Nel cuore pulsante di Roma, là dove la modernità convive con la storia millenaria, si trova un angolo che ci porta indietro nel tempo, nell’epoca della Roma imperiale. Stiamo parlando dell’Insula dell’Ara Coeli, uno dei pochi esempi di “condominio” romano che è riuscito a sfuggire al lento oblio del tempo. Se dovessimo fare un parallelo moderno, l’insula potrebbe essere vista come il nostro precursore degli appartamenti in condominio, ma con una differenza fondamentale: questa struttura era pensata per le classi più povere e veniva eretta in altezza per rispondere all’urgente necessità di spazio abitativo, a partire dal II secolo d.C.
La Roma di quell’epoca, come possiamo immaginare, viveva un’epoca di grande espansione e sviluppo, ma anche di forti disuguaglianze sociali. Le domus, tipiche abitazioni delle classi agiate, si sviluppavano in lunghezza e si concentravano su due o al massimo tre piani. Ma per le classi meno abbienti, la soluzione risiedeva nell’erezione di enormi caseggiati, le insulae, che si sviluppavano in altezza, ospitando decine e decine di persone per piano. Questi edifici erano costantemente esposti al rischio di incendi, una calamità che devastava spesso interi quartieri. E come ogni buona città in espansione, anche Roma cercava di regolamentare la situazione.
Gli imperatori, cercando di ridurre i danni, iniziarono a promulgare una serie di leggi per migliorare la sicurezza degli abitanti delle insulae. Tra le prime misure, si cercò di separare le strutture adiacenti con corridoi appositi, ma ovviamente il sistema non funzionò. A seguire, si impose la costruzione di muri attaccati, cioè ogni insula doveva avere il suo muro perimetrale. Augusto, sensibile alla questione, stabilì un limite massimo di cinque piani per ogni insula, una misura che Traiano ridusse ulteriormente a quattro piani. Ed è qui che sorge una delle curiosità più affascinanti: l’Insula dell’Ara Coeli, pur essendo soggetta a queste leggi, sembra avesse cinque piani, sollevando il sospetto che fosse stata costruita con una dispensa speciale, visto che poggiava direttamente sulla roccia del Campidoglio.
Purtroppo, l’ingresso originale di questa imponente struttura è oggi murato, ma ciò che possiamo visitare ci offre un’importante testimonianza della vita quotidiana nell’antica Roma. Al piano terra, quello che oggi è situato a un livello più basso rispetto alla strada, si trovavano le tabernae, piccoli negozi che non avevano alcuna connessione con i piani superiori, ma che affacciavano direttamente sulla strada. Un po’ come i nostri negozi al piano terra dei moderni palazzi, questi locali erano destinati a piccole attività commerciali, ma spesso costituivano anche una sorta di frontiera tra il mondo delle case private e la strada.
Salendo al piano nobile, che si ritiene fosse l’abitazione principale, si possono visitare tre piccoli ambienti che probabilmente facevano parte di un unico appartamento. Ogni stanza era abitata da quattro persone e gli spazi erano talmente angusti che possiamo solo immaginare quanto fosse difficile convivere in un ambiente così denso e affollato. Interessante è anche notare che al piano nobile sono ancora visibili i resti di un primo rialzo della pavimentazione, databile al V o VI secolo, segno che nel corso dei secoli l’edificio ha subito modifiche, forse a causa dei nuovi utilizzi o dei danni subiti.
Ma la storia dell’Insula dell’Ara Coeli non finisce qui. Nel corso dei secoli, l’edificio fu coperto da nuovi edifici, tra cui una chiesa dedicata a San Biagio, sostituita successivamente dalla chiesa di Santa Rita da Cascia. Fu solo durante il periodo fascista che i resti dell’insula furono riscoperti e restaurati. Fu in quel periodo che fu installato un cavo di ferro per ancorare la facciata all’edificio, ma, ironia della sorte, questo intervento ha avuto l’effetto opposto. Oggi, infatti, la facciata sembra trascinarsi dietro il resto dell’edificio, che lentamente si sposta insieme ad essa.
Per evitare danni ulteriori, la capacità di ingresso al sito è stata ridotta da 25 a 12 persone per volta. Questo non fa che aggiungere un ulteriore livello di mistero e fascino a una struttura che, pur nel suo stato attuale di parziale rovina, conserva la memoria di un passato lontano. L’Insula dell’Ara Coeli è, dunque, una delle testimonianze più straordinarie e intatte di come viveva la Roma imperiale e ci invita a riflettere su come, anche in un mondo così lontano da noi, le sfide della vita quotidiana e la ricerca di soluzioni abitative fossero tutt’altro che semplici.
Passeggiando tra le rovine dell’insula, è facile farsi trasportare dalla magia delle leggende romane e immaginare le voci degli antichi abitanti che, nel silenzio del Campidoglio, si mescolavano con il frastuono della città che mai si fermava. Se c’è un posto dove l’antica Roma ci parla in modo tangibile, è proprio qui, nell’ombra di questa antica insula.
foto di copertina di Chabe01 – Opera propria, CC BY-SA 4.0
