Una notizia che non avremmo mai voluto scrivere. A soli quarantotto anni si è spento Jacopo Camagni, e ancora faccio fatica a mettere insieme le parole senza sentire quel nodo alla gola che arriva solo davanti alle perdite vere, quelle che non riguardano solo un artista ma un pezzo della nostra storia nerd.
Jacopo non era semplicemente un disegnatore. Era uno di quei nomi che, pronunciati tra appassionati, fanno brillare gli occhi. Era il ragazzo che da Bologna era riuscito a portare il proprio tratto dentro alcune delle saghe più iconiche dell’immaginario pop mondiale. Era l’autore che aveva attraversato continenti creativi, passando da Lupin III alla Casa delle Idee, senza mai perdere quella sensibilità tutta italiana nel raccontare l’eroismo, il dubbio, l’ironia.
E oggi, mentre la community del fumetto italiano piange, resta la consapevolezza di aver avuto tra noi un talento raro.
Dalle botteghe italiane a Lupin III: l’inizio di un viaggio
Classe 1977, nato il 21 dicembre, Jacopo Camagni ha iniziato a lavorare nel mondo del fumetto nel 1998. Non un ingresso qualsiasi, ma una vera e propria formazione “a bottega”, di quelle che sanno di matite consumate, tavole corrette a mano, maestri severi e sogni enormi.
Proprio in quegli anni disegna per Kappa Edizioni e arriva a firmare un volume inedito dedicato a Lupin III sotto la supervisione diretta di Monkey Punch, il creatore del ladro gentiluomo più iconico dell’animazione giapponese. Fermiamoci un attimo a realizzare cosa significhi: un autore italiano che mette mano a Lupin con l’approvazione del suo stesso padre creativo.
Per chi è cresciuto tra VHS consumate di Lupin III e notti passate a discutere su chi fosse il miglior rivale tra Zenigata e gli altri, quella è una medaglia che pesa quanto una vittoria mondiale. E Jacopo quella medaglia l’aveva conquistata con talento puro.
Il salto negli Stati Uniti: la chiamata di Marvel Comics
Nel 2008 arriva il momento che cambia tutto. Jacopo vince il Chesterquest, concorso mondiale indetto da Marvel per selezionare nuovi disegnatori. In mezzo a centinaia di artisti da tutto il mondo, spunta il suo nome.
Da lì in poi, la sua carriera prende residenza alla Casa delle Idee. E non parliamo di comparsate fugaci, ma di un lavoro costante su personaggi che hanno costruito l’immaginario collettivo di generazioni intere.
Jacopo interpreta Longshot, si misura con Occhio di Falco, entra nel mondo folle e meta-narrativo di Deadpool, disegna gli X-Men, si muove tra le stelle con Kanan nell’universo di Star Wars. Ogni tavola porta il suo segno riconoscibile, dinamico, potente, ma sempre attento all’espressività dei volti e alla narrazione.
Tra le sue collaborazioni più recenti figurano storie di Capitan Marvel e S.W.O.R.D., fino ad arrivare a X-Men Red. Non è semplice, per un autore italiano, inserirsi in un contesto competitivo come quello statunitense e rimanerci per anni con autorevolezza. Jacopo ci è riuscito con naturalezza, senza mai perdere il legame con le sue radici.
Tra Italia e Francia: Magna Veritas e le prime collaborazioni
Prima ancora dell’esplosione internazionale, il percorso di Camagni aveva già dimostrato ambizione e visione. Nel 2006 realizza due volumi di Magna Veritas su testi di Marco Felicioni per Soleil Edition, casa editrice francese. Una produzione che testimonia la sua capacità di muoversi tra mercati diversi, adattando il proprio tratto a linguaggi narrativi differenti.
Il fumetto europeo, quello americano, quello giapponese. Jacopo ha attraversato questi universi come un viaggiatore instancabile, senza mai farsi intrappolare in un’unica etichetta.
Studio Dronio e l’incontro con Marco B. Bucci
Alcuni incontri sembrano scritti nel destino. Quello tra Jacopo Camagni e Marco B. Bucci è uno di questi.
Nel 2004 fondano insieme lo Studio Dronio, e da lì nasce una collaborazione artistica che avrebbe segnato profondamente il fumetto italiano contemporaneo. Dopo Magna Veritas, il loro sodalizio creativo esplode nel 2017 con Nomen Omen, serie che mescola urban fantasy, introspezione, simbologia e un’estetica potente e riconoscibile.
Nomen Omen non è solo un fumetto. È un manifesto generazionale. È il racconto di identità, di destino, di scelte che pesano. È l’ennesima dimostrazione che il fumetto italiano può parlare al mondo senza complessi di inferiorità.
Il progetto prosegue poi con Arcadia, ancora in corso di pubblicazione, mentre Jacopo lavorava contemporaneamente su produzioni Marvel. Una doppia vita creativa che solo chi vive di matite e deadline può comprendere davvero.
Sergio Bonelli Editore e il lato horror
Il legame con l’Italia non si è mai interrotto. Per Sergio Bonelli Editore realizza nel 2017 una storia breve di Groucho e nel 2022 crea la miniserie horror SIMULACRI, dimostrando una versatilità sorprendente.
Dal supereroismo cosmico al thriller psicologico, dall’urban fantasy al mash-up ironico come Deadpool the Duck. Jacopo Camagni non si è mai adagiato su un genere. Ha esplorato, sperimentato, rischiato.
E questa è forse la lezione più grande che lascia ai giovani autori italiani: non smettere mai di mettersi in gioco.
Un talento generoso, un amico vero
Oltre al professionista, resta l’uomo. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo parla di un artista disponibile, ironico, capace di ascoltare. La sua età rende tutto più ingiusto. Quarantotto anni non sono un epilogo, sono un capitolo interrotto.
Pensare a quello che avrebbe ancora potuto regalarci fa male. Nuove serie, nuove sperimentazioni, nuove collaborazioni. Eppure, guardando la sua bibliografia, resta un patrimonio creativo che continuerà a vivere tra le nostre mani ogni volta che apriremo una sua tavola.
Il fumetto italiano perde una voce autorevole. La community geek perde un punto di riferimento. Bologna perde uno dei suoi figli più talentuosi. E noi perdiamo un artista che aveva ancora tanto da raccontare.
L’eredità di Jacopo Camagni nel fumetto italiano
Jacopo Camagni rappresenta una generazione di autori italiani che hanno dimostrato come il confine tra “fumetto nazionale” e “mercato internazionale” sia sempre più sottile. Ha aperto strade, ha mostrato che si può partire da Mondo Naif e arrivare agli X-Men senza snaturarsi.
Il suo percorso è un ponte tra tradizione e contemporaneità, tra bottega artigianale e industria globale dell’intrattenimento. È la prova che il talento, quando è sostenuto da disciplina e passione, può attraversare oceani.
Per chi sogna di lavorare nel mondo dei comics, la sua carriera resta un faro. Per chi ama leggere fumetti, resta una certezza: ogni tavola firmata Jacopo Camagni è un frammento di dedizione assoluta.
Oggi salutiamo un artista. Domani continueremo a leggerlo.
E adesso tocca a noi, community di CorriereNerd. Qual è la tavola di Jacopo che vi è rimasta nel cuore? Il suo Lupin, una splash page Marvel, Nomen Omen? Raccontiamocelo qui sotto. Facciamo vivere il suo segno attraverso i nostri ricordi.
Perché i grandi autori non se ne vanno davvero. Restano tra le pagine. E nelle emozioni che hanno saputo accendere.
