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Roma Comics @ Cinecittà World 2026: grande successo per la nuova festa della cultura nerd a Roma

Roma, 15 giugno 2026 – Due giornate straordinarie dedicate all’immaginazione, alla creatività e alla condivisione hanno trasformato Cinecittà World nel punto di riferimento della cultura nerd italiana. Sabato 13 e domenica 14 giugno si è svolta con grande successo la prima edizione di Roma Comics @ Cinecittà World, la “rinata” manifestazione che ha riunito appassionati di fumetti, anime, manga, fantasy, fantascienza, videogiochi, cosplay, K-Pop, doppiaggio, arte, spettacolo e intrattenimento provenienti da tutta Italia.

Nata dalla collaborazione tra Firenze Comics, Associazione Culturale Anima Verde, Satyrnet e Cinecittà World, la manifestazione ha dato vita a un progetto innovativo capace di coniugare intrattenimento, approfondimento culturale, partecipazione attiva e spettacolo all’interno di uno dei luoghi più iconici dedicati al cinema e all’immaginario nel nostro Paese.

Per due giorni il parco si è trasformato in una vera e propria città delle passioni geek, dove migliaia di visitatori hanno vissuto un’esperienza immersiva costruita attorno ai linguaggi che oggi definiscono la cultura pop contemporanea. L’obiettivo della manifestazione era chiaro fin dalla sua nascita: creare non una semplice fiera, ma una grande festa della cultura nerd, un evento capace di mettere al centro le persone, le community e il piacere di condividere passioni comuni all’interno di uno scenario unico nel suo genere.

Luca Mariotti, organizzatore di Roma Comics, ha dichiarato:
“Desidero rivolgere un ringraziamento speciale a tutti gli espositori commerciali che hanno creduto fin dall’inizio in questo progetto, contribuendo con professionalità, entusiasmo e qualità a rendere Roma Comics un’esperienza ancora più ricca e coinvolgente. Un grazie altrettanto sentito va agli artisti presenti nell’Artist Alley, spazio dedicato sia ai talenti emergenti sia agli autori professionisti, che con il loro talento, la loro creatività e la loro disponibilità hanno dato vita a uno dei luoghi più vivi e apprezzati dell’intera manifestazione. Sono loro, insieme al pubblico e alle community, a rappresentare l’anima autentica di Roma Comics.”

La direzione artistica di Gianluca Falletta ha guidato il progetto attraverso una visione fortemente orientata all’esperienza, alla partecipazione e alla valorizzazione delle community. Forte di oltre venticinque anni di attività nel mondo del cosplay, dell’entertainment, degli eventi immersivi e della progettazione culturale, Falletta ha contribuito a trasformare Roma Comics in un ecosistema narrativo dove il pubblico non fosse semplice spettatore ma parte integrante dell’esperienza. Anche e soprattutto la presenza di Alessandra Angelini, madrina ufficiale di Roma Comics 2026, ha incarnato con eleganza, passione e spirito di condivisione i valori della manifestazione, diventando un punto di riferimento per la community cosplay e per tutti gli appassionati presenti a Cinecittà World.

Le scenografie cinematografiche di Cinecittà World hanno amplificato questa visione, trasformando ogni area del parco in uno scenario ideale per incontri, spettacoli, fotografie, performance e attività condivise. Famiglie, cosplayer, gamer, lettori, collezionisti, creator digitali, associazioni culturali e semplici curiosi hanno animato gli spazi della manifestazione creando un’atmosfera di entusiasmo che ha accompagnato entrambe le giornate.

Foto di Roberto di Vito

La cerimonia inaugurale di sabato ha aperto ufficialmente il programma di eventi dando il via a un calendario ricco di appuntamenti che ha alternato intrattenimento, divulgazione e spettacolo. Tra gli ospiti più attesi della manifestazione figurava Gabriele Lopez, doppiatore, cantante e interprete amatissimo dal pubblico italiano, che ha coinvolto i presenti con racconti, aneddoti e momenti di forte partecipazione emotiva legati al mondo del doppiaggio e dell’intrattenimento.

Grande interesse ha suscitato anche la presenza di Min Kyung Cho, figura di riferimento per la diffusione della cultura coreana in Italia, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta dell’evoluzione della Korean Wave e del suo impatto sulla cultura pop mondiale.

A rappresentare l’anima più dinamica e partecipativa del fenomeno K-Pop è stato il collettivo K-Pop Roma e Dintorni, protagonista di showcase, performance coreografiche e sessioni di Random Play Dance che hanno coinvolto centinaia di visitatori. Le loro esibizioni hanno trasformato Cinecittà World in un autentico punto d’incontro per gli appassionati della cultura coreana, confermando il ruolo sempre più centrale del K-Pop all’interno delle nuove generazioni.

Tra gli ospiti di prestigio della manifestazione si è distinto anche Daniele Procacci, concept artist e production designer di fama internazionale, che ha condiviso con il pubblico la propria esperienza maturata all’interno di alcune delle più importanti produzioni cinematografiche mondiali. Il suo intervento ha offerto uno sguardo privilegiato sul processo creativo che porta alla nascita di mondi, ambientazioni e universi narrativi destinati a entrare nell’immaginario collettivo.

Uno dei momenti culturalmente più significativi dell’intero weekend è stato il panel “Storia & Storie”, che ha visto protagonista il Direttore di Rai Kids Roberto Genovesi in una riflessione dedicata al valore della narrazione contemporanea, al potere delle storie e al loro ruolo nella costruzione dell’identità culturale delle nuove generazioni.

Lo show immersivo Back to the Movie, organizzato da Spazio Comics, ha regalato al pubblico un emozionante viaggio attraverso le più celebri colonne sonore del cinema, unendo cosplay, musica dal vivo e passione nerd in uno spettacolo coinvolgente. Un omaggio ai grandi film che hanno segnato l’immaginario collettivo, capace di far cantare, emozionare e sognare spettatori di tutte le età.

DJBomber e i Raiders of the Lost ’80 hanno animato il sabato sera con musica, quiz nerd e momenti di intrattenimento che hanno coinvolto il pubblico in una grande celebrazione della cultura pop, della nostalgia e del divertimento condiviso.

La serata di sabato si è conclusa con uno dei momenti più emozionanti dell’intera manifestazione grazie al concerto di Davide Tassone & The Great Saiyaband, che hanno riportato sul palco le sigle e le colonne sonore che hanno accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di migliaia di appassionati. Il pubblico ha partecipato con entusiasmo a una vera e propria celebrazione collettiva dell’immaginario anime e cartoon, trasformando il concerto in uno dei momenti simbolo dell’intera manifestazione.

La giornata di domenica ha proseguito il percorso iniziato il giorno precedente con una serie di incontri che hanno attirato un pubblico numeroso e partecipe. L’intervista a Perla Liberatori ha regalato emozioni e ricordi a intere generazioni cresciute ascoltando la sua voce attraverso cartoni animati, serie televisive e produzioni internazionali diventate iconiche.

Particolarmente apprezzato è stato il panel dedicato al rapporto tra inclusione e cultura pop che ha visto protagonisti Valerie Notari e Alex Mainardi, impegnati in una riflessione sul valore del cosplay come strumento di rappresentazione, integrazione e crescita personale all’interno delle community contemporanee.

Uno degli appuntamenti più attesi dell’intero weekend è stato senza dubbio l’incontro con Licia Troisi, autrice simbolo del fantasy italiano contemporaneo. La scrittrice ha dialogato con i lettori in un momento di confronto intenso e partecipato che ha confermato il profondo legame esistente tra la sua produzione letteraria e il pubblico che la segue da oltre vent’anni.

L’universo del mistero e dell’horror ha trovato spazio grazie alla presenza di Giorgio Clementelli, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra folklore oscuro, leggende contemporanee e suggestioni soprannaturali.

Grande successo ha riscosso anche lo Showcase Cosplay condotto da Jasmine Pera, che ha raccontato l’evoluzione del fenomeno cosplay attraverso testimonianze, performance e momenti di confronto con alcuni protagonisti della scena italiana. A seguire, la performance live di Sonia Ricci ha mostrato come il body painting possa diventare una forma d’arte narrativa capace di trasformare il corpo umano in una vera e propria tela vivente.

A chiudere la manifestazione è stata la spettacolare esibizione di Road to Wonderland, che ha conquistato il pubblico fondendo cosplay, interpretazione scenica, canto e immaginario K-Pop in uno show coinvolgente e ricco di energia. La performance ha rappresentato perfettamente lo spirito di Roma Comics, dimostrando come le passioni nerd possano trasformarsi in linguaggi artistici completi e contemporanei.

Accanto agli incontri con gli ospiti, l’evento ha proposto un programma continuo di spettacoli dal vivo, performance musicali, attività partecipative e momenti di intrattenimento che hanno mantenuto alta l’energia del pubblico per l’intero weekend. Oltre 120 artisti si sono alternati sul palco principale tra concerti, panel, esibizioni, showcase, performance cosplay e momenti di spettacolo, offrendo al pubblico un programma ricco e variegato dall’apertura alla chiusura della manifestazione.

A suggellare entrambe le giornate sono stati gli spettacolari show pirotecnici che hanno illuminato il cielo di Cinecittà World, regalando ai visitatori una conclusione emozionante e scenografica degna della magia che ha caratterizzato l’intero evento.

Gianluca Falletta, Direttore Artistico di Roma Comics @ Cinecittà World, ha dichiarato:

“Vedere oltre 120 artisti alternarsi sul palco durante queste due giornate è stata probabilmente l’emozione più grande di Roma Comics 2026. Cantanti, cosplayer, performer, divulgatori, autori, ballerini e ospiti hanno trasformato il palco in uno spazio di incontro, racconto e condivisione. Da storyteller e da professionista che ha avuto l’onore di contribuire alla narrazione di Cinecittà World, credo che il vero successo di un evento si misuri dalle emozioni che riesce a generare. In questo weekend abbiamo visto talento, passione e comunità fondersi in un’unica grande storia collettiva, ed è esattamente ciò che avevamo immaginato per Roma Comics.”

Il successo della prima edizione di Roma Comics rappresenta un importante punto di partenza per il futuro della manifestazione. Le migliaia di presenze registrate, l’entusiasmo del pubblico, la partecipazione delle community, il contributo degli ospiti, la qualità degli espositori e il sostegno dei partner coinvolti confermano la validità di un progetto che punta a diventare uno degli appuntamenti di riferimento per la cultura nerd e pop italiana.

Gabriele Mariotti, Responsabile Produzione di Roma Comics @ Cinecittà World, ha dichiarato:
“Sono orgoglioso e felice di aver contribuito all’organizzazione di questa straordinaria prima edizione insieme ai miei fratelli, all’Associazione Culturale Anima Verde e al nostro Direttore Artistico Gianluca Falletta. Desidero ringraziare Cinecittà World, tutti gli espositori, gli artisti e i partner che hanno scelto di credere nel progetto fin dal primo giorno. Questo risultato rappresenta soltanto l’inizio di un percorso che vogliamo costruire insieme, con l’obiettivo di far crescere Roma Comics anno dopo anno e trasformarlo in un appuntamento sempre più importante per la Capitale e per tutta la community nerd italiana.”

Le immagini, i sorrisi, gli incontri, i costumi, le fotografie e le emozioni vissute durante queste due giornate raccontano una realtà che va ben oltre i numeri. Raccontano una comunità viva, inclusiva e creativa che continua a crescere, evolversi e reinventarsi attraverso la condivisione delle proprie passioni.

Alessio Mariotti, Direttore di Roma Comics, ha dichiarato:
“Un sentito ringraziamento va a tutti i partner, alle associazioni, agli espositori, agli artisti dell’Artist Alley, agli ospiti, ai performer, alle community, allo staff organizzativo, ai tecnici, ai fotografi ufficiali, ai volontari e naturalmente a Cinecittà World per aver creduto in questa nuova avventura. Il successo di Roma Comics è il risultato di un lavoro collettivo che ha unito professionalità, passione e competenze differenti attorno a un obiettivo comune: creare un evento capace di celebrare l’immaginazione e le culture pop contemporanee.”  

Roma Comics chiude così la sua prima “nuova” edizione lasciando un messaggio chiaro: la cultura nerd rappresenta oggi uno straordinario strumento di aggregazione, creatività e dialogo. Migliaia di persone hanno dimostrato che fumetti, anime, videogiochi, fantasy, cosplay e cultura pop non sono semplicemente forme di intrattenimento, ma linguaggi capaci di costruire relazioni, generare emozioni e creare comunità.

La prima pagina di questa nuova avventura è stata scritta. Le prossime sono già pronte ad accogliere nuove storie.

Roma Comics è rinata e dà appuntamento al pubblico alla prossima edizione, con l’obiettivo di continuare a crescere, coinvolgere nuove community e consolidare il proprio ruolo come grande festa della cultura nerd e geek della Capitale.

Luna Brutalista: il fumetto di Luigi Filippelli e Samuele Canestrari porta il cemento armato sulla Luna

Luna Brutalista sembra arrivare da una fenditura strana, una di quelle crepe narrative dove la fantascienza smette di inseguire astronavi, colonie eroiche e grandi conquiste dell’umanità per sedersi accanto a una persona sola, davvero sola, e ascoltare il rumore che fa un amore mentre si allontana. Il nuovo fumetto di Luigi Filippelli e Samuele Canestrari, in uscita per Eris Edizioni il 29 giugno 2026, sceglie infatti un punto di partenza che ha tutto il sapore della sci-fi più rarefatta e adulta: la prima base lunare permanente, un ambiente quasi interamente automatizzato, una serra sperimentale, un’intelligenza artificiale che governa gli spazi e controlla il benessere dell’unico essere umano presente sulla Luna. Potrebbe bastare questo per accendere l’immaginario di chi ama la fantascienza d’autore, quella fatta di silenzi, superfici fredde e domande enormi infilate nei gesti quotidiani, ma Luna Brutalista sembra voler fare qualcosa di più sottile, e forse più crudele: usare lo spazio non come promessa di futuro, ma come distanza misurabile tra due persone che non riescono più a raggiungersi.

Il protagonista è un botanico, incaricato di monitorare una serra in cui vengono coltivate diverse varietà vegetali. Attorno a lui si muovono androidi, sistemi automatizzati, protocolli, routine ripetute con precisione quasi liturgica. La Luna diventa un luogo operativo, funzionale, persino domestico nella sua aliena impossibilità, eppure ogni cosa pare caricarsi di una malinconia concreta, minerale, come se il paesaggio esterno fosse meno desolato di quello interiore. La Terra resta lì, visibile e irraggiungibile, mentre il matrimonio del protagonista si dissolve in una lontananza che non è solo astronomica. Per restare aggrappato alla moglie, rimasta sul pianeta, l’uomo riascolta vecchie registrazioni delle sue lezioni universitarie. Lei è una professoressa di architettura, e parla di Brutalismo, di edifici massicci, di cemento, di utopie novecentesche, di forme pensate per reggere il peso della storia e delle contraddizioni sociali.

Ed è qui che Luna Brutalista comincia a diventare una creatura davvero interessante, perché l’architettura brutalista non entra nel fumetto come semplice citazione estetica o come moodboard raffinata da appassionati di design del secondo Novecento. Filippelli e Canestrari sembrano trattarla come una lingua emotiva, un codice per raccontare ciò che resta dopo il crollo delle illusioni. Il cemento armato, con la sua durezza scoperta, con quella sincerità quasi brutale della materia lasciata a vista, diventa una metafora perfetta della memoria: non consola, non abbellisce, non mente. Rimane. Proprio come rimangono certi messaggi vocali, certe lezioni registrate, certe frasi ascoltate troppe volte nella speranza assurda che alla ripetizione successiva facciano meno male.

La fantascienza, in questo caso, non serve a portarci lontano dalla realtà, ma a renderla più nuda. Una base lunare automatizzata, un’intelligenza artificiale programmata per occuparsi dell’equilibrio fisico ed emotivo di un essere umano, una serra che tenta di far crescere la vita in un ambiente ostile: tutto sembra parlare del nostro presente, della nostra dipendenza da sistemi che promettono cura, controllo, efficienza, compagnia. Però nessun algoritmo può davvero riempire il vuoto lasciato da una voce amata. Nessun androide può sostituire l’ambiguità dolorosa di un legame umano. E diciamocelo, per chi mastica fantascienza da anni, questa è una delle zone più potenti del genere: non il robot che si ribella, non la macchina che diventa mostro, ma la tecnologia che funziona benissimo e proprio per questo mostra quanto siamo fragili noi.

Samuele Canestrari lavora tutto a matita, e questo dettaglio cambia moltissimo il modo in cui si può immaginare Luna Brutalista. La matita porta con sé una fisicità che dialoga in modo quasi naturale con il tema dell’architettura e con la superficie lunare. Non è un segno liscio, digitale, distante. È materia che gratta, stratifica, sporca, costruisce densità. In un racconto così sospeso, il rischio poteva essere quello di scivolare in un’eleganza troppo rarefatta, in una freddezza da concept art perfetta ma un po’ senza pelle. La scelta grafica, invece, promette una Luna tattile, concreta, quasi scultorea, dove il bianco e nero non è solo una soluzione editoriale ma una vera atmosfera mentale. Si sente già, almeno dall’idea che sostiene il progetto, il contrasto fra la geometria della base, la polvere del satellite, le forme vegetali della serra e le masse brutaliste evocate dalle lezioni registrate.

Luigi Filippelli e Samuele Canestrari non arrivano a questa collaborazione da sconosciuti. Il loro percorso comune passa da Il Battesimo del Porco, pubblicato da MalEdizioni, e da Un corpo smembrato, uscito per Eris Edizioni nel 2021. Chi ha incrociato quel lavoro sa bene quanto il loro immaginario sappia muoversi in territori emotivi scomodi, dove il corpo, la materia, la provincia dell’anima e l’inquietudine quotidiana non vengono mai trattati come decorazioni dark, ma come sostanza narrativa. Luna Brutalista sembra spostare quella sensibilità in orbita, letteralmente, senza perdere il contatto con ciò che fa davvero male: l’impossibilità di tornare a prima.

Il formato scelto da Eris Edizioni, 120 pagine in bianco e nero, cartonato, 12×16 cm, accentua l’idea di un oggetto raccolto, compatto, quasi da tenere come un reperto personale più che come un semplice volume da scaffale. Un fumetto piccolo nelle dimensioni, ma costruito attorno a immagini enormi: la Luna, il Brutalismo, la serra, la Terra lontana, un amore in dissolvenza, il futuro che non salva nessuno dalla nostalgia. È una combinazione che parla benissimo a chi ama il graphic novel italiano più sperimentale, ma anche a chi cerca nella fantascienza qualcosa di diverso dalla spettacolarità immediata. Più Solaris che space opera, più memoria che conquista, più eco interiore che esplosione cosmica.

Luna Brutalista sembra appartenere a quella famiglia di opere che non hanno fretta di spiegarsi, e forse è proprio questo il loro fascino. Mette insieme architettura brutalista, fumetto d’autore, fantascienza lunare, intelligenza artificiale, botanica spaziale e separazione sentimentale senza trasformare tutto in un esercizio di stile. Il punto non è dire “guardate quanto è raffinato questo incastro”, ma lasciare che gli elementi si contaminino lentamente. La serra diventa un luogo di sopravvivenza, l’architettura una forma di pensiero, la Luna una stanza della memoria, il cemento una pelle emotiva, la voce della moglie una presenza più reale di qualunque sistema automatizzato.

Forse il bello sta proprio lì, in questa domanda che resta sospesa: quanto può resistere un essere umano dentro una struttura perfetta, se tutto ciò che lo teneva vivo appartiene a un altrove ormai irraggiungibile? Luna Brutalista sembra pronto a portarci su un satellite freddo e silenzioso per parlare, senza troppi giri rassicuranti, di ciò che ci accade ogni volta che una relazione diventa archivio, registrazione, rovina abitabile. E la cosa curiosa, quasi teneramente nerd, è che per raccontarlo sceglie il Brutalismo, la Luna e una serra sperimentale: tre immagini che, messe insieme, hanno già il sapore di qualcosa che vorremmo sfogliare lentamente, magari discutendone poi con chi ha visto in quelle tavole un edificio, una ferita o una piccola pianta ostinata a crescere dove non dovrebbe.

Bo_kat_ale: il viaggio di Alessandra tra passione, amicizia e galassie lontane

Dietro ogni cosplayer esiste una storia diversa. Alcune iniziano da un manga consumato fino all’ultima pagina, altre da un videogioco capace di lasciare un segno indelebile nell’immaginario. La storia di Bo_kat_ale, all’anagrafe Alessandra, prende invece una strada meno prevedibile e forse proprio per questo ancora più affascinante. Fino al 2017 il mondo nerd era per lei poco più di un territorio lontano, qualcosa che osservava da fuori senza sentirsi realmente coinvolta. Le sue passioni gravitavano attorno ai libri, alle serie televisive e al cinema, mentre anime, manga e videogiochi restavano universi di cui conosceva appena l’esistenza.

Poi accade qualcosa che molti appassionati riconoscono immediatamente: l’incontro con una community. Non attraverso uno schermo, non tramite internet, ma dal vivo, respirando quell’atmosfera unica che solo una fiera può regalare. Accompagnando il marito, che aveva appena acquistato e indossato una spettacolare armatura da Stormtrooper di Star Wars, Alessandra visita il Teramo Comix. Quella giornata rappresenta una svolta inattesa. Tra stand, costumi, fotografie e sorrisi scopre una realtà fatta di immaginazione condivisa, dove persone di ogni età riescono a trasformarsi nei personaggi che amano e, almeno per qualche ora, a lasciarsi alle spalle le preoccupazioni quotidiane. Per chi si è sempre sentito fuori posto, trovare un ambiente in cui nessuno giudica e tutti condividono la stessa passione può assumere un significato enorme. Alessandra comprende quasi subito che quel mondo potrebbe diventare anche il suo. Decide di provarci senza esperienza, senza conoscenze tecniche e senza particolari aspettative. Il primo cosplay nasce in maniera estremamente spontanea, costruito recuperando vestiti dall’armadio, senza trucco elaborato e senza accessori professionali. Eppure quel primo tentativo contiene già tutto ciò che conta davvero: entusiasmo, curiosità e voglia di mettersi in gioco.

Osservando gli altri cosplayer e parlando con loro, scopre una delle lezioni più importanti che il cosplay riesce a trasmettere. Nessuno nasce esperto. Ogni armatura perfetta, ogni costume impeccabile e ogni interpretazione memorabile sono il risultato di studio, errori, tentativi e tanta passione. Proprio questa consapevolezza la spinge a compiere un passo ulteriore. Pur non avendo alcuna esperienza di sartoria, acquista una macchina da cucire economica e inizia a sperimentare. Non frequenta scuole specializzate e non possiede competenze pregresse. Impara osservando, provando e sbagliando. Punto dopo punto, tessuto dopo tessuto, realizza la sua prima vera creazione: una tunica Jedi. Un progetto apparentemente semplice che però apre una porta destinata a non richiudersi più.

Da quel momento la lavorazione dei tessuti diventa parte integrante del suo percorso. Arrivano costumi sempre più complessi, personaggi sempre più ambiziosi e una crescente voglia di migliorarsi. Tra le sue realizzazioni figurano versioni di Leia Bounty Hunter e il mantello di Qi’ra, personaggi amatissimi dell’universo di Star Wars. Non si limita però a creare per sé stessa. La passione si trasforma presto in collaborazione, contribuendo anche alla realizzazione della parte sartoriale di costumi dedicati a figure iconiche come Darth Vader e Savage Opress.

Nonostante anni di esperienza accumulata, Alessandra continua a definirsi una persona in costante apprendimento. Ammira profondamente artigiani e cosplayer capaci di raggiungere livelli di dettaglio straordinari, tra cui il noto creator conosciuto come “L’Angolo di Anto”, che considera una fonte continua di ispirazione. Questo atteggiamento racconta molto della sua personalità. Lontana dall’autocompiacimento, preferisce osservare, imparare e migliorare passo dopo passo. Accanto al lavoro sartoriale esiste poi un altro aspetto fondamentale del cosplay: quello delle props e degli accessori. Spade, armature, elmi e dettagli scenici rappresentano spesso la parte più spettacolare di un costume. In questo ambito Alessandra può contare sul contributo del marito, dell’amico Fralans 3D Creations e di altri artigiani specializzati che condividono la stessa passione per la cultura cosplay e la realizzazione di oggetti scenici.Naturalmente non tutti i progetti possono essere affrontati in autonomia. Alcuni personaggi richiedono competenze molto specifiche, mentre il tempo libero spesso non basta per seguire ogni fase della produzione. Per questo, in varie occasioni, si è affidata a professionisti del settore come Francesca Murisciano oppure ha acquistato costumi già realizzati, personalizzandoli successivamente per adattarli alle proprie esigenze e alla propria fisicità.

Se esiste una costante lungo tutto il suo percorso, quella costante si chiama Star Wars. La saga creata da George Lucas rappresenta molto più di una semplice passione. Attraverso fiere ed eventi nelle Marche e in Abruzzo, Alessandra entra in contatto con altri appassionati dell’universo galattico. Dalle chiacchierate tra stand e dalle amicizie nate durante le convention prende forma qualcosa di speciale.

Alla conclusione del San Beach Comix del 2018, quel gruppo di amici decide di unirsi sotto un’unica identità, dando vita ai The Rogue Ones – Star Wars Adriatic Fan Club. Quella che inizialmente sembrava una semplice aggregazione di fan si trasforma rapidamente in una vera famiglia allargata. Le amicizie costruite in quegli anni resistono ancora oggi e portano il gruppo a partecipare a numerose manifestazioni in tutta Italia. Nel 2019 arrivano persino al San Marino Comics come ospiti, ricoprendo anche il ruolo di giurati durante le competizioni cosplay.

Attraverso eventi, incontri e attività divulgative, Alessandra e i suoi compagni di viaggio contribuiscono a diffondere la conoscenza dell’universo di Star Wars, raccontandone personaggi, storie e curiosità a un pubblico sempre più vasto.

Tra tutti i personaggi interpretati, alcuni occupano un posto speciale nella sua memoria. Leia Cacciatrice di Taglie, Trilla Suduri da Star Wars Jedi: Fallen Order, Qi’ra e molte altre figure femminili della galassia lontana lontana hanno accompagnato il suo percorso creativo. Nessuna però è riuscita a lasciare un’impronta profonda quanto Bo-Katan Kryze.

Interpretata sia nella versione animata di Star Wars: The Clone Wars sia in quella live action di The Mandalorian, Bo-Katan rappresenta per Alessandra il simbolo di una donna forte, indipendente e determinata. Un personaggio che sente particolarmente vicino e che ha ispirato persino il nickname con cui oggi viene conosciuta all’interno della community cosplay.

Con il passare degli anni, tuttavia, la curiosità la spinge oltre i confini della galassia di Star Wars. Il 2023 segna un altro momento importante del suo cammino. Decide infatti di uscire dalla propria zona di comfort e interpreta per la prima volta Triss Merigold di The Witcher 3: Wild Hunt, affiancata dal marito nei panni di Geralt di Rivia. Un’esperienza che apre nuove prospettive e la incoraggia a esplorare universi differenti.

Da quel momento iniziano ad apparire personaggi provenienti da Cyberpunk 2077, dal mondo di Harry Potter, dall’estetica western e perfino dall’immaginario cinematografico di Kill Bill. Una varietà che testimonia quanto il cosplay possa diventare uno strumento di esplorazione culturale e creativa.

Il percorso, però, è tutt’altro che concluso. Alessandra sogna di imparare a lavorare il foam per realizzare armature complete e guarda con grande ammirazione al lavoro della cosplayer Adularia, che considera un riferimento assoluto in questo ambito. Ancora più affascinante è il progetto che custodisce nel cassetto da tempo: dare vita a una delle leggendarie Sisters of Battle di Warhammer 40,000, un obiettivo che richiederà studio, tecnica e moltissima dedizione.

Pur amando profondamente il cosplay, Alessandra mantiene una visione molto lucida di questa passione. È convinta che non tutti i personaggi siano adatti a chiunque e che il rispetto verso il character interpretato debba sempre avere un ruolo centrale. Non si tratta di imporre limiti agli altri, ma di scegliere con consapevolezza ciò che si desidera rappresentare, cercando sempre di rendere omaggio all’opera originale senza trasformarla in una caricatura involontaria.

Forse è proprio questa sensibilità che emerge nelle parole con cui descrive il significato più autentico del cosplay. Per lei non basta indossare un costume o costruire un’armatura spettacolare. Il vero obiettivo consiste nel credere profondamente nel personaggio, comprenderne l’essenza e riuscire a trasmetterla a chi osserva.

Ed è qui che si arriva alla parte più emozionante della sua storia. Non ai premi, non ai riconoscimenti e nemmeno ai costumi più elaborati. La soddisfazione più grande nasce dall’incontro con il pubblico. Da quel momento irripetibile in cui qualcuno riconosce il personaggio, chiede una fotografia e sorride come un bambino che ha appena visto prendere vita un frammento della propria immaginazione.

Per Bo_kat_ale il successo di un cosplay non si misura nella perfezione di una cucitura o nella complessità di un’armatura. Si misura negli occhi delle persone. In quella scintilla che compare per un istante e che racconta molto più di qualsiasi trofeo. Perché alla fine il cosplay, come tutte le forme di cultura nerd che amiamo, non parla soltanto di costumi o personaggi. Parla di emozioni condivise, amicizie nate per caso, sogni che trovano spazio nella realtà e della straordinaria capacità che abbiamo, come community, di trasformare la fantasia in qualcosa di sorprendentemente vero.

E voi? Quale personaggio vi ha fatto innamorare del cosplay per la prima volta? La storia di Bo_kat_ale dimostra che non esiste un’età giusta, un percorso prestabilito o un manuale da seguire. A volte basta attraversare le porte di una convention per scoprire un universo che non sapevamo di star cercando.

Asmodee Italia Giugno 2026: tutte le novità tra Forest Shuffle, Unlock!, Harmonies e nuovi party game

L’estate dei giochi da tavolo entra nel vivo e, come ogni anno, il catalogo Asmodee Italia di giugno si presenta come una vera e propria miniera di novità per appassionati, famiglie e giocatori curiosi alla ricerca della prossima esperienza da portare sul tavolo. Tra espansioni attesissime, party game capaci di trasformare una serata tra amici in una gara di riflessi e intuizione, e nuove avventure da vivere carta dopo carta, il mese di giugno 2026 offre una panoramica sorprendentemente varia, capace di attraversare mondi molto diversi tra loro ma accomunati dalla stessa filosofia: creare momenti di condivisione memorabili.

Chi segue il mercato dei board game sa bene che gli ultimi anni hanno trasformato il gioco da tavolo in un fenomeno culturale sempre più trasversale. Non si tratta più soltanto di una nicchia frequentata da appassionati irriducibili. Oggi i giochi da tavolo convivono con videogiochi, serie TV, fumetti e cultura pop, diventando una delle forme di intrattenimento più amate da famiglie, gruppi di amici e community geek. Proprio per questo motivo le nuove uscite Asmodee rappresentano ogni mese una sorta di termometro dello stato di salute dell’intero settore.

Tra le pubblicazioni più interessanti di giugno spicca sicuramente Forest Shuffle: Dartmoor & Exmoor, nuova espansione del celebre titolo dedicato alla costruzione di ecosistemi naturali. Forest Shuffle ha conquistato migliaia di giocatori grazie alla sua capacità di unire strategia accessibile e una straordinaria attenzione alla biodiversità. Questa nuova espansione trasporta i partecipanti tra i paesaggi selvaggi delle regioni britanniche di Exmoor e Dartmoor, ambientazioni che sembrano uscite direttamente dalle pagine di un romanzo fantasy o da una campagna di gioco di ruolo ambientata in terre antiche e misteriose.

Le nuove carte introducono alberi, arbusti, animali e terreni inediti che ampliano le possibilità tattiche del gioco base. Le splendide illustrazioni firmate da Toni Llobet e Judit Piella continuano a rappresentare uno dei punti di forza dell’intera linea editoriale, offrendo una componente artistica che riesce a trasformare ogni partita in una sorta di documentario naturalistico costruito con le carte. Per gli amanti dei giochi rilassanti ma profondi, Forest Shuffle continua a rappresentare una delle proposte più affascinanti disponibili sul mercato.

L’atmosfera cambia completamente con The Sock Game, un party game che sembra nato per mettere alla prova la capacità di mantenere il sangue freddo nel caos più assoluto. L’idea alla base è semplice e immediata, una di quelle intuizioni che fanno pensare “come mai nessuno ci aveva pensato prima?”. I giocatori infilano le mani all’interno di calzini riempiti con oggetti identici e devono individuare il più velocemente possibile quello richiesto dalla ruota. Facile a dirsi, molto meno a farsi.

Chiunque abbia partecipato a una serata ludica sa quanto i giochi basati sulla rapidità possano generare momenti esilaranti. The Sock Game sembra costruito esattamente attorno a questo concetto, trasformando oggetti quotidiani in strumenti di sfida e creando situazioni capaci di far ridere grandi e piccoli. È il classico titolo destinato a trovare spazio nelle vacanze estive, nelle feste e nelle riunioni familiari.

Un viaggio completamente diverso attende invece gli appassionati di enigmi e avventure narrative grazie a Unlock! Short Adventures: La Via della Katana. La serie Unlock! è ormai una delle realtà più consolidate del panorama investigativo da tavolo, capace di portare l’esperienza delle escape room direttamente nelle case dei giocatori. Questa nuova avventura breve conduce i partecipanti nel Giappone feudale del 1214, un’ambientazione che esercita da sempre un fascino irresistibile sugli appassionati di storia, samurai e cultura orientale.

La protagonista è una giovane guerriera in esilio costretta a infiltrarsi tra le fila del proprio nemico per recuperare il proprio onore. Intrighi, misteri, meccanismi da attivare tramite l’applicazione ufficiale e una corsa contro il tempo costruiscono un’esperienza intensa e compatta che riesce a condensare in meno di un’ora tutte le emozioni tipiche della saga Unlock!. Per chi ama anime storici, racconti di samurai e avventure investigative, La Via della Katana rappresenta una proposta particolarmente intrigante.

Lo spirito competitivo torna protagonista con Smash It, un party game che sembra progettato per mettere alla prova riflessi e capacità associative. Immagini e parole si mescolano in una corsa continua alla ricerca della risposta corretta. La velocità diventa l’arma principale, ma proprio la fretta può trasformarsi nel peggior nemico dei giocatori, generando errori, equivoci e inevitabili scoppi di risate. La durata estremamente contenuta rende Smash It perfetto come filler tra una partita e l’altra o come apertura di una lunga serata dedicata ai giochi.

Giugno porta anche una proposta particolarmente interessante per chi ama la comunicazione e la psicologia applicata al gioco. Jumo basa infatti la propria esperienza sulla sintonia mentale tra i partecipanti. L’obiettivo non è soltanto trovare una risposta corretta, ma riuscire a pensare esattamente la stessa parola degli altri giocatori nello stesso momento. Un concetto apparentemente semplice che nasconde una profondità sorprendente.

Chi ha già sperimentato titoli fondati sulla connessione mentale tra partecipanti sa bene quanto questi giochi riescano a raccontare le dinamiche di un gruppo di amici meglio di qualsiasi conversazione. Jumo promette proprio questo tipo di esperienza, fatta di intuizioni, incomprensioni improvvise e momenti in cui sembra davvero di leggere il pensiero degli altri.

Tra le novità di fine mese trova spazio anche Harmonies Pulse, espansione del raffinato Harmonies. Il titolo originale aveva conquistato il pubblico grazie alla sua combinazione di puzzle game, costruzione territoriale e straordinaria eleganza visiva. Pulse aggiunge nuove carte Animale e introduce ulteriori sfide strategiche mantenendo intatta la semplicità del regolamento originale.

Una scelta intelligente, perché spesso le migliori espansioni non stravolgono ciò che funziona ma ampliano le possibilità offerte dal sistema di gioco. Chi ha apprezzato Harmonies troverà in Pulse nuovi stimoli senza dover reimparare meccaniche o procedure.

Lo spirito dell’avventura torna a soffiare con Captain Flip – Isla Bomba, espansione che arricchisce uno dei titoli più colorati e accessibili degli ultimi anni. Pirati, tesori nascosti, mappe misteriose e isole leggendarie evocano immediatamente immagini da romanzo d’avventura, da cartone animato o persino da videogiochi come Sea of Thieves e Monkey Island. Le nuove plance e le mappe aggiuntive promettono di ampliare ulteriormente la rigiocabilità, offrendo nuove rotte da esplorare ai capitani più coraggiosi.

A chiudere il mese arriva probabilmente la proposta più irriverente dell’intera selezione. Match My Freak, firmato da Exploding Kittens, prende tutto ciò che sappiamo sulle amicizie e lo trasforma in un gioco. L’idea è scoprire quanto conosciamo realmente le persone che abbiamo accanto attraverso domande assurde, situazioni improbabili e confessioni che oscillano continuamente tra imbarazzo e comicità.

I giochi sociali basati sulla conoscenza reciproca stanno vivendo una seconda giovinezza e Match My Freak sembra destinato a inserirsi perfettamente in questa tendenza. La promessa è semplice: risate, sorprese e la possibilità di scoprire aspetti inaspettati persino degli amici che crediamo di conoscere da una vita.

Osservando l’intera line-up di giugno 2026 emerge un dato interessante. Asmodee continua a investire contemporaneamente su esperienze molto diverse tra loro, dimostrando quanto il mondo dei giochi da tavolo sia diventato ricco e sfaccettato. Strategia, party game, investigazione, intuizione, cooperazione e avventura convivono in un catalogo che sembra voler parlare a pubblici differenti senza rinunciare alla qualità.

Per noi appassionati di cultura nerd questo è forse l’aspetto più entusiasmante. Ogni nuova uscita rappresenta una porta verso storie, mondi e interazioni che esistono soltanto attorno a un tavolo. In un’epoca dominata dagli schermi, ritrovarsi faccia a faccia per costruire foreste, cercare tesori, risolvere enigmi o semplicemente ridere insieme continua ad avere qualcosa di sorprendentemente magico.

E voi, quale di queste novità Asmodee vi incuriosisce di più? Siete pronti a esplorare le terre selvagge di Forest Shuffle, a recuperare il vostro onore da samurai in Unlock!, oppure preferite mettere alla prova amicizie e riflessi nei party game più folli dell’estate? La discussione, come sempre, è aperta.

Inclusività e Pop Culture a Roma Comics 2026: Valerie Notari, Alex L. Mainardi e Gianluca Falletta a confronto sul futuro del fandom

Pop culture, inclusività, cosplay e identità: parole che oggi incendiano discussioni online, community fandom e perfino le grandi produzioni cinematografiche, ma che affondano le radici in qualcosa di molto più profondo del semplice dibattito social. Domenica 14 giugno 2026 alle ore 13:00, sul palco di Cinecittà Street durante Roma Comics @ Cinecittà World, Gianluca Falletta accompagnerà il pubblico in un confronto aperto e senza filtri insieme a Valerie Notari e Alex L. Mainardi, due voci diversissime ma accomunate dalla stessa convinzione: la cultura nerd funziona davvero soltanto quando riesce a diventare uno spazio accessibile, autentico e umano.

Il talk “Inclusività e Pop Culture” attraverserà uno dei temi più complessi e discussi dell’immaginario contemporaneo, partendo da una domanda che riguarda chiunque abbia mai trovato rifugio in un manga, in un videogioco, in una serie fantasy o dietro una maschera cosplay. Per anni il mondo nerd è stato percepito come una casa per outsider, appassionati e persone spesso escluse dai modelli sociali dominanti. Proprio quel senso di appartenenza, però, nel tempo ha generato anche forme di chiusura, gatekeeping e conflitto verso chi veniva considerato “non abbastanza nerd”. Oggi, mentre fumetti, anime, videogiochi e franchise globali parlano a un pubblico sempre più vasto e trasversale, la cultura pop sta vivendo una trasformazione radicale che mette al centro rappresentazione, diversità e accessibilità.

Dal cosplay genderless alla rappresentazione LGBTQIA+ nei media mainstream, dalle polemiche sul cosiddetto “woke” fino al fenomeno del review bombing contro film, videogiochi e serie considerate troppo inclusive, il dibattito sarà affrontato senza slogan e senza semplificazioni, intrecciando esperienze personali, storytelling e vissuto diretto della community nerd.

Accanto a Gianluca Falletta salirà sul palco Valerie Notari, conosciuta nel mondo cosplay come Imriel, autrice, content creator e cosplayer italiana tra le più amate della scena internazionale. Dalle finali dell’Eurocosplay alla partecipazione italiana al World Cosplay Summit di Nagoya, passando per la collaborazione con Riot Games nel League of Legends Partner Program e il riconoscimento ottenuto da Blizzard per il suo Death Knight cosplay dedicato a Hearthstone, Valerie rappresenta una generazione di creator che vive il cosplay non soltanto come performance artistica ma anche come strumento di comunicazione sociale. Attraverso i suoi romanzi “Cosplay Girl”, “Gamer Girl” e la recente webnovel fantasy “Convergence”, ha raccontato il mondo nerd da dentro, parlando di identità, gaming competitivo, relazioni online e libertà di espressione.

A rendere ancora più potente il confronto sarà la presenza di Alex L. Mainardi, scrittorə, cosplayer e ideatorə del movimento Cosplability, progetto nato per promuovere l’inclusione delle persone con disabilità e neurodivergenze all’interno degli eventi nerd e cosplay. Da anni Alex utilizza il cosplay come linguaggio creativo e culturale capace di abbattere limiti fisici, estetici e sociali, trasformando ausili, sedie a rotelle e differenze individuali in parte integrante dell’interpretazione artistica. La sua esperienza personale con l’Atassia di Friedreich e il percorso raccontato nel libro “Cosplability – Diversamente Uguale” hanno dato vita a una riflessione diventata ormai un punto di riferimento per moltissimi appassionati e organizzatori di eventi in tutta Italia.

Tra anime, videogiochi, cinema, fumetti e community digitali, il talk promette di diventare uno dei momenti più intensi e attuali di Roma Comics @ Cinecittà World, non come una semplice conferenza, ma come uno spazio di dialogo reale dove il fandom incontra temi che ormai fanno parte della vita quotidiana di milioni di persone. Perché dietro ogni armatura cosplay, ogni avatar online e ogni passione condivisa, spesso si nasconde il desiderio universale di sentirsi finalmente parte di qualcosa.

Storia & Storie: Roberto Genovesi e Alfredo Accatino a Roma Comics 2026, due narratori per capire come nascono gli immaginari che ci uniscono

Sabato 13 giugno 2026 alle ore 16:30, il palco di Roma Comics @ Cinecittà World ospiterà uno degli incontri più affascinanti dell’intera manifestazione. Il titolo scelto, “Storia & Storie”, racchiude già in sé una promessa: mettere a confronto due personalità che hanno dedicato la propria vita a trasformare eventi, personaggi, memoria e cultura in emozioni condivise. Da una parte Roberto Genovesi, direttore di Rai Kids, scrittore, giornalista, autore e autentico protagonista della crescita culturale dell’universo nerd italiano. Dall’altra Alfredo Accatino, direttore creativo internazionale, autore di grandi cerimonie e spettacoli capaci di coinvolgere milioni di persone attraverso il linguaggio universale della narrazione.

Quello che andrà in scena non sarà semplicemente un incontro tra ospiti illustri. Sarà piuttosto una conversazione sul potere del racconto. Sul modo in cui una storia riesce a trasformare la realtà in esperienza collettiva. Sul perché alcuni eventi, alcuni romanzi, alcune immagini o alcuni momenti riescano a restare impressi nella memoria molto più di qualsiasi dato o cronaca. Per chi frequenta il mondo della cultura pop, dei fumetti, dell’animazione, dei videogiochi e delle grandi esperienze immersive, il tema è tutt’altro che astratto. Ogni fandom nasce da una storia. Ogni community si forma attorno a un immaginario condiviso. Ogni passione nerd, in fondo, è il risultato di qualcuno che ha saputo raccontare qualcosa nel modo giusto.

Roberto Genovesi rappresenta perfettamente questa capacità di attraversare linguaggi diversi mantenendo sempre una straordinaria coerenza narrativa.

Romano, classe 1965, giornalista professionista dalla fine degli anni Ottanta, appartiene a quella generazione di autori che ha visto cambiare radicalmente il panorama mediatico italiano e che ha contribuito in prima persona a guidarne l’evoluzione. La sua carriera attraversa informazione, televisione, editoria, università, fumetto, animazione e narrativa, seguendo un filo conduttore preciso: l’idea che le storie siano uno strumento per comprendere il presente e immaginare il futuro.

Molti appassionati cresciuti tra gli anni Duemila e il decennio successivo conoscono il suo lavoro anche senza esserne pienamente consapevoli. Il suo nome è infatti legato alla nascita di canali che hanno cambiato il rapporto tra televisione pubblica e cultura pop. Attraverso l’esperienza di Rai Gulp e Rai Yoyo, sviluppata insieme a Gianfranco Noferi, Genovesi ha contribuito a costruire spazi dove anime, serie animate, fantasy, storytelling contemporaneo e linguaggi digitali hanno trovato una legittimazione culturale che fino a pochi anni prima sembrava impensabile.

Per intere generazioni quei canali non sono stati semplici emittenti televisive. Sono stati luoghi di formazione dell’immaginario. Spazi dove la passione per gli anime giapponesi, per il fantasy e per la narrazione seriale smetteva di essere considerata una curiosità marginale e diventava parte integrante della cultura contemporanea.

Accanto al dirigente e al divulgatore esiste poi il Genovesi romanziere, probabilmente quello che il pubblico di Roma Comics conosce e ama maggiormente. La sua produzione letteraria si è distinta per la capacità di fondere rigore storico, mistero, avventura e fantastico. La saga della Legione Occulta ha rappresentato uno dei più interessanti esempi italiani di contaminazione tra romanzo storico e fantasy oscuro. Legioni romane, culti segreti, imperatori, intrighi politici e suggestioni archeologiche si intrecciano in una narrazione che riesce a evocare tanto la grande tradizione del romanzo storico europeo quanto certe atmosfere epiche care agli appassionati di fantasy e giochi di ruolo.

La stessa versatilità emerge in opere dedicate alla memoria storica come “Il ragazzo che liberò Auschwitz”, finalista al Premio Acqui Storia, o nei romanzi ambientati attorno a figure leggendarie come Federico II. Una produzione che dimostra come la narrativa possa essere allo stesso tempo intrattenimento e riflessione, avventura e approfondimento culturale.

Anche il fumetto occupa una posizione centrale nel suo percorso creativo. Le collaborazioni con il maestro Sergio Toppi hanno dato vita a opere dedicate a personaggi come Carlo Magno, Federico II, Gengis Khan e Archimede, trasformando la divulgazione storica in racconto visivo di altissimo livello. Un lavoro che ha sempre cercato di abbattere i confini tra cultura accademica e cultura popolare, dimostrando come il fumetto possa essere uno straordinario strumento di conoscenza.

Gli appassionati di videogiochi trovano inoltre in Genovesi una figura pionieristica. Molto prima che il gaming venisse riconosciuto come fenomeno culturale globale, insegnava linguaggi crossmediali e diventava il primo docente universitario italiano titolare di una cattedra dedicata ai videogiochi. Una scelta che oggi può sembrare naturale ma che, osservata con gli occhi della fine degli anni Novanta, assume quasi il valore di una rivoluzione culturale.

A rendere ancora più significativo il confronto sarà la presenza di Alfredo Accatino, uno dei creativi italiani più influenti a livello internazionale. Il suo nome è legato ad alcuni degli eventi più spettacolari degli ultimi decenni, ma soprattutto alla capacità di trasformare grandi manifestazioni pubbliche in racconti collettivi.

Negli ultimi mesi milioni di persone in tutto il mondo hanno assistito alle cerimonie di Milano Cortina 2026 firmate da Accatino. In particolare la chiusura olimpica ospitata nella straordinaria cornice dell’Arena di Verona ha mostrato in maniera esemplare la sua capacità di trasformare uno spazio storico in una macchina narrativa contemporanea, capace di unire tecnologia, spettacolo, simbolismo e memoria.

Presidente di Filmmaster, Accatino ha costruito una carriera che attraversa spettacolo, televisione, arte contemporanea, grandi eventi internazionali e comunicazione. Le sue produzioni hanno contribuito a ridefinire il concetto stesso di cerimonia pubblica, trasformandola da semplice successione di momenti celebrativi a vera esperienza immersiva.

Chi frequenta il mondo nerd riconosce immediatamente molti degli elementi che caratterizzano il suo approccio creativo. La costruzione di universi narrativi, l’attenzione alla scenografia, la capacità di creare stupore attraverso immagini iconiche, l’uso della tecnologia come strumento emotivo e non soltanto spettacolare sono caratteristiche che ricordano da vicino il linguaggio del cinema fantasy, dei videogiochi narrativi e delle grandi saghe transmediali.

Produzioni come quelle realizzate per Expo Milano o progetti immersivi sviluppati per realtà come Cinecittà World dimostrano come il confine tra spettacolo dal vivo e storytelling contemporaneo sia sempre più sottile. In fondo, anche una cerimonia olimpica può essere letta come una gigantesca opera di worldbuilding. Anche un evento live può raccontare personaggi, conflitti, valori e sogni esattamente come fa una saga fantasy.

Proprio qui nasce il senso più profondo di “Storia & Storie”. Roberto Genovesi e Alfredo Accatino arrivano da percorsi apparentemente diversi, ma condividono una sensibilità sorprendentemente simile. Entrambi lavorano sulla trasformazione della memoria in emozione. Entrambi costruiscono immaginari capaci di parlare a pubblici differenti. Entrambi utilizzano il racconto come strumento per creare connessioni tra persone che magari non si conoscono ma che, per qualche istante, condividono la stessa esperienza emotiva.

Da una parte il romanzo storico, il fumetto, l’animazione e la narrativa. Dall’altra le grandi cerimonie, gli eventi internazionali, lo spettacolo immersivo e la comunicazione visiva. Due strade differenti che conducono alla stessa domanda: come si costruisce una storia capace di lasciare il segno?

Per il pubblico di Roma Comics 2026 questa conversazione rappresenta un’opportunità rara. Non soltanto per ascoltare aneddoti professionali o curiosità legate alle rispettive carriere, ma per riflettere su come sia cambiato il nostro modo di raccontare e di vivere le storie negli ultimi trent’anni. Dalle pagine dei romanzi alle piattaforme digitali, dai fumetti alle cerimonie olimpiche, dagli anime ai grandi eventi immersivi, tutto sembra convergere verso una consapevolezza sempre più chiara: le storie continuano a essere il linguaggio attraverso cui interpretiamo il mondo.

E forse è proprio questo che rende l’appuntamento del 13 giugno alle 16:30 uno degli incontri più intriganti di Roma Comics @ Cinecittà World. Perché dietro ogni fandom, dietro ogni evento memorabile, dietro ogni romanzo che ci accompagna per anni e dietro ogni immagine che resta impressa nella memoria, esiste sempre qualcuno che ha saputo trasformare la Storia in una storia. E ascoltare due maestri del racconto confrontarsi sul palco potrebbe regalare più di una risposta… o forse generare nuove domande che continueranno a far discutere la community nerd ancora a lungo.

Cinema nel Cinema 2026: Ghostbusters, cosplay e solidarietà trasformano Aprilia in una festa nerd per tutti

Pochi ingredienti riescono a unire una community geek come il cinema, il cosplay e la voglia di fare del bene. Ad Aprilia, il prossimo 20 giugno, questi elementi si incontreranno ancora una volta grazie alla seconda edizione di “Cinema nel Cinema”, l’evento benefico organizzato dalla Croce Rossa Italiana di Aprilia che promette di trasformare il Cinema Lux in un piccolo universo parallelo popolato da supereroi, acchiappafantasmi, Jedi e personaggi usciti direttamente dall’immaginario della cultura pop.

Chi frequenta convention, raduni cosplay e manifestazioni dedicate al fandom sa bene quanto questi appuntamenti siano capaci di creare connessioni autentiche tra persone molto diverse tra loro. In questo caso, però, l’entusiasmo della community nerd si intreccia con una finalità ancora più importante: sostenere concretamente le attività di inclusione sociale che la Croce Rossa Italiana porta avanti ogni giorno sul territorio. Un obiettivo che rende ogni costume indossato, ogni fotografia scattata e ogni applauso qualcosa di più di semplice intrattenimento.

Fin dal pomeriggio il Cinema Lux diventerà un punto d’incontro per famiglie, appassionati e curiosi. L’atmosfera ricorderà quella delle migliori fiere dedicate alla cultura geek, con musica, animazione, spettacoli e la presenza di numerosi gruppi che da anni rappresentano una parte fondamentale del fandom italiano. Sarà impossibile non fermarsi davanti ai Ghostbusters di GBItalia – Distaccamento Enea, pronti a mostrare zaini protonici, attrezzature sceniche e tutta la passione che da decenni accompagna il mito degli Acchiappafantasmi.

Per chi è cresciuto consumando videocassette e repliche televisive dei film diretti da Ivan Reitman, la vista di una ECTO-1 parcheggiata davanti a un cinema ha ancora qualcosa di magico. Quell’inconfondibile automobile bianca, diventata uno dei veicoli più iconici della storia del cinema, sarà infatti presente all’evento come autentica attrazione per grandi e piccoli. Un’occasione perfetta per fotografie, incontri e per respirare da vicino l’atmosfera di uno dei franchise più amati della cultura pop mondiale.

L’universo Marvel sarà rappresentato dagli Avengers Academy, che porteranno ad Aprilia alcuni dei loro spettacolari costumi ispirati ai supereroi della Casa delle Idee. Difficile immaginare una festa nerd senza Iron Man, Captain America, Spider-Man o gli altri protagonisti che negli ultimi quindici anni hanno ridefinito il concetto stesso di blockbuster cinematografico. Accanto a loro troveranno spazio anche personaggi provenienti dall’universo DC, creando quel crossover impossibile che ogni appassionato ha fantasticato almeno una volta.

La galassia lontana lontana non resterà certo a guardare. La presenza della JG Academy Roma promette combattimenti coreografici con spade laser capaci di catturare l’attenzione del pubblico, mentre le associazioni ufficiali dedicate alla saga di George Lucas, come la Rebel Legion Italian Base e la 501st Italica Garrison, porteranno in scena armature, costumi e personaggi che sembrano usciti direttamente dai film di Star Wars. Vedere uno Stormtrooper passeggiare accanto a Darth Vader o a un pilota ribelle continua a esercitare un fascino speciale, soprattutto per chi vive la saga non solo come semplice intrattenimento ma come fenomeno culturale che attraversa generazioni.

La manifestazione ospiterà inoltre realtà molto conosciute nel panorama cosplay e dell’animazione italiana, tra cui Hero 4 Gotham, Giratempo 2017 APS, R.I.Animazione, Fantastilandia Reloaded e Gli Acchiappashorts, insieme a numerosi performer e talent che contribuiranno a creare un programma ricco di attività dedicate sia ai bambini sia agli adulti. Tra i partecipanti figurano anche Michele Grella, Alessandra Medulla, Matteo Tomczyk, Roberto Cinfarani, Vincenzo Mancini e Lucrezia Borgia, nomi che molti frequentatori delle convention italiane conoscono bene.

L’aspetto più interessante di iniziative come questa risiede proprio nella capacità di abbattere qualsiasi barriera generazionale. Da una parte troviamo i nostalgici cresciuti con Ghostbusters, Star Wars e i fumetti degli anni Ottanta e Novanta; dall’altra una nuova generazione che ha scoperto questi universi attraverso streaming, videogiochi e social network. Tutti condividono gli stessi spazi, le stesse passioni e la stessa voglia di divertirsi per una causa importante.

La serata raggiungerà il suo momento culminante alle 20:30 con la proiezione di Ghostbusters II in versione 4K. Rivedere sul grande schermo le avventure di Peter Venkman, Ray Stantz, Egon Spengler e Winston Zeddemore rappresenta già di per sé un evento speciale per gli appassionati. Farlo in una sala 7.1 dotata di poltrone luxury aggiunge ulteriore fascino all’esperienza. Per molti spettatori sarà un tuffo diretto nell’infanzia, per altri la possibilità di scoprire un classico intramontabile della fantascienza comica americana.

Il valore simbolico della proiezione è ancora più forte considerando che l’intero ricavato dei biglietti sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana. Ogni ingresso acquistato contribuirà infatti a sostenere progetti sociali e attività di supporto alla comunità locale, dimostrando ancora una volta come il mondo nerd possa trasformarsi in uno straordinario strumento di solidarietà.

In un periodo storico in cui il fandom viene spesso raccontato soltanto attraverso numeri, record al botteghino e polemiche sui social, appuntamenti come “Cinema nel Cinema” ricordano quanto la cultura geek sia soprattutto una rete di persone. Persone che condividono passioni, costruiscono amicizie e scelgono di mettere il proprio entusiasmo al servizio di qualcosa di concreto.

Per una sera, Aprilia non ospiterà semplicemente un evento cinematografico. Diventerà un punto d’incontro tra immaginazione e solidarietà, tra supereroi e volontari, tra fantascienza e impegno sociale. E forse è proprio questa la forma più bella che possa assumere la cultura nerd: quella capace di far sorridere, emozionare e allo stesso tempo aiutare chi ne ha bisogno.

Se parteciperete all’evento, raccontateci quale personaggio sperate di incontrare e quale momento attendete di più. Siete pronti a salire a bordo dell’ECTO-1 e a tornare a caccia di fantasmi per una buona causa?

Pergine Comics 2026: tre giorni in cui una città diventa un gigantesco gioco di ruolo a cielo aperto

Pergine Valsugana si prepara a vivere uno di quegli appuntamenti che ogni appassionato di fumetti, videogiochi, cosplay e cultura pop dovrebbe segnare in rosso sul calendario. Dal 12 al 14 giugno 2026 il borgo trentino non ospiterà semplicemente una fiera nerd, ma si trasformerà in qualcosa di molto più ambizioso: un enorme scenario interattivo dove il confine tra visitatore e protagonista scompare completamente.

Chi frequenta convention e festival dedicati all’universo geek conosce bene quella sensazione. Si arriva con l’idea di assistere a spettacoli, incontrare artisti, curiosare tra gli stand e magari partecipare a qualche attività. Pergine Comics 2026 sembra voler ribaltare proprio questo schema, costruendo un’esperienza capace di coinvolgere l’intero centro storico come se fosse la mappa di un gigantesco videogioco dal vivo.

Strade, piazze, vicoli e palazzi storici diventano parte integrante dell’avventura. Ogni angolo racconta una storia diversa, ogni percorso apre nuove possibilità e ogni partecipante è chiamato a scegliere come vivere il proprio viaggio attraverso uno degli eventi dedicati al fumetto e al gioco più interessanti del Nord Italia.

L’atmosfera promette di essere quella che ogni nerd sogna almeno una volta: passeggiare tra antichi edifici trasformati in portali verso mondi fantasy, imbattersi in cosplayer provenienti da galassie lontane, ascoltare concerti e spettacoli ispirati alla cultura pop contemporanea e ritrovarsi, pochi minuti dopo, a lanciare dadi durante una campagna di gioco di ruolo oppure a sfidare altri giocatori davanti a un maxischermo.

L’edizione 2026 introduce una novità che sembra uscita direttamente da un MMO o da un gioco di avventura open world. Il progetto denominato “Pergine Comics Let’s Play” trasforma infatti l’intera manifestazione in una grande esperienza gamificata. I partecipanti potranno scegliere percorsi differenti, affrontare missioni disseminate nel centro storico e accumulare i celebri Perzin Dollar, la valuta ufficiale del festival. Un’idea che richiama immediatamente alla mente i sistemi di progressione dei videogiochi moderni, ma trasportata nel mondo reale con una formula capace di coinvolgere famiglie, giovani appassionati e veterani delle convention.

Ogni sfida completata permette di conquistare ricompense, gadget esclusivi, mystery bag e oggetti collezionabili realizzati appositamente per l’evento. Un meccanismo semplice ma efficace che rende ogni spostamento parte integrante della narrazione del festival e spinge il pubblico a esplorare ogni zona della città.

Piazza Municipio e Piazza Fruet rappresenteranno uno dei punti più spettacolari della manifestazione. Qui prenderà vita il grande villaggio cosplay e l’area palco, destinata ad accogliere ospiti molto amati dalla community italiana. Tra i nomi più attesi spicca sicuramente quello di Maurizio Merluzzo, figura ormai diventata un vero punto di riferimento per il pubblico nerd grazie alla sua attività nel mondo del doppiaggio, del web e dell’intrattenimento.

Accanto a lui arriveranno anche i mitici Gem Boy, una presenza che per molti appassionati rappresenta quasi una tradizione del panorama geek italiano. La loro miscela di comicità irriverente, citazioni nerd e reinterpretazioni musicali promette di trasformare la piazza in una gigantesca festa collettiva.

Spazio anche a spettacoli di illusionismo, performance dedicate all’universo Disney, esibizioni K-Pop e soprattutto alla grande gara cosplay ufficiale organizzata da Cosplay and Nerd, appuntamento che ogni anno richiama partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia e che continua a rappresentare uno dei momenti più emozionanti di qualsiasi manifestazione dedicata alla cultura pop.

Gli appassionati di videogiochi troveranno invece una vera e propria cittadella digitale all’interno di Palazzo a Prato. Il Palazzo del Videogioco promette postazioni di ultima generazione, schermi giganti e tornei competitivi dedicati ad alcuni dei titoli più amati della scena Nintendo, trasformando il festival in una tappa obbligata anche per chi segue il mondo esport e competitivo.

Pochi passi più avanti sarà possibile entrare nella Glitch VR Arena, uno spazio che sembra progettato per materializzare uno dei sogni più ricorrenti della fantascienza contemporanea: vivere il videogioco dall’interno. Le esperienze in realtà virtuale permetteranno infatti di superare il ruolo dello spettatore per diventare parte attiva dell’azione, esplorando ambienti digitali immersivi che ampliano ulteriormente il carattere interattivo dell’intera manifestazione.

Palazzo Hippoliti assumerà invece le sembianze di un autentico regno fantasy dedicato al gioco di ruolo. Tra draghi, astronavi, mondi immaginari e campagne epiche, i master delle associazioni coinvolte guideranno sia i veterani sia chi non ha mai lanciato un dado in vita propria. È uno degli aspetti più affascinanti del Pergine Comics: la capacità di accogliere pubblici diversi senza creare barriere d’ingresso.

La stessa filosofia si ritrova nell’ampia area dedicata ai giochi da tavolo. In un periodo storico in cui il board gaming continua a crescere in maniera impressionante anche in Italia, poter provare titoli nuovi, partecipare a tornei o semplicemente condividere una partita con sconosciuti accomunati dalla stessa passione rappresenta uno degli elementi che rende speciali eventi come questo.

Chi ama il fumetto troverà il proprio paradiso nel suggestivo Vicolo delle Garberie. L’Artist Alley si prepara infatti a diventare uno dei poli creativi più interessanti dell’intera manifestazione grazie alla presenza di illustratori, autori, live drawing e workshop dedicati all’arte sequenziale.

Particolarmente significativo l’arrivo di due protagonisti assoluti dell’universo Disney italiano. Gli appassionati di Topolino potranno infatti incontrare Francesco D’Ippolito e Andrea Castellan, due nomi che hanno contribuito in modo decisivo all’evoluzione moderna delle storie ambientate tra Topolinia e Paperopoli.

Per molti lettori cresciuti sfogliando le pagine di Topolino si tratta di un’opportunità davvero speciale. Incontrare dal vivo gli artisti che hanno dato forma a personaggi, avventure e immaginari che accompagnano intere generazioni significa entrare in contatto con una parte importante della storia del fumetto italiano.

Accanto all’Artist Alley nascerà anche uno spazio di dialogo e confronto dedicato alla cultura pop contemporanea e alle nuove generazioni. Una scelta che dimostra come Pergine Comics non voglia limitarsi all’intrattenimento puro, ma desideri diventare anche luogo di incontro e riflessione per una comunità sempre più ampia.

Grande attenzione viene riservata alle famiglie. L’area dedicata ai piccoli visitatori è pensata come un gigantesco campo d’addestramento per giovani eroi, con attività creative, laboratori, percorsi a tema fantasy e missioni capaci di trasformare i bambini nei protagonisti assoluti della manifestazione. L’Accademia delle Leggende rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questa filosofia, offrendo un’avventura costruita su prove, sfide e immaginazione.

Anche la cultura coreana trova spazio all’interno della manifestazione grazie a una cooking class dedicata alla preparazione del kimbap. Una presenza che riflette perfettamente l’evoluzione della cultura nerd contemporanea, sempre più influenzata dall’espansione globale di anime, manga, K-drama e fenomeni provenienti dall’Asia orientale.

Tra mostre, esposizioni, action figure rare, fumetti da collezione e installazioni artistiche diffuse nelle vetrine del centro storico, Pergine Comics conferma inoltre una forte attenzione per l’aspetto culturale e creativo del mondo geek, valorizzando tanto gli artisti professionisti quanto il contributo delle scuole e delle realtà formative locali.

Nemmeno il cibo resta escluso dall’esperienza. Menù ispirati all’universo dei fumetti, dei manga e dei videogiochi si affiancheranno alle proposte street food disseminate nelle piazze cittadine, creando un percorso gastronomico che aggiunge un ulteriore livello di immersione all’evento.

Particolarmente intrigante l’anteprima prevista per venerdì 12 giugno. Palazzo Hippoliti ospiterà infatti una cena con delitto intitolata “Urla dal tempo: I sussurri di Palazzo Hippoliti”, un’esperienza teatrale immersiva che mescola mistero, interpretazione e investigazione, richiamando atmosfere degne di un’avventura investigativa tra romanzo gotico e gioco di ruolo dal vivo.

Tra raduni di auto giapponesi, merchandising esclusivo, mystery box, carte collezionabili e attività collaborative con scuole, associazioni e realtà del territorio, Pergine Comics 2026 appare come uno di quegli eventi capaci di superare il concetto tradizionale di fiera per trasformarsi in una vera esperienza narrativa condivisa.

L’aspetto più interessante, però, rimane forse proprio la scelta di utilizzare un’intera città come scenario. In un’epoca in cui videogiochi open world, realtà virtuale e storytelling interattivo influenzano profondamente l’immaginario collettivo, vedere un centro storico trasformarsi in una gigantesca avventura dal vivo rappresenta qualcosa che va oltre il semplice intrattenimento. Significa prendere le regole del gioco, della fantasia e della cultura pop e portarle fuori dagli schermi, facendole camminare tra le persone.

Dal 12 al 14 giugno 2026 Pergine Valsugana promette dunque di diventare una delle capitali italiane della cultura nerd, un luogo dove fumetto, cosplay, videogiochi, gioco di ruolo, musica e creatività si fondono in un’unica grande esperienza partecipativa. E a giudicare da tutto ciò che è stato annunciato, la vera domanda non è se valga la pena partecipare, ma quale missione scegliere per prima una volta entrati in questa enorme avventura a cielo aperto.

E voi? Quale area del Pergine Comics 2026 non vedete l’ora di esplorare: la VR Arena, il villaggio cosplay, l’Artist Alley dedicata ai grandi maestri Disney o il gigantesco gioco urbano dei Perzin Dollar? La discussione è aperta e la community nerd ha già iniziato a preparare i dadi, i costumi e la voglia di partire.

Civitonix 2026: il Festival del Gioco e del Fumetto torna a Civita Castellana tra cosplay, giochi e cultura nerd

Tra gli eventi nerd del Lazio che negli anni sono riusciti a costruirsi un’identità tutta loro, lontana dai grandi padiglioni fieristici e dalle atmosfere spesso frenetiche delle convention metropolitane, il Civitonix Festival del Gioco e del Fumetto occupa senza dubbio un posto speciale. Civita Castellana si prepara infatti ad accogliere una nuova edizione di una manifestazione che ha saputo trasformare un semplice appuntamento dedicato alla cultura ludica in una vera e propria esperienza immersiva per appassionati di fumetti, giochi da tavolo, cosplay, giochi di ruolo e cultura pop.

L’appuntamento torna nello scenario del Parco Primo Maggio, conosciuto dai cittadini anche come il Boschetto, una cornice che contribuisce in modo determinante al fascino dell’evento. Chi frequenta il mondo delle fiere nerd sa bene quanto sia raro poter vivere una convention all’ombra degli alberi, circondati dal verde e con la sensazione di trovarsi più a una grande festa tra amici che a una manifestazione tradizionale. Ed è proprio questa atmosfera a rendere il Civitonix qualcosa di diverso rispetto a molte altre realtà italiane.

Passeggiando tra i sentieri del parco sarà possibile imbattersi in tavoli da gioco disseminati praticamente ovunque. Gruppi di giocatori intenti a pianificare strategie impossibili, master alle prese con avventure epiche, appassionati che spiegano regolamenti e curiosi pronti a lasciarsi coinvolgere in una partita improvvisata. Il mondo dei board game sarà uno dei protagonisti assoluti della manifestazione, affiancato dai giochi di ruolo, dai tornei competitivi e dalla possibilità di conoscere autori e creatori che stanno contribuendo a rinnovare continuamente il panorama ludico italiano.

Per chi vive il gioco come una forma di narrazione condivisa, Civitonix rappresenta una piccola oasi. Non si tratta semplicemente di sedersi davanti a una plancia e lanciare dadi. Qui il gioco diventa incontro, confronto, scoperta. Tra una partita e l’altra si passa facilmente a discutere di fantasy, fantascienza, videogiochi, cinema e fumetti, dando vita a quella miscela di passioni che da sempre caratterizza il mondo geek.

Naturalmente il fumetto occupa un ruolo centrale all’interno della manifestazione. L’Area Comics offrirà l’occasione di incontrare fumettisti, osservare sessioni di disegno dal vivo, richiedere sketch personalizzati e assistere a momenti di confronto con autori e illustratori. Per molti visitatori rappresenta un’opportunità preziosa per vedere da vicino il processo creativo che porta alla nascita di una tavola illustrata, mentre per altri sarà semplicemente l’occasione perfetta per aggiungere una dedica speciale alla propria collezione.

L’aspetto più affascinante di eventi come questo resta però la straordinaria varietà umana che riescono a radunare. Basta alzare lo sguardo dai tavoli per accorgersi che il bosco si trasforma progressivamente in una sorta di crossover vivente. Tra gli alberi iniziano a comparire cavalieri fantasy, supereroi, protagonisti di anime giapponesi, personaggi dei videogiochi e icone della cultura pop. Il cosplay torna infatti a essere uno degli elementi più spettacolari del festival, con ospiti in costume e una Gara Cosplay destinata ad attirare fotografi, appassionati e semplici curiosi.

Uno degli aspetti più divertenti consiste proprio nel tentare di riconoscere tutti i personaggi che popolano il parco. Da un lato si possono incontrare eroi provenienti dai manga più famosi del momento, dall’altro figure leggendarie della storia dei videogiochi o personaggi che appartengono a nicchie conosciute soltanto dagli appassionati più esperti. Ogni costume racconta una storia, ogni interpretazione diventa una dichiarazione d’amore verso un universo narrativo.

Accanto agli spazi dedicati al gioco e al cosplay, il programma prevede anche momenti di approfondimento attraverso incontri, conferenze e talk con gli ospiti. Una formula che permette di alternare il divertimento alla riflessione, offrendo occasioni di dialogo su fumetti, game design, storytelling, cultura nerd e nuove tendenze dell’intrattenimento contemporaneo.

Non mancheranno naturalmente le occasioni per fare acquisti. L’Area Shop ospiterà fumetti, giochi, gadget, articoli da collezione e tante curiosità dedicate agli appassionati. Per molti visitatori sarà impossibile resistere alla tentazione di tornare a casa con qualche nuovo volume, una miniatura da dipingere, un gioco appena scoperto o magari quel pezzo da collezione inseguito da tempo.

Tra le peculiarità che hanno contribuito alla fama del Civitonix spicca anche l’attenzione verso le attività più dinamiche. Alcune aree permetteranno infatti di vivere esperienze dal sapore decisamente più adrenalinico, con attività ispirate al softair e ad altre discipline che richiedono prontezza, strategia e spirito di squadra. Esperienze che aggiungono un ulteriore livello di coinvolgimento e che ricordano quanto il gioco possa assumere forme molto diverse, passando dalla concentrazione di una partita a scacchi fantasy all’energia fisica di una simulazione tattica.

A questo si aggiungono dimostrazioni e attività dedicate alle arti marziali, capaci di attirare l’attenzione di chi ama il combattimento scenico, le discipline orientali e le arti performative. Una presenza che amplia ulteriormente l’offerta della manifestazione e contribuisce a creare quell’ecosistema culturale che da sempre caratterizza il festival.

Particolarmente attesa sarà anche la presenza di autori e game designer, molti dei quali arriveranno accompagnati da prototipi, novità editoriali e progetti in fase di sviluppo. Per gli appassionati di game design rappresenta un’occasione preziosa per scoprire idee ancora in evoluzione, confrontarsi direttamente con i creatori e osservare da vicino il percorso che porta un’idea a diventare un gioco completo.

La vera forza del Civitonix Festival del Gioco e del Fumetto risiede però nella sua capacità di mettere insieme mondi diversi senza perdere spontaneità. Giochi da tavolo, fumetti, cosplay, giochi di ruolo, collezionismo, arti marziali e cultura pop convivono sotto le stesse fronde, creando un ambiente che riesce a risultare familiare tanto al veterano delle convention quanto a chi si avvicina per la prima volta a questo universo.

Sabato 13 giugno e domenica 14 giugno il Boschetto di Civita Castellana tornerà dunque a trasformarsi in un piccolo regno dedicato all’immaginazione, alla creatività e alla condivisione delle passioni nerd. Un luogo dove una partita può trasformarsi in un’amicizia, dove un cosplay può dare vita a una fotografia memorabile e dove una semplice passeggiata tra gli alberi può regalare incontri inaspettati con autori, artisti e personaggi provenienti dai mondi più disparati.

Per chi ama il fumetto, il gioco intelligente, il fantasy, la fantascienza e l’atmosfera unica delle manifestazioni costruite dalla passione degli appassionati, Civitonix continua a rappresentare uno degli appuntamenti più interessanti del panorama geek del Lazio. E chissà quali sorprese, nuovi giochi e nuovi personaggi si aggireranno quest’anno tra i sentieri del Boschetto: la risposta, come sempre, arriverà soltanto vivendo il festival in prima persona e condividendo l’esperienza con il resto della community.

Il multitasking dei Millennial nasce da WinMX ed eMule? La generazione che ha imparato il valore del tempo

Prima che tutto diventasse streaming, notifica, cloud, autoplay e “salta intro”, una parte enorme della generazione Millennial ha imparato a misurare il tempo in percentuali. Non ore, non minuti, non secondi, ma 3%, 17%, 42%, 98%, con quella forma di fede pagana e domestica che solo chi ha lasciato un computer acceso tutta la notte può capire davvero. A pensarci oggi fa quasi ridere, perché abbiamo trasformato in memoria sentimentale una pratica tecnologica spesso problematica, attraversata da zone grigie e da un rapporto con la legalità che sarebbe ingenuo ignorare o liquidare con una scrollata di spalle, eppure sarebbe altrettanto miope non riconoscere che WinMX, eMule, Kazaa, i primi torrent e tutta quella preistoria del desiderio digitale hanno educato un’intera generazione a una cosa che oggi sembra scontata e invece non lo è affatto: il tempo non va solo consumato, va abitato, negoziato, incastrato, difeso, spremuto, perfino aggirato.

Non parlo da psicologo, sia chiaro, e non ho nessuna intenzione di trasformare una nostalgia da modem 56k in diagnosi generazionale da social con font motivazionale sopra una foto stock. Però chi ha masticato un po’ di sociologia e antropologia sa bene che le tecnologie non sono mai soltanto strumenti. Sono ambienti, abitudini, micro-rituali, piccoli sistemi di educazione involontaria. Una generazione non viene modellata solo dalle grandi crisi economiche, dai cambiamenti politici o dalle mode culturali, ma anche da gesti apparentemente banali: aspettare che una canzone finisca di scaricarsi, controllare se un file aveva finalmente abbastanza fonti, capire se quel titolo era autentico o l’ennesima fregatura travestita da promessa, lasciare il PC acceso mentre in casa qualcuno minacciava di spegnere tutto perché “consuma corrente”, e intanto fare altro, perché rimanere fermi davanti alla barra blu o verde significava impazzire.

La parola multitasking oggi suona quasi vecchia, come certi termini aziendali che hanno fatto carriera tra colloqui motivazionali, corsi di produttività e bio LinkedIn scritte con eccessivo entusiasmo. Per anni ci hanno raccontato che saper fare tante cose insieme fosse una specie di superpotere contemporaneo, poi sono arrivati studi, dibattiti e una maggiore consapevolezza sul fatto che il cervello umano non lavora davvero come un computer con ventisette tab aperte senza perdere colpi. Più che multitasking, spesso facciamo switching continuo, passiamo da un’attività all’altra con una rapidità a volte brillante e a volte disastrosa, consumando energia mentale e convincendoci di essere efficienti mentre stiamo solo inseguendo mille stimoli. Però, prima ancora che questa parola diventasse un feticcio da ufficio open space, i Millennial stavano già sperimentando una forma molto concreta di tempo parallelo. Scaricavi un file e intanto studiavi. Aspettavi la coda di eMule e intanto chattavi su MSN. Lasciavi un torrent attivo e intanto giocavi, scrivevi su un forum, masterizzavi un CD, sistemavi il profilo su MySpace, cercavi una traduzione amatoriale, imparavi a comprimere immagini, cambiavi skin a Winamp, aggiornavi il tuo blog, litigavi con qualcuno su un forum anime perché aveva osato dire che il doppiaggio italiano era meglio dell’originale.

Quella non era semplice distrazione. Era una grammatica dell’attesa.

La differenza con l’oggi è quasi antropologica. La cultura digitale contemporanea ha ridotto l’attesa a difetto tecnico. Se una pagina non carica in pochi secondi, la chiudiamo. Se un video si blocca, sbuffiamo. Se una piattaforma non ci serve subito ciò che vogliamo, passiamo ad altro. Il contenuto è diventato liquido, disponibile, onnipresente, spesso così accessibile da perdere peso simbolico. Per chi è cresciuto con WinMX o eMule, invece, il contenuto aveva una fisicità quasi rituale, anche se era fatto di bit. Una canzone non compariva magicamente. Arrivava. Si faceva attendere. Occupava spazio. Richiedeva scelta. A volte deludeva. A volte era corrotta. A volte si rivelava completamente diversa da ciò che prometteva il nome del file, e chi c’era sa benissimo quante trappole, fake e sorprese grottesche girassero in quell’ecosistema mezzo anarchico e mezzo ingenuo. Ma proprio per questo, una volta ottenuta, quella canzone veniva ascoltata davvero. Un album scaricato dopo ore non veniva buttato in sottofondo dopo tre secondi. Un episodio trovato con fatica diventava evento domestico. Un film conquistato dopo giorni di attesa sembrava quasi un bottino da custodire.

Al di là dell’illegalità, che resta una questione seria e non va trasformata in folklore assolutorio, quelle piattaforme raccontano una fase specifica del rapporto tra desiderio e tecnologia. Il desiderio non era istantaneo. Il desiderio doveva attraversare un tempo. E quel tempo, proprio perché non poteva essere eliminato, andava riempito. Qui entra in gioco il punto più interessante: i Millennial non hanno solo imparato ad aspettare, hanno imparato a non lasciare mai l’attesa vuota. Ogni download diventava una seconda linea narrativa della giornata, una missione secondaria da videogioco che procedeva mentre tu affrontavi la quest principale. Facevi i compiti con l’occhio che ogni tanto scivolava sulla percentuale. Guardavi la TV mentre il PC ronzava in camera. Uscivi di casa lasciando tutto acceso e tornavi con la stessa ansia di chi controlla se una pianta rara è sopravvissuta alla notte. Il computer non era ancora quell’estensione liscia e invisibile della nostra identità che è diventato oggi; era una macchina rumorosa, capricciosa, a tratti quasi viva, e noi negoziavamo con lei.

Dal punto di vista sociologico, questa educazione all’incastro ha lasciato tracce profonde. Molti Millennial adulti oggi hanno un rapporto quasi ossessivo con la gestione del tempo. Ascoltano podcast mentre cucinano, guardano video a velocità aumentata, rispondono a messaggi vocali mentre camminano, leggono articoli mentre aspettano la metropolitana, trasformano ogni pausa in una micro-attività utile, culturale, lavorativa o relazionale. La sala d’attesa non è mai solo sala d’attesa. La fila al supermercato diventa occasione per svuotare la mail. Il tragitto in bus diventa un corso audio. Il bucato diventa sottofondo per una serie. Perfino il relax viene ottimizzato, incasellato, reso produttivo, come se il vecchio fantasma del download al 12% ci sussurrasse ancora che un minuto lasciato fermo è un minuto tradito.

E qui arriva il lato meno romantico, perché ogni superpotere nerd ha sempre il suo costo nascosto, come ogni artefatto maledetto trovato in una campagna fantasy. Imparare a valorizzare ogni singolo secondo può diventare anche incapacità di fermarsi. La generazione che ha trasformato l’attesa in multitasking rischia spesso di non saper più distinguere tra tempo pieno e tempo saturo. Abbiamo confuso l’uso intelligente del tempo con la sua occupazione permanente. Abbiamo portato nella vita adulta quella logica da download manager: se una banda resta libera, va sfruttata. Se una finestra mentale si apre, va riempita. Se il corpo è fermo, almeno la mente deve correre. Ed è qui che la nostalgia per eMule smette di essere una battuta da forum e diventa una piccola lente culturale, perché forse non abbiamo imparato solo a essere efficienti, abbiamo imparato anche a temere il vuoto.

La cultura nerd, da questo punto di vista, ha sempre avuto un rapporto molto intenso con il tempo. Il gamer conosce il grinding, l’attesa del respawn, il farming, la build da costruire pezzo dopo pezzo, la pazienza feroce dei boss fight ripetuti fino allo sfinimento. Il lettore di manga conosce il calendario delle uscite, la settimana tra un capitolo e l’altro, l’arco narrativo che si dilata per mesi. Chi seguiva anime prima della distribuzione simultanea viveva di fansub, forum, file compressi, sigle in bassa risoluzione, finestre di download e cartelle ordinate con una devozione quasi monastica. La cultura geek ci ha sempre insegnato che l’attesa può essere parte dell’esperienza, non solo ostacolo. Solo che Internet lento ha aggiunto un livello ulteriore: mentre aspettavi, potevi costruire qualcos’altro. Un’identità, una competenza, una rete sociale, una manualità digitale.

Perché quel multitasking dei Millennial non nasceva solo dalla fretta. Nasceva anche dalla curiosità. Chi passava ore online nei primi anni Duemila spesso imparava cose senza accorgersene. Imparava a cercare meglio. A distinguere una fonte credibile da una trappola. A capire formati audio e video. A installare codec. A montare periferiche. A usare forum, chat, community, nickname, avatar. A tradurre parole tecniche dall’inglese. A chiedere aiuto senza sembrare troppo principiante. A condividere soluzioni. A sbagliare, molto, e poi riprovare. Il tempo del download era anche tempo di esplorazione, un laboratorio informale dove milioni di adolescenti e giovani adulti hanno costruito alfabetizzazione digitale prima che qualcuno la chiamasse così. Oggi parliamo di competenze trasversali, problem solving, autonomia tecnologica, gestione delle risorse, ma una parte di quella palestra era lì, tra un file in coda e un messaggio “sei ancora al PC?” su MSN.

L’antropologia ci aiuta a vedere un dettaglio ancora più sottile: ogni comunità costruisce rituali attorno alla scarsità. Se qualcosa è raro, lento o difficile da ottenere, la società inventa comportamenti, simboli, gerarchie e racconti per dargli senso. La scarsità della banda, la lentezza delle connessioni, la difficoltà di trovare contenuti specifici hanno prodotto rituali generazionali riconoscibili. Il consiglio dell’amico che “conosceva il sito giusto”. Il cugino esperto che sapeva configurare le porte del router. Il compagno di classe che arrivava con un CD masterizzato e diventava per un giorno una specie di mercante medievale della cultura pop. La custodia trasparente con il titolo scritto a pennarello. Le cartelle ordinate per artista, serie, stagione, qualità, lingua. Una forma artigianale di archivio personale, molto prima che le piattaforme decidessero per noi cosa guardare dopo.

Poi è arrivato il presente, e il tempo si è rovesciato. Oggi non aspettiamo quasi più i contenuti, sono i contenuti ad aspettare noi, schierati in home page infinite, pronti a contendersi la nostra attenzione come NPC con una missione urgente sopra la testa. Il problema non è più trovare qualcosa, ma scegliere cosa ignorare. Il Millennial, cresciuto nella scarsità digitale e poi catapultato nell’abbondanza assoluta, si trova in una posizione strana, quasi da creatura ibrida. Ha conosciuto il prima e il dopo. Ricorda l’attesa, ma vive nell’immediatezza. Sa quanto valeva un file conquistato, ma ogni giorno nuota in cataloghi sterminati. Ha imparato a usare ogni minuto, ma ora rischia di essere usato da ogni minuto, frammentato da notifiche, piattaforme, urgenze vere e urgenze artificiali.

Forse è per questo che il multitasking millennial ha una malinconia tutta sua. Non è solo ansia da performance, anche se spesso lo diventa. Non è solo adattamento al lavoro contemporaneo, anche se il lavoro contemporaneo ci ha messo parecchio del suo. È una forma di memoria incarnata. Una memoria fatta di stanze illuminate dal monitor, ventole rumorose, connessioni ballerine, genitori che alzavano la cornetta del telefono interrompendo tutto, finestre di chat lampeggianti, playlist costruite con pazienza, ore piccole e la soddisfazione quasi epica di vedere finalmente quel maledetto 100%. Sembra poco, ma dentro quel 100% c’era una pedagogia del tempo che oggi merita di essere riletta senza moralismi facili e senza santini nostalgici.

Il punto non è dire che stavamo meglio, perché non è vero in modo così semplice. Stavamo in un Internet più lento, più ingenuo, più libero in certi aspetti e più caotico in altri, pieno di rischi, storture e zone opache. Il punto è riconoscere che quella lentezza ci ha insegnato una forma di attenzione diversa. Non necessariamente migliore, ma diversa. Oggi l’attenzione viene continuamente catturata; allora, spesso, doveva essere mantenuta. Oggi il contenuto parte da solo; allora dovevi volerlo abbastanza da aspettarlo. Oggi abbandoniamo una serie dopo dieci minuti perché “non ingrana”; allora un episodio trovato dopo una notte intera aveva guadagnato almeno il diritto di essere guardato fino in fondo, anche se la qualità video sembrava ripresa da un tostapane senziente.

Sfruttare il tempo al massimo, però, non dovrebbe significare riempirlo fino a soffocarlo. Questa è forse la lezione adulta che possiamo strappare alla nostra adolescenza digitale. WinMX, eMule e i torrent ci hanno insegnato che l’attesa può diventare produttiva, creativa, persino comunitaria, ma forse oggi dobbiamo fare il passo successivo e ricordarci che non ogni attesa deve essere monetizzata, ottimizzata o trasformata in contenuto. A volte un minuto vale proprio perché resta libero. A volte un secondo non usato al massimo non è uno spreco, ma una tregua. A volte la barra ferma al 73% non chiede di aprire altre dieci finestre, ma di respirare e accettare che alcune cose richiedono tempo.

Resta però una verità tenerissima e un po’ assurda: una generazione intera ha imparato il valore del tempo aspettando file digitali su software dai nomi ormai mitologici, e da quell’attesa ha tirato fuori un modo di stare al mondo fatto di incastri, attenzione distribuita, fame culturale e paura di sprecare anche l’intervallo più piccolo. Forse il multitasking dei Millennial nasce anche da lì, da quella strana scuola non ufficiale dove ogni minuto era troppo prezioso per essere lasciato vuoto e ogni download completato sembrava una piccola vittoria contro l’entropia domestica. E chissà quanti di noi, ancora oggi, mentre ascoltano un podcast a 1.5x, rispondono a una mail, controllano una chat e tengono una serie in pausa sul secondo schermo, stanno solo cercando di non tradire quel ragazzo o quella ragazza che una notte qualunque fissava eMule sperando che il mondo arrivasse finalmente al 100%.

Game Night: perché i giochi da tavolo stanno conquistando le nostre serate più di cinema e discoteche

Qualcosa di molto interessante sta accadendo nel modo in cui trascorriamo il nostro tempo libero. Per anni l’idea di una serata perfetta è stata associata a locali affollati, cinema multisala, aperitivi infiniti o notti passate tra musica ad alto volume e smartphone sempre accesi. Oggi, invece, sempre più persone stanno scegliendo una strada diversa. Una strada fatta di dadi che rotolano sul tavolo, carte da pescare, strategie da costruire e soprattutto conversazioni vere. La Game Night, la classica serata dedicata ai giochi da tavolo, si sta trasformando da semplice passatempo per appassionati a fenomeno culturale capace di ridefinire il concetto stesso di socialità.

Per chi frequenta il mondo nerd questa tendenza non rappresenta certo una sorpresa. I giochi da tavolo hanno sempre occupato un posto speciale nell’immaginario geek, accanto ai videogiochi, ai giochi di ruolo, ai fumetti e alla fantascienza. Eppure qualcosa è cambiato. Quello che fino a pochi anni fa era considerato un hobby di nicchia oggi è diventato una delle attività sociali più diffuse e apprezzate da persone di ogni età.

A confermare questa trasformazione arriva il primo Tabletop Game Barometer realizzato da Kantar per Asmodee, uno dei più importanti protagonisti mondiali dell’industria dei giochi da tavolo. Lo studio, presentato in occasione dell’International Tabletop Day, fotografa una realtà che molti appassionati avevano già intuito: il desiderio di stare insieme in modo autentico sta riportando milioni di persone attorno a un tavolo.

Viviamo immersi in notifiche, video brevi, messaggi vocali, riunioni online e flussi continui di informazioni. Restare connessi non è mai stato così semplice, eppure la sensazione di sentirsi realmente vicini agli altri sembra diventare ogni giorno più rara. Proprio da questa apparente contraddizione emerge il successo dei giochi da tavolo.

Secondo la ricerca, quasi una persona su quattro nel mondo dichiara di sentirsi sola. Allo stesso tempo, due persone su tre affermano di desiderare una presenza più autentica durante i momenti condivisi con amici e familiari. Ancora più significativo è il dato relativo al rapporto con la tecnologia: oltre la metà degli intervistati vorrebbe ridurre il peso dei dispositivi digitali nella propria quotidianità.

Non è difficile capire perché una partita a CATAN, Ticket to Ride, 7 Wonders, Dobble o Exploding Kittens possa apparire sempre più attraente. Attorno a un tavolo non si scorre un feed infinito. Si osservano i volti degli altri giocatori. Si ride per una mossa inaspettata. Si scherza. Si discute. Si crea una storia condivisa che esiste soltanto in quel momento.

Da appassionati di cultura nerd sappiamo bene quanto una partita possa diventare memorabile. Basta pensare a quelle sessioni infinite che iniziano con l’idea di giocare un’oretta e finiscono invece a notte fonda, tra alleanze tradite, strategie geniali e racconti che continueranno a essere ricordati per mesi. È una forma di narrazione collettiva che nessun algoritmo può replicare.

L’indagine rivela che il 57% delle persone preferirebbe trascorrere un sabato sera giocando a casa piuttosto che uscire. Un dato che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato quasi impensabile. Oggi racconta invece una trasformazione profonda delle abitudini sociali.

La questione economica ha certamente un peso. Una scatola acquistata una volta può garantire decine, centinaia o persino migliaia di ore di divertimento. Ma ridurre il fenomeno esclusivamente a una questione di costi sarebbe un errore. Dietro il successo della Game Night si nasconde qualcosa di molto più significativo.

I giochi da tavolo offrono un tipo di esperienza che sembra diventare sempre più rara. Permettono di condividere tempo di qualità senza distrazioni costanti. Creano uno spazio protetto dove la conversazione nasce spontaneamente e dove persino le persone più timide riescono a sentirsi coinvolte.

I dati raccolti da Kantar mostrano infatti che oltre la metà degli intervistati considera il gioco uno strumento capace di rendere più semplice la socializzazione. Molti dichiarano di sentirsi più a proprio agio nell’incontrare nuove persone durante una partita e di riuscire ad affrontare con maggiore naturalezza anche conversazioni delicate o potenzialmente imbarazzanti.

In fondo il meccanismo è semplice. Un regolamento condiviso elimina gran parte delle tensioni sociali iniziali. Non serve trovare subito gli argomenti giusti. Non serve impressionare nessuno. Si gioca, e attraverso il gioco le relazioni si costruiscono quasi da sole.

L’universo tabletop contemporaneo, inoltre, è diventato incredibilmente ricco. Chi immagina ancora i giochi da tavolo come una versione moderna del Monopoli rischia di perdersi un panorama creativo straordinario. Oggi esistono esperienze narrative degne delle migliori serie televisive, titoli strategici complessi come sofisticati videogiochi gestionali, giochi cooperativi che trasformano il gruppo in una squadra impegnata a salvare il mondo e avventure che sembrano uscite direttamente da un anime fantasy o da una campagna di Dungeons & Dragons.

Non stupisce quindi che il gioco da tavolo sia entrato stabilmente nella cultura mainstream. Film, serie TV, streamer, content creator e influencer parlano sempre più spesso delle loro passioni ludiche. Le convention dedicate registrano numeri impressionanti e le nuove generazioni crescono considerando perfettamente normale alternare una sessione su console a una partita con amici attorno a un tavolo.

Parallelamente continua a crescere il fenomeno dei ludopub e dei board game café. In molte città europee e americane questi spazi sono diventati veri e propri punti di ritrovo per una comunità sempre più ampia. Luoghi dove il concetto di locale serale viene reinterpretato attraverso migliaia di scatole colorate, librerie piene di giochi e tavoli occupati da gruppi di persone che preferiscono lanciare dadi piuttosto che controllare notifiche.

Forse l’aspetto più sorprendente emerso dalla ricerca riguarda il benessere psicologico. In un’epoca caratterizzata da ritmi sempre più frenetici, il gioco sembra offrire una risposta concreta al bisogno di rallentare. Oltre il 70% degli intervistati ritiene che il gioco da tavolo abbia un impatto positivo sulla salute mentale. Più del 60% sostiene che aiuti a sentirsi maggiormente presenti e a trovare una pausa dallo stress quotidiano.

Chiunque abbia passato una serata immerso in una partita particolarmente coinvolgente comprende perfettamente questa sensazione. Per qualche ora il lavoro, le scadenze e le preoccupazioni rimangono fuori dalla stanza. Restano soltanto le regole del gioco, gli amici attorno al tavolo e quella speciale forma di concentrazione rilassata che riesce a trasformare una semplice serata in un ricordo prezioso.

Le parole di Thomas Koegler, CEO di Asmodee, sintetizzano perfettamente il significato di questa evoluzione. Non si tratta semplicemente dell’amore per i giochi. La vera questione riguarda il bisogno umano di condividere momenti autentici. Più la nostra vita si sposta verso dimensioni digitali, più cresce il desiderio di esperienze capaci di riportarci a una presenza reale e tangibile.

Guardando questa tendenza da una prospettiva nerd, viene quasi da sorridere. Per decenni i giochi da tavolo sono stati considerati un passatempo per appassionati irriducibili, spesso confinati in fumetterie, associazioni ludiche e convention specializzate. Oggi quella stessa passione sta insegnando qualcosa al resto del mondo: la tecnologia può connetterci, ma una scatola piena di carte, miniature e dadi riesce ancora a fare qualcosa che nessuna app è in grado di sostituire.

Forse il vero successo della Game Night non dipende dai regolamenti, dalle meccaniche o dalle mode del momento. Forse deriva dal fatto che, per qualche ora, ci permette di essere semplicemente presenti. E in un’epoca che corre sempre più veloce, questa potrebbe essere la forma di intrattenimento più rivoluzionaria di tutte.

La domanda, a questo punto, viene spontanea: qual è stato il gioco da tavolo che vi ha regalato la vostra serata più memorabile? La community nerd ha sempre mille storie da raccontare, e probabilmente qualcuna è nata proprio attorno a un tavolo pieno di dadi e carte.

Gigaciao conquista Roma: il fumetto italiano trasforma un’edicola in un grande pop-up store dedicato ai fan

Pochi progetti editoriali italiani sono riusciti, in un periodo storico così complesso per il mercato del fumetto, a costruire una comunità tanto affezionata quanto quella nata attorno a Gigaciao. La casa editrice fondata da Sio, Fraffrog, Dado e Giacomo Bevilacqua continua infatti a rappresentare uno dei casi più interessanti e sorprendenti dell’editoria fumettistica contemporanea, un’esperienza nata dalla creatività condivisa di alcuni dei più amati autori della scena italiana e cresciuta rapidamente fino a diventare una realtà solida, riconoscibile e profondamente legata al proprio pubblico.

Dopo aver consolidato la propria presenza durante il 2025, terzo anno completo di attività della casa editrice, il percorso di crescita di Gigaciao prosegue con entusiasmo anche nel 2026. Nuovi titoli, un catalogo sempre più ricco, una presenza costante nelle edicole, nelle fumetterie e nelle librerie italiane e, soprattutto, una filosofia editoriale che continua a mettere al centro il rapporto umano tra chi crea le storie e chi le legge.

Proprio questa attenzione verso la comunità di lettori e lettrici ha dato vita a una delle iniziative più originali dell’estate romana dedicata alla cultura nerd e fumettistica. Dal 18 al 21 giugno, infatti, l’Edicola Contemporanea Emporio di via Ostiense 151 a Roma si trasformerà completamente in un grande POP UP STORE ufficiale di Gigaciao, diventando per quattro giorni un vero punto d’incontro per appassionati, curiosi, collezionisti e fan degli autori della casa editrice.

L’idea possiede qualcosa di profondamente simbolico. In un’epoca dominata dagli store digitali, dagli acquisti online e dalla fruizione istantanea dei contenuti, Gigaciao sceglie di riportare l’attenzione su uno dei luoghi più iconici della cultura popolare italiana: l’edicola. Un luogo che per intere generazioni ha rappresentato il primo contatto con i fumetti, con le riviste illustrate, con le raccolte di storie che hanno alimentato l’immaginazione di milioni di lettori.

Per gli autori di Gigaciao l’edicola non è soltanto un punto vendita. È un vero simbolo culturale. Un luogo dove la scoperta avviene in maniera spontanea, dove una copertina colorata può attirare l’attenzione di un bambino, dove un lettore abituale può imbattersi in una nuova serie e dove il fumetto continua a mantenere quel carattere popolare e accessibile che da sempre rappresenta una delle sue forze più importanti.

Durante i quattro giorni dell’iniziativa, il pubblico avrà l’opportunità di incontrare alcuni dei nomi più amati del fumetto e della divulgazione italiana contemporanea. Il calendario degli appuntamenti prevede la presenza di Barbascura X e Lorenzo La Neve nella giornata inaugurale del 18 giugno, mentre il giorno successivo sarà dedicato a Giacomo Bevilacqua, Dado e Testi Manifesti. Il weekend rappresenterà probabilmente il momento più atteso dai fan, grazie alla partecipazione di Sio e Fraffrog, affiancati ancora una volta da Dado e Giacomo Bevilacqua, protagonisti di numerose sessioni di firmacopie e incontri con il pubblico.

Parlare di Gigaciao significa inevitabilmente parlare di una delle pubblicazioni che ne hanno definito l’identità fin dall’inizio: Scottecs Gigazine. La rivista ideata, diretta e curata da Sio è diventata negli anni una sorta di manifesto della filosofia editoriale della casa editrice. Uno spazio libero, creativo e sorprendente dove convivono comicità, sperimentazione narrativa, nuovi talenti e autori già affermati.

Numero dopo numero, Scottecs Gigazine ha saputo costruire una formula unica nel panorama italiano, diventando una palestra per giovani fumettisti e un punto di riferimento per i lettori alla ricerca di storie originali. I risultati ottenuti parlano da soli. Con oltre diecimila copie vendute ogni mese considerando l’edicola e gli altri canali distributivi, la rivista rappresenta oggi una delle pubblicazioni più riconoscibili e amate dell’intero settore.

L’arrivo al numero 36 conferma la solidità di un progetto editoriale nato con l’obiettivo di riportare il fumetto nelle mani dei lettori attraverso un rapporto diretto, spontaneo e autentico. Un approccio che richiama lo spirito delle grandi riviste a fumetti del passato, aggiornandolo però al linguaggio delle nuove generazioni cresciute tra social network, meme, YouTube e cultura digitale.

L’evento romano sarà inoltre l’occasione perfetta per presentare una delle novità più attese della stagione editoriale di Gigaciao. Durante quei giorni arriverà infatti in anteprima “Evviva Che Ridere – Mariangiongiangela”, nuova raccolta dedicata a uno dei personaggi più celebri e surreali creati da Sio.

Per chi segue il lavoro dell’autore fin dagli esordi, Mariangiongiangela rappresenta molto più di un semplice personaggio comico. È una delle incarnazioni più iconiche dell’umorismo nonsense che ha reso famoso Sio, capace di trasformare situazioni apparentemente normali in esplosioni di assurdità e comicità imprevedibile. La pubblicazione raccoglierà numerose strisce dedicate alla celebre protagonista, offrendo ai fan l’occasione di ritrovare uno dei volti più amati dell’universo narrativo nato tra fumetti, animazioni e contenuti digitali.

L’atmosfera che accompagnerà il POP UP STORE promette di trasformare l’iniziativa in qualcosa di molto diverso da una semplice operazione commerciale. Chi visiterà l’edicola brandizzata Gigaciao potrà incontrare gli autori, ottenere autografi, recuperare volumi mancanti dalla propria collezione e soprattutto vivere un’esperienza diretta a contatto con le persone che ogni giorno costruiscono il progetto editoriale.

In un settore dove spesso il rapporto tra creatori e pubblico rischia di diventare distante, Gigaciao continua a puntare sulla dimensione umana, sulla condivisione e sull’idea che il fumetto sia prima di tutto uno strumento per creare connessioni tra persone accomunate dalle stesse passioni.

Roma si prepara così ad accogliere un piccolo ma significativo evento capace di raccontare perfettamente lo spirito della casa editrice. Un’edicola trasformata in luogo di incontro, una comunità di lettori pronta a riunirsi e alcuni degli autori più seguiti del panorama italiano contemporaneo pronti a condividere sorrisi, dediche e racconti. Un’iniziativa che celebra non soltanto il successo di Gigaciao, ma anche la straordinaria capacità del fumetto di continuare a creare relazioni autentiche in un mondo sempre più digitale.

Valentina Nappi a Torino Comics 2026: da Leia Slave ai dibattiti sulla libertà d’espressione

Pochi personaggi della cultura nerd hanno lasciato un segno così profondo nell’immaginario collettivo quanto la Principessa Leia nella sua celebre versione Slave Leia. Un costume diventato leggenda, capace di attraversare generazioni di fan di Star Wars, convention, contest cosplay e fotografie che da decenni popolano fiere e raduni in tutto il mondo. Proprio per questo motivo la presenza di Valentina Nappi a Torino Comics 2026 ha attirato l’attenzione non soltanto degli appassionati del suo lavoro, ma anche di una vasta fetta della community geek italiana che negli anni l’ha vista reinterpretare con personalità e carisma una delle versioni più iconiche della principessa ribelle creata da George Lucas.

L’edizione del trentesimo anniversario di Torino Comics, ospitata tra il 30 maggio e il 1° giugno negli scenari suggestivi della Certosa Reale e del Parco Dalla Chiesa di Collegno, ha rappresentato uno degli appuntamenti più significativi del panorama fieristico italiano. Una manifestazione che ha scelto di affrontare temi importanti come la libertà creativa, la rappresentazione del corpo, l’identità, l’inclusione e il diritto all’espressione artistica, inserendoli all’interno di un contesto profondamente legato al fumetto, alla cultura pop e all’immaginario contemporaneo.

Tra gli ospiti più discussi e fotografati dell’evento spiccava proprio Valentina Nappi, protagonista di incontri, panel e momenti di confronto con il pubblico che hanno trasformato la sua partecipazione in qualcosa di molto più articolato rispetto alla semplice presenza di una celebrity. La creator campana ha infatti preso parte a diverse iniziative dedicate al rapporto tra censura, creatività e libertà espressiva, portando all’interno di una manifestazione tradizionalmente legata al fumetto e al cosplay un dibattito capace di coinvolgere artisti, autori e appassionati provenienti da mondi apparentemente lontani ma in realtà sorprendentemente vicini.

Per chi frequenta convention e festival nerd da anni, la figura di Valentina Nappi non è mai stata confinata esclusivamente alla sua attività professionale. La sua passione dichiarata per la fantascienza, per la cultura geek e per l’immaginario fantasy è emersa più volte attraverso cosplay, partecipazioni a eventi e collaborazioni che hanno contribuito a renderla una presenza riconoscibile anche all’interno di molte community fandom italiane.

Particolarmente apprezzata è stata negli anni la sua interpretazione di Leia Slave, una versione del personaggio diventata simbolo di un preciso momento della storia di Star Wars. Un cosplay che continua ancora oggi a rappresentare uno dei costumi più iconici della saga e che ha alimentato infinite discussioni sul ruolo delle figure femminili nella fantascienza, sull’evoluzione della rappresentazione dei personaggi e sulla trasformazione della cultura fandom dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri.

Proprio questo legame con l’universo nerd ha reso particolarmente significativa la sua partecipazione a Torino Comics, dove ha avuto modo di incontrare numerosi fan e membri del gruppo Family Univers Heroes Cosplay. Le fotografie e i momenti condivisi con la community hanno dimostrato ancora una volta quanto il mondo cosplay sia capace di creare connessioni autentiche tra personaggi pubblici e appassionati, superando le barriere che spesso separano palco e pubblico.

L’atmosfera della Certosa Reale di Collegno ha contribuito a rendere questi incontri ancora più suggestivi. I chiostri storici e gli spazi monumentali hanno fatto da cornice a un evento che ha saputo mescolare fumetto, arte, attivismo culturale e passione fandom, trasformando Torino Comics in qualcosa di più di una semplice convention.

Grande interesse ha suscitato il panel intitolato “Cattivi soggetti. Il lato oscuro della creatività italiana: censura, tasse etiche e libertà d’espressione”. Durante l’incontro Valentina Nappi ha condiviso il palco con Luizaconlaz, Debora Striani dei Radicali Italiani e il maestro del fumetto erotico Roberto Baldazzini. Il dibattito ha affrontato una questione che riguarda da vicino numerosi autori e creatori di contenuti: la cosiddetta “tassa etica”, un’addizionale fiscale introdotta nel 2005 che colpisce i redditi derivanti dalla produzione e distribuzione di contenuti per adulti.

Argomenti apparentemente lontani dall’universo nerd hanno trovato invece un terreno comune proprio all’interno della cultura pop. Basta osservare la storia del fumetto, dell’animazione e della fantascienza per rendersi conto di quanto spesso opere oggi considerate capolavori abbiano dovuto confrontarsi con forme di censura, limitazioni editoriali o pregiudizi morali. Dai fumetti underground americani alle pubblicazioni erotiche europee, passando per manga, anime e graphic novel, la questione della libertà creativa continua infatti a rappresentare un tema centrale per chiunque produca contenuti artistici.

L’intera area tematica “Eros ed Ethos” è stata costruita proprio per stimolare questo tipo di riflessioni. Mostre, incontri e installazioni hanno accompagnato il pubblico in un percorso dedicato alla pluralità degli sguardi e alla rappresentazione della corporeità. Tra le esposizioni più apprezzate figurava “Sensuability: ti ha detto niente la mamma?”, progetto ideato da Armanda Salvucci per affrontare il tema della sessualità e della disabilità attraverso il linguaggio del fumetto e dell’illustrazione.

Accanto a questa iniziativa trovava spazio anche “Venti di Pride”, una mostra che ripercorreva vent’anni di storia del Pride torinese attraverso i manifesti ufficiali delle diverse edizioni. Un dialogo costante tra cultura visiva, diritti civili e creatività che ha caratterizzato l’intera manifestazione.

La presenza di Valentina Nappi ha quindi assunto un significato che va ben oltre quello della semplice ospite d’onore. Da una parte la creator conosciuta dal grande pubblico, dall’altra l’appassionata di cultura pop che negli anni ha costruito un rapporto autentico con il mondo cosplay e con l’immaginario nerd. Due dimensioni che a Torino Comics 2026 si sono intrecciate in modo naturale, contribuendo a rendere questa edizione una delle più discusse e significative della storia recente del festival.

Per molti visitatori resteranno memorabili le fotografie scattate insieme ai cosplayer, gli incontri con la community e la possibilità di confrontarsi direttamente con una figura che da anni attraversa territori culturali differenti senza rinunciare alla propria identità. Un esempio di come il mondo delle convention moderne non sia più soltanto il luogo dell’intrattenimento, ma anche uno spazio di confronto dove fumetti, fantascienza, cosplay, arte e diritti possono convivere e dialogare.

Torino Comics 2026 ha celebrato il proprio trentesimo anniversario dimostrando che la cultura nerd contemporanea è molto più complessa e sfaccettata di quanto spesso si pensi. La partecipazione di Valentina Nappi, simbolicamente sospesa tra l’iconografia di Leia Slave e le battaglie per la libertà espressiva, ne è stata una delle testimonianze più interessanti.

Nathan Never compie 35 anni: il detective del futuro che ha cambiato per sempre la fantascienza Bonelli

Giugno 1991. Le edicole italiane stavano vivendo una stagione irripetibile. Erano gli anni in cui i fumetti Bonelli dominavano il mercato, Dylan Dog era diventato un fenomeno generazionale e la fantascienza sembrava appartenere soprattutto al cinema, agli anime giapponesi e ai romanzi che riempivano gli scaffali delle librerie specializzate. Proprio in quel contesto arrivò qualcosa che, a distanza di trentacinque anni, continua ad apparire sorprendentemente audace. Sulla copertina campeggiava un uomo dai capelli bianchi, dallo sguardo malinconico e determinato. Il titolo era “Agente Speciale Alfa”. Il nome destinato a entrare nella storia del fumetto italiano era Nathan Never.

Oggi, nel 2026, festeggiamo il trentacinquesimo anniversario di una serie che non soltanto ha rivoluzionato la produzione della Sergio Bonelli Editore, ma ha anche contribuito a ridefinire il modo in cui la fantascienza poteva essere raccontata all’interno del fumetto popolare italiano. Un risultato che, guardandolo con gli occhi di oggi, appare quasi inevitabile. Eppure all’epoca rappresentava una scommessa enorme.

La Bonelli non aveva mai pubblicato una serie fantascientifica regolare. Il western aveva il volto di Tex, l’avventura quello di Mister No, il mistero quello di Martin Mystère e l’horror quello di Dylan Dog. Lo spazio, i cyberimpianti, gli androidi e le megacorporazioni sembravano appartenere ad altri immaginari, spesso stranieri. Serviva qualcuno capace di costruire un ponte tra la tradizione narrativa bonelliana e la fantascienza internazionale. Quel qualcuno furono Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, il celebre trio di autori sardi che i lettori avrebbero imparato presto a conoscere e amare.

Nathan Never non nacque dal nulla. Dietro il progetto si nascondevano anni di riflessioni, suggestioni e passioni condivise. Dentro quelle pagine convivevano il cinema di Ridley Scott, l’eredità di Isaac Asimov, le atmosfere cupe del cyberpunk, la fascinazione per Star Trek e l’amore per gli anime giapponesi che proprio in quegli anni stavano conquistando una generazione di appassionati italiani. Chiunque abbia letto i primi numeri della serie riconosce immediatamente l’ombra lunga di Blade Runner. Nathan ricorda Rick Deckard non soltanto nell’aspetto, ma soprattutto nello spirito. Entrambi sono uomini stanchi, feriti, immersi in società che hanno smarrito il significato stesso dell’umanità.

La forza di Nathan Never, tuttavia, non è mai stata quella di limitarsi a citare le proprie fonti d’ispirazione. Al contrario, la serie è riuscita a trasformarle in qualcosa di profondamente personale. Fin dalle prime storie il lettore viene catapultato in un futuro devastato dalle grandi catastrofi del 2024, un mondo in cui le nazioni non esistono più come le conosciamo oggi, la Luna è diventata una colonia penale, Marte è stato terraformato e gigantesche stazioni orbitanti producono risorse essenziali per la sopravvivenza terrestre.

Potrebbe sembrare lo scenario classico di un racconto fantascientifico, ma Nathan Never sceglie immediatamente una strada diversa. Non mette al centro astronavi scintillanti o guerre galattiche. Al centro della storia c’è un uomo. Un uomo che porta sulle spalle un dolore immenso.

La tragedia personale di Nathan è ancora oggi uno degli elementi più potenti dell’intera serie. La moglie Laura viene assassinata. La figlia Ann subisce un trauma devastante durante un rapimento e resta segnata per sempre. Quel dolore non è un semplice dettaglio del passato, non è una motivazione da manuale per giustificare le avventure successive. Diventa il motore emotivo dell’intera saga. Nathan non combatte soltanto criminali, terroristi, androidi ribelli o minacce aliene. Combatte ogni giorno contro il peso dei propri fallimenti, contro il senso di colpa e contro la sensazione di vivere in un mondo sempre meno umano.

Forse è proprio questa fragilità ad aver reso il personaggio così amato. In un’epoca popolata da eroi invincibili e protagonisti larger than life, Nathan Never appariva autentico. Era competente, coraggioso e determinato, ma rimaneva profondamente vulnerabile.

Attorno a lui si sviluppò rapidamente uno degli universi narrativi più affascinanti mai costruiti nel fumetto italiano. L’Agenzia Alfa, con il carismatico Edward Reiser, il geniale hacker Sigmund Baginov e la combattiva Legs Weaver, divenne presto una seconda famiglia per i lettori. Ogni personaggio possedeva una propria identità forte, una propria storia e una propria evoluzione.

Legs Weaver, in particolare, conquistò un seguito tale da ottenere una serie autonoma. Un traguardo che pochi comprimari bonelliani possono vantare. Eppure sarebbe riduttivo fermarsi ai singoli personaggi. Nathan Never ha sempre funzionato soprattutto come universo condiviso.

Prima ancora che termini come continuity e worldbuilding diventassero parte del linguaggio comune dei fandom, la serie stava già costruendo una narrazione interconnessa. Eventi avvenuti decine di numeri prima continuavano ad avere conseguenze nel presente. Guerre, crisi politiche, rivoluzioni tecnologiche e cambiamenti sociali modificavano realmente l’ambientazione. Il mondo evolveva insieme ai suoi protagonisti.

Per il fumetto popolare italiano fu una vera rivoluzione.

La celebre Saga degli Ultrasapiens dimostrò fin dai primi anni quanto fosse ambizioso il progetto narrativo immaginato dagli autori. Successivamente arrivarono le guerre tra Terra e stazioni orbitanti, gli scontri contro Aristotele Skotos, le minacce provenienti dal cosmo profondo e le inquietanti riflessioni sui limiti dell’evoluzione umana.

Nathan Never parlava di intelligenza artificiale quando il tema apparteneva ancora prevalentemente alla fantascienza. Parlava di sorveglianza tecnologica, manipolazione genetica, realtà virtuali, cyberspazio e conflitti geopolitici globali molto prima che tali argomenti diventassero parte del dibattito quotidiano.

Rileggere oggi molte di quelle storie provoca una sensazione curiosa. Alcune intuizioni sembrano quasi profetiche. Altre raccontano paure che nel frattempo sono diventate realtà concrete. Ecco perché Nathan Never continua a risultare attuale.

Naturalmente il fascino della serie non dipende soltanto dalle sceneggiature. Il contributo grafico è stato fondamentale. Claudio Castellini definì l’immagine iconica del personaggio e firmò copertine che ancora oggi vengono considerate tra le più belle della storia Bonelli. Successivamente Roberto De Angelis e Sergio Giardo hanno raccolto il testimone mantenendo altissimo il livello artistico della serie. Nel corso degli anni si sono alternati decine di disegnatori straordinari, contribuendo ad arricchire ulteriormente un immaginario già incredibilmente ricco.

Molti lettori ricordano ancora lo shock provocato dal grande restyling avvenuto dopo il numero cento. Un’operazione coraggiosa che cambiò radicalmente gli equilibri della serie. Personaggi storici uscirono di scena, nuove figure entrarono nell’universo narrativo e la devastante guerra contro le stazioni orbitanti trasformò completamente il volto della metropoli dove si svolgevano le avventure. Ancora una volta Nathan Never dimostrava di non avere paura del cambiamento.

L’influenza della serie si estese ben oltre il fumetto. Arrivarono romanzi, videogiochi, giochi di ruolo e perfino progetti cinematografici che, pur non concretizzandosi mai realmente, dimostrarono quanto il personaggio fosse apprezzato anche fuori dall’Italia. Per anni si parlò di un possibile adattamento hollywoodiano dopo l’acquisizione dei diritti da parte di DreamWorks. Quel film non vide mai la luce, ma il semplice fatto che uno dei più importanti studi americani avesse mostrato interesse per Nathan Never racconta molto del potenziale internazionale del personaggio.

E poi ci sono i crossover, gli omaggi, le parodie, gli spin-off e tutte quelle tracce lasciate nella cultura pop italiana che testimoniano quanto profonda sia stata la sua eredità.

Trentacinque anni dopo il debutto, Nathan Never continua a occupare una posizione unica nel panorama fumettistico italiano. Non è soltanto la più longeva serie fantascientifica della Sergio Bonelli Editore. È un laboratorio narrativo che ha saputo attraversare epoche diverse senza perdere la propria identità. Ha accompagnato generazioni di lettori, adattandosi ai cambiamenti della società e della tecnologia senza inseguire le mode del momento.

Forse il segreto risiede proprio lì. Dietro gli androidi, le colonie spaziali, i wormhole, gli alieni, i multiversi e le guerre interplanetarie, Nathan Never ha sempre raccontato persone. Persone che cercano un posto nel mondo. Persone che sbagliano, soffrono, amano e continuano ad andare avanti nonostante tutto.

Guardando oggi quella storica copertina di “Agente Speciale Alfa” viene quasi da sorridere. Gli autori immaginavano un lontano 2024 popolato da tecnologie incredibili e scenari futuristici. Quel 2024 è ormai alle nostre spalle. Nathan Never, invece, continua il suo viaggio.

E forse è proprio questa la sua vittoria più grande. Non aver previsto il futuro in modo perfetto, ma aver creato un universo capace di restare affascinante anche dopo che il futuro immaginato è diventato presente. Una qualità rara, preziosa, che appartiene soltanto alle opere destinate a diventare classici.

Per chi è cresciuto sfogliando quelle pagine, Nathan Never non rappresenta soltanto un fumetto. È una parte della storia della fantascienza italiana. E viene spontaneo chiedersi quali nuove frontiere riuscirà ancora a esplorare un agente speciale che, dopo trentacinque anni, sembra avere ancora moltissimo da raccontare.