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Gaia Giselle, il cosplay come impegno

Gaia Giselle, cosplayer, streamer e gamer italiana, inizia il suo percorso come cosplayer creando   i suoi primi costumi e partecipando  sporadicamente a diverse competizioni nazionali, tra le quali spicca la gara nel 2014 al One Piece  Italian Cosplay che la vede come vincitrice del premio per la realizzazione e interpretazione della miglior Nami italiana.  Inizia a parlare di cosplay, per aiutare i neofiti ad avvicinarsi a questo mondo, nei suoi video sui social; recentemente si è spostata sulla piattaforma streaming Twitch, continuando la sua preziosa opera di trasmissione delle conoscenze senza mai alimentare litigi o flame di nessun genere.

La sua parola d’ordine è IMPEGNO: impegno nella trasmissione delle conoscenze, ed impegno impegno a curare ogni aspetto della vita sociale e personale, diventando un esempio di coerenza e di saper vivere la propria passione in modo maturo e consapevole.

Oltre ad essere una cosplayer attiva, con oltre 100 cosplay realizzati, è anche una videogiocatrice appassionata, che ama immergersi  nei mondi complessi e divertenti delle realtà virtuali.

Gaia è un punto di riferimento per tutti i cosplayer che la seguono e non ha mai smesso di continuare a migliorarsi, meritando tutti i successi conseguiti e sperando come  ne consegua altri.

Per scoprire il talento di Gaia vi invitiamo a consultare tutti i suoi profili disponibili a questo link: linktr.ee/gaiagiselle,

Cosplay da adulti: la rivoluzione silenziosa di chi non ha mai smesso di sognare

Quarantacinque anni sulle spalle, due decenni e mezzo di fiere, chilometri macinati tra padiglioni e palchi, colla a caldo sulle dita e quella sensazione familiare che ti prende allo stomaco ogni volta che varchi l’ingresso di una convention. L’odore della plastica delle armature nuove, il suono metallico delle spade in foam che si sfiorano per caso, lo sguardo complice di chi riconosce il tuo personaggio ancora prima che tu parli.

Chi pensa che il cosplay sia una faccenda “da ragazzi” probabilmente non ha mai osservato davvero una fiera. Perché tra quelle corsie camminano impiegati con ferie strategicamente piazzate, mamme che hanno cucito fino alle due di notte, professionisti con mutuo e riunioni su Zoom che nel weekend si trasformano in Jedi, elfi, villain, pirati spaziali. Non per nostalgia sterile. Per identità.

Appartengo a quella generazione che ha conosciuto il bullismo per una maglietta di Evangelion, che ha difeso un fumetto Marvel come si difende un segreto prezioso. Oggi molti di noi hanno superato i quaranta, qualcuno i cinquanta, qualcuno i sessanta. Eppure il cosplay non è mai stato un compromesso con l’età. È stato un’evoluzione.

Negli anni Novanta organizzare un raduno significava telefonate, sms, forum primordiali. Oggi basta un post e una community si attiva in poche ore. I Millennial hanno visto nascere YouTube e i primi tutorial su come costruire un’armatura decente con materiali improbabili. La Generazione X ha attraversato l’epoca in cui dichiararsi nerd equivaleva a scegliere una trincea. La cosiddetta Silver Age del cosplay, quella dei capelli bianchi sotto parrucche color smeraldo, rappresenta la dimostrazione vivente che la fantasia non rispetta calendari.

La differenza si percepisce negli occhi. Un cosplayer over 40 non indossa solo un costume. Indossa la propria storia. Le VHS riavvolte con la penna, le notti passate su console a 16 bit, i pomeriggi in fumetteria a discutere se fosse meglio la saga cosmica o quella urbana. Ogni cucitura racconta un percorso. Ogni accessorio riflette un’epoca attraversata.

Spesso mi fermo a osservare un padre e un figlio che sfilano insieme, magari uno in versione classica e l’altro in reinterpretazione moderna dello stesso personaggio. In quel momento la cultura pop diventa ponte generazionale. Non più hobby, ma linguaggio condiviso. E vi assicuro che vedere una madre progettare un costume con la figlia, o un nonno che scopre gli anime attraverso i nipoti e decide di mettersi in gioco, ha una potenza emotiva che nessun trend social potrà mai replicare.

Per anni il cosplay è stato raccontato come fenomeno adolescenziale. Corpi perfetti, algoritmi, like, competizione feroce. Eppure la scena più interessante oggi la si trova proprio tra chi ha superato la soglia dei trenta, dei quaranta, dei cinquanta. Meno ossessione per la validazione, più consapevolezza. Meno rincorsa al trend del momento, più scelta autentica del personaggio che risuona davvero.

La maturità diventa un superpotere creativo. Permette di affrontare un villain con profondità emotiva, di interpretare un mentore con credibilità naturale, di trasformare un’eroina in una dichiarazione di forza personale. Il cosplay adulto non insegue. Sceglie.

E poi, parliamoci chiaro, a vent’anni molti di noi sognavano armature impossibili per mancanza di budget. Oggi abbiamo competenze, risorse, manualità, magari perfino stampanti 3D in garage. L’artigianato cresce insieme a noi. Ogni progetto è pianificato tra riunioni e impegni familiari. Si lavora di notte, si carteggia nel weekend, si organizza una trasferta come si organizza un viaggio di lavoro. Non è improvvisazione adolescenziale. È disciplina creativa.

Qualcuno ancora domanda: “Alla tua età?”. Sorrido sempre. Proprio alla mia età. Perché dopo anni di responsabilità, di scadenze, di bollette, il diritto al gioco creativo diventa quasi un atto politico. Il cosplay non è regressione. È artigianato, studio dei materiali, fotografia, performance, storytelling. È cultura applicata al corpo.

In fondo, la missione che porto avanti da quando ho fondato Satyrnet è sempre stata chiara: dimostrare che dietro un fumetto o un gioco di ruolo dal vivo non si nasconde infantilismo, ma un universo di competenze, relazioni, crescita. Un intero ecosistema culturale che merita rispetto .

Con CorriereNerd.it ho scelto di raccontare proprio questo: una community che cresce senza rinnegare la capacità di sognare . Oggi quella community è adulta. Ha figli, carriere, responsabilità. E riempie ancora le fiere. Non per scappare dalla realtà, ma per arricchirla.

La scena che più mi emoziona? Una signora oltre i sessanta, bastone appoggiato dietro le quinte, che sale sul palco come potente maga di un isekai. Postura fiera, sguardo luminoso. Nessuna richiesta di approvazione. Solo presenza. In un mondo che idolatra la giovinezza come unico valore, quell’immagine vale più di mille campagne motivazionali.

Il cosplay adulto non chiede spazio. Lo occupa con naturalezza. Trasforma il tempo in alleato. Dimostra che la passione non si consuma con l’età, ma si stratifica. Diventa più profonda, più selettiva, più autentica.

E allora la domanda cambia forma. Non riguarda più l’età “giusta”. Riguarda la scelta personale di continuare o meno a coltivare ciò che ci ha reso vivi. Finché un personaggio riesce a farci sorridere davanti allo specchio. Finché un’armatura ci fa sentire invincibili anche solo per un pomeriggio. Finché una fiera diventa casa.

Io continuo a incontrare quarantenni che iniziano oggi il loro primo costume, cinquantenni che tornano dopo una pausa di vent’anni, sessantenni che decidono di mettersi in gioco per la prima volta. Ogni storia è diversa. Ogni scelta è un atto di libertà.

Raccontatemi la vostra. Avete iniziato tardi? Avete resistito agli sguardi storti? Oppure siete parte di quella Silver Age che sta ridefinendo le regole senza clamore?

Le fiere torneranno, i palchi si riempiranno di nuove generazioni. E tra loro, ne sono certo, cammineremo ancora insieme. Con qualche ruga in più, magari. Ma con lo stesso, identico, ostinato desiderio di trasformarci.

Metropoli Comics 2026: domenica 15 febbraio va in scena il cosplay

Ogni tanto succede. Una data si pianta in testa e non se ne va più. Resta lì, come una notifica silenziosa che lampeggia dietro gli occhi mentre fai altro, lavori, sistemi una parrucca, ripari una cucitura che ieri sera sembrava perfetta e stamattina no, assolutamente no. Domenica 15 febbraio è una di quelle date. La sento addosso da giorni. Anzi, da settimane.

Il pensiero corre subito a Metropoli Comics, ma non nel modo promozionale, non come un annuncio da bacheca. È più simile a quella sensazione che precede una convention riuscita, quando sai già che qualcosa succederà, anche se non sai cosa. Un incontro casuale, una foto rubata, una risata dietro il palco, uno sguardo complice con qualcuno che indossa lo stesso personaggio e lo interpreta in modo completamente diverso dal tuo. Ed è proprio lì che il cosplay smette di essere costume e diventa linguaggio.

Mi rivedo mentre preparo tutto. Il costume steso sul letto come un corpo in attesa di anima. Le parti rigide che sembrano sempre più ingombranti del previsto. Il dubbio eterno se portare quell’accessorio in più o lasciarlo a casa per non rischiare. Ogni cosplayer conosce questa fase. È intima, quasi segreta. Nessuno la vede, eppure è una parte fondamentale dell’esperienza. Più del palco, più delle foto, più dei premi.

Il palco, però. Quello sì che torna spesso nei pensieri. Non come una sfida, ma come un momento sospeso. Salire, sentire il brusio che si abbassa, il rumore delle luci, il tempo che si dilata mentre fai un passo avanti. Il bello del contest non è la competizione. È l’atto di esserci. Di esporsi. Di dire senza parlare: questo personaggio mi ha attraversato, mi ha lasciato qualcosa, e oggi sono qui anche per questo.

Il fatto che tutto accada dentro il Centro Commerciale Metropoli ha un suo fascino particolare. I non-luoghi che diventano luoghi veri, almeno per un giorno. Tra vetrine e scale mobili nascono mondi, si incrociano universi narrativi che non dovrebbero coesistere e invece lo fanno, senza chiedere permesso. È una magia strana, urbana, molto più punk di quanto sembri. E funziona sempre.

Ripenso alle edizioni passate, anche solo raccontate, viste da fuori, filtrate dalle foto online e dai commenti post-evento. Quelle immagini un po’ mosse, piene di colori, con gente che ride stanca ma felice. È lì che capisci se un evento ha lasciato il segno. Non dai comunicati, ma dai volti. E questa quarta edizione promette proprio quel tipo di energia che non si può simulare.

C’è anche un altro dettaglio che mi fa fremere, e chi ha mai preparato un’esibizione lo capirà al volo. Il ledwall. L’idea di poter dialogare con uno schermo alle spalle, di costruire una scena che non sia solo corpo ma anche immagine, suono, atmosfera. Non è un’aggiunta tecnica, è una possibilità narrativa. Un’estensione del personaggio. Un rischio creativo che vale sempre la pena correre.

Nel frattempo mi sorprendo a pensare alla community. A chi verrà anche solo per guardare, a chi scatterà foto, a chi commenterà sottovoce un dettaglio della cucitura o il modo in cui cammini. È uno scambio continuo, silenzioso ma potentissimo. Il cosplay vive di questo. Non esiste nel vuoto, ha bisogno di sguardi, di feedback, di quella strana forma di rispetto che nasce tra chi sa quanto lavoro c’è dietro ogni scelta.

Forse è per questo che non vedo l’ora. Non per vincere qualcosa, non per salire più in alto di altri, ma per sentirmi parte di quel flusso. Entrare al mattino già vestito, incrociare altri cosplayer negli stessi corridoi, riconoscersi senza presentazioni. Parlare di materiali, di fallimenti, di versioni scartate del costume che nessuno vedrà mai. Quelle conversazioni valgono più di qualsiasi trofeo.

Domenica 15 febbraio non è solo una data sul calendario. È una promessa. Di caos controllato, di creatività condivisa, di quell’adrenalina buona che ti resta addosso anche quando torni a casa e ti sfili tutto davanti allo specchio, stanco, sudato, con il trucco che cola un po’, ma con un sorriso che non se ne va.

E adesso la vera domanda resta sospesa, come deve essere. Chi incontrerò sotto quelle luci? Quale personaggio mi sorprenderà più del mio? Quale storia tornerò a raccontare, magari qui sotto, nei commenti, davanti a una birra virtuale con chi c’era davvero. Perché il bello, alla fine, comincia sempre dopo.

Cosplay Italian Community rinnova la homepage: 25 anni di storia nerd firmata Satyrnet

La nuova homepage di Cosplay Italian Community debutta oggi online e, per chi ha attraversato questo mondo abbastanza a lungo da ricordare le prime gallerie statiche caricate lentamente, non rappresenta un semplice restyling. Somiglia piuttosto a quei momenti precisi dei videogiochi in cui il gioco non ti avvisa, ma improvvisamente capisci che la mappa è cambiata e che d’ora in poi dovrai muoverti con una consapevolezza diversa. Nessun effetto speciale urlato, nessuna promessa gridata, solo la sensazione netta di essere passati allo stage successivo.

La storia che accompagna questa nuova homepage affonda le sue radici molto prima dei social network, prima che gli hashtag diventassero linguaggio quotidiano e prima ancora che il termine cosplay smettesse di sembrare una parola esotica. Tutto comincia nel 1999, in un’Italia in cui travestirsi da personaggio era un gesto intimo, spesso solitario, quasi sempre frainteso. Un atto di dedizione totale, fatto di notti passate a cucire, materiali recuperati con creatività, errori trasformati in stile e condivisioni affidate ai forum, alle prime mailing list, agli incontri casuali nei corridoi delle fiere.

Dal 2002 quella esperienza prende un nome preciso, Cosplay Italian Community, e con quel nome diventa qualcosa di più di un insieme di appassionati sparsi. Diventa una casa digitale, un punto di riconoscimento per chi cercava altri come sé, alleati, compagni di viaggio in un panorama che ancora guardava al cosplay con curiosità mista a sospetto. Mentre il web cambiava forma, mentre piattaforme nascevano e sparivano e le mode correvano veloci come opening di anime troppo lunghi, la community restava. Cambiava pelle, imparava a respirare in ambienti nuovi, ma non smetteva mai di esistere.

Questa nuova homepage porta con sé anche una firma che racconta molto più di quanto sembri: quella dell’Associazione Culturale Satyrnet. Non un semplice marchio di proprietà, ma una realtà che da oltre venticinque anni lavora per affermare la cultura nerd come linguaggio legittimo, complesso e degno di essere raccontato. Satyrnet nasce come visione, cresce come progetto culturale e si consolida come uno dei riferimenti storici del panorama geek italiano, capace di tenere insieme informazione, divulgazione e community senza mai perdere il contatto con le persone reali che ne fanno parte.

Raccontare Satyrnet significa raccontare un’idea di fandom che non ha mai chiesto il permesso. Un modo di vivere fumetti, giochi di ruolo, fantascienza e cosplay quando tutto questo non era ancora mainstream, quando non garantiva like né visibilità facile. Cosplay Italian Community è uno dei frutti più duraturi di quella visione, cresciuto nello stesso humus culturale e alimentato da una convinzione semplice e potentissima: il nerd non deve spiegarsi, deve solo potersi esprimere.

Impossibile parlare di tutto questo senza evocare Gianluca Falletta, fondatore di Satyrnet e figura centrale nella storia del cosplay italiano. Per molti, senza bisogno di metafore, il papà del cosplay in Italia. Non perché abbia inventato l’atto di indossare un costume, ma perché ha compreso prima di altri che dietro quei personaggi c’era un bisogno profondo di identità, di racconto personale, di appartenenza. In anni in cui il cosplay veniva liquidato con ironia o incomprensione, Falletta e Satyrnet hanno scelto di narrarlo, proteggerlo e strutturarlo come fenomeno culturale vero.

Cosplay Italian Community nasce e cresce proprio in questo contesto, diventando uno spazio di legittimazione prima ancora che di esposizione. Un luogo in cui la domanda non era “perché lo fai?”, ma “chi sei quando lo fai?”. La nuova homepage non espone questa eredità come un trofeo, ma la assorbe, la rende parte del suo linguaggio visivo e narrativo. Ogni scelta comunica una visione del cosplay che affonda le radici in più di due decenni di lavoro culturale coerente e ostinato.

Uno degli aspetti più interessanti di questa rinascita digitale sta nella sua capacità di parlare a più generazioni senza fratture. Chi ha iniziato con ago e filo, macchine fotografiche compatte e nickname improbabili ritrova un senso di continuità, una memoria condivisa che non viene musealizzata. Chi arriva oggi da TikTok, Instagram o dai grandi contest scopre che esiste una storia precedente, fatta di passione testarda e costruita un passo alla volta. Una storia che non pesa come nostalgia, ma funziona come fondamenta solide su cui continuare a costruire.

Dal punto di vista narrativo, Cosplay Italian Community oggi si presenta come un punto di incontro autentico. Non un portale freddo né una vetrina patinata, ma uno spazio dove il cosplay italiano può riconoscersi, raccontarsi e trasformarsi. La homepage diventa una dichiarazione chiara: il cosplay è relazione, è dialogo tra stili, generazioni e fandom diversi, è un linguaggio collettivo che vive solo se condiviso.

Forse è proprio questo l’aspetto più potente di questo nuovo capitolo. In un’epoca ossessionata dalla velocità, dalla monetizzazione e dalle metriche, Cosplay Italian Community riafferma un valore che sembra antico ma è più attuale che mai: l’appartenenza. Non servono armature costosissime o parrucche virali. Serve esserci, partecipare, riconoscersi negli altri e sentirsi parte di qualcosa che va oltre il singolo costume.

La nuova homepage è online da oggi, ma ciò che prende forma non è soltanto un sito. È un nuovo capitolo di una saga iniziata più di venticinque anni fa. Una saga fatta di costumi cuciti a mano, fotografie sgranate diventate memoria storica, amicizie nate sotto i padiglioni fieristici e sopravvissute a ogni trend. Una storia che continua, livello dopo livello, con la stessa passione di sempre e uno sguardo finalmente allineato al presente.

Adesso il controller passa alla community. Perché Cosplay Italian Community, ieri come oggi, esiste davvero solo nel momento in cui qualcuno entra, si guarda intorno e pensa, magari con un sorriso sotto la parrucca: sì, questo è anche il mio posto.

Rimini Comix, cosplay e consenso: quando una sentenza riapre una ferita nella community nerd

Piazza Fellini, Rimini. Luci che rimbalzano sulle parrucche colorate, fotocamere alzate, voci che cantano all’unisono le sigle dell’infanzia mentre sul palco risuona la voce che ha accompagnato generazioni intere. Una sera d’estate che, per chi ama questo mondo, dovrebbe restare addosso come una cartolina felice. E invece, in mezzo a quel rumore, qualcosa si spezza. Un gesto rapido, vigliacco, confuso nella folla. Un contatto che non appartiene allo spettacolo, non appartiene al gioco, non appartiene a nessuna forma di partecipazione condivisa.

Chi frequenta fiere e festival da abbastanza tempo sa che il cosplay nasce come atto di amore. Non di esposizione. Amore per un personaggio, per una storia, per un universo che ti ha cresciuto. Indossare un costume significa portare addosso un pezzo di immaginario, non diventare una superficie pubblica. Eppure, ogni volta che accade qualcosa di simile, la stessa domanda ritorna, testarda: possibile che non sia ancora chiaro?

L’episodio di Rimini, nell’estate del 2024, riapre una ferita che nel nostro ambiente conosciamo bene. Una cosplayer, 31 anni, in mezzo a una folla compatta dopo un concerto, racconta di essere stata palpeggiata. Il racconto è immediato, confuso come lo è sempre quando il corpo va più veloce delle parole. Arriva la polizia, scatta l’identificazione di un ragazzo poco più che maggiorenne. Un anno e mezzo dopo, gennaio 2026, arriva l’assoluzione. “Non ha commesso il fatto”. Scambio di persona. Il vero responsabile, dicono i giudici, si è dileguato nella calca. Fine processuale della storia.

Fine umana? No. Quella non arriva mai davvero.

Perché in mezzo a una sentenza che assolve, resta un dato che nessun tribunale può cancellare: qualcuno ha oltrepassato un confine. E quel confine, per chi vive il cosplay, ha un nome preciso da più di dieci anni. “Cosplay is not consent”. Una frase che molti vedono come slogan, cartello, hashtag. In realtà è una linea tracciata col pennarello spesso, nata dal basso, dalle cosplayer stesse, quando ancora nessuno parlava seriamente di politiche anti-molestia nelle fiere.

Ricordo bene quando quei cartelli iniziarono ad apparire. Prima timidi, fotocopiati, tenuti in mano da ragazze stanche di spiegare l’ovvio. Poi sempre più visibili, fino a diventare messaggi ufficiali esposti nei grandi eventi internazionali. Non per moda, ma per necessità. Perché la comunità cresceva, e con lei cresceva anche il rumore di fondo, quello fatto di scuse, fraintendimenti, battute fuori posto. “Pensavo fosse parte del personaggio”. “Credevo si potesse”. No. Non si può. Mai.

Il cosplay amplifica tutto. Emozioni, sguardi, aspettative. Ti rende più visibile, più fotografata, più commentata. Ma non ti rende meno persona. E questa è la cosa che ancora oggi qualcuno fatica ad accettare. Il costume non cancella la volontà. Non sospende il rispetto. Non trasforma nessuno in un oggetto scenico.

La vicenda di Rimini è complessa, anche dolorosa, perché mette insieme più livelli. Una denuncia sincera, una paura reale, un’indagine che non riesce a inchiodare il colpevole. Un ragazzo assolto che, a sua volta, si è trovato dentro una macchina giudiziaria più grande di lui. Tutto vero. Tutto da maneggiare con cautela. Ma attenzione a non usare l’assoluzione come una scorciatoia per rimuovere il problema. Perché il problema non è il singolo imputato. Il problema è il contesto che permette a qualcuno di toccare e sparire.

Chi organizza eventi lo sa. Chi fa sicurezza lo sa. Chi vive il backstage lo sa. La folla è un animale difficile. Protegge e nasconde allo stesso tempo. Ed è proprio lì che serve una cultura condivisa, non solo telecamere o transenne. Serve che chi entra in una fiera sappia, prima ancora di varcare i cancelli, quali sono le regole non negoziabili. Serve che la community si senta autorizzata a intervenire, a segnalare, a sostenere. Senza paura di rovinare la festa a qualcuno.

Perché la festa si rovina quando una persona smette di sentirsi al sicuro, non quando qualcuno viene fermato.

Il cosplay, per come lo abbiamo costruito in Italia negli ultimi vent’anni, è un linguaggio. Un modo di dire “io appartengo”. Ogni volta che accade un episodio come questo, quel linguaggio viene sporcato. Non distrutto, ma messo alla prova. E ogni volta tocca a noi decidere da che parte stare. Se minimizzare, se scrollare le spalle, se archiviare tutto come “un caso isolato”. Oppure se continuare a ripetere, fino a diventare noiosi, che no, non è normale. Non è accettabile. Non è mai colpa di chi indossa un costume.

La sentenza chiude un processo. Non chiude una discussione. E forse non deve nemmeno farlo. Perché la maturità di una community si misura anche da quanto riesce a guardare queste storie senza trasformarle in tifoserie. Senza perdere empatia. Senza perdere lucidità.

Rimini resta una piazza piena di colori, di musica, di ricordi belli. Ma dentro quei ricordi, da oggi, c’è anche una domanda che resta sospesa. Una di quelle che non hanno risposta facile, ma che fanno crescere se non le ignori. Quanto siamo davvero pronti a difendere l’idea di cosplay come spazio sicuro, libero, condiviso?

La prossima fiera, il prossimo palco, il prossimo scatto. La risposta, come sempre, non sta scritta su un cartello. Sta nei comportamenti che scegliamo di rendere normali.

Cosplay e fotografia: quando uno shooting diventa racconto, identità e passione nerd

Il cosplay è una delle forme più potenti e sincere di espressione nerd mai nate. Non è solo indossare un costume, ma attraversare lo specchio, diventare altro per qualche ora, incarnare un personaggio che ci ha fatto sognare davanti a uno schermo, tra le pagine di un manga o con il controller in mano fino a notte fonda. Dentro ogni cosplay convivono artigianato, interpretazione, passione e identità. È un atto creativo totale, che unisce corpo, immaginazione e memoria pop. E come tutte le arti performative, il cosplay ha bisogno di essere raccontato. Qui entra in gioco la fotografia, che non è semplice documentazione, ma traduzione visiva di un sogno.

Chi vive davvero la community lo sa: senza fotografia, il cosplay perderebbe una parte fondamentale della sua magia. Il momento dello shooting è quello in cui il personaggio prende definitivamente forma, in cui il costume smette di essere materiale e diventa narrazione. Una posa studiata, uno sguardo giusto, una luce che colpisce l’armatura nel modo corretto possono trasformare mesi di lavoro in un’icona capace di viaggiare sui social, nelle gallery degli eventi, nella memoria collettiva della community. La fotografia di cosplay è racconto, è regia, è interpretazione condivisa. È l’arte di fermare l’attimo in cui il confine tra fan e personaggio si dissolve.

All’interno di questo ecosistema creativo, la fotografia TF – conosciuta anche come TFP o TFCD – rappresenta uno dei pilastri più diffusi e, allo stesso tempo, più fraintesi.

TF significa “Time For” o “Trade For” e indica uno scambio creativo paritario: tempo e competenze al posto del denaro. Fotografo, cosplayer e talvolta altri professionisti come truccatori o prop maker collaborano senza compenso economico, con l’obiettivo comune di creare immagini di valore da utilizzare nei rispettivi portfolio e canali. Nessuno paga, nessuno viene pagato. Il guadagno è artistico, esperienziale, identitario. Nel cosplay questa formula non è un’eccezione, ma quasi una lingua madre. Nasce dalla stessa filosofia che anima la community: condividere, sperimentare, crescere insieme. Un servizio fotografico TF non è mai, o almeno non dovrebbe mai essere, una semplice “foto gratis”. È un progetto. È un’idea che prende forma attraverso il dialogo, la fiducia e una visione condivisa. Quando funziona davvero, il TF diventa uno spazio sicuro in cui osare: pose cinematografiche degne di un anime dark fantasy, atmosfere da JRPG, ritratti intimi che raccontano la fragilità dietro la maschera. Molte delle immagini più iconiche che circolano nella scena cosplay nascono proprio così, lontano dai riflettori ufficiali, dentro collaborazioni spontanee e appassionate.

Un buon shooting TF inizia sempre prima dello scatto. Nasce da una conversazione in cui si chiarisce che personaggio si vuole raccontare, quale mood evocare, se puntare su una rappresentazione fedele o su una reinterpretazione personale. Il fotografo porta la sua visione, la sua tecnica, il suo sguardo. Il cosplayer porta il costume, spesso frutto di mesi di lavoro artigianale, e soprattutto l’interpretazione, il linguaggio del corpo, l’anima del personaggio. Quando queste due energie si incontrano davvero, nessuno sta regalando il proprio lavoro: entrambi stanno investendo su se stessi.

Per chi muove i primi passi nel cosplay, il TF è spesso la porta d’ingresso nel mondo reale della community. È il passaggio dallo specchio di casa all’obiettivo di qualcun altro. È il momento in cui si impara a posare, a raccontarsi senza parole, a capire come valorizzare un costume e come abitare un personaggio. Allo stesso modo, per molti fotografi emergenti il TF è una palestra creativa fondamentale, uno spazio in cui sperimentare luci, composizioni, post-produzioni senza la pressione di un cliente. Non sorprende che anche professionisti affermati continuino a utilizzare il TF per progetti personali o concept narrativi che difficilmente troverebbero spazio in un contesto commerciale.

Dal punto di vista legale e pratico, la fotografia TF si basa su un elemento chiave troppo spesso sottovalutato: la comunicazione. Parlarsi prima dello shooting è essenziale. Chiarire dove e come verranno usate le immagini, stabilire tempi di consegna realistici, concordare eventuali limiti sull’editing o sugli utilizzi futuri. La liberatoria non è un atto di sfiducia, ma uno strumento di tutela reciproca che protegge entrambe le parti e previene incomprensioni. In un mondo in cui l’immagine è identità, questo aspetto diventa cruciale. Nel cosplay, infatti, una fotografia non è mai neutra. È rappresentazione di sé, del proprio lavoro, del proprio rapporto con un personaggio. Un cosplayer deve sentirsi rispettato, mai sfruttato o sminuito. Un fotografo deve poter vedere riconosciuto il proprio contributo creativo e tecnico. Il TF funziona solo quando le aspettative sono allineate e l’impegno è condiviso. Quando uno dei due elementi manca, il rischio è quello di trasformare un’esperienza potenzialmente straordinaria in una fonte di frustrazione.

Esistono anche i test fotografici, spesso confusi con il TF ma con una funzione leggermente diversa. Nel contesto cosplay, un test è uno shooting più semplice, focalizzato sull’espressività, sulla resa davanti all’obiettivo, sulla capacità di comunicare un personaggio senza effetti speciali. È un esercizio prezioso, soprattutto per chi è all’inizio, perché insegna una verità fondamentale: un bel costume non basta se non sai raccontarlo con il corpo e lo sguardo.

Come ogni strumento, anche il TF ha i suoi limiti e le sue ombre. Non tutti gli shooting gratuiti sono automaticamente di qualità. Capita di imbattersi in improvvisazione, mancanza di professionalità, consegne che non arrivano mai. Ed è qui che entra in gioco la maturità della community. TF non significa superficialità. Anzi, proprio perché non gira denaro, il rispetto diventa la vera valuta. Saper dire di no a progetti poco chiari o sbilanciati è un atto di tutela verso se stessi e verso il mondo cosplay nel suo insieme. Esiste anche il rischio dell’abuso del TF, quando viene utilizzato come scusa per mascherare richieste che hanno in realtà un fine commerciale. Eventi, brand o contesti promozionali non possono nascondersi dietro la parola “visibilità”. Il TF nasce come spazio creativo condiviso, non come scorciatoia per evitare compensi. Riconoscere questa differenza è fondamentale per preservare la salute della community.

Con il tempo, molti cosplayer scelgono di affiancare al TF anche servizi fotografici professionali a pagamento. Non è una contraddizione, ma un’evoluzione naturale.

Un servizio professionale offre controllo totale su set, luci e direzione artistica ed è un investimento consapevole per chi punta a concorsi, collaborazioni importanti o semplicemente a un salto di qualità. Il TF, però, resta una base imprescindibile, una palestra creativa che continua a essere utile anche a chi ha anni di esperienza alle spalle.

Nel 2025, in un panorama cosplay sempre più visivo e interconnesso, la fotografia TF rimane uno dei motori principali della crescita creativa della community. È incontro, sperimentazione, racconto condiviso. Non è improvvisazione né beneficenza. È un patto creativo tra persone che credono nel potere dell’immagine e nella forza delle passioni condivise.

E come ogni patto nerd che si rispetti, funziona davvero solo quando tutti giocano con le stesse regole, con rispetto, consapevolezza ed entusiasmo. Ora tocca a voi: qual è stato lo shooting TF che vi ha fatto sentire davvero quel personaggio? Quale foto vi ha fatto dire “ok, adesso ci sono”? Raccontiamocelo, perché spesso le storie più belle non nascono sotto i riflettori, ma dietro un obiettivo, tra un click e un sorriso complice.

Cospa Family: 15 anni di passione, amicizia e cosplay – la “famigghia” che ha fatto la storia degli eventi

C’è un momento, in ogni grande storia, in cui tutto nasce da un’idea semplice, quasi spontanea. Una sera, cinque persone, un sogno condiviso e la voglia di dare forma a qualcosa di più grande. Così, quindici anni fa, nacque la Cospa Family, oggi una delle realtà più longeve e riconosciute del panorama cosplay italiano. Era una sera di novembre, non troppo fredda ma piena di energia e speranza. Attorno a un tavolo sedevano Massimo Barbera, Arianna Baratelli, Fabio Aquilino, Alessandro Stante e Paola R. Winchester. Quella sera firmarono l’atto costitutivo di un’associazione che, nel tempo, sarebbe diventata una vera e propria “famiglia” per centinaia di cosplayer e appassionati. “Ricordo ogni dettaglio,” racconta oggi Massimo Barbera sui social. “Le chiacchiere, i progetti, il senso di libertà e la voglia di fare qualcosa di nostro. Nessuno di noi poteva immaginare quanto sarebbe cresciuto quel piccolo seme.”


Dalle prime fiere alla nascita della “famigghia”

Nei mesi successivi a quella firma, la Cospa Family si arricchì di nuovi volti: Martina Puglisi, con la sua passione per la fotografia e il video, Alberto Coatti, Aurora Camoglio, e in seguito Matteo Lovecchio e Martina Marchisio. Tutti portarono il proprio talento in un progetto che cresceva rapidamente, mantenendo sempre intatto lo spirito di amicizia e collaborazione che lo aveva generato.

Da subito, la Cospa Family si pose un obiettivo preciso: organizzare eventi in cui il cosplay non fosse solo una gara, ma un’esperienza collettiva. Le fiere diventavano così spazi di incontro, espressione e creatività. “Essendo cosplayer noi stessi,” spiega Arianna Baratelli, “sappiamo cosa serve davvero a chi sale su un palco. Vogliamo che ogni evento sia accogliente, divertente e curato in ogni dettaglio, perché il cosplay è prima di tutto condivisione.”

Questa filosofia ha guidato l’associazione in oltre un decennio di attività, durante il quale ha collaborato con alcuni dei più importanti eventi del Nord Italia. Chiunque abbia partecipato a Torino Comics, Hasta Cosplay o Hard Rock CosPride sa bene cosa significhi incontrare la Cospa Family dietro le quinte: sorrisi, professionalità, organizzazione impeccabile e un’energia contagiosa. Non a caso, nel tempo, si sono guadagnati il soprannome di “la famigghia”, una definizione ironica ma profondamente affettuosa che riassume il senso di unione che li caratterizza.


Un mondo che cambia, una passione che resta

In quindici anni, il mondo delle fiere e del cosplay è cambiato radicalmente. Gli eventi sono diventati più grandi, le community online hanno trasformato il modo di raccontare le proprie creazioni, e le nuove generazioni hanno portato linguaggi e stili diversi. Ma la Cospa Family ha saputo adattarsi, crescere, innovare senza mai perdere la propria identità.

Ogni manifestazione organizzata dal gruppo è frutto di un lavoro corale che unisce competenza e cuore: gestione logistica, presentazioni, animazione, rapporti con gli enti, comunicazione online e raccolta iscrizioni. Tutto è curato con la stessa attenzione con cui un cosplayer prepara il proprio costume, passo dopo passo, dettaglio dopo dettaglio.

Eppure, al di là delle sfide organizzative, ciò che rende la Cospa Family qualcosa di unico è il suo spirito umano. Non è solo un’associazione, ma una rete di amicizie, esperienze condivise e passioni comuni. Anche oggi, molti dei membri fondatori sono impegnati in progetti paralleli — tra teatro, musica e arte — ma restano legati a quel piccolo logo che rappresenta un frammento indelebile delle loro vite.  Oggi la Cospa Family guarda avanti con nuovi progetti e collaborazioni, pronta ad affrontare il futuro del cosplay con lo stesso spirito che l’ha sempre guidata. Le prossime generazioni di cosplayer troveranno, come sempre, un gruppo di persone pronte ad accoglierle con il sorriso, a dare consigli, a organizzare eventi dove la fantasia è protagonista. Chi vuole saperne di più o entrare in contatto con l’associazione può visitare la pagina  facebook.com/cospafamily/, il sito cosplaycompetition.com e la mail cospafamily@gmail.com.

Quindici anni dopo quella prima sera di novembre, la “famigghia” del cosplay piemontese continua a scrivere la sua storia. Tra palco, amicizie e tanta creatività, la Cospa Family resta un simbolo di ciò che rende il mondo nerd così straordinario: la passione che unisce, illumina e non smette mai di far sognare.

Hazbin Hotel Day: Roma si prepara a un pomeriggio infernalmente epico

Ci sono giorni in cui il mondo reale sembra un po’ troppo grigio, e allora si apre un portale dimensionale verso luoghi più… incandescenti. E poi ci sono giorni come giovedì 13 novembre 2025, quando Roma si trasforma in un crocevia demoniaco di risate, cosplay e pura energia fan-made grazie al mega evento dedicato all’arrivo della seconda stagione di Hazbin Hotel. Un pomeriggio che profuma di zucchero filato, bubble tea e caos infernale, e che promette di trascinare la community geek capitolina in una festa colorata, rumorosa e irresistibilmente dannata. L’appuntamento è fissato al BaraTea – Bubble Tea & Coffee Shop, in via Giacinto Pullino 66, a un soffio dalla metro B Garbatella: un locale che ormai è diventato un micro-santuario per i fan della cultura pop, con i suoi colori accesi, i drink scenografici e quell’atmosfera da “hangout da serie animata” che lo rende il set perfetto per ospitare demoni canterini e peccatori in cerca di redenzione.

A firmare l’intero evento c’è la creatività fumante dell’associazione IncanTales, un collettivo che negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo sempre più importante nella scena romana grazie alla sua capacità di costruire esperienze inclusive, calorose e profondamente narrative. Dietro ogni iniziativa, dalla scelta dei giochi all’allestimento delle postazioni cosplay, c’è una cura quasi artigianale. E questo vale ancora di più per un titolo come Hazbin Hotel, che non è solo una serie, ma un piccolo fenomeno culturale capace di fondere musical, satira, estetica gotica e anime vibes con una naturalezza disarmante.

Le menti dietro IncanTales, guidate dall’energia vulcanica di Jasmine Pera, ribadiscono con questo evento la loro missione: creare spazi dove chi ama raccontare storie, costruire personaggi e vivere mondi immaginari possa farlo senza barriere, senza giudizi, senza la necessità di “somigliare al personaggio giusto”. Perché in fondo uno dei superpoteri della cultura nerd è proprio questo: la libertà di essere chi vuoi, come vuoi, quando vuoi. E quale universo meglio di Hazbin Hotel — dove ogni personaggio è un miscuglio di trauma, stile e pura follia musicale — può incarnare questo spirito?

Il programma del pomeriggio promette di essere uno di quelli che ti restano addosso come un jingle infernale: giochi a tema, quiz fiammeggianti, premi che farebbero impallidire perfino Charlie, drink speciali creati per l’occasione e soprattutto la sfilata dei cosplay, sempre pronta a trasformare il locale in un teatro vivente di piume, crinoline, glitter e diavoli con troppo carisma per stare fermi. L’unica vera domanda che circola già sui social è quasi un rito propiziatorio: che cosplay porterete? Sarete un Alastor pronto a incantare la folla, una Charlie tutta determinazione e sorriso, una Vaggie armata di sarcasmo, o magari una vostra interpretazione originale del multiverso infernale?

Il Quizzone Hazbin, intanto, mette già in agitazione le chat: si vocifera che sarà un mix di domande per veri iniziati, curiosità da backstage e trabocchetti degni del Radio Demon. Insomma, niente per anime pavide. Ma proprio per questo irresistibile.

Il Bello di un evento come questo non sta soltanto nella celebrazione di una serie amatissima, ma nel vivere quell’ecosistema emotivo che è il cosplay romano: un microcosmo fatto di amicizie, collaborazioni spontanee, sostegno reciproco, scambi di materiali, prove costume improvvisate e genuina voglia di divertirsi. Il BaraTea, con il suo stile pop e accogliente, diventa così una sorta di “taverna dell’Inferno buono”: un luogo dove si entra per un bubble tea e si esce con tre nuovi amici e un invito a un evento futuro.

Ed è proprio questo che rende l’appuntamento del 13 novembre più di un semplice raduno: è un rituale di appartenenza, un “torniamo a casa” per chi vive la cultura geek come un porto sicuro. Un’occasione per sentirsi parte di una comunità che parla la stessa lingua fatta di referenze, meme, canzoni da musical e citazioni urlate con troppa convinzione.

Se stai cercando un modo speciale per vivere il tuo cosplay, condividere la tua passione e goderti un pomeriggio tra persone che amano le stesse storie che ami tu, questo è il portale che stavi aspettando. L’Inferno apre le porte, e per una volta è tutta una questione di sorrisi, luci al neon e fantasia.

Ci si vede lì, con le corna ben lucidate e il cosplay pronto a conquistare Garbatella.
E chissà: tra un sorso e l’altro, potresti trovare la tua nuova crew… o la tua prossima ossessione nerd.

Bleach Italian Cosplay: la community italiana che riporta Bleach al centro della scena nerd

Immaginate una scena che sembra uscita direttamente da un anime di Tite Kubo: due amici, Claudio (Kuuhaku_Cosplay) e Federico (Metalord), seduti a discutere dopo aver appena finito di guardare Burn The Witch. È il 4 ottobre 2020, e lì, tra entusiasmo e nostalgia per l’universo narrativo di Kubo, nasce una promessa: riportare Bleach al centro della scena cosplay italiana. Non un “magari un giorno” vago, ma un vero patto tra shinigami del fandom. Passano pochi mesi e il mondo è ancora avvolto dalle restrizioni del Covid. È settembre 2021 quando al duo si uniscono Elena (Iamelliemoonstone) e Valentina (Zeressa_scream). I quattro condividono un’energia contagiosa e un obiettivo chiaro: dare nuova vita al nome di Bleach in Italia. Il 26 dicembre dello stesso anno accendono ufficialmente la miccia: nasce la pagina Instagram di Bleach Italian Cosplay. È l’inizio di una storia che in poco tempo avrebbe conquistato cuori e like, trasformando un’idea in una community vibrante.

La crescita è rapida, spinta da raduni organizzati in tutta la penisola, tra scambi di battute, fotografie spettacolari e il profumo di condivisione che solo il cosplay sa dare. In quel fermento arriva l’incoraggiamento di Gianluca Falletta di Satyrnet, che sprona il gruppo a fare il grande salto: un evento a Lucca Comics & Games 2022. Il risultato? Un successo enorme, di quelli che lasciano il segno e ti fanno capire che la strada intrapresa è quella giusta.

Con il tempo, il gruppo non solo cresce in numeri, ma si evolve. Nuovi admin entrano in squadra, portando competenze e supporto per gli eventi da Nord a Sud. L’hype per la nuova stagione dell’anime, con i suoi cour attesissimi, agisce da carburante, attirando fan di ogni età e provenienza. L’energia della community si traduce in idee: format originali, attività divertenti sia in fiera che online, quiz settimanali per mettere alla prova la conoscenza della serie, e giochi ispirati a celebri programmi TV che trasformano ogni raduno in una festa competitiva… con premi a tema, ovviamente.

Non mancano le esperienze da raccontare: tra queste, gli incontri con i doppiatori italiani di Bleach, momenti che si trasformano in interviste pubblicate su Instagram e che regalano ai fan uno sguardo privilegiato sul dietro le quinte del doppiaggio, tra ricordi, emozioni e percorsi professionali. È il tipo di contenuto che non solo arricchisce la pagina, ma rafforza il senso di appartenenza a una “famiglia”.

Oggi, Bleach Italian Cosplay conta dieci admin distribuiti in tutta Italia, con un obiettivo preciso: espandere ancora di più la presenza del gruppo alle fiere e portare il calore di questa community ovunque ci sia un appassionato pronto a indossare un haori. Più che un semplice gruppo di cosplay, è diventata una casa aperta a tutti, dove la passione per Bleach si intreccia con l’amicizia, la creatività e il desiderio di crescere insieme.

E mentre il Bankai della pop culture italiana continua a risuonare nelle fiere e online, una cosa è certa: chi entra in questa famiglia non trova solo un fandom, ma un posto in cui essere se stesso, tra compagni di viaggio che condividono la stessa scintilla.

Alessia Bergamo: l’Amazzone del Cosplay italiano che ha conquistato tv, palchi e cuori

Nel vasto universo del cosplay italiano, dove ogni costume racconta una storia, ogni interpretazione incarna un sogno e ogni fiera è un piccolo mondo parallelo, c’è un volto che da anni brilla con luce propria. È quello di Alessia Bergamo, performer poliedrica, cosplayer appassionata, fotomodella, personaggio televisivo e spirito creativo senza confini. Una donna che ha trasformato la sua passione in una vera e propria forma d’arte, diventando una delle figure più iconiche e riconoscibili della scena nerd italiana. Originaria della calorosa Sicilia, ma adottata con affetto dalla bergamasca, Alessia è tutto fuorché ordinaria. Il suo percorso è un caleidoscopio di talenti e sfumature che si intrecciano con naturalezza: spettacolo, televisione, creatività, sensualità e – soprattutto – una sfrenata passione per tutto ciò che è cultura pop, geek e nerd.

Il Cosplay come filosofia di vita

Per Alessia, il cosplay non è solo un hobby, né tanto meno una moda passeggera: è un linguaggio. È l’espressione più autentica del suo essere, un modo per dare forma e colore ai sogni alimentati da videogiochi, anime, manga, film fantasy e supereroi. La scintilla, ci racconta, si è accesa tra una partita alla vecchia PlayStation e i pomeriggi passati davanti ai classici Disney. Da lì, il desiderio di diventare – almeno per un giorno – quella guerriera, quella maga, quell’eroina che tanto l’aveva affascinata sullo schermo, è diventato sempre più ardente. Ma non basta “indossare un costume” per fare cosplay. Alessia lo sa bene. Dietro ogni suo abito c’è ore di lavoro manuale, progettazione, cura nei dettagli, una visione personale e una libertà creativa assoluta. Le sue creazioni spaziano dal gotico allo steampunk, dai mondi apocalittici ai personaggi pucciosi, passando per interpretazioni sensuali che non temono il giudizio e che anzi, celebrano il corpo e la femminilità come parte integrante del personaggio.

L’arte della trasformazione

Uno degli aspetti che più colpisce di Alessia è la sua versatilità interpretativa. È capace di passare con disinvoltura da un personaggio aggressivo come Triss Merigold da The Witcher, a uno più dolce e magico come Sailor Jupiter in versione armor, dimostrando non solo talento tecnico nella realizzazione dei costumi, ma anche una profondissima empatia verso i personaggi che sceglie di incarnare. Il cosplay non è solo tessuto, trucco e parrucca. È emozione, presenza scenica, immedesimazione. È teatro allo stato puro. Un esempio perfetto? Il cosplay di Wonder Woman. Non solo Alessia somiglia incredibilmente all’Amazzone DC Comics per tratti fisici, chioma fluente e corporatura statuaria, ma ne incarna anche lo spirito. Determinata, forte, risoluta e coraggiosa, Alessia affronta la vita proprio come una guerriera moderna. E non è un caso che molti dei suoi follower la vedano come una sorta di Diana Prince del cosplay italiano.

Dal palco delle fiere ai riflettori della TV

La notorietà di Alessia non si limita al mondo cosplay. Il suo carisma e la sua presenza scenica l’hanno portata più volte sotto i riflettori della televisione nazionale, partecipando a trasmissioni come Ciao Darwin con Paolo Bonolis, I Fatti Vostri con Giancarlo Magalli, Forum con Barbara Palombelli, Fuori dal Coro di Mario Giordano, Caduta Libera con Jerry Scotti, Guess My Age con Enrico Papi e tante altre. In ogni occasione, Alessia non ha mai mancato di portare con sé un pizzico di quel mondo colorato e meraviglioso che è il cosplay, cercando – spesso tra l’incredulità e l’ignoranza dei media generalisti – di spiegare che cosa realmente significhi questa parola tanto sconosciuta quanto fraintesa. Ma non si tratta solo di comparsate. Alessia ha portato il cosplay anche nei locali e nei teatri dove si esibisce in spettacoli burlesque unici nel loro genere, sostituendo i classici costumi sensuali con cosplay tematici accompagnati da musiche coerenti. È stata la prima – e ancora oggi l’unica – ad aver unito il burlesque al cosplay in Italia, creando un connubio perfetto tra gioco, sensualità e spettacolo. Un format esplosivo, originale e amatissimo dal pubblico.

Creatività senza regole

Uno dei tratti più distintivi di Alessia è il suo rifiuto degli schemi. Nel suo mondo non esistono vincoli rigidi, solo ispirazioni. I suoi cosplay sono spesso personalizzati, reinterpretati, contaminati. Cambia parrucche, modifica modelli, aggiunge accessori di propria invenzione. E se qualcuno storce il naso? Beh, poco importa. “La parola cosplay vuol dire proprio giocare con i costumi”, dice sorridendo, “e in un gioco non ci sono regole se non quella del divertimento”.

Questo spirito libero l’ha portata a confrontarsi spesso con le critiche – a volte feroci – di chi vive il cosplay in modo troppo competitivo. Ma Alessia non si è mai lasciata fermare. Non ha mai cercato la perfezione stilistica fine a se stessa. Per lei il cosplay è libertà, non performance. È condivisione, non sfida. E forse è proprio per questo che tanti la amano e la seguono con affetto: perché è vera, autentica, senza filtri.

Una comunità in crescita (ma non senza ombre)

Se da una parte i social media hanno aiutato enormemente a diffondere la cultura del cosplay in Italia, contribuendo a renderlo un fenomeno conosciuto e sempre più mainstream, dall’altra hanno esacerbato alcune dinamiche tossiche. Competizione spietata, critiche gratuite, invidie, bodyshaming. Alessia ne ha viste tante e non ha paura di parlarne. Denuncia apertamente l’atteggiamento di chi, dietro una tastiera, si permette di giudicare la qualità di un costume, l’aderenza al personaggio, perfino la fisicità della cosplayer. “A volte sembra di stare all’asilo”, dice con amarezza, “ma io continuo a fare quello che amo, per me stessa e per chi mi sostiene”.

La sua filosofia è chiara: vivi e lascia vivere. Ognuno ha il diritto di esprimersi come vuole, di divertirsi, di essere creativo a modo proprio. Il cosplay può anche essere provocazione, sensualità, trasgressione, e non c’è nulla di male in questo. Il problema non sono i costumi sexy, ma semmai la mancanza di rispetto e di educazione da parte di alcuni. Chi indossa un cosplay audace sa bene a cosa va incontro, ma questo non giustifica mai atteggiamenti invasivi o scorretti.

Il futuro? Sempre in costume, con il sorriso

Oggi Alessia è un punto di riferimento per la community cosplay italiana. La sua fanbase cresce ogni giorno, la sua influenza si fa sentire sia online che dal vivo. La sua forza, però, non sta solo nell’estetica. Alessia ha una storia personale fatta di sfide superate, di identità affermata, di lotte interiori e traguardi raggiunti. È una donna che ha imparato a volersi bene, a non avere paura di essere se stessa, a guardare il mondo con fierezza e determinazione.

Ecco perché Alessia Bergamo non è solo una cosplayer: è un simbolo. Di coraggio, di autoaffermazione, di libertà creativa. E anche se il mondo del cosplay cambierà ancora, lei continuerà a sfilare con i suoi costumi spettacolari, a esibirsi con la sua grinta inconfondibile, a ispirare chi, come lei, crede che nella fantasia ci sia spazio per essere finalmente sé stessi.

Se vi ha incuriosito il viaggio nel mondo di Alessia, vi invito a seguirla sui suoi canali social per scoprire i suoi prossimi progetti, i suoi cosplay inediti e – perché no – lasciarvi ispirare da questa straordinaria artista del sogno: Pagina Facebook, Gruppo FacebookInstagram e YouTube.

E ora tocca a voi: che ne pensate del percorso di Alessia? Vi ritrovate nelle sue parole? Avete vissuto esperienze simili nel mondo del cosplay? Raccontatecele nei commenti e condividete l’articolo sui vostri social per far conoscere questa meravigliosa realtà a più persone possibili. Perché il cosplay, alla fine, è una magia che si vive insieme.

IncanTales: la magia del cosplay italiano nell’arte di Jasmine Pera

Ho visto nascere il cosplay in Italia. L’ho visto crescere, tra timidi primi costumi cuciti in casa e i palchi delle prime fiere, dove l’emozione era più forte della tecnica. Ho visto generazioni di ragazzi e ragazze dare forma alla propria passione, costruendo non solo armature o abiti da sogno, ma anche una cultura, una comunità, un’identità. Ed è per questo che oggi, con orgoglio e commozione, vi parlo di IncanTales e della donna straordinaria che ne è l’anima, Jasmine Pera. Quella di IncanTales non è solo una storia. È un viaggio. È un’epopea moderna fatta di stoffe colorate, microfoni, sorrisi, sacrifici e magia. È la storia di come il cosplay sia diventato, in Italia, qualcosa di molto più di un semplice hobby: un linguaggio, una forma d’arte, una casa per chi si sente parte di un mondo più grande.

Jasmine Pera: l’arte di trasformare la passione in missione

Ci sono persone che fanno cosplay. E poi ci sono quelle che il cosplay lo vivono, lo respirano, lo creano ogni giorno come fosse linfa vitale. Jasmine Pera è una di queste. Ma ridurre tutto a una semplice frase non le rende giustizia. Jasmine è un’artista, una sognatrice, ma anche una manager, una comunicatrice, una leader. È una visionaria con i piedi ben piantati nella realtà.

Conosciuta nella community con il nome di @_p_e_r_a, Jasmine comincia la sua avventura nel 2007. Un’epoca in cui il cosplay era ancora una nicchia, lontana anni luce dalla visibilità di oggi. Ma lei aveva già capito tutto. Aveva compreso che quel mondo non era solo travestimento, ma un modo per raccontare se stessi, per creare legami, per emozionare e farsi emozionare.Dopo gli studi in arti visive e comunicazione, si lancia nel circuito delle fiere nerd collaborando con Luca Panzieri e con me. Insieme non si limitano a partecipare agli eventi: li reinventano. Prima con il laboratorio cosplay, poi con l’organizzazione dei contest, portando un’attenzione maniacale ai dettagli e un’energia contagiosa. Nel 2016 nasce Epicos, una delle realtà più solide e amate del panorama cosplay nazionale. Jasmine diventa così una figura di riferimento per la comunità italiana: coordina gli artisti, cura la comunicazione, segue i cosplayer nelle fiere e nei parchi divertimento. Ma soprattutto, continua a credere nei sogni di chi ha il coraggio di salire su un palco con il cuore in mano.

IncanTales: dove ogni storia trova casa

E come ogni narratore che si rispetti, Jasmine ha voluto cambiare pagina creando un luogo dove ogni racconto potesse prendere vita. Così nasce IncanTales, un’associazione culturale che è una vera e propria estensione del suo spirito: inclusiva, colorata, creativa, accogliente. IncanTales non è un semplice collettivo. È una fucina di idee, un laboratorio emotivo, un rifugio per chi sente che la cultura nerd è molto più di una passione. È una community che organizza eventi tematici, workshop, spettacoli, contest e contenuti digitali che raccontano le vite e le emozioni di chi ne fa parte. Ogni progetto è un tassello in più in un mosaico fatto di anime affini e storie incrociate. Il motto dell’associazione — “Every Tale, Everyone” — è la sua promessa: ogni persona, ogni storia, ogni voce ha il diritto di brillare. Ed è proprio questo che rende IncanTales diversa da qualsiasi altra realtà. Qui, il cosplay non è una competizione, ma una narrazione collettiva. Non si vince per l’armatura più grande, ma per il cuore più sincero.

Palchi, canzoni e sogni condivisi

Il fermento creativo che anima  è qualcosa di straordinario. Gli eventi in arrivo, come Japan Days a Roma o PGComix a Perugia, promettono esperienze immersive dove il confine tra realtà e fantasia si fa sempre più sottile. Non mancano neanche i progetti artistici, come la splendida canzone “Ti racconto di me”, prodotta da Daniek Tek, che diventa l’inno emotivo di ogni cosplayer che ha conosciuto la bellezza e la fragilità di un’esibizione vissuta col cuore in gola.

E se c’è una cosa che Jasmine e il suo team sanno fare bene, è costruire ponti. Tra generazioni, tra passioni, tra competenze diverse. Che tu sia un videomaker, un cantante, un ballerino, una sarta, un social media manager o semplicemente una persona con un sogno…  è il posto dove quel sogno può trovare un palco.

Una storia che continua, scritta da tutti noi

Da “papà del cosplay” — come mi chiamano con affetto molti ragazzi e ragazze che ho visto crescere in questo mondo — vi dico che realtà come questa sono un dono raro. Non solo perché promuovono la cultura pop, ma perché lo fanno con etica, rispetto, dedizione e — lasciatemelo dire — una dose di coraggio che oggi è merce preziosa. Jasmine Pera non ha solo cucito costumi. Ha cucito legami. Ha costruito una famiglia che oggi si chiama IncanTales , e che cresce ogni giorno, alimentata dai sogni di chi non ha mai smesso di credere nella bellezza del gioco, dell’arte e della condivisione.

Se vi riconoscete in tutto questo, se avete voglia di far parte di un racconto collettivo che parla di nerd, di emozioni, di storie e di magia… allora unitevi. Partecipate, commentate, condividete. Perché questa favola non è finita. Anzi, è appena iniziata. E potrebbe essere proprio la vostra la prossima storia da raccontare. 🧡 Condividete questo articolo, raccontateci il vostro primo cosplay o il vostro evento nerd indimenticabile nei commenti, e unitevi alla grande famiglia di IncanTales . Perché ogni storia conta. E oggi, più che mai, è tempo di scriverne una insieme.

Lamaland Cosplay and Games 2025: un tripudio nerd nel cuore medievale di Anagni

C’è un momento magico, quando i vicoli antichi e solenni di un borgo come Anagni si riempiono di luci colorate, di costumi sfavillanti e di musica che vibra nell’aria. Un momento in cui la Storia incontra la Fantasia, e il quotidiano si fonde con l’epico. È accaduto di nuovo, e questa volta con una forza travolgente, in occasione della seconda edizione del Lamaland Cosplay and Games, andata in scena l’11 maggio 2025. Un evento che non è stato solo una fiera, ma un vero e proprio viaggio multisensoriale dentro l’universo della cultura pop, del cosplay, del gioco e dell’inclusività sociale. Già dalle prime luci del giorno, il centro storico di Anagni – con le sue splendide Piazza Cavour e Piazza Papa Innocenzo III – si è trasformato in un gigantesco palco a cielo aperto. Migliaia di appassionati hanno varcato le soglie di questo mondo parallelo, pronti a perdersi tra spade laser, bacchette magiche, mech giganti e creature uscite direttamente da un JRPG o da un manga anni ’90.

Dietro questo trionfo di fantasia e partecipazione c’è la passione dell’Associazione Culturale Lama Forevent, che dopo il successo della prima edizione ha saputo alzare ulteriormente l’asticella, regalando al pubblico una manifestazione ancora più ricca, coinvolgente e – diciamolo – emozionante.

Il cuore pulsante della giornata è stato, senza ombra di dubbio, l’area cosplay, che ha attratto cosplayer da tutta Italia. Artisti, sognatori, performer: ognuno con la propria visione del personaggio, con la propria interpretazione, con l’orgoglio di raccontarsi attraverso stoffe, cuciture, accessori e pose studiate nei minimi dettagli. Sfilate, contest e workshop si sono susseguiti in un vortice creativo che ha lasciato tutti a bocca aperta. Non era solo bellezza estetica, ma anche espressione profonda di una cultura che sa unire passione e impegno. “È la prima volta che mi sento davvero me stessa, in mezzo a persone che capiscono quello che provo”, ci ha detto Giulia, 19 anni, cosplayer di una splendida Mikasa versione steampunk.

A rendere ancora più speciale l’atmosfera, ci hanno pensato gli ospiti d’onore, vere e proprie icone del doppiaggio e della creazione di contenuti nerd. Riccardo Suarez, Rossa Caputo, Luisa Varriale, Ale Mori e Romina Cozzolino hanno dialogato con i fan, firmato autografi e condiviso storie di passione e carriera. Presente anche la brillante Chiara Cecilia Santamaria, conosciuta sul web come @machedavvero, che con il suo carisma ha conquistato il pubblico in un talk tutto dedicato al rapporto tra genitorialità, cultura pop e creatività digitale.

Ma Lamaland non si ferma al cosplay. Il mondo dei giochi da tavolo, giochi di carte collezionabili e giochi di ruolo è stato un altro grande protagonista. In particolare, l’area gaming è diventata una vera e propria oasi per tutti gli appassionati di Yu-Gi-Oh!, Dungeons & Dragons, Magic: The Gathering e tante altre perle del panorama ludico. Grandi e piccoli si sono cimentati in tornei serrati, avventure condivise e momenti di pura adrenalina.

In ogni angolo del centro, l’aria era pervasa da suoni e voci. Musica, danze, esibizioni artistiche e concerti hanno scandito il ritmo della giornata, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza immersiva e continua. Dai flashmob ispirati agli anime cult alle esibizioni vocali delle sigle anni ’80 e ’90, ogni performance è stata un omaggio all’immaginario nerd, capace di unire generazioni diverse sotto lo stesso, meraviglioso cielo.

E in tutto questo tripudio sensoriale, non poteva mancare una curata area food, che ha saputo unire gusto e storytelling. I visitatori hanno potuto assaporare hamburger galattici degni del Millennium Falcon, ramen degno di Naruto e bevande ispirate a Evangelion e Sailor Moon. Una festa del gusto che ha trasformato ogni pausa pranzo in un momento di gioco e scoperta.

Ma Lamaland Cosplay and Games non è solo divertimento. È anche impegno sociale, attenzione all’inclusività, lotta al bullismo e al cyberbullismo. L’Associazione Lama Forevent ha portato avanti con determinazione progetti come “Lama School – Un Ponte verso la socialità”, portando il cosplay nelle scuole per promuovere il rispetto e l’inclusione tra i giovani.Non è tutto: i volontari dell’associazione hanno collaborato con enti ospedalieri per portare supereroi e principesse Disney nei reparti pediatrici, regalando sorrisi e abbracci ai più piccoli. E il raduno organizzato al Romics ha dimostrato ancora una volta che il cosplay può essere una forma potente di aggregazione e supporto per chi si sente emarginato o non compreso.Con lo slogan “La tua passione, la nostra attenzione, verso un mondo più inclusivo e sicuro”, Lamaland si è affermato come un faro nella galassia degli eventi nerd, un esempio virtuoso di come l’amore per il fantastico possa tradursi in un cambiamento concreto e positivo nella società.

Quella dell’11 maggio non è stata solo una data da segnare in calendario. È stata una celebrazione della cultura nerd in tutte le sue sfumature, una dichiarazione d’amore collettiva per il cosplay, il gioco, la creatività e l’identità. Lamaland ha dimostrato che anche un piccolo borgo può diventare l’epicentro di qualcosa di grande, universale, straordinariamente umano.

E ora tocca a voi, cari lettori del CorriereNerd.it! Avete partecipato a Lamaland? Avete scattato foto, conosciuto nuovi amici, vissuto momenti indimenticabili? Raccontatecelo nei commenti e condividete questo articolo sui vostri social. Perché il bello della nostra community è proprio questo: vivere insieme le nostre passioni, una fiera nerd alla volta!

Perché fare cosplay? Un viaggio tra passione, creatività e comunità

Il cosplay è molto più di un semplice hobby: è una forma d’arte, un’espressione creativa e, per molti, un vero e proprio stile di vita. Chiunque si avvicini a questo mondo scopre un universo fatto di costumi spettacolari, interpretazioni appassionate e un senso di appartenenza a una comunità accogliente e solidale. Ma quali sono le ragioni che spingono una persona a indossare i panni di un personaggio immaginario? Perché dedicare ore, giorni o persino mesi alla creazione di un costume? Per capirlo, occorre esplorare le diverse motivazioni che rendono il cosplay un’attività così affascinante e coinvolgente.

L’amore per i personaggi e le storie

Uno dei principali motivi che porta una persona a fare cosplay è l’amore incondizionato per i personaggi e le storie che li accompagnano. I cosplayer trovano ispirazione negli eroi degli anime, nei protagonisti dei videogiochi, nei guerrieri dei fumetti o persino nei personaggi dei film e delle serie TV. Indossare il costume di un personaggio significa rendergli omaggio, dargli vita in un contesto reale e, in un certo senso, fonderne l’identità con la propria.

Interpretare un personaggio non è solo una questione estetica: molti cosplayer studiano a fondo le movenze, le espressioni e i tratti caratteristici di chi stanno impersonando. Alcuni si esercitano davanti allo specchio, altri si ispirano ai doppiaggi originali o alle pose iconiche. Questo processo di immedesimazione consente di entrare più a fondo nel mondo dell’opera originale e di sentirsi, anche solo per un giorno, parte di essa.

La creatività senza confini

Il cosplay è una vera e propria sfida artistica. Creare un costume richiede una combinazione di abilità che spaziano dalla sartoria alla scultura, dalla pittura alla lavorazione di materiali come la schiuma EVA, il worbla o il 3D printing. Ogni progetto rappresenta un’opportunità per apprendere nuove tecniche e migliorare le proprie capacità.

Anche chi non realizza i propri costumi da zero può esprimere la propria creatività attraverso il make-up, le acconciature, gli accessori e la personalizzazione dei dettagli. Il cosplay offre una libertà incredibile, permettendo ai partecipanti di reinterpretare i personaggi in chiave personale, come nel caso dei genderbend (variazioni di genere) o delle versioni originali (original design).

L’adrenalina degli eventi e delle competizioni

Partecipare a una fiera del fumetto o a una competizione cosplay è un’esperienza unica. Il momento in cui si entra in un evento vestiti da un personaggio amato e si viene riconosciuti dagli altri fan è indescrivibile. Le fiere offrono l’opportunità di socializzare con persone che condividono la stessa passione, scattare foto, partecipare a parate e performance.

Le gare cosplay, in particolare, aggiungono un livello ulteriore di coinvolgimento. Salire su un palco e interpretare una scena iconica o un’azione epica davanti a una giuria e a un pubblico rappresenta una sfida emozionante. Alcuni cosplayer realizzano veri e propri spettacoli, combinando recitazione, combattimenti coreografati e effetti scenici sorprendenti.

La comunità: un ambiente inclusivo e solidale

Uno degli aspetti più belli del cosplay è la comunità che lo circonda. Il mondo cosplay è noto per la sua accoglienza e inclusività: non esistono barriere legate all’età, al genere, al corpo o al livello di esperienza. Chiunque può partecipare, indipendentemente dalle proprie capacità artistiche o dalla qualità del proprio costume.

La condivisione di consigli e tecniche è una prassi comune tra i cosplayer. Nei gruppi social e nei forum dedicati, è facile trovare aiuto su come cucire un abito, costruire un’armatura o applicare un make-up specifico. L’atmosfera collaborativa e l’entusiasmo collettivo rendono il cosplay una passione che va oltre il semplice travestimento: diventa un legame tra persone che condividono la stessa passione per l’immaginazione e la creatività.

Il cosplay come crescita personale

Oltre all’aspetto artistico e sociale, il cosplay può essere anche un potente strumento di crescita personale. Molti cosplayer raccontano di aver migliorato la propria autostima grazie a questa passione. Indossare un costume può aiutare a superare la timidezza, sviluppare fiducia in sé stessi e acquisire sicurezza nel rapportarsi con gli altri.

Per alcuni, il cosplay è una forma di espressione che permette di esplorare nuove identità o di abbattere insicurezze personali. La soddisfazione di completare un costume e vedere il proprio impegno riconosciuto dagli altri può essere estremamente gratificante, dando la spinta per affrontare nuove sfide anche al di fuori del mondo nerd.

Conclusione: perché iniziare a fare cosplay?

Il cosplay non è solo un gioco o un passatempo: è un’arte, una sfida e una comunità che accoglie con entusiasmo chiunque voglia partecipare. Che si tratti di un semplice costume comprato online o di una creazione artigianale realizzata con mesi di lavoro, ogni cosplay è una celebrazione della passione e della dedizione.

Chiunque può fare cosplay, senza limiti o restrizioni. Basta la voglia di mettersi in gioco, di sperimentare e, soprattutto, di divertirsi. Perché alla fine, l’essenza del cosplay è proprio questa: vivere, anche solo per un momento, la magia di essere qualcun altro, in un mondo dove tutto è possibile.

Cosplay is not consent: Sensibilizzazione Contro le Molestie e la Sessualizzazione

Il cosplay, acronimo di “costume play”, è molto più di una semplice forma di intrattenimento; è un’espressione artistica che fonde passione, creatività e performance, coinvolgendo milioni di appassionati in tutto il mondo. Questa pratica, che vede i partecipanti indossare costumi ispirati a personaggi tratti da anime, manga, fumetti, videogiochi e film, è diventata un fenomeno globale ampiamente riconosciuto. Tuttavia, dietro l’apparente bellezza dei costumi e delle interpretazioni si celano problematiche sociali e culturali che meritano un’attenta riflessione, in particolare riguardo alle dinamiche di parità di genere e al rispetto per l’individuo.

Il Cosplay come Espressione Artistica

Il cosplay non è semplicemente un atto di travestirsi, ma una forma di espressione che consente a chi lo pratica di immergersi in mondi immaginari, dando vita a storie di avventure, speranze e lotte. Quando una persona sceglie di incarnare un personaggio amato, lo fa per esprimere una parte di sé, per celebrare la propria passione e per condividere un pezzo della propria identità. Non si tratta di un gesto volto alla ricerca di attenzioni o di giudizi superficiali, ma di una creazione che si fonda sull’autoconsapevolezza. Tuttavia, questa libertà creativa è spesso ostacolata da pregiudizi sessisti che riducono il cosplay a una mera vetrina estetica, snaturando il suo vero significato culturale.

Le Donne nel Cosplay: Vittime di Molestie e Discriminazione

Le donne nel mondo del cosplay sono frequentemente oggetto di molestie e discriminazioni. Un fenomeno preoccupante come il “slut shaming” emerge soprattutto quando una cosplayer sceglie di interpretare un personaggio con un costume che può essere percepito come provocante. In questi casi, scatta un meccanismo di colpevolizzazione che trasforma la cosplayer in un oggetto di giudizi negativi, accusandola di svilire l’autenticità del cosplay con una presunta sessualizzazione.

Questa visione riduttiva non giustifica in alcun modo un trattamento invadente. Purtroppo, il focus viene spesso posto sulla superficialità del costume, ignorando che ogni dettaglio è frutto di un atto creativo e personale. Le critiche si concentrano sull’aspetto estetico piuttosto che riconoscere il valore culturale e emotivo di ogni scelta. Questo non solo minaccia la libertà di espressione, ma perpetua dinamiche discriminatorie basate su stereotipi sessisti.

Sessualizzazione e Oggettificazione: Una Questione Sociale

La sessualizzazione nel cosplay non è un fenomeno isolato, ma un riflesso di dinamiche culturali più ampie. I personaggi, soprattutto quelli femminili, sono spesso costruiti con un’estetica ipersessualizzata: abiti succinti e pose provocatorie. Sebbene questa estetica faccia parte di molte opere originali, essa porta a una distorsione della percezione del cosplayer, che viene visto come una proiezione del personaggio piuttosto che come un individuo.

La cultura della sessualizzazione ha come effetto diretto l’oggettificazione del cosplayer, riducendolo a un mero oggetto di desiderio, privandolo della sua individualità. Questo fenomeno contribuisce a una comprensione errata del cosplay, non solo come arte, ma come opportunità per giudicare, sessualizzare o aggredire chi lo pratica. Ciò accade tanto nelle fiere fisiche quanto nelle interazioni online, dove il confine tra espressione artistica e violazione del consenso è sempre più labile.

Episodi di Molestie: Un Problema Persistente

Sfortunatamente, le fiere di cosplay non sono immuni da episodi di molestie. Commenti offensivi, fotografie non richieste, palpeggiamenti indesiderati e altre forme di violenza sono pratiche che si verificano con frequenza, danneggiando l’immagine del cosplay e creando un ambiente ostile per molti partecipanti. Eventi come Lucca Comics & Games e Comicon di Napoli hanno fatto emergere questi problemi con episodi che hanno sollevato interrogativi cruciali sul rispetto delle cosplayer.

L’evento Lucca Comics & Games, uno dei festival più importanti d’Italia, ha messo in luce quanto possa essere grave la situazione, quando un uomo, qualche edizione fa, travestito da confezione di croccantini per cani, ha lanciato biscotti alle donne in costume, accusandole di indossare abiti troppo succinti. Questo gesto ha sollevato numerosi interrogativi sul rispetto che viene riservato alle cosplayer e ha dimostrato quanto sia urgente una riflessione culturale sul comportamento verso le donne all’interno di questi eventi.

Un altro caso che ha suscitato indignazione è quello di Maria Muollo, meglio conosciuta come Faenel, che nel 2024 ha denunciato di essere stata ripresa di nascosto da un uomo durante il Comicon di Napoli. Non solo è stata filmata senza il suo consenso, ma l’uomo ha mostrato un atteggiamento minaccioso quando la cosplayer ha chiesto la rimozione del video. Questo episodio ha messo in evidenza le problematiche di sicurezza durante le fiere, un tema che richiede una discussione urgente. L’organizzazione del Comicon ha prontamente avviato un’indagine interna per accertare i fatti e prendere provvedimenti. Questo è solo uno degli innumerevoli esempi che evidenziano la necessità di garantire eventi sicuri e rispettosi per tutti i partecipanti.

La sicurezza, purtroppo, continua a essere una questione irrisolta in molti eventi cosplay. Durante il festival Cartoon Club di Rimini 2024, un altro episodio di molestie ha coinvolto una cosplayer, palpeggiata da un uomo mentre si trovava vicino a uno stand. Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine, l’uomo è stato identificato e rilasciato, mentre la vittima non ha ancora formalizzato la denuncia. Questo caso conferma che le fiere, purtroppo, non sono esenti da episodi di violenza e molestie, ribadendo l’importanza di rafforzare le misure di sicurezza per proteggere i partecipanti durante eventi affollati.

Oggi, il cosplay non si limita più ai contesti fisici, ma si estende anche al mondo digitale, attraverso piattaforme come Patreon e OnlyFans. Queste realtà permettono ai cosplayer di monetizzare il proprio lavoro e di creare contenuti anche sensuali, ma la sensualizzazione dei costumi è spesso criticata da una parte della comunità, che la considera un elemento che svilisce l’essenza del cosplay. È fondamentale ricordare che ogni cosplayer ha il diritto di scegliere come esprimersi, e nessun tipo di abbigliamento dovrebbe essere correlato al rischio di molestie o aggressioni. Le aggressioni, infatti, avvengono a prescindere da quanto una persona possa essere vestita.

Recentemente, purtroppo, diverse testimonianze hanno denunciato episodi di abusi fisici e psicologici all’interno della community cosplay italiana. Alcune ragazze, tra cui Alessia Boccola, Arianna Gaspardo (@reddieblack), Martina Bubi (@bubi.cosplay), Poison Demi ed Elisa Merchiori (@elisamerch), hanno condiviso pubblicamente le loro esperienze, rivelando comportamenti inaccettabili attribuiti a tre individui noti nella comunità. Le loro dichiarazioni, disponibili sui social nei loro rispettivi profili, hanno acceso i riflettori su una realtà preoccupante, alla quale si sono aggiunte ulteriori voci di chi ha vissuto situazioni simili o ne è stato testimone. È emerso inoltre che alcuni episodi erano già noti, ma il silenzio ha spesso prevalso. Questa vicenda sottolinea la necessità di denunciare, sostenere le vittime e promuovere una maggiore consapevolezza. Durante eventi e fiere, è fondamentale segnalare eventuali episodi di molestia alla sicurezza, agli organizzatori o, se necessario, alle forze dell’ordine. La community cosplay deve rimanere uno spazio sicuro e inclusivo, basato sul rispetto e sul supporto reciproco.

Cosplay Is not consent

Per contrastare questo fenomeno e sensibilizzare il pubblico sul tema del consenso e del rispetto, è nato il movimento “Cosplay is not consent”, ovvero “Cosplay non significa consenso”. Si tratta di una campagna di informazione e prevenzione che si propone di diffondere il messaggio che il fatto di indossare un costume non implica l’accettazione di qualsiasi tipo di contatto o interazione da parte degli altri, e che i cosplayer hanno il diritto di decidere chi, come e quando può avvicinarsi a loro, parlare con loro o fotografarli.

Il movimento “Cosplay is not consent” è emerso intorno al 2012, grazie alla testimonianza e alla mobilitazione di molti cosplayer che hanno denunciato le molestie subite nelle varie convention in cui hanno partecipato. Attraverso i social network, i blog e i siti web dedicati al cosplay, hanno condiviso le loro esperienze, le loro emozioni e le loro richieste di cambiamento, creando una rete di solidarietà e di supporto tra di loro. Inoltre, hanno realizzato dei cartelli, dei volantini e dei badge con lo slogan “Cosplay is not consent”, che hanno esposto e distribuito nelle manifestazioni, per rendere visibile il problema e coinvolgere anche gli altri partecipanti.

Il movimento ha avuto un impatto positivo sulla cultura e sull’organizzazione delle convention, che hanno iniziato a prestare maggiore attenzione alla sicurezza e al benessere dei cosplayer. Alcune manifestazioni, come il New York Comic Con, hanno adottato una politica di tolleranza zero verso le molestie, e hanno esposto dei cartelli con il messaggio “Cosplay is not consent” all’ingresso e nei vari punti del centro espositivo¹. Altre, come il RuPaul’s DragCon, hanno esteso il concetto anche al drag, con il motto “Drag is not consent”. Inoltre, sono stati creati dei gruppi e delle associazioni, come il Cosplayer Survivor Support Network, che offrono risorse e assistenza ai cosplayer che hanno subito abusi, e che valutano le procedure di sicurezza delle varie convention, per informare i fan su come le molestie vengono gestite.

Il movimento “Cosplay is not consent” ha contribuito a creare una maggiore consapevolezza e una maggiore responsabilità tra i partecipanti alle manifestazioni nerd, ma non ha ancora eliminato completamente il problema delle molestie ai cosplayer. Molti di loro, infatti, continuano a subire episodi di violenza e di umiliazione, e a dover adottare delle strategie di auto-difesa, come evitare di indossare costumi troppo rivelatori, andare sempre in gruppo o portare con sé degli spray al peperoncino³. Per questo, è necessario che il movimento continui a crescere e a diffondersi, coinvolgendo non solo i cosplayer, ma anche gli organizzatori, i media, le istituzioni e la società civile, per garantire il rispetto e la dignità di chi pratica il cosplay, e di chiunque esprima la propria identità e la propria creatività in modo libero e autentico.

Analisi e Cultura del Rispetto

Il cosplay rappresenta una forma di espressione artistica che ha la capacità di abbattere le barriere culturali, unendo persone di diverse origini, storie e passioni attraverso l’amore condiviso per i personaggi e gli universi immaginari. Sebbene il fenomeno del cosplay sia cresciuto notevolmente negli ultimi decenni, diventando una pratica riconosciuta e celebrata a livello globale, sono ancora presenti problematiche significative che ne minano il pieno sviluppo come forma inclusiva e rispettosa. Tra queste problematiche, le molestie nei confronti dei cosplayer   continuano a essere un fenomeno preoccupante, sia durante eventi dal vivo che sulle piattaforme digitali. Da una prospettiva sociologica, le molestie nel cosplay possono essere analizzate alla luce delle dinamiche di potere e controllo sociale. Il corpo del cosplayer diventa, così, un territorio conteso, dove la libertà di espressione individuale si scontra con le aspettative sociali e i pregiudizi. La percezione errata che un costume rivelatore sia un invito a interazioni non richieste riflette una cultura ancora radicata in dinamiche di dominio e oggettificazione. Questo fenomeno non riguarda solo la sfera privata del cosplayer, ma contribuisce a plasmare la percezione sociale di questa arte, riducendo l’interpretazione di un personaggio a un’azione che può essere vista come un’opportunità per giudicare, sessualizzare o aggredire.

La risposta della comunità cosplay a tali problematiche si è tradotta in numerose iniziative. Le campagne di sensibilizzazione come “Cosplay is Not Consent” (“Il cosplay non è consenso”) sono state fondamentali nel sensibilizzare il pubblico e promuovere un rispetto reciproco. Parallelamente, alcune fiere e piattaforme online hanno rafforzato le loro politiche interne, adottando regolamenti chiari contro le molestie e creando spazi di supporto per le vittime di abusi. Questi sforzi, sebbene importanti, non sono sufficienti da soli a risolvere la questione, e richiedono un continuo impegno per garantire che ogni individuo possa vivere il cosplay in modo sicuro e rispettoso.

Per affrontare efficacemente il problema della sessualizzazione e delle molestie nel cosplay, è necessario adottare un approccio multidisciplinare che coinvolga diverse aree di intervento. In primo luogo, è essenziale promuovere una cultura del rispetto attraverso campagne educative mirate e workshop durante le convention. Inoltre, le fiere e gli eventi dovrebbero dotarsi di codici di condotta più rigorosi, con sanzioni chiare per chi non rispetta le regole, creando anche punti di supporto immediato per le vittime di molestie. Le piattaforme digitali, dal canto loro, devono rafforzare gli strumenti di moderazione per prevenire abusi online, implementando funzioni di segnalazione e rimozione di contenuti inappropriati. Infine, è fondamentale offrire supporto psicologico alle vittime di molestie, creando spazi sicuri dove queste possano ricevere assistenza e sostegno emotivo.

Il cosplay, infatti, è molto più di una semplice esibizione estetica: è una forma di espressione personale e creativa che merita di essere rispettata nella sua integrità. Le esperienze negative legate alla sessualizzazione e alle molestie non devono offuscare il valore profondo di questa arte, ma piuttosto fungere da stimolo per una maggiore consapevolezza sociale e culturale. Solo attraverso il rispetto reciproco, la comprensione e il sostegno collettivo il cosplay potrà continuare a crescere come una vera e propria forma d’arte, in grado di celebrare la diversità, la passione e la creatività di ogni individuo.

Un’analisi psicologica e sociologica della sessualizzazione nel cosplay evidenzia come le rappresentazioni mediatiche di alcuni personaggi, soprattutto quelli femminili, contribuiscano a rinforzare la percezione errata che i cosplayer che li impersonano siano oggetti di desiderio, piuttosto che artisti che esprimono affetto o ammirazione per il personaggio stesso. L’influenza dell’industria dell’intrattenimento e dei media alimenta stereotipi che si riflettono anche nel cosplay, dove le donne, in particolare, sono spesso costrette a confrontarsi con una percezione esterna che enfatizza la sensualità piuttosto che il talento interpretativo. Le molestie sono, dunque, il risultato di una cultura che non riesce a superare le sue radici patriarcali e che continua a oggettivizzare il corpo femminile, riducendo la libertà di espressione delle donne.

Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale un impegno costante. Campagne educative, normative più severe, moderazione online e supporto psicologico sono misure indispensabili per tutelare i cosplayer e garantire che fiere e piattaforme digitali diventino spazi sicuri, in cui ogni partecipante possa esprimere liberamente la propria passione senza temere molestie o aggressioni. Solo attraverso una maggiore sensibilizzazione e un impegno collettivo, il cosplay potrà tornare ad essere quello che dovrebbe essere: un rifugio creativo, un luogo dove ogni individuo può essere libero di esprimersi senza paura di essere giudicato, molestato o sessualizzato.

Manifesto Programmatico: Inclusione e Diversità nel Cosplay

Il cosplay non è solo un hobby, ma una forma d’arte che permette di esprimere la propria identità, superare barriere sociali e creare una comunità inclusiva e accogliente. Per garantire che questa pratica rimanga un’esperienza positiva e aperta a tutti, è essenziale adottare principi di inclusione e rispetto, valorizzando la diversità come un elemento fondamentale.

1. Il Cosplay è per Tutti
Indipendentemente dall’età, dal genere, dall’etnia, dall’orientamento sessuale o dalle capacità fisiche, ogni individuo ha il diritto di esprimersi attraverso il cosplay. La rappresentazione dei personaggi non deve essere vincolata da stereotipi o canoni estetici imposti, ma deve celebrare la libertà individuale e la creatività.

2. Superare gli Stereotipi
Il cosplay non deve essere visto come un’attività infantile o superficiale, ma come un potente mezzo di espressione artistica e personale. È importante combattere i pregiudizi che riducono questa pratica a una semplice esibizione o a una forma di esibizionismo, riconoscendo il valore culturale e sociale che porta con sé.

3. Accoglienza e Rispetto nella Comunità
La comunità cosplay deve essere un ambiente sicuro e accogliente per tutti. Il rispetto reciproco è essenziale: ogni cosplayer deve sentirsi libero di interpretare il personaggio che preferisce senza paura di giudizi negativi o discriminazioni.

4. Il Consenso è Fondamentale
Partecipare al cosplay non significa accettare qualsiasi tipo di interazione o contatto non richiesto. La campagna “Cosplay is not Consent” deve essere un principio cardine di ogni evento: chiunque desideri scattare foto o interagire con un cosplayer deve prima chiedere e ottenere il suo consenso.

5. Combattere il Body Shaming
Nessuno dovrebbe sentirsi escluso dal cosplay a causa del proprio aspetto fisico. Ogni corpo è adatto al cosplay, e il body shaming è un comportamento inaccettabile che deve essere contrastato con fermezza all’interno della comunità.

6. Valorizzare le Diverse Identità di Genere
Il cosplay offre un’opportunità unica per esplorare l’identità di genere in modo libero e senza restrizioni. Il crossplay e il gender-bending devono essere celebrati come forme di espressione autentiche e legittime, senza che nessuno venga discriminato per le proprie scelte.

7. Supporto ai Cosplayer con Disabilità
Gli eventi cosplay devono garantire accessibilità e inclusività per tutti i partecipanti. La presenza di strutture adeguate e l’adozione di misure di supporto sono fondamentali per permettere a chiunque di vivere appieno l’esperienza del cosplay senza barriere.

8. Prevenzione delle Molestie e delle Discriminazioni
Le fiere e le convention devono adottare politiche chiare contro le molestie e la discriminazione. Devono essere istituiti punti di ascolto e supporto per chi subisce abusi o comportamenti inappropriati, e gli organizzatori devono impegnarsi attivamente per garantire un ambiente sicuro.

9. Educazione e Sensibilizzazione
L’inclusione e la diversità nel cosplay devono essere promosse attraverso campagne di sensibilizzazione, workshop e iniziative educative. La comunità deve essere informata sui temi della rappresentazione, del rispetto e dell’integrazione, favorendo una crescita culturale collettiva.

10. Il Cosplay Come Strumento di Empowerment
Il cosplay non è solo divertimento, ma può avere un impatto positivo sul benessere psicologico di chi lo pratica. Può aiutare a sviluppare autostima, fiducia in se stessi e capacità di socializzazione. Ogni persona che si avvicina al cosplay deve sentirsi incoraggiata a esprimere il proprio potenziale senza timori o limitazioni.

Questi dieci principi rappresentano una base per costruire un ambiente cosplay più inclusivo, rispettoso e aperto a tutti. Il cosplay è un’arte che si crea e si vive insieme, e solo attraverso il rispetto reciproco e la valorizzazione della diversità possiamo garantire che questa meravigliosa forma di espressione rimanga un luogo sicuro e accogliente per tutti.

Buone pratiche da adottare immediatamente!

La comunità cosplay italiana è cresciuta nel tempo, diventando un ambiente vivace e ricco di creatività, dove la passione per i costumi e i personaggi prende vita. Per mantenere un clima sereno e inclusivo, è importante adottare alcune buone pratiche che rendano l’esperienza piacevole per tutti.

Il rispetto reciproco è essenziale: ogni cosplayer dovrebbe sentirsi libero di interpretare il personaggio che ama, senza temere giudizi o critiche. Commenti negativi sull’aspetto fisico, sul genere o sulla fedeltà del costume possono minare la fiducia e il divertimento di chi partecipa. Un altro principio fondamentale è il consenso. Prima di scattare una foto o interagire con un cosplayer, è sempre bene chiedere il permesso. Il movimento “Cosplay is not Consent” ricorda che indossare un costume non significa accettare attenzioni indesiderate, e gli organizzatori degli eventi dovrebbero garantire un ambiente sicuro per tutti.

L’inclusione gioca un ruolo chiave nella comunità. Ogni appassionato, indipendentemente dall’identità di genere, dall’orientamento sessuale, dall’etnia o dalle capacità fisiche, dovrebbe sentirsi accolto e rispettato. Rendere gli eventi accessibili e adottare misure contro ogni forma di discriminazione aiuta a creare un ambiente più aperto e sereno.

Un altro aspetto importante è la sensibilizzazione. Workshop, dibattiti e momenti di confronto possono aiutare a diffondere la cultura del rispetto e a integrare meglio chi si avvicina per la prima volta al mondo del cosplay. Infine, il supporto reciproco è ciò che rende speciale questa comunità. Scambiarsi consigli, aiutarsi nella realizzazione dei costumi e condividere la propria esperienza contribuisce a creare legami e a far sentire tutti parte di qualcosa di più grande.

Seguire queste semplici regole aiuta la comunità cosplay italiana a restare un ambiente positivo e stimolante, dove ciascuno può esprimersi senza paura di giudizi. Il cosplay è prima di tutto un’arte e un momento di divertimento collettivo, e solo con il rispetto e la valorizzazione della diversità potrà continuare a crescere.