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Le Cronache di Narnia – Il nipote del mago: il reboot Netflix diGreta Gerwig tra magia, rock e Meryl Streep

La neve scricchiola sotto i piedi, il respiro si condensa nell’aria gelida e, oltre il lampione solitario, si intravede il profilo maestoso di un leone. Narnia sta per tornare. Ma questa volta non parliamo di un semplice revival nostalgico, né di una riproposizione scolastica buona solo per far cassa: ciò che Netflix sta preparando è un vero reboot epocale, pronto a ridefinire per sempre l’immaginario creato da C.S. Lewis.

E a guidarci oltre l’armadio più famoso della letteratura fantasy ci sarà una regista che negli ultimi anni ha dimostrato di saper trasformare mondi conosciuti in universi freschi, vibranti e sorprendentemente attuali: Greta Gerwig. Dopo aver conquistato pubblico e critica con Piccole Donne e scosso il box office mondiale con Barbie, la regista californiana si appresta a tessere un nuovo incantesimo, portandoci in una Narnia dove la magia si intreccia con la mitologia, l’epica sfiora la filosofia e lo stupore diventa esperienza collettiva.


Le prime immagini dal set: Londra, anni ’50… o quasi

Le riprese di Le Cronache di Narnia – Il nipote del mago sono ufficialmente iniziate, e il set scelto da Netflix è Londra. Non la Londra moderna, ma una metropoli ricostruita con cura per evocare un’epoca passata. Qui, però, emerge già la prima sorpresa: nel romanzo originale, la storia è ambientata nei primi del ’900, mentre le scenografie mostrate nelle prime foto trapelate ci trasportano negli anni ’50. Sulle strade compaiono insegne pubblicitarie vintage, tra cui un grande cartellone con l’immagine di un leone che fa inevitabilmente pensare ad Aslan.

In alcune inquadrature rubate si vede Greta Gerwig impegnata a dare indicazioni con il suo inconfondibile mix di precisione e entusiasmo, mentre in un’altra appaiono due giovanissimi attori che potrebbero essere i nuovi volti di Digory Kirke e Polly Plummer, i protagonisti di questa prima avventura.


Un cast che promette scintille

Netflix ha già confermato due nomi di grande richiamo: Emma Mackey, nota per Sex Education e Barbie, e Carey Mulligan, capace di trasformarsi in ogni ruolo con magnetismo assoluto. Le indiscrezioni però si spingono oltre, parlando di trattative con Daniel Craig e Meryl Streep.

E qui il rumour più esplosivo: Meryl Streep come Aslan. Un’interpretazione del genere riscriverebbe la percezione stessa del personaggio, trasformandolo non solo in guida e simbolo, ma in una presenza quasi mistica capace di far tremare l’aria con un ruggito e commuovere con un solo sguardo. Un’Aslan al femminile potrebbe diventare uno dei momenti più memorabili nella storia del fantasy al cinema.

C’è poi chi sussurra che Greta Gerwig potrebbe coinvolgere ancora una volta la sua musa, Saoirse Ronan, creando così un ponte diretto tra la sensibilità autoriale della regista e l’anima poetica dell’universo di Lewis.


Una Narnia “rock and roll”

Tra le dichiarazioni più enigmatiche arrivate finora, spicca quella della produttrice Amy Pascal, che ha promesso una Narnia “tutta incentrata sul rock and roll”. L’affermazione ha già acceso la fantasia dei fan: significa forse una colonna sonora elettrica e inaspettata? Un ritmo narrativo più frenetico? Costumi e scenografie con una vena glam?

Immaginate un Mr. Tumnus che suona la chitarra elettrica in un bosco innevato o una Strega Bianca che avanza tra fumi e luci da concerto rock. Visioni audaci, certo, ma chi conosce Greta Gerwig sa che la sua forza sta proprio nel sovvertire le regole senza tradire l’essenza delle storie che racconta.


Perché iniziare da Il nipote del mago

Scelta tutt’altro che casuale, quella di partire non da Il leone, la strega e l’armadio, ma da Il nipote del mago. Pubblicato nel 1955 ma cronologicamente primo nella saga, questo romanzo svela le origini di Narnia: la creazione del mondo, il primo incontro con Aslan, la nascita del lampione nel bosco e la storia dell’armadio magico.

È una decisione che potrebbe rivelarsi vincente, offrendo al pubblico un’esperienza di scoperta totale, simile a quella che Peter Jackson seppe dare con Il Signore degli Anelli.


Un progetto monumentale

Netflix ha acquisito i diritti di tutti i sette libri già nel 2018, ma solo nel 2022 l’annuncio di Greta Gerwig alla regia ha trasformato il sogno in un piano concreto. Inizialmente si parlava di due film, ma ora circolano voci su un progetto molto più ampio: otto pellicole per raccontare l’intera saga, con la possibilità di approfondire alcuni volumi in più tempo.

Il budget stimato supera i 200 milioni di dollari, con una campagna marketing che potrebbe aggiungerne altri 100. Obiettivo dichiarato: superare i 450 milioni di incassi globali, sfidando i colossi del fantasy e puntando al cuore di due pubblici distinti ma complementari: i nuovi spettatori e chi è cresciuto tra le pagine di C.S. Lewis.


Un’uscita “fuori dagli schemi” per Netflix

La data da segnare in agenda è il Giorno del Ringraziamento 2026. In un’inedita mossa strategica, Netflix distribuirà il film in esclusiva nelle sale – anche in formato IMAX – per due settimane prima di portarlo in streaming. Una scelta che dimostra l’ambizione di questo progetto e la fiducia nel richiamo del grande schermo.


L’attesa e l’hype

Le prime riprese in esterni a Londra sono previste per settembre, subito dopo la partecipazione di Greta Gerwig alla Mostra del Cinema di Venezia con Jay Kelly, il nuovo film di Noah Baumbach in cui lei stessa recita. Intanto, nei reparti tecnici, luci ed effetti visivi sono già in fermento.

Ogni foto rubata dal set, ogni voce di casting, ogni dichiarazione misteriosa alimenta l’hype. Il portale per Narnia si sta riaprendo, e questa volta promette un’avventura che potrebbe ridefinire il fantasy al cinema per la prossima generazione.


E ora la parola passa a voi: vi piacerebbe vedere Meryl Streep nei panni di Aslan? L’idea di una Narnia “rock” vi intriga o vi spaventa? E quale libro della saga vorreste vedere sullo schermo dopo Il nipote del mago? Raccontatelo nei commenti: il viaggio oltre l’armadio è appena iniziato, e sarà ancora più emozionante se lo affronteremo insieme.

The Mythmakers: Tolkien e Lewis, un’amicizia che ha cambiato per sempre la letteratura fantasy

Nel vasto e affascinante universo della letteratura fantasy, pochi nomi brillano quanto quelli di J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis. Le loro opere hanno lasciato un’impronta profonda nell’immaginario collettivo, portandoci in mondi dove il Bene e il Male si affrontano tra creature leggendarie, foreste incantate e leoni parlanti. Ma dietro il successo immortale de Il Signore degli Anelli e delle Cronache di Narnia si cela una storia umana, autentica, fatta di cameratismo, ispirazione reciproca, confronti accesi e profonde riflessioni. Una storia di amicizia che John Hendrix ha trasformato in una graphic novel tanto raffinata quanto emozionante: The Mythmakers.

Entrare tra le pagine di The Mythmakers è come varcare la soglia di un portale magico, esattamente come suggerisce l’autore stesso. Non ci troviamo davanti a una semplice biografia illustrata, ma a un’esperienza narrativa immersiva, un viaggio visivo e letterario che ci accompagna per mano nel cuore di un’epoca – e nel cuore di due menti straordinarie. Hendrix, con il suo stile illustrativo vibrante e una narrazione affascinante a metà strada tra il romanzo grafico e il saggio visivo, ci racconta non solo i momenti salienti della vita dei due scrittori, ma soprattutto il tessuto invisibile della loro amicizia.

Tutto ha inizio nell’infanzia, che per entrambi – sebbene separatamente – fu caratterizzata da un amore precoce per le storie, per i mondi immaginari e per la parola scritta. Ma è la Prima Guerra Mondiale a segnare davvero un punto di svolta. Lewis e Tolkien, ancora giovani uomini, si trovano immersi nell’orrore delle trincee, un’esperienza che lascerà cicatrici indelebili e influenzerà profondamente la loro produzione letteraria. Quando, nel 1929, si incontrano per la prima volta a Oxford, non sanno ancora che quell’incontro cambierà il corso della loro vita – e della letteratura fantasy – per sempre.

The Mythmakers segue con delicatezza ma anche con grande forza narrativa l’evolversi di questa amicizia. Hendrix non ha alcun timore di mostrare anche le ombre: le divergenze, i silenzi, le incomprensioni che negli anni si sono insinuate nel loro legame. Ma ciò che emerge con maggior vigore è l’intenso scambio intellettuale tra i due, l’influenza reciproca che li ha spinti a osare, a scrivere ciò che davvero volevano scrivere, anche quando il mondo accademico snobbava la fantasy come un genere infantile.

Senza Lewis, molto probabilmente Tolkien non avrebbe mai pubblicato Lo HobbitIl Signore degli Anelli. E senza Tolkien, Lewis forse non avrebbe trovato il coraggio di scrivere Il leone, la strega e l’armadio. Hendrix descrive la loro amicizia con un termine che scalda il cuore: “compagnia”. Una parola che evoca non solo il senso di fratellanza, ma anche l’eco della Compagnia dell’Anello e dei coraggiosi protagonisti di Narnia. Perché, in fondo, l’amicizia tra Tolkien e Lewis era una sorta di avventura epica a sua volta, fatta di dialoghi infiniti, tazze di tè fumante, sigarette accese e manoscritti commentati a margine con passione e severità.

L’elemento visivo è ciò che rende The Mythmakers davvero speciale. Hendrix non si limita a illustrare: racconta con le immagini. Le tavole sono ricche, evocative, piene di dettagli che fanno la gioia di chi conosce anche solo superficialmente il mondo tolkeniano e quello lewisiano. Attraverso due personaggi simbolici – un leone e un mago, evidenti richiami ad Aslan e Gandalf – l’autore ci guida lungo i sentieri tortuosi della memoria, trasformando episodi storici in parabole mitiche. Il risultato è commovente: si ride, si sorride, ci si commuove e ci si lascia incantare.

Per chi è già esperto conoscitore di questi due giganti della letteratura, l’opera rappresenta una rilettura emozionante di una storia nota ma mai narrata così bene per immagini. Per chi, invece, si avvicina per la prima volta ai nomi di Lewis e Tolkien, The Mythmakers è una porta spalancata su un universo fatto di parole, sogni e amicizie indissolubili. E la scelta di presentare tutto questo sotto forma di graphic novel è più che azzeccata: è coraggiosa, moderna e accessibile, capace di parlare a lettori di tutte le età.

John Hendrix, già noto per The Faithful Spy e Miracle Man, conferma ancora una volta la sua straordinaria capacità di unire arte, narrazione e contenuti storici. Professore e illustratore pluripremiato, Hendrix non si limita a disegnare: costruisce mondi. E in The Mythmakers, costruisce un mondo che è anche un tributo appassionato alla forza dell’amicizia creativa, quella che plasma mondi immaginari e li rende eterni.

Questa graphic novel non si legge semplicemente: si vive. E quando si chiude l’ultima pagina, si resta con la sensazione di aver percorso un lungo cammino al fianco di due amici straordinari, con il cuore pieno di gratitudine per ciò che ci hanno lasciato.

Hai già letto The Mythmakers? Conosci la storia dell’amicizia tra Tolkien e Lewis? Ti va di raccontarci le tue impressioni o condividere il tuo amore per questi due autori? Lascia un commento qui sotto e unisciti alla discussione! E se l’articolo ti è piaciuto, condividilo con i tuoi amici sui social: diffondiamo insieme la bellezza di questa storia indimenticabile.

Le Cronache di Narnia: un viaggio tra magia e controversie

Le Cronache di Narnia: chi non conosce questa fantastica saga che ha incantato generazioni di lettori? Ma sapevi che questi libri, così amati da grandi e piccini, sono stati spesso al centro di polemiche e addirittura banditi in alcuni Paesi? Scopriamo insieme perché.

Un successo mondiale con un passato turbolento

Nata dalla penna di C.S. Lewis nel 1939, la serie di Narnia è un vero e proprio fenomeno letterario, tradotta in oltre 47 lingue e venduta in milioni di copie. La sua storia, ambientata in una terra magica e piena di avventure, ha conquistato il cuore di milioni di lettori. Ma il successo di Narnia non è stato sempre rose e fiori.

Perché bandire un classico della letteratura?

Potresti chiederti: ma come è possibile che libri così amati siano stati banditi? I motivi sono più di uno e spesso legati a interpretazioni soggettive e a contesti storici particolari.

  • Troppa violenza per i più piccoli: Uno dei principali motivi per cui Le Cronache di Narnia sono finite nel mirino della censura è la presenza di scene di battaglia e di violenza. Alcuni critici hanno ritenuto questi contenuti inappropriati per un pubblico giovane.
  • Simbolismo religioso: Un altro motivo di polemica è il forte simbolismo religioso presente nei libri, in particolare riferimenti al cristianesimo. In alcuni Paesi, questi contenuti sono stati considerati troppo espliciti e non adatti a tutti.

Un’opera controversa ma amata

Nonostante le polemiche, Le Cronache di Narnia rimangono un’opera letteraria di grande valore, capace di stimolare la fantasia e l’immaginazione dei lettori di tutte le età. La sua capacità di affrontare temi universali come il bene e il male, l’amicizia e il coraggio la rendono un classico intramontabile.

Il genere Fantasy: caratteristiche e icone

Il fantasy è un genere letterario che da secoli incanta lettori di ogni parte del mondo, trasportandoli in mondi fantastici dove la magia, gli eroi e le avventure senza tempo sono protagonisti indiscussi. Sebbene molti associno il fantasy al XX secolo, le sue radici affondano in epoche ben più remote, nel folclore e nei racconti popolari tramandati oralmente. Questi racconti, spesso ispirati a eventi reali che venivano mitizzati, hanno gettato le fondamenta del soprannaturale e del fantastico che oggi riconosciamo come cuore pulsante del fantasy moderno.

La vera consacrazione del fantasy come genere letterario, tuttavia, si deve a George MacDonald, che ha scritto storie esplicitamente fantastiche, pioniere in un terreno ancora poco esplorato. Ma è con J.R.R. Tolkien e la sua straordinaria saga de Il Signore degli Anelli che il fantasy ha raggiunto il suo apice. Tolkien ha creato un mondo mitologico che ha definito uno standard completamente nuovo, slegato dalla storia umana, e ha ispirato generazioni di scrittori e lettori. Da allora, il fantasy ha continuato a evolversi, dando vita a un multiverso di sottogeneri che esplorano tematiche e ambientazioni sempre diverse, ma tutte unificate dal desiderio di far viaggiare la mente attraverso terre straordinarie e imponenti battaglie tra il bene e il male.

La Struttura del Fantasy: Tra Eroi e Mondi Straordinari

Uno degli aspetti che rende il fantasy così affascinante è la sua struttura narrativa. Sebbene ogni storia abbia le proprie peculiarità, esistono elementi fondamentali che legano tra loro le principali opere del genere. Tutto inizia con la creazione di un mondo fantastico, che è sempre ben definito, ricco di dettagli e leggi proprie, dalla geografia alla magia. Questo mondo, spesso parallelo al nostro, si anima con le avventure degli eroi che lo popolano, figure destinate a compiere viaggi epici che sono sia fisici che interiori. Il loro cammino è pieno di sfide che li costringono a crescere, a fare i conti con le proprie paure e, in molti casi, a superare ostacoli che simboleggiano prove morali e psicologiche.

A fianco del protagonista, ci sono sempre gli alleati: personaggi secondari che contribuiscono a rendere la trama più profonda, sia con il loro supporto pratico nelle battaglie, sia con il loro aiuto emotivo. Il culmine della storia arriva con lo scontro finale, un momento di grande tensione in cui si decide non solo il destino dell’eroe, ma anche quello dell’intero mondo fantastico. E, una volta che l’obiettivo è raggiunto, l’eroe è trasformato, in molti casi, in un simbolo di cambiamento personale, ma anche collettivo.

I Sottogeneri del Fantasy: Un Mondo di Possibilità Infinite

Il termine “fantasy” racchiude un universo ricco di sottogeneri, ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità. C’è davvero qualcosa per tutti i gusti, che si tratti di avventure epiche, racconti oscuri o magie intrecciate alla storia.

High Fantasy è forse il sottogenere più conosciuto, quello che ci porta in mondi completamente immaginari, distaccati dalla realtà. Le leggi fisiche, sociali e magiche sono create da zero, come nel caso di Il Signore degli Anelli di Tolkien o Il Trono di Spade di George R.R. Martin, dove la lotta tra il bene e il male è il motore della trama. Le battaglie epiche, la magia che permea ogni aspetto del mondo e il destino degli eroi sono i tratti distintivi di questa corrente.

Al contrario, il Low Fantasy si distingue per l’approccio più sobrio e radicato nella realtà. Qui la magia è rara, discreta e spesso temuta, come in La Bussola d’Oro di Philip Pullman, dove il fantastico emerge lentamente in un contesto realistico. I protagonisti non sono supereroi, ma persone comuni, a volte moralmente complesse, impegnate in lotte più personali che universali.

Per gli amanti del brivido, il Dark Fantasy è la scelta ideale. In opere come Le Cronache dei Vampiri di Anne Rice o Berserk di Kentaro Miura, la magia e l’orrore si fondono, creando atmosfere cupe e inquietanti. Qui i confini tra il bene e il male sono sfumati e gli anti-eroi devono affrontare minacce soprannaturali, creature mostruose e dilemmi morali che mettono alla prova la loro umanità.

Il Sword and Sorcery è il regno delle avventure adrenaliniche, dove eroi carismatici come Conan il Barbaro si destreggiano tra battaglie violente, magia selvaggia e ambientazioni selvagge. Opere come la saga di Fafhrd e il Gray Mouser di Fritz Leiber trasportano il lettore in un turbine di azione e magia, dove la vittoria dipende più dalle capacità individuali che dalla lotta per il bene dell’intero mondo.

L’Urban Fantasy porta il fantastico nel mondo moderno, fondendo la magia con la quotidianità urbana. Neverwhere di Neil Gaiman è l’esempio perfetto di un mondo sotterraneo magico, che coesiste accanto al nostro, mentre la serie di Harry Dresden di Jim Butcher esplora un Chicago abitata da creature soprannaturali, dove la magia è sempre dietro l’angolo.

Il Fantasy Storico unisce eventi storici e elementi soprannaturali, come in Jonathan Strange & Mr Norrell di Susanna Clarke e La saga di Temeraire di Naomi Novik, dove la magia arricchisce il passato con un tocco fantastico. Il Portal Fantasy, come Le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, trasporta i protagonisti in mondi fantastici attraverso portali, simbolizzando trasformazioni personali e esplorazioni. Il Grimdark Fantasy, con opere come La Prima Legge di Joe Abercrombie, presenta mondi spietati e moralmente ambigui, in cui i protagonisti sono anti-eroi in lotta per la sopravvivenza in un universo brutale e privo di speranza.

Un Viaggio Senza Fine nel Mondo del Fantasy

Il fantasy è un genere che ha saputo catturare l’immaginazione di milioni di lettori in tutto il mondo, creando mondi così ricchi e complessi che ogni volta che ci si immerge in una nuova storia, si ha la sensazione di scoprire qualcosa di straordinario. Che si tratti di epiche battaglie, di misteri da svelare o di universi oscuri e inquietanti, il fantasy ha sempre qualcosa da offrire a chi è disposto a lasciarsi trasportare oltre i confini della realtà. E tu, quale mondo fantastico esplorerai oggi?

La Terra di Mezzo nacquè in un Pub

Nel 50° anniversario della morte di J.R.R. Tolkien, i suoi eroi fantastici sono ancora al centro dell’attenzione, grazie anche al cinema e alla serie tv. Sono diventati così popolari che le sue opere scientifico/letterarie sul Medioevo sassone e celtico sono finite nel dimenticatoio. Ma non possiamo biasimare il buon vecchio Tolkien, perché a quanto pare tutto è iniziato per caso, dopo una serata trascorsa al pub. Immaginatevi la scena: stanno discutendo di draghi, quando uno dei presenti, che si spalma tranquillamente sul divano a succhiarsi la pipa, si vanta di averli visti di persona. Spettacolare! C’erano proprio questi argomenti che si dibattevano tra Tolkien e i suoi amici, tra cui il famoso scrittore C.S. Lewis, autore delle famose Cronache di Narnia.

Così, spinto dall’energia del pub e dall’incontro con il suo amico scrittore, Tolkien decide di mettere su carta le avventure di queste strane creature chiamate Hobbit. Non so voi, ma io mi immagino così Tolkien, piccolo ma pacato, pallido e parlantina sciolta, seduto al pub con la sua pinta di birra tra le mani, a discutere di draghi, elfi e orchi come se fossero cose di tutti i giorni. Non c’è da stupirsi che gli amici abbiano creato un club di discussione letteraria chiamato “Gli Inklings”, dove si riunivano ogni giovedì per parlare di queste strane creature e di tutto ciò che riguardava il fantastico.

Ma la vera scintilla si accende quando Tolkien, nel bel mezzo dell’esame dei compiti dei suoi studenti, legge una pagina bianca e senza pensare troppo scrive le famose parole: “In un buco del terreno viveva un hobbit. Era solo l’inizio, ma in quel momento Tolkien sapeva di aver scoperto qualcosa di straordinario. Non aveva intenzione di pubblicare il suo lavoro, voleva solo divertirsi e lasciare libera la sua immaginazione, ma gli amici entusiasti parlavano di queste avventure ovunque. Alla fine, decise di consegnare il manoscritto a una casa editrice e così nacque il famoso libro “Lo Hobbit“. Le recensioni furono per lo più positive, ma c’erano sempre quei critici che facevano confronti con “Alice nel paese delle meraviglie” e che volevano etichettare Tolkien come un professore che giocava con argomenti astrusi. Ma Tolkien, con la sua ironia tagliente, rispose che di solito un professore che si diverte gli ricordava un elefante che fa il bagno. Che risposta fantastica!

Ma Tolkien non si fermò qui, no signori. Sentì che aveva ancora molto da dire e così cominciò a scrivere “Il Signore degli Anelli“. Questa volta, però, l’editore aveva dei seri dubbi: un libro per adulti che faceva seguito a un libro per bambini, più lungo di “Guerra e Pace” e pieno di versi, lingue immaginarie e alfabeti di fantasia. Insomma, sembrava un disastro economico in arrivo. Ma alla fine l’opera di Tolkien ha avuto successo e continua ad affascinare generazioni di lettori, perché alla fine, come tutte le favole, ha quel qualcosa di magico che ci cattura e ci fa sognare.

Narni VS Narna. L’amicizia di C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien

C’era una volta una magica città chiamata Narnia. Sì, perché Narnia è il nome antico in latino dell’attuale Narni, uno splendido comune ubicato in Umbria. Questo luogo incantevole, situato nel cuore dell’Italia, rappresenta il meglio che la nostra terra può offrire: sorge infatti su una collina, a un’altitudine di 260 metri, ed è considerata uno dei borghi più suggestivi dell’intera regione umbra. La storia di Narni è ricca di avvenimenti: è abitata fin dal periodo Paleolitico e, nel primo millennio a.C., gli Osco-Umbri si stabilirono proprio lì chiamando il loro insediamento Nequinum. Successivamente, Narni cadde presto sotto il dominio dell’Impero Romano e il nome del borgo venne cambiato da Nequinum a Narnia, facendo parte del regno. Nonostante le prime notizie sulla città risalgano al VI secolo a.C., è solo nel Medioevo che Narni ha subito una trasformazione, assumendo l’aspetto attuale che ammiriamo oggi. Questa perla architettonica, capace di far sognare ogni viaggiatore, ha persino conquistato il famoso scrittore C.S. Lewis.

Il suo capolavoro, “Le Cronache di Narnia”, è una serie di romanzi high fantasy ambientati principalmente propro in una terra immaginaria chiamata, appunto, Narnia. Pubblicata tra il 1950 e il 1956, questa serie di romanzi è stata tradotta in 47 lingue e ha venduto oltre 100 milioni di copie, diventando una delle opere letterarie più popolari del XX secolo ispirando una serie di film cinematografici. I romanzi, pur narrando una storia fantastica. secondo la critica letteraria, rappresentano una trasfigurazione del messaggio cristiano attraverso l’uso di forti simboli esoterici.

Ma come è arrivato C.S. Lewis a tutto questo?

Il grande scrittore, una delle menti più illuminate della seconda metà del Novecento, era nato a Belfast nel 1898 ed era stato fortemente influenzato da un incontro particolare che aveva generato una grande amicizia: John Ronald Reuel Tolkien, il futuro autore de “Il Signore degli Anelli” trovo proprio in Lewis un amico con cui condividere un triste passato comune. Sia l’autore di Narnia che il Professore di Arda, che era sei anni più grande di Lewis, avevano perso prematuramente la madre: un accadimento in “comune”  che per Tolkien si risolse nel conforto nella fede: entrambe le famiglie avevo radici cristiane, sebbene cattoliche per Tolkien e protestanti quella di Lewis. Inoltre entrambi avevano combattuto nella Grande Guerra, in prima linea sul fronte occidentale e ambedue avevano un profondo interesse per la mitologia e la letteratura Tolkien probabilmente era una sorta di fratello maggiore per Lewis: inizialmente, questa somiglianza aveva suscitato in Lewis una certa diffidenza, come scrive ironicamente nella sua autobiografia “Surprised by Joy” (pubblicata nel 1955):

“Alla mia venuta in questo mondo mi avevano (tacitamente) avvertito di non fidarmi mai di un papista, e (apertamente) al mio arrivo nella facoltà di inglese di non fidarmi mai di un filologo. Tolkien era entrambe le cose”.

Ma è proprio questo “papista” e “filologo” – Tolkien – a spalancare le porte di una nuova comprensione del Cristianesimo che Lewis aveva rifiutato nell’adolescenza, proprio a partire dai vecchi miti pagani i quali, secondo Tolkien, parlano tutti di morte e resurrezione.

Per Lewis, è stata una vera illuminazione. È la nascita di una compagnia esclusiva chiamata “Inklinks”, molto più di un salotto letterario, ma un legame di artisti che ha segnato la vita culturale britannica dagli anni ’30 agli anni ’50.

Nel settembre del 1931, l’opportunità si presenta durante una lunga conversazione notturna con Tolkien, Charles Williams (autore del celebre “The Place of the Lion”) e Hugo Dyson. Tolkien suggerisce a Lewis che il Cristianesimo può essere considerato come l’unica verità in grado di riassumere, comprendere e sciogliere i miti pagani e le credenze degli antichi. Alla luce di queste considerazioni, il Cristianesimo inizia ad apparire agli occhi di Lewis non solo come una religione o una filosofia, ma come il “riassunto e l’attualizzazione” di tutti i miti e le culture preesistenti, come egli stesso scrive in “Surprised by Joy”. Dopo una settimana, Lewis comunica ai suoi amici la sua conversione. E ciò che interessa a Lewis è il Cristianesimo che lui stesso non si stanca di “propagandare”, quello che ha avuto un significato particolare nella sua vita: riconoscere il significato del giusto e dell’ingiusto e la legge morale che è inscritta nel cuore di ogni uomo.

Ed è proprio questo che è facile riconoscere nelle “Cronache di Narnia“, che sono ricche di leggende gotiche e magie appartenenti al Bene e al Male, nonché di prove di iniziazione attraverso cui i quattro fratelli protagonisti riscoprono se stessi, liberando il regno di Narnia dalla tirannia della Strega Bianca.

Potrebbe sembrare che tutto questo abbia poco a che fare con la nostra amata cittadina Umbra storia, se non fosse che prove recenti hanno dimostrato l’interconnessione tra la cittadina di Narni, la sua Rocca e la saga fantastica creata da C.S. Lewis. Walter Hooper, segretario e biografo di C.S. Lewis, ha rivelato che l’autore aveva trovato il nome “Narnia” consultando il suo atlante Murray’s Small Classical Atlas, edizione G.B. Grundy del 1904, che aveva acquistato mentre leggeva i classici con il suo istitutore Kirkpatrick presso Great Bookham. A pagina 8 di questo atlante si trova una mappa dell’Italia con iscrizioni in latino. Lewis aveva sottolineato il nome di una piccola città chiamata Narnia semplicemente perché amava il suono di quella parola. Narnia, o “Narni” in italiano, si trova in Umbria, a metà strada tra Roma e Assisi, come si legge nella sua biografia del 2002 “C.S. Lewis: A Biography”. In effetti, Narni ha sempre avuto un’atmosfera magica. Esiste persino una leggenda che narra di un’alleanza tra Narni e Perugia: le due città si unirono per sconfiggere un mostruoso grifone, che venne ucciso da entrambe. La pelle di questo animale mitologico fu ottenuta da Narni, mentre Perugia conservò le ossa. Ecco perché il simbolo di Narni è un grifone rosso, mentre quello di Perugia è bianco.

Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio

Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio è lo spettacolare adattamento live-action del classico della letteratura di C.S. Lewis. L’avventura senza tempo narrata da C.S. Lewis, segue le vicende dei quattro fratelli Pevensie nell’Inghilterra della Seconda Guerra Mondiale: Lucy, Edmund, Susan e Peter. Un giorno entrano per caso nel mondo di Narnia, passando attraverso un armadio magico mentre stanno giocando a nascondino nella casa in campagna di un anziano professore. Qui i bambini scoprono una terra affascinante e pacifica, abitata da animali parlanti, nani, fauni, centauri e giganti, tuttavia, questo mondo fatato è minacciato dall’eterno inverno scatenato dalla malvagia Strega Bianca Jadis. Guidati dal nobile e mistico leone Aslan, i bambini riusciranno a sconfiggere la Strega Bianca, impegnandosi in una spettacolare battaglia che libererà per sempre Narnia dal gelido incantensimo di Jadis.

Il film è diretto dal neozelandese Andrew Adamson (premio Oscar® per “Shrek”, “Shrek 2”), che ha contribuito alla sceneggiatura scritta dalla vincitrice di un Emmy Anne Peacock (“A Lesson Before Dying”, HBO) e da Christopher Markus e Stephen McFeely. Il film è prodotto dal filmmaker premio Oscar® Mark Johnson. Per portare sul grande schermo la sua fantasiosa visione della storia, Adamson si è assicurato il talento del direttore della fotografia candidato all’Oscar® Donald McAlpine, A.S.C., A.C.S., dello scenografo candidato all’Oscar® Roger Ford, della costumista Isis Mussenden, dei montatori Sim Evan- Jones e Jim May e del compositore Harry Gregson-Williams.

Basato sui libri di: C.S. Lewis. Regia: Andrew Adamson. Cast: Tilda Swinton, James McAvoy, Rupert Everett, Jim Broadbent, Ray Winstone, Dawn French. Sceneggiatura: Anne Peacock e Andrew Adamson, Christopher Markus & Stephen McFeeley (CREDIT NOT FINAL). Produttore: Mark Johnson. Produttori esecutivi: Philip Steuer, Andrew Adamson, Perry Moore.