo europeo, invece, i gatti vennero associati alla stregoneria e alla magia nera, superstizioni che lentamente vennero superate con l’arrivo del Rinascimento.
Il gatto nell’ era moderna
Ma i gatti hanno trovato il loro posto anche nella cultura popolare moderna, che li ha celebrati in numerosi contesti, dal cinema alla letteratura, dalla musica ai videogiochi. Celebri amanti dei gatti sono stati molti personaggi del mondo dello spettacolo e della scienza, come Freddie Mercury, Margherita Hack, Doris Lessing, David Bowie, e persino Pablo Neruda e Anna Magnani.
Nel mondo del cinema, dell’animazione e dei fumetti abbiamo molto materiale sui gatti a partire da Garfield, nasce negli USA grazie a Jim Davies fu pubblicato in una raccolta di volumi che rimase in cima alla classifica americana dei best seller per oltre 100 settimane e lo troviamo anche in altre strisce tra cui i Peanuts e ha vinto pure qualche Emmy.
Isidoro, fu creato nel 1973 per mano di George Gately, e le sue avventure apparirono tra gli anni ’70 e ’80 sulla testata Disney. Sempre in casa Disney dal 1925 abbiamo Pietro Gambadilegno è il criminale della serie di Topolino. Degli stessi anni sono anche Krazy Kat, impegnato a lottare con il suo eterno rivale Topo Ignazio, e Felix the Cat, la star dell’animazione prima dell’arrivo di Topolino. Negli anni Quaranta abbiamo il gatto Tom creato da Hanna & Barbera e Silvestro, star della serie Looney Tunes della Warner Bros. Negli anni ’80 Birba, il gatto che di Gargamella. Ancora abbiamo il gatto spaziale Doraemon, Luna e Artemis in Sailor Moon, Giuliano in Kiss Me Licia. Ancora nati da mamma Disney troviamo Lucifero in Cenerentola, Gli Aristogatti, il gatto eroe della Carica dei 101 e Figaro, il micetto di Pinocchio. Il Gatto con gli stivali visto in Shrek è un don Giovanni ispirato alla figura di D’Artagnan. Anche ne I Simpson, di Matt Groening vediamo sia Palla di neve, il gatto di famiglia che Grattachecca, che Bart e Lisa vedono in tv.
Per il cinema d’animazione giapponese ricordiamoLa ricompensa del gatto(The Cat Returns), prodotto dallo Sudio Ghibli e diretta da Hiroyuki Morita.
In Star Trek troviamo Spot, la meravigliosa gatta rossa che riesce a far piangere Data. Brent Spiner, ha dichiarato che il gatto è, a suo parere, il peggior tipo di attore con cui poter lavorare, perché non collaborativo. Sempre nella serie classica appare una gattina nera con dotata di poteri telepatici e in grado di trasformarsi in una donna. In Discovery abbiamo invece la Maine Coone Ruggine. Nelle serie tv abbiamo anche l’indimenticabile Salem in Sabrina, sia nella versione pupazzosa e ironica sia in pelo e ossa nella versione Netflix.
Altro micio che diviene famoso è quello che appare ne “il Padrino“, in braccio aDon Vito, intento ad ascoltare le suppliche di un uomo che gli chiede di uccidere due persone. Il micio, venne poi adottato dallo stesso MarlonBrando. Un altro gatto “magico” è Cagliostro il gatto nero, compagno di avventure della strega interpretata da Kim Novak nel film Una strega in paradiso del 1958. Sempre dall’universo Disney proviene il film F.B.I: Operazione gatto, diretto dallo stesso regista di Mary Poppins nel 1965. Ma non finisce qui perché abbiamo anche Orione, che porta un’intera galassia al collo in MIB. Restando in tema alieni oltre Sigourney Wevear, nel film di Ridley Scott anche Jones, o Jonesy, il gatto-mascotte degli astronauti della Nostromo riuscirà a salvarsi.
Aiutante del custode di Hogwarts, Mrs Purr un’altra Maine Coon, pattuglia i corridoi della scuola per controllare i giovani maghi. In Harry Potter e la camera dei segreti, verrà pietrificata.
Il film “Captain Marvel” ha conquistato il pubblico di tutto il mondo grazie alla protagonista Brie Larson, ma anche grazie alla gatta Goose. Ritrovata da Nick Fury (Samuel L. Jackson), e presa in custodia da Carol Danvers. Il nome scelto per l’animale, è quello di uno dei protagonisti del film “Top Gun” anche se nel fumetto il felino era stato battezzato Chewie.
Di gatti in pelo e ossa abbiamo A spasso con Bob, ispirato a una vicenda realmente accaduta che racconta la rinascita di un musicista di strada tossicodipendente grazie al gatto Bob. Purtroppo Bob è morto recentemente dopo essere stato investito. Esistono anche dei libri che raccontano le avventure di Bob e James.
Il felino più famoso della letteratura è sicuramente lo Stregatto, nato nel 1865 dalla mente del professor Lewis Carroll. Una leggenda dell’epoca narra dell’esistenza di gatto fantasma che si aggirava per le campagne inglesi. Ma è probabile che lo scrittore si sia ispirato alla razza British Shorthair, un felino a pelo corto, dal musetto sorridente. Del 1996 è invece Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepúlveda da cui è stato tratto un bellissimo lungometraggio diretto da Enzo D’Alò. Passando ad un genere più dark va ricordato il racconto di Edgar Allan Poe: Il gatto nero.
Nel mondo dei videogiochi abbiamo Socks the Cat Rocks the Hill nato per SNES, la console Nintendo ha come protagonista il first cat, il micio di proprietà di Bill e Hillary Clinton, ma venne cancellato a causa del fallimento della società produttrice. Il progetto è stato poi recuperato dal collezionista Tom Curtin e dall’editore Adam Welch che lo hanno lanciato con una campagna Kickstarter.
Per Atari nasce nel 1983, Alley Cat. Il protagonista è un gatto randagio il cui scopo è l’esecuzione di alcune attività dentro case di estranei.
Un altro prodotto per gamer gattofili è la appNeko Atsume, che ha inspiegabilmente raggiunto un numero altissimo di giocatori e il cui scopo è quello di attirare 51 gattini nel proprio giardino virtuale. Il successo è stato tanto da indurre la AMG Entertainment a produrre un live-action movie ispirato dal gioco.
Ovviamente, di primo acchitto, tra i felini più famosi al mondo, soprattutto per gli innumerevoli gadget di ogni forma e fattura, dovremmo trovare l’intramontabileHello Kitty, ideata dalla designer Yuko Shimizu. Vi stupirà sapere che questa simpatica creatuina alla quale sono stati dedicati oggetti di ogni genere, dalle chitarre elettriche agli aeroplani, dai ristoranti fino a parchi giochi, in realtà NON è un gatto, ma una bambina inglese di circa 8 anni dal nome “Kitty White“. Nonostante il vostro stupore in merito a questa rivelazione, l’immagine iconica di Hello Kitty è divenuta traino di iniziative sociali e culturali: nel 1984 Hello Kitty diviene Ambasciatrice Unicef, nel 2004 è nominata Amica Speciale dei Bambini, sempre per Unicef, e nel 2008 è eletta Ambasciatrice del Turismo Giapponese.
Se come Kitty White anche voi vi sentite anche voi un po’ “gatti” (oltre che gattari!) esiste una particolare moda, ovviamente importata dal Giappone, in cui otaku, ragazze appassionate di anime e amanti della cultura giapponese hanno scelto di esprimere “verso l’esterno” le proprie passioni abbracciando l’estetica “Cat Girl“. Questa particolare interpretazione è conosciuta anche con il termine “Neko Chan” che, a differenza del Cosplay “tradizionale”, non si riferisce esclusivamente ad un personaggio specifico di un anime o di un manga ma, piuttosto, ad una figura generica della cultura giapponese “gattonizzata“.
Quando pensiamo alle grandi saghe dell’animazione giapponese, nomi come Mobile Suit Gundam, Inuyasha, o Naruto Shippuden ci riempiono la mente, evocando battaglie epiche, personaggi indimenticabili e mondi fantastici. Ma dietro a queste produzioni colossali, c’è un artigiano silenzioso e prolifico, un maestro che ha contribuito a scolpire l’immaginario di intere generazioni di appassionati. Stiamo parlando di Hidetoshi Omori, una figura che merita di essere celebrata, conosciuto nell’ambiente anche con l’enigmatico pseudonimo di Dan Kongōji. Nato il 5 novembre del 1959 a Minamikawachi, nella prefettura di Osaka, Omori ha intrapreso un viaggio straordinario nel cuore dell’industria dell’animazione subito dopo aver conseguito il diploma. Con un bagaglio di sogni e una mano ferma, si è trasferito nella frenetica Tokyo, iniziando la sua carriera come animatore freelance. I suoi primi passi lo hanno portato a lavorare presso lo Studio An-Apuru, dove si è distinto come key animator, prima di affinare ulteriormente le sue capacità sotto la guida del rinomato Tomonori Kogawa allo Studio Beboo. Fu in questo periodo che il suo talento per il disegno e la sua dedizione al mestiere iniziarono a farsi notare.
La sua carriera è una vera e propria mappa delle gemme dell’animazione e del gaming, un viaggio attraverso oltre duecento titoli che hanno segnato il nostro DNA nerd. Omori ha messo la sua firma su franchise che hanno fatto la storia, da Astro Boy a Cyborg 009, da Ghost in the Shell a Jojo’s Bizarre Adventure, dimostrando una versatilità e una padronanza stilistica sbalorditive. Ha persino lavorato su capolavori intramontabili come Lupin III e su serie iconiche come Lamù e Transformers, lasciando il segno in ogni singolo progetto a cui ha partecipato.
Tuttavia, il suo contributo più leggendario e acclamato è forse nel mondo dei mecha. La sua abilità nel dare vita a macchine da guerra imponenti e complesse è stata fondamentale per l’universo di Sunrise. Dalla celebre serie Mobile Suit Gundam, dove ha lavorato a titoli come Gundam Z fino al più recente Gundam: The Witch from Mercury, Omori ha definito l’estetica e la dinamica dei robot giganti. Il suo lavoro su Heavy Metal L-Gaim e, in particolare, su Mobile Suit Gundam: Char’s Counterattack è spesso citato come il picco della sua arte nel genere.
Ma Omori non si è limitato al regno dell’animazione tradizionale. Negli anni ’90, ha saputo cogliere al volo l’opportunità di esplorare un medium nascente ma già potentissimo: i videogiochi. Ha ricoperto il ruolo di direttore delle animazioni per uno dei titoli più iconici di tutti i tempi, l’epocale Final Fantasy VII di Square, un capolavoro che ha ridefinito il genere dei JRPG e che ha richiesto una cura maniacale per ogni singola animazione. Oltre a questo, ha prestato il suo genio ad altri giochi di culto basati su franchise amatissimi come Inuyasha, Dragon Ball Z e Jojo.
Nonostante la sua immensa e poliedrica produzione, Omori ha trovato il tempo e la voglia di esplorare anche il ruolo di regista. Ha debuttato alla regia per la serie TV DAN DOH! e ha anche diretto un episodio intitolato Deprive all’interno di Robot Carnival, un lungometraggio antologico che ha visto la partecipazione di nomi del calibro di Katsuhiro Otomo, il creatore di Akira. Questa incursione nella regia dimostra la sua curiosità artistica e la sua volontà di sperimentare nuovi ruoli e responsabilità. Omori ha anche avuto un ruolo chiave nella caratterizzazione dei personaggi della serie OAV di Guyver, un’opera che ha segnato profondamente gli anni ’90 con il suo stile unico e la sua narrazione intensa.
In un’industria dove spesso il nome del singolo artista si perde dietro ai titoli delle produzioni, Omori emerge come un pilastro fondamentale, un maestro artigiano che ha plasmato con la sua abilità e il suo impegno una parte significativa della cultura pop giapponese che tutti amiamo. La sua carriera è una testimonianza del potere della dedizione e del talento, un promemoria che dietro ogni capolavoro che ci emoziona, c’è un genio silenzioso che lavora per rendere i nostri mondi animati ancora più vividi e indimenticabili.
Doraemon – Il filmè un film del 2014 diretto da Takashi Yamazaki e Ryūichi Yagi, basato sul celebre manga e anime di Fujiko F. Fujio. Si tratta del primo lungometraggio di Doraemon realizzato interamente in computer grafica, che ripercorre le origini e le avventure del gatto robot venuto dal futuro per aiutare il piccolo Nobita, un bambino sfortunato e pigro.
Nato alla fine degli anni ’60 come protagonista di un manga del duo artistico giapponese Fujiko Fujio,Doraemon è poi diventato un anime di enorme successo prodotto dalla Shin-ei Animation a partire dal 1979. Doraemon è simpatico e responsabile, può viaggiare nel tempo, ha paura dei topi, un debole per i dolci, ed è provvisto di gattopone, una tasca quadridimensionale da cui estrae innumerevoli gadget tecnologici, i ciuski, che dispensa a Nobita ogni volta che ci sono problemi da risolvere. Le intenzioni del gatto-robot sono onorevoli: aiutare il bambino ad aggiustare i guai combinati nel presente per migliorare il futuro che lo aspetta… ma il maldestro Nobita finisce quasi sempre per ficcarsi in guai ancora più grossi!
Il film si apre con un anziano Nobita che, in punto di morte, riceve la visita del suo pronipote Sewashi, il quale gli consegna un album di foto che raccontano la sua vita con Doraemon, il gatto robot che Sewashi gli aveva inviato da bambino per cambiare il suo destino. Nobita decide allora di rivivere i momenti più importanti della sua amicizia con Doraemon, attraverso una serie di flashback che si susseguono in ordine cronologico. Vediamo così il primo incontro tra Nobita e Doraemon, il quale gli mostra i suoi incredibili gadget, i chiusky, che gli permettono di viaggiare nel tempo, di volare, di diventare invisibili e di fare altre meraviglie. Vediamo anche le prime avventure che i due vivono insieme, come la visita al futuro, dove Nobita scopre che si sposerà con la sua amata Shizuka, o il salvataggio di un dinosauro dal passato, che diventerà il loro amico Peko. Vediamo infine il momento più drammatico, quando Doraemon deve tornare nel futuro, lasciando Nobita solo e triste.
Doraemon – Il film è un omaggio ai fan della serie, che ritrovano i personaggi e le storie più famose, ma anche una buona occasione per avvicinare i nuovi spettatori, che possono apprezzare la simpatia e la tenerezza di questo gatto spaziale. La computer grafica, pur essendo una novità rispetto al tradizionale stile bidimensionale, non snatura il fascino dei disegni originali, ma anzi li rende più vividi e realistici. Il film riesce a bilanciare bene l’umorismo, l’azione e l’emozione, senza cadere nella banalità o nella retorica. Il messaggio finale è quello di credere in se stessi, di coltivare i propri sogni e di non dimenticare i propri amici. Doraemon – Il film è un film per tutta la famiglia, che saprà divertire e commuovere grandi e piccini, e che conferma il successo di uno dei personaggi più amati dell’animazione giapponese.
Preparati per una nuova avventura insieme a Doraemon con “Together with Animals”, il terzo DLC di “Doraemon Story of Seasons: Friends of the Great Kingdom” incluso nel Season Pass e nella Deluxe Edition, che ora è disponibile per Nintendo Switch, PlayStation 5 e Steam.
Gioca alla mini storia esclusiva del nuovo DLC insieme a Nobita e ai suoi amici nel Regno di Illuma. Impara a usare il gadget segreto, il Tracer Badge, per aiutarli nella loro missione: ritrovare il pulcino perduto! Inoltre, prova un nuovo e simpatico set di abiti a tema animali e arreda la tua stanza con i mobili della serie pasquale!
Collegati online con il tuo Nintendo Switch e ottieni il nuovo aggiornamento gratuito con diversi contenuti! Troverai 4 nuovi oggetti per personalizzare la tua avventura: un palloncino di Nobita e Doraemon, nonché il set Abiti estivi e un set Mobili per la casa. Doraemon Story of Seasons: Friends of the Great Kingdom è ora disponibile per PlayStation 5, Nintendo Switch e PC.
Preparate i vostri chiusky più tecnologici e scaldate i motori della macchina del tempo perché il gatto robot più amato della storia è tornato per portarci ai confini della galassia. Accogliamo con un entusiasmo quasi commovente l’arrivo di Doraemon Il film: Nobita e le piccole guerre stellari 2021, un’operazione nostalgia curata nei minimi dettagli che riporta sul grande schermo, o meglio direttamente nei nostri salotti grazie ad Anime Factory, il quarantunesimo capitolo di una saga che sembra non invecchiare mai. Questo lungometraggio rappresenta il remake dell’indimenticabile sesto film del 1985 e dimostra quanto l’universo creato da Fujiko F. Fujio sia ancora capace di parlarci con una forza dirompente, mescolando sapientemente quella fantascienza classica che tanto amiamo a una narrazione profondamente umana e moderna.
L’inizio di questa epopea spaziale scatta quando Nobita, nel solito mix di sfortuna e curiosità che lo contraddistingue, si imbatte in un minuscolo razzo che nasconde un segreto incredibile. Al suo interno vive Papi, un alieno minuscolo ma con un coraggio da gigante, fuggito dal lontano pianeta Pirika per scampare a una guerra civile devastante. Da vera nerd cresciuta a pane e space opera, non ho potuto fare a meno di notare come la sceneggiatura di Dai Satō riesca a rendere omaggio ai pilastri del genere. Sentiamo fortissime le vibrazioni che richiamano Star Wars, ma con quel tocco di ingenuità e meraviglia tipico dei manga anni Ottanta. Il povero Papi cerca rifugio dalla morsa spietata dell’esercito del PCIA, una forza militare opprimente comandata dal tirannico Generale Gilmore, un villain che, nonostante le dimensioni ridotte dell’ambientazione, incarna perfettamente la minaccia oscura tipica dei grandi dittatori galattici.
Il coinvolgimento della nostra storica banda di amici è immediato e totale. Doraemon, Nobita, Shizuka, Gian e Suneo non si tirano indietro di fronte alla richiesta di aiuto e decidono di sfidare le leggi della fisica rimpicciolendosi per entrare nel mondo di Papi. Qui il film esplode in una festa visiva guidata dalla regia di Shin Yamaguchi, mostrandoci un pianeta popolato da creature che sembrano giocattoli animati e oggetti quotidiani che vivono in una pace apparente ormai minacciata dal PCIA. La battaglia per la libertà di Pirika non è solo un pretesto narrativo per scene d’azione mozzafiato, ma diventa un veicolo potentissimo per lanciare messaggi ecologisti e pacifisti. Il contrasto tra la bellezza naturale del pianeta e la distruzione portata dalle macchine da guerra della fazione nemica colpisce dritto allo stomaco, ricordandoci perché amiamo così tanto questa serie.
Le sequenze di combattimento sono un vero gioiello di animazione moderna che non tradisce però lo spirito del 1985. Vedere i nostri eroi pilotare mini-tank o affrontare astronavi nemiche con l’ausilio dei gadget più assurdi di Doraemon è un’esperienza galvanizzante. Si passa dal regista-robot a forma di hamburger al traduttore universale, strumenti che garantiscono quel ritmo comico serrato necessario a bilanciare i momenti di tensione drammatica. La colonna sonora curata da Kan Sawada recupera i temi iconici della serie e li riarrangia in chiave epica, mentre il brano Universe degli Official Hige Dandism aggiunge quel sapore J-Pop contemporaneo che rende il tutto incredibilmente fresco.
Analizzando l’edizione italiana, non posso che fare un plauso alla scelta di affidare la direzione del doppiaggio a Davide Garbolino presso i Molok Studios. La sua esperienza garantisce una continuità emotiva preziosa per noi fan che siamo cresciuti con queste voci. Il lavoro di adattamento di Ariela La Stella e la traduzione di Giulia Magni sono precisi e rispettosi del materiale originale nipponico, riuscendo a mantenere intatta la magia dei dialoghi originali senza perdere l’ironia tipica del brand. Questo film è un ponte tra generazioni, capace di far battere il cuore ai veterani che ricordano la versione originale e di incantare i bambini che scoprono per la prima volta l’immensità dello spazio profondo attraverso gli occhi di un gatto blu senza orecchie.
Guardare Nobita e le piccole guerre stellari 2021 significa immergersi in un’avventura che ci insegna quanto l’amicizia possa superare qualsiasi barriera dimensionale o planetaria. È una celebrazione della sci-fi pura, quella che ci faceva sognare davanti a Gundam o Star Trek, riletta attraverso la lente della gentilezza e della solidarietà. Nonostante i ritardi dovuti ai tempi difficili che abbiamo vissuto a livello globale, il ritorno di Doraemon è la conferma che certe storie sono eterne e che abbiamo ancora bisogno di eroi improbabili pronti a tutto pur di proteggere un amico, anche se quell’amico è alto solo pochi centimetri.
Pochi sanno che la creatività dietro le due Cerimonie Olimpiche di Rio 2016 è stata tutta italiana … e in un certo senso anche le prossime Olimpiadi di Tokyo sono state presentate da un italiano: più precisamente da un idraulico italiano con la salopette rossa!
Ieri è calato il sipario su questa emozionante, calda, combattuta e discussa kermesse sportiva brasiliana, e come consuetudine, l’ultimo momento della Cerimonia di Chiusura è dedicata alla prossima città che ospiterà i Giochi Olimpici, in questo caso proprio la capitale del Giappone, Tokyo, nel prossimo 2020. E per presentare degnamente il Sol Levante perchè non usare proprio i simboli globali che ha prodotto. Ed ecco apparire un filmato, nello Stadio Maracanà di Rio, che ha per protagonista la splendida città d’altra parte del mondo e popolata dai personaggi di videogame e manga: in particolare Capitan Tsubasa (Holly & Benji), Pac-Man, Hello Kitty, Doraemon, e proprio Super Mario.
E proprio il premier giapponese Shinzo Abe si è presentato alla Cerimonia nei panni di Super Mario che proprio grazie alle leggendarie tubature verdi del gioco ha potuto raggiungere il centro dello Stadio dall’altra parte del mondo!