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Samhain, l’oscura origine di Halloween: miti celtici, spiriti e tradizioni che hanno acceso l’immaginario nerd

L’inverno avanza in punta di piedi, le giornate si accorciano, l’aria cambia consistenza e sembra caricarsi di elettricità. È quella sensazione sottile che ogni nerd riconosce subito, lo stesso brivido che precede una maratona horror o l’apertura di un vecchio tomo polveroso di miti e leggende. Le vetrine iniziano a riempirsi di zucche sorridenti, ragnatele decorative e maschere inquietanti, mentre nell’immaginario collettivo si accende una parola che è molto più di una festa: Halloween. Ma sotto la superficie pop fatta di dolcetti, travestimenti e citazioni cinematografiche, si muove qualcosa di più antico. Un’ombra lunga e affascinante che arriva da molto lontano. Il suo nome è Samhain, e raccontarne la storia significa fare un viaggio che ogni appassionato di fantasy, folklore e cultura nerd dovrebbe concedersi almeno una volta.

Prima che Halloween diventasse un fenomeno globale, prima dei film slasher e delle serie TV a tema, esisteva un mondo in cui la magia non era un genere narrativo ma una chiave di lettura della realtà. Quel mondo era abitato dai Celti, un popolo profondamente legato ai ritmi della natura, alle stagioni e ai cicli cosmici. Per loro l’anno non si concludeva a dicembre, ma con la fine del raccolto, quando l’estate moriva lasciando spazio alla metà più oscura dell’anno. Samhain, che in gaelico significa “fine dell’estate”, segnava proprio questo passaggio. Non un semplice cambio di stagione, ma una soglia. Un momento liminale, come direbbero oggi gli appassionati di narrativa weird e horror cosmico.

Durante Samhain, celebrato tra il 31 ottobre e il 1° novembre, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava fragile, quasi trasparente. L’Altrove non era più lontano, e gli spiriti potevano attraversare il velo per tornare a camminare tra gli uomini. Era una notte carica di ambivalenza: da un lato il rispetto e l’onore per gli antenati, dall’altro la paura per presenze ostili, creature erranti e forze difficili da controllare. Un’idea che, se ci pensate, è alla base di moltissima narrativa horror moderna, dai racconti di fantasmi fino ai videogiochi survival in cui la notte non è mai solo uno sfondo, ma un vero antagonista.

Per affrontare questo momento sospeso, i Celti accendevano grandi falò rituali. Il fuoco aveva un valore simbolico potentissimo: proteggeva, purificava, teneva lontano ciò che non doveva avvicinarsi. Le fiamme illuminavano il buio che avanzava e diventavano un punto di riferimento per la comunità. Ognuno spegneva il proprio focolare domestico per poi riaccenderlo con un tizzone sacro, portato a casa come promessa di continuità e protezione. Un gesto che sembra uscito da una campagna di gioco di ruolo fantasy, e che invece racconta un rapporto profondissimo con il sacro e con la sopravvivenza.

Ed è proprio qui che entra in scena uno degli elementi più iconici di Halloween: il travestimento. Molto prima dei costumi da strega sexy o dei cosplay ispirati ai villain cinematografici, i Celti si mascheravano con pelli di animali e volti spaventosi per confondersi tra gli spiriti. Non era solo un modo per spaventarli, ma per ingannarli, per non essere riconosciuti come esseri umani. Una strategia di mimetismo che oggi definiremmo quasi stealth, degna di un videogioco ben progettato. Da questa pratica nascono le radici lontane delle nostre feste in maschera, dove per una notte possiamo diventare altro, sospendendo le regole quotidiane.

Anche il gesto apparentemente più innocente del moderno Halloween, il famoso “dolcetto o scherzetto”, ha origini antichissime. Durante Samhain si lasciavano offerte di cibo davanti alle case per placare gli spiriti erranti e onorare i defunti. Un patto silenzioso tra i mondi: nutrire l’Altrove per ricevere protezione e fortuna. Se questo non vi ricorda le meccaniche di scambio tipiche dei giochi di ruolo o delle leggende fantasy, forse è il momento di riguardare con occhi nuovi tutta la mitologia che ha ispirato il nostro immaginario geek.

Con l’arrivo del Cristianesimo, Samhain non venne cancellato, ma trasformato. Le antiche celebrazioni pagane furono inglobate e rielaborate, dando vita alla Vigilia di Ognissanti, All Hallows’ Eve, da cui deriva il nome Halloween. Un esempio perfetto di sincretismo culturale, in cui il passato continua a vivere sotto nuove forme. È un processo che conosciamo bene anche nella cultura pop, dove i miti antichi vengono costantemente riscritti, adattati e reinterpretati, senza mai perdere del tutto la loro forza originaria.

Il vero salto verso l’Halloween che conosciamo oggi avvenne con l’emigrazione irlandese verso gli Stati Uniti nel XIX secolo. Le tradizioni di Samhain attraversarono l’oceano e si fusero con il Nuovo Mondo. Le rape intagliate diventarono zucche, più grandi e scenografiche, dando vita alle iconiche jack-o’-lantern. Il giro di case in cerca di offerte si trasformò in un rituale comunitario più leggero e giocoso. Da lì, il passo verso l’esplosione mediatica, cinematografica e commerciale fu breve.

Oggi Halloween è un universo narrativo a sé, un contenitore infinito di storie, film, fumetti, serie TV e videogiochi. È la stagione perfetta per riscoprire l’horror in tutte le sue forme, dal gotico classico alle derive più sperimentali. Ma sotto questa superficie pop, continua a battere l’anima antica di Samhain, fatta di passaggi, di soglie e di domande irrisolte sul confine tra vita e morte. È questo che rende Halloween così irresistibile per chi ama la cultura nerd: non è solo una festa, ma un rito narrativo che si rinnova ogni anno.

E se davvero volete respirare questa atmosfera alla fonte, l’Irlanda resta una meta quasi obbligatoria. Qui Halloween non è una maschera stagionale, ma un’eredità viva. A Derry, le celebrazioni trasformano la città in un enorme palcoscenico, tra parate monumentali e installazioni immersive che sembrano uscite da un film fantasy dark. A Dublino, il Bram Stoker Festival rende omaggio al padre di Dracula, ricordandoci quanto il mito del vampiro sia radicato in queste terre e nella nostra cultura pop. Nelle contee di Meath e Louth, il Púca Festival riporta al centro il folklore più autentico, tra musica, racconti e leggende che sembrano sussurrate direttamente dal passato.

Raccontare Samhain significa capire che Halloween non è solo una data sul calendario, ma un ponte tra epoche, mondi e immaginari. È la dimostrazione che le storie non muoiono mai davvero, ma cambiano forma, proprio come i miti che tanto amiamo. Ed è forse per questo che, ogni 31 ottobre, sentiamo il bisogno di spegnere le luci, accendere una zucca e lasciarci affascinare dall’oscurità.

Ora la parola passa a voi. Vivete Halloween come una festa pop, come un rito personale o come un’occasione per immergervi nell’horror più puro? Preferite una maratona di film cult o il fascino discreto delle leggende antiche? Raccontatelo, perché in fondo Samhain insegna proprio questo: le storie diventano più forti quando vengono condivise.

Drova – Forsaken Kin: Un’avventura celtica in pixel art che ti farà impazzire

Preparati a immergerti in un mondo oscuro e affascinante! Drova – Forsaken Kin è il nuovo RPG in pixel art che sta facendo parlare di sé tra gli appassionati di videogiochi. Sviluppato da Just2D e pubblicato da Deck13, questo titolo promette un’esperienza di gioco epica, ispirata alla mitologia celtica e ai romanzi fantasy più avvincenti.

Un mondo celtico da esplorare

In Drova, ti troverai catapultato in un mondo misterioso e pericoloso, dove antiche divinità e creature leggendarie si nascondono tra le rovine di un impero caduto. Esplora vasti open world, scoprendo paesaggi mozzafiato, dungeon ricchi di tesori e villaggi abitati da personaggi unici.

Combattimenti epici e magie ancestrali

Affronta nemici letali in combattimenti dinamici e frenetici, padroneggiando un arsenale di armi e magie potenti. Ogni nemico presenta sfide uniche, che ti costringeranno a usare tutta la tua abilità e ingegno per trionfare.

Un’avventura coinvolgente

La trama di Drova è ricca di colpi di scena e misteri da svelare. Interagisci con una miriade di personaggi, prendi decisioni cruciali e scopri la verità nascosta dietro l’antico impero.

Caratteristiche principali:

  • Mondo aperto vasto e dettagliato: Esplora un mondo celtico ispirato, ricco di segreti e pericoli.
  • Combattimento dinamico: Affronta nemici letali con un sistema di combattimento profondo e gratificante.
  • Magia ancestrale: Impara a padroneggiare potenti incantesimi per sconfiggere i tuoi nemici.
  • Storia avvincente: Immergiti in una trama ricca di colpi di scena e misteri da svelare.
  • Grafica pixel art: Un’estetica retrò che ti trasporterà in un’altra era.

Data di uscita e piattaforme

Drova – Forsaken Kin sarà disponibile dal 15 ottobre 2024 su PC (Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S e Nintendo Switch.

Perché giocare a Drova?

Se ami i giochi di ruolo, la mitologia celtica e l’estetica pixel art, Drova – Forsaken Kin è il gioco che fa per te. Preparati a un’avventura epica che ti terrà incollato allo schermo per ore!

Cosa ne pensi di Drova – Forsaken Kin? Lascia un commento e faccelo sapere!

Eretum Celtic Festival 2016

L’Associazione Culturale Musicale “City of Rome Pipe Band” è lieta di annunciare il suo primo festival di musica “celtica”. Il Festival vedrà partecipi artisti, musicisti e personaggi dello spettacolo. Con sei spettacoli musicali di qualità e spessore artistico. Inoltre: highland games a premi (giochi tipici nord europei- scozzesi), rievocazione storica con campo storico vikingo, giochi di ruolo, giochi di società e tanti laboratori di musica con la possibilità di provare ed esaminare gli strumenti.

Per quanto riguarda il Cosplay, madrina e organizzatrice delle diverse iniziative è la “nostra sorellina” Olimpia Pagni (in Arte Shiva): ovviamente è il tipo di manifestazione in cui i così detti “original”, magari ispirati alle grandi saghe fantasy, sono più che ben accetti!

Nell’accampamento vichingo gestito da Valhalla Viking Victory A.S.D. oltre alle tipiche tende ed altro materiale ricostruito sarà possibile partecipare a giochi molto antichi come il “Kubb” una sorta di bowling vichingo e il “Hnefatafl” cioè gli scacchi dei vichinghi. Non mancheranno inoltre gli stage di combattimento vichingo e per chi volesse sono già aperte le iscrizioni all’associazione per l’anno 2016-2017″

Saranno presenti fino a decine di stands deputati alla vendita di gadget e oggetti affini al tema e 2 stand eno-gastronomici. Per maggiori informazioni cliccate qui sulla pagina dell’Evento Facebook.

Programma

Primo giorno – 3 Settembre:

Katia Zunino (arpa celtica)
Alborada – banda de gaitas (cornamuse galiziane)
The SIDH (celtic modern music)

Secondo giorno – 4 Settembre:

City of Rome Pipe Band (cornamuse e tamburi scozzesi)
Il Bandarone (folk irlandese)
Green Clouds (celtic electronic music)

Laboratori:

Arpa celtica con Katia Zunino (per informazioni zuninokatia@gmail.com)

Per informazioni contattate Marzio: marziovenuti@gmail.com o Federico: paragio@libero.it

La City of Rome Pipe Band è, con i suoi 15 anni di storia, la prima banda di cornamuse e tamburi scozzesi di Roma e d’Italia. Era infatti il 2000 quando un piccolo gruppo di suonatori di GHB, Great Highland Bagpipes, all’epoca residenti a Roma, decise di formare una vera e propria Pipe Band. Il battesimo del gruppo ebbe luogo con il primo concerto sotto al Colosseo, agli ordini del primo Pipe Major, Simon Emslie, all’epoca piper nella Grade 1 Vale of Atholl Pipe Band.In questi 13 anni la banda ha girato l’Italia per esibirsi, ma ha anche varcato i confini: Svizzera, Francia e chiaramente Scozia, paesi in cui ha partecipato a concerti così come a gare internazionali, ottenendo consensi e premi. Tra le sue fila sono passati suonatori di 4 continenti, tutti ancora legati alla band da un forte rapporto di amicizia.

Medhelan, la storia di Milano in graphic novel

Medhelan, graphic novel che affonda le radici nella storia e nelle leggende di Milano, è un’opera che si distingue per il suo approccio innovativo e affascinante alla narrazione storica e mitologica. Pubblicata dalla casa editrice Star Comics, la graphic novel sarà presentata in anteprima mondiale a Milano durante Expo 2015, un palcoscenico perfetto per un’opera che fonde passato e presente, magia e realtà.

Il racconto si snoda lungo una linea temporale che attraversa millenni, a partire dalla fondazione della città di Milano da parte dei Celti, con il nome di Medhelan (che letteralmente significa “luogo sacro”), fino ai giorni nostri. Ma ciò che rende questa narrazione unica è l’elemento fantastico che pervade ogni pagina: personaggi storici si intrecciano con figure mitologiche, animali antropomorfi e simboli della natura che hanno abitato quel territorio. Medhelan è più di una semplice cronaca della città; è una riflessione sull’evoluzione della relazione tra uomo, natura e civiltà, un viaggio nel tempo che si mescola alla dimensione onirica della memoria.

Il cuore della storia si sviluppa nella Milano della primavera del 1967. In un contesto di degrado urbano, dodici consiglieri sono chiamati a decidere il destino di una vasta area della periferia nord della città. L’unico a opporsi alla proposta di un piano edilizio è un misterioso Architetto, il cui rifiuto si fonda su motivazioni profonde legate a un passato antico, quando quell’area faceva parte della leggendaria Grande Foresta. Lì, in un paesaggio selvaggio e incontaminato, popolato da fiumi, prati immensi, alberi secolari e specie animali estinte, ha inizio il viaggio nel tempo che ci porta indietro fino alla fondazione della città.

In questo viaggio, Medhelan esplora la lunga lotta tra la Natura e la Civiltà, una lotta che prende vita attraverso i secoli e che si riflette nel rapporto spezzato tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. Personaggi storici come Belloveso, re dei Celti, Federico Barbarossa, Francesco Sforza e Ludovico il Moro si alternano accanto a creature fantastiche e simboliche, come Etherna, la quercia depositaria di una sapienza millenaria, e Asio, il gufo saggio che guida la Grande Foresta insieme al suo compagno Barone Rook, un corvo astuto. E ancora, Apodeus, il topino marrone che combatte contro l’esercito dei ratti portatori della peste, incarna la resistenza contro la minaccia che incombe sulla terra.

Questa fusione tra storia e mito, tra realtà e fantasia, permette di riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente e sul nostro ruolo nella trasformazione della natura, ma anche sulla visione utopica e alternativa che l’Architetto cerca di proporre. La sua lotta per salvare un angolo di terra dai piani edilizi, che si scontrano con una visione utilitaristica della città, sembra essere destinata a fallire, ma una serie di eventi imprevedibili cambierà irrimediabilmente il destino di quella terra.

Il racconto si sposta poi nella Milano della primavera del 2015, con un giornalista del New York Times che giunge nel capoluogo lombardo per un servizio speciale in occasione di Expo 2015. La storia che sceglie di raccontare è quella dell’Architetto e del suo grande progetto, un sogno che riecheggia il mito della Grande Foresta e la sua visione di un mondo che, a distanza di 2.500 anni, sembra ancora possibile. L’incontro tra il passato e il presente si fa potente, simbolico, quasi magico, come se il destino di Milano fosse legato indissolubilmente alle sue radici più profonde.

Medhelan non è solo una graphic novel, ma un’esperienza visiva e narrativa che invita a riflettere sul nostro passato e sul nostro futuro. Le sue pagine sono un viaggio nelle radici di una città che è stata testimone di secoli di trasformazioni, di battaglie tra le forze della natura e dell’uomo, ma anche di una speranza che non smette di fiorire, come una quercia secolare che resiste al tempo.