Gorgonia torna con la Koral Edition: Perseo, Medusa e il boys’ love che riscrive il mito greco con occhi nuovi

La mitologia greca ha quella strana capacità di restare appiccicata alla memoria collettiva anche dopo millenni, come una canzone antica che nessuno ricorda di aver imparato ma che tutti sanno canticchiare appena parte il ritornello. Perseo che affronta Medusa, lo scudo lucente, lo sguardo capace di trasformare in pietra, gli dèi dell’Olimpo impegnati a spostare vite umane come pedine su una tavola troppo grande per essere compresa davvero: immagini che abbiamo incontrato nei libri di scuola, nei film fantasy, nei videogiochi, nei manga, nelle illustrazioni da artbook e perfino in quelle conversazioni da fiera in cui qualcuno, tra un cosplay di Ade e un’armatura da Saint Seiya, finisce sempre per dire che i miti antichi sono praticamente il primo grande multiverso narrativo dell’umanità. Gorgonia parte proprio da qui, da un racconto che sembra già inciso nella pietra, e decide di scheggiarlo con delicatezza, con passione, con una malinconia che sa di tragedia classica e romance contemporaneo, fino a rivelare una storia diversa, più intima, più dolorosa, più vicina alla sensibilità di chi oggi cerca nei fumetti non soltanto avventura, ma anche identità, desiderio, ambiguità emotiva e quella sensazione preziosa di trovare sulla pagina una ferita che somiglia alla propria.

Dopo il successo della prima edizione, Gorgonia torna sugli scaffali in una nuova veste da collezione con la Koral Edition, una versione cartonata impreziosita da un’illustrazione di copertina inedita che sembra già voler dichiarare il suo intento: non essere una semplice ristampa, ma una nuova occasione per entrare dentro un’opera che ha saputo farsi notare nel panorama del fumetto italiano di ispirazione manga. Cristina Kokoro ed Eleonora Gatta hanno costruito un retelling mitologico che prende il mito di Perseo e Medusa e lo attraversa con una sensibilità boys’ love, senza limitarsi a sovrapporre una lettura moderna a un materiale antico. La loro operazione è più sottile, più rischiosa e per questo più interessante: immaginare che tra le pieghe della leggenda ufficiale sia rimasto nascosto un frammento perduto, una verità sentimentale rimossa, una relazione capace di riscrivere non tanto i fatti quanto il senso profondo di ciò che credevamo di sapere.

Perseo, nella tradizione, arriva spesso a noi già pronto per la statua, levigato come tutti gli eroi che hanno attraversato troppi secoli di racconti. Figlio di Zeus, giovane destinato all’impresa impossibile, guerriero benedetto dagli dèi, figura luminosa contrapposta alla mostruosità di Medusa. Gorgonia decide invece di sporcare quella silhouette perfetta con il dubbio, con la vulnerabilità, con l’adolescenza emotiva di chi non possiede ancora tutte le risposte e forse non le possiederà mai. Accanto a lui compare Koral, personaggio che diventa immediatamente più di un’aggiunta narrativa: è la faglia nella roccia, il nome che cambia la temperatura del mito, la presenza attraverso cui il racconto smette di essere soltanto il duello tra eroe e mostro e diventa una storia di legami impossibili, di sentimenti troppo grandi per essere accettati dagli uomini e troppo liberi per essere tollerati dagli dèi.

Il rapporto tra Koral e Perseo nasce e cresce come accadono certi legami nelle storie destinate a farsi male: con una naturalezza quasi innocente, con quella complicità che all’inizio può sembrare amicizia assoluta e poi, pagina dopo pagina, svela un’intensità diversa, più profonda, più pericolosa. La chiave boys’ love scelta dalle autrici non è decorativa, non funziona come semplice richiamo di genere per intercettare un pubblico preciso, perché dentro Gorgonia l’amore tra i due ragazzi diventa la forza che incrina l’ordine del mondo. Il sentimento non viene raccontato come fuga romantica dal mito, ma come elemento tragico, come energia capace di mettere in crisi la volontà divina, come una bellezza che proprio perché pura rischia di trasformarsi in condanna. E questa, diciamolo da lettori cresciuti tra manga drammatici, fantasy oscuri e storie in cui ogni abbraccio sembra precedere una catastrofe, è una materia narrativa potentissima.

A governare tutto, o almeno a provarci, resta l’Olimpo. Gli dèi di Gorgonia non hanno bisogno di apparire continuamente per farsi sentire, perché la loro presenza attraversa la storia come una pressione atmosferica. Atena, in particolare, diventa una figura centrale nella percezione del destino, non soltanto dea saggia e stratega, ma intelligenza superiore che muove fili, osserva reazioni, manipola traiettorie. Il Fato non viene presentato come un concetto astratto da manuale di epica, ma come una trappola elegante, un meccanismo che si chiude poco alla volta attorno ai protagonisti, lasciando al lettore quella sensazione amarissima delle tragedie greche migliori: sapere che forse ogni scelta è già stata prevista, eppure continuare a sperare che un gesto, uno sguardo, una confessione possano cambiare la rotta della nave prima degli scogli.

Medusa, naturalmente, è la figura che rende tutto ancora più interessante. Perché Medusa non può più essere raccontata oggi come semplice creatura da abbattere, non dopo anni di riletture femministe, fantasy, queer e pop che hanno restituito voce ai mostri, alle streghe, alle donne trasformate in simboli di paura da narrazioni scritte quasi sempre da altri. Gorgonia si inserisce in questa scia senza sembrare una lezione travestita da fumetto. La sua Medusa porta addosso il peso di una condanna, la violenza di uno sguardo altrui che la definisce prima ancora che possa definirsi da sola, il dolore di chi viene trasformato in leggenda ma perde, nel processo, la propria umanità. La cosa bella è che il volume non la usa soltanto come contrappunto tragico alla storia di Koral e Perseo: la rende parte di un intreccio dove nessuno può restare imprigionato nella funzione narrativa assegnata dalla tradizione. L’eroe non è soltanto eroe, il mostro non è soltanto mostro, l’amore non è soltanto salvezza, e il destino non è soltanto destino.

Questa ambiguità è forse il motivo per cui Gorgonia funziona così bene per un pubblico nerd contemporaneo. Siamo abituati a retelling, reboot, multiversi, versioni alternative, prequel che spiegano l’origine dei villain e serie che prendono un personaggio marginale e gli regalano finalmente il centro della scena. Abbiamo visto Malefica cambiare volto, Ade diventare quasi una rockstar pop in mille reinterpretazioni, Loki trasformarsi da antagonista mitologico a icona queer-coded del caos narrativo, e Medusa stessa passare da mostro scolpito nell’immaginario classico a figura tragica, magnetica, dolorosamente moderna. Gorgonia dialoga con tutto questo, ma lo fa da fumetto italiano, con un’identità precisa, una sensibilità autoriale riconoscibile e una cura estetica che parla a chi ama il manga senza dimenticare il respiro del fumetto europeo e la teatralità della tragedia antica.

La Koral Edition, uscita dopo il riscontro della prima tiratura, valorizza questa natura ibrida con una confezione pensata per chi i volumi non li compra soltanto per leggerli, ma anche per custodirli. Il formato cartonato, il prezzo da edizione speciale e la nuova illustrazione di copertina la collocano in quel territorio affettuosamente pericoloso per ogni collezionista: quello dei libri che si desiderano anche come oggetti, da tenere in libreria con la stessa cura con cui si sistemano artbook, variant cover e volumi deluxe presi in fiera con la scusa del “me lo merito”. E sì, lo sappiamo bene: il collezionismo fumettistico è una forma di autoinganno elegantissima, ma quando un’edizione riesce a dare nuova presenza fisica a una storia già amata, la tentazione diventa perfettamente comprensibile.

Sul piano visivo, l’opera sembra muoversi in una zona espressiva che guarda all’estetica manga senza trasformarsi in imitazione. I volti, gli sguardi, le pause tra un gesto e l’altro diventano elementi essenziali del racconto, perché in una storia come questa non basta mostrare l’azione: bisogna far percepire ciò che i personaggi trattengono, ciò che non riescono a dire, ciò che temono di desiderare. La tensione romantica e tragica passa attraverso dettagli minimi, attraverso la regia delle tavole, attraverso quella capacità di rendere un silenzio più rumoroso di uno scontro. Il boys’ love, nei suoi momenti migliori, vive proprio di questo spazio sospeso tra confessione e impossibilità, e Gorgonia sembra comprenderlo bene, usando il linguaggio del fumetto per dare corpo a una passione che non può permettersi di essere semplice.

La forza della sceneggiatura sta anche nel modo in cui il racconto evita la scorciatoia del melodramma facile. Un amore proibito, gli dèi contrari, una maledizione, un destino già scritto: sulla carta basterebbe pochissimo per cadere nell’eccesso, nel pathos gridato, nella lacrima cercata con troppa insistenza. Cristina Kokoro ed Eleonora Gatta, invece, sembrano più interessate alla lenta combustione emotiva. Gorgonia non vuole soltanto travolgere, vuole sedimentare. Vuole lasciare addosso la domanda su quanto del mito sia verità e quanto sia versione dei vincitori, su quanti personaggi siano stati condannati a essere ricordati male, su quante forme d’amore siano state cancellate perché incompatibili con l’ordine imposto da chi deteneva il potere del racconto.

Questa riflessione rende il fumetto particolarmente attuale, anche senza trasformarlo in manifesto. La cultura pop degli ultimi anni ha imparato a guardare ai miti come a materiali vivi, non reliquie da museo. Il pubblico dei manga, dei webtoon, dei romance fantasy e delle graphic novel queer cerca sempre più spesso storie capaci di abitare zone emotive complesse, dove il desiderio non sia soltanto premio finale e l’identità non sia un’etichetta appiccicata addosso ai personaggi per dovere di rappresentazione. Gorgonia intercetta questa fame narrativa con un racconto che unisce mitologia greca, boys’ love, tragedia romantica e fumetto italiano, creando una miscela che può parlare tanto a chi ama i retelling mitologici quanto a chi frequenta da anni le corsie più sentimentali e tormentate del manga BL.

Il ritorno del volume in una nuova edizione conferma anche un dato interessante per il mercato italiano: le opere originali capaci di ibridare linguaggi, generi e riferimenti culturali hanno uno spazio sempre più concreto, soprattutto quando non cercano di fingersi altro. Gorgonia non sembra voler essere “il manga italiano” nel senso più pigro dell’espressione, ma un fumetto nato da autrici italiane che hanno assorbito immaginari diversi e li hanno trasformati in una voce propria. Questa distinzione conta, perché il pubblico nerd ha un radar finissimo per ciò che appare costruito a tavolino e ciò che invece nasce da un’urgenza autentica. Qui si percepisce un rapporto sincero con la materia mitologica, con il linguaggio del romance drammatico e con quell’estetica emotiva fatta di sguardi trattenuti, destini crudeli e personaggi che sembrano già sapere, dentro di sé, che amare potrebbe non bastare a salvarli.

Anche la scelta di riportare in primo piano il nome Koral attraverso la Koral Edition suggerisce una lettura affettuosa del percorso dell’opera. Koral non è soltanto un personaggio inserito per rimescolare le carte del mito, ma il punto da cui la storia sembra respirare in modo diverso. La sua presenza costringe Perseo a uscire dalla rigidità dell’archetipo eroico e Medusa dalla gabbia del mostruoso, creando una tensione triangolare che non va letta banalmente come schema romantico, ma come collisione di destini. Ogni personaggio porta con sé una forma di prigionia: Perseo quella dell’eroe destinato all’impresa, Medusa quella della creatura trasformata in terrore, Koral quella di un sentimento che potrebbe non avere posto nel mondo stabilito dagli dèi. Da questo incastro nasce il fascino più cupo del volume, perché l’amore appare insieme liberazione e maledizione, verità e condanna, luce improvvisa e lama pronta a cadere.

Il mito di Medusa, del resto, ha sempre avuto una carica visiva e simbolica potentissima, perfetta per il fumetto. Lo sguardo che pietrifica è una delle idee più cinematografiche mai prodotte dall’antichità, una meccanica narrativa talmente forte da sembrare uscita da un boss fight action fantasy: non puoi guardare il nemico, devi usare un riflesso, devi battere il mostro senza incontrare direttamente la sua immagine. Gorgonia prende questa icona e la sposta dal piano dell’azione a quello dell’intimità. Perché cosa significa davvero essere guardati? Che cosa accade quando lo sguardo degli altri ti definisce come mostro, come errore, come minaccia? E quanto può essere devastante, invece, uno sguardo che finalmente ti riconosce? Domande del genere appartengono al mito, certo, ma appartengono anche alle storie queer, ai racconti di formazione, ai manga sentimentali più laceranti, a tutte quelle narrazioni dove il desiderio di essere visti coincide con il rischio di essere distrutti.

Gorgonia ha il merito di non separare mai completamente romanticismo e tragedia. L’amore tra Koral e Perseo non viene usato come rifugio morbido dentro un mondo crudele, perché il mondo crudele entra dentro il legame, lo contamina, lo mette alla prova. Gli dèi non tollerano ciò che non possono governare, e il Fato, nella sua dimensione più spietata, non assomiglia a una profezia urlata dal cielo, ma a una serie di piccoli spostamenti invisibili che portano ogni personaggio un passo più vicino alla perdita. Questa struttura dona alla lettura una tensione costante, un senso di inevitabilità che fa male proprio perché non cancella la speranza. Anzi, la rende più intensa. Continui a voltare pagina sapendo che il mito, da qualche parte, sta aspettando con la sua lama già alzata.

Per chi ama il fumetto italiano contemporaneo, la Koral Edition rappresenta quindi molto più di un recupero editoriale. È un segnale. Racconta la possibilità di un mercato che non debba scegliere tra classicità e linguaggi pop, tra mitologia e romance queer, tra estetica manga e radici mediterranee. Racconta anche la crescita di un pubblico pronto ad accogliere opere emotivamente dense, visivamente curate, capaci di parlare a lettori diversi senza addomesticare la propria identità. In fondo, la bellezza dei retelling migliori sta proprio lì: non nel cambiare il mito per il gusto di scandalizzare, ma nel dimostrare che quel mito conteneva già molte più storie di quante ci fossero state raccontate.

Gorgonia, con la sua nuova copertina inedita e il suo formato da collezione, invita a tornare davanti a Perseo, Medusa e Koral con meno certezze e più disponibilità all’ascolto. Forse l’eroe non è mai stato soltanto eroe. Forse il mostro non è mai stato soltanto mostro. Forse gli dèi, così abili nel pretendere obbedienza, temono più di ogni altra cosa quei sentimenti che sfuggono alle genealogie, alle profezie, alle versioni ufficiali tramandate nei secoli. E forse il motivo per cui continuiamo ad amare i miti, anche nell’epoca dei manga, dei webtoon, dei videogiochi narrativi e delle community online, è proprio questo: ogni generazione trova il coraggio di guardarli di nuovo, sapendo che quello sguardo potrebbe cambiarli per sempre. Ora la domanda passa ai lettori di CorriereNerd.it: preferiamo i miti intoccabili, scolpiti una volta per tutte, o quelle riscritture capaci di farci scoprire che tra le crepe della leggenda batteva ancora una storia mai raccontata?

Il Linguaggio dei fiori nelle storie yaoi e shonen ai in stile manga!

BLossom è una raccolta di storie brevi yaoi e shonen ai, autoconclusive e in stile manga, ognuna legata a un fiore e al suo significato. Le storie sono disegnate e scritte dalle autrici del collettivo Kyōdai Manga  Irwing Phan, Lumi Niemi, Ketsu, Sayuki Nanaji, Ross1216 e Ivy. In appendice, una selezione di illustrazioni a colori a cura di Federica Di Meo, Lawrence Wendigo, Elena Toma, Kanenki, Enne, Matteo “Dodo” Brizio, Cristina Kokoro e Giulia “Domicipher” Cenci.

Il tema di BLossom è, come si può intuire dal nome, il linguaggio dei fiori: tutte le storie e le illustrazioni sono ispirate a un fiore e al suo significato, creando un vero e proprio mini-dizionario dei fiori dal sapore yaoi/shonen ai. Potete leggerne una preview qui: https://issuu.com/kyoudaimanga/docs/preview-blo…

Il volume uscirà ufficialmente al Cartoomics 2018 a Milano, dal 9 all’11 marzo. Preacquistando BLossom qui, potrete ritirare la vostra copia direttamente allo stand in area self (Padiglione 16, tavolo 58). In alternativa, potete contattare il team Kyōdai Manga per concordare una consegna a mano inviando una mail a kyoudaimanga@gmail.com: sarete ricontattati con una lista precisa di zone in cui è possibile ritirare il volume o eventuali fiere in programma. Per la consegna a mano, selezionate gli specifici perk recanti “consegna a mano” nel titolo e non vi saranno addebitati costi aggiuntivi.

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