Un dato continua a farmi sorridere ogni volta che si parla di Star Wars nel 2026: non importa quante piattaforme streaming esistano, quanti spin-off vengano annunciati durante gli eventi Disney o quante guerre online esplodano tra nostalgici e nuovi fan, alla fine torniamo sempre lì. A quei corridoi metallici illuminati di blu, al respiro di Darth Vader, ai tramonti binari di Tatooine e a quella sensazione quasi inspiegabile che ti prende ancora oggi mentre parte la fanfara di John Williams. Eppure la cosa davvero assurda emersa dall’ultimo report pubblicato da JustWatch non è tanto il dominio eterno della Trilogia Originale. Quello era prevedibile. La vera sorpresa è un’altra: i Prequel stanno vivendo una specie di resurrezione culturale gigantesca, soprattutto tra gli under 35 italiani, e ormai non si tratta più soltanto di meme su Obi-Wan o nostalgie nate su TikTok.
Per anni la trilogia di George Lucas uscita tra il 1999 e il 2005 è stata trattata come il fratello imbarazzante della saga. Troppa CGI, Jar Jar Binks trasformato nel punching ball dell’internet primordiale, dialoghi diventati materiale da parodia su YouTube quando ancora YouTube sembrava il futuro della rete. Però il tempo, soprattutto nella cultura nerd, è una macchina stranissima. Le generazioni crescono, cambiano prospettiva, e quello che prima veniva deriso diventa improvvisamente identità collettiva. Succede continuamente negli anime, nei videogiochi, nei fumetti. Basta vedere cosa è accaduto a Evangelion, a Metal Gear Solid 2 o persino alla trilogia di Sam Raimi su Spider-Man, oggi trattata quasi come una reliquia sacra da ragazzi che all’epoca erano troppo piccoli persino per capire cosa stessero guardando.
Il report internazionale di JustWatch, basato sulle risposte di quasi 3000 utenti distribuiti tra Italia, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, racconta proprio questo cambio di percezione. La Trilogia Originale resta irraggiungibile praticamente ovunque, ma i Prequel ormai superano stabilmente i Sequel in tutti i Paesi analizzati. E qui arriva la parte interessante: in Italia quasi il 40% degli under 35 sceglie Episodio I, II e III come arco narrativo preferito, contro appena il 17% degli over 35. Una distanza enorme, che dice tantissimo non solo su Star Wars, ma anche sul modo in cui le persone si legano emotivamente alle storie.
Perché chi oggi ha meno di 35 anni non ha scoperto Star Wars guardando Una Nuova Speranza al cinema nel 1977 o registrando la trilogia in VHS dalla TV generalista. Molti di loro sono cresciuti con La Minaccia Fantasma trasmesso il pomeriggio su Italia 1, con i videogiochi della trilogia prequel sulla PlayStation 2, con le battaglie dei cloni nei LEGO, con i duelli assurdi di Revenge of the Sith consumati frame per frame su internet. Per una generazione intera, Anakin Skywalker NON è “quel bambino fastidioso”. È una figura tragica gigantesca, quasi da anime giapponese, un personaggio che cade lentamente nel lato oscuro come succede ai protagonisti dei mecha malinconici o degli shonen più drammatici.
E sinceramente? Basta riguardare oggi Revenge of the Sith per capire perché internet sia impazzito negli ultimi anni rivalutandolo. Quel film ha un’energia quasi operistica. Tradimenti, guerre galattiche, amicizie distrutte, manipolazione politica, battaglie coreografate come se George Lucas stesse dirigendo contemporaneamente Akira Kurosawa e un AMV del 2006 caricato su Windows Movie Maker. Una roba che, nell’epoca dei reel e della cultura visuale ultra-emotiva, ha trovato una seconda vita potentissima.
Poi arriva il fenomeno The Mandalorian, e qui secondo me si apre un discorso ancora più enorme. In Italia la serie domina letteralmente il panorama Star Wars televisivo con il 55% delle preferenze, lasciando Andor molto più indietro al 24%. Negli Stati Uniti la sfida è quasi equilibrata, ma da noi no. Da noi Din Djarin e Grogu hanno vinto in maniera schiacciante. E onestamente non mi stupisce affatto.
Perché The Mandalorian ha capito una cosa fondamentale del fandom moderno: Star Wars funziona tantissimo quando torna ad avere il sapore dell’avventura episodica, del viaggio solitario, della space opera sporca e romantica. Ogni episodio sembra una side quest di un videogioco open world tra western, anime anni ’80 e vecchia fantascienza analogica. Guardandolo viene in mente Cowboy Bebop, viene in mente Lupin III, vengono in mente persino certe atmosfere da RPG Bethesda dove il protagonista vaga in mondi giganteschi incontrando personaggi assurdi e creature leggendarie.
E poi diciamolo chiaramente: Grogu è diventato un fenomeno culturale trasversale mostruoso. Non più soltanto mascotte nerd. Parliamo di un personaggio capace di sfondare ovunque, dalle community hardcore ai social generalisti. Un po’ come successe ai Pokémon nei primi Duemila. Lo riconoscono tutti. Lo condividono tutti. E questo spiega anche l’hype gigantesco attorno a The Mandalorian & Grogu, che ha riportato Star Wars al cinema cercando di trasformare quella dimensione seriale in evento cinematografico globale.
La cosa buffa è che mentre Andor viene spesso celebrata come la serie “matura”, “politica”, “scritta meglio”, The Mandalorian continua a dominare il cuore del pubblico italiano proprio perché riesce a parlare a quella parte infantile e avventurosa che Star Wars si porta dietro da sempre. Non è solo questione di qualità narrativa. È una questione emotiva. The Mandalorian ti fa venire voglia di rigiocare a Knights of the Old Republic alle tre di notte. Ti fa desiderare di collezionare action figure come nel 2004. Ti restituisce quella sensazione di universo infinito che molti fan sentivano di aver perso.
E a proposito di universo infinito, il report ha tirato fuori anche un’altra chicca incredibile: il personaggio che gli italiani vorrebbero vedere protagonista di uno spin-off è Yoda. Ventuno per cento delle preferenze. Tantissimo. Subito dietro Chewbacca con il 17%.
Qui secondo me emerge un dettaglio interessantissimo della cultura nerd italiana. Noi adoriamo i personaggi misteriosi. Yoda funziona perché rappresenta ancora qualcosa di irrisolto. Più racconti il suo passato, più il fandom impazzisce immaginando cose assurde. Da anni esistono teorie, lore nascoste, fan fiction, discussioni infinite sulla sua specie, sulle origini della sua potenza nella Forza, sul suo passato prima del Consiglio Jedi. Yoda è praticamente il perfetto personaggio da expanded universe.
Chewbacca invece intercetta un altro tipo di nostalgia, più avventurosa e malinconica. Il classico personaggio che per decenni è rimasto sullo sfondo pur essendo iconico quanto Han Solo. E sapere che negli Stati Uniti addirittura guida la classifica delle richieste di spin-off fa capire quanto il pubblico americano sia ancora legatissimo all’estetica originale della saga.
Ma la parte che mi ha fatto davvero sorridere leggendo i dati è Jar Jar Binks. Sì, proprio lui. Uno dei personaggi più odiati della storia del cinema blockbuster oggi viene rivalutato da una fetta crescente del fandom globale. E qui internet ha avuto un ruolo devastante. Meme, TikTok, ironia postmoderna, nostalgia tossica trasformata in affetto reale. Jar Jar è diventato quasi una specie di simbolo generazionale. Un personaggio che rappresenta il caos assurdo della cultura nerd online. Ormai parlare male di lui sembra quasi vintage.
Ed è assurdo pensare che Star Wars riesca ancora a generare tutto questo dopo quasi cinquant’anni. Perché non stiamo parlando soltanto di film o serie TV. Star Wars ormai è linguaggio condiviso, identità culturale, memoria collettiva. Cambiano le generazioni, cambiano i formati, cambiano le piattaforme, ma la galassia lontana lontana continua a reinventarsi insieme ai suoi fan. Una volta erano i fumetti Dark Horse e i romanzi Legends, poi sono arrivati i videogiochi, le serie animate, Disney+, i meme, gli edit su TikTok con Anakin e Padmé accompagnati da musica phonk come se fossero protagonisti di un anime tragico cyberpunk.
E forse è proprio questo il segreto vero della saga. Non la perfezione. Non la coerenza assoluta. Star Wars sopravvive perché ogni generazione trova “il suo” Star Wars personale. Quello che parla direttamente alla propria epoca.
Adesso la domanda enorme è capire cosa succederà nei prossimi anni. Se The Mandalorian riuscirà davvero a diventare il nuovo centro narrativo del franchise. Se i Prequel continueranno questa scalata nostalgica. Se arriverà davvero il momento in cui il fandom rivaluterà perfino i Sequel come sta accadendo oggi con Episodio I. Perché internet funziona così: prima distrugge qualcosa, poi la trasforma lentamente in culto.
E conoscendo la storia di questa galassia, probabilmente tra dieci anni saremo qui a discutere con passione di personaggi che oggi vengono massacrati online. Proprio come accadde a Jar Jar. Proprio come accadde ad Hayden Christensen. Proprio come accade continuamente nella cultura pop.
Forse il bello di Star Wars sta anche in questo caos continuo tra nostalgia, hype, meme e amore autentico. Una saga che non smette mai davvero di cambiare faccia insieme a chi la guarda. E sinceramente sono curioso di capire quale sarà il prossimo personaggio dimenticato che internet deciderà improvvisamente di trasformare in leggenda.


