The Smashing Machine: Dwayne Johnson si reinventa e punta agli Oscar con il biopic MMA di Benny Safdie

C’è qualcosa di magnetico nel vedere un’icona reinventarsi. Nel 2025 questo fascino prende il volto, i muscoli e – sorprendentemente – la vulnerabilità di Dwayne “The Rock” Johnson, che con The Smashing Machine si lancia in un’impresa che potrebbe ridefinire la sua carriera. Diretto da Benny Safdie, già celebre per l’energia grezza e disorientante di Uncut Gems, il film non è solo un biopic sportivo: è un viaggio nella fragilità di un uomo che, dietro i guantoni e i muscoli, nasconde ferite profonde. L’opera racconta la parabola di Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste, nel periodo cruciale tra il 1997 e il 2000. Sono gli anni selvaggi del PRIDE FC, quando l’MMA era ancora lontana dall’essere la macchina miliardaria di oggi e gli atleti si spingevano oltre i limiti per pochi dollari e molta gloria. Kerr, però, non combatte soltanto contro avversari nell’ottagono: le sue battaglie più dure sono quelle contro la dipendenza da antidolorifici, i crolli emotivi e un rapporto sentimentale logorato da incomprensioni e co-dipendenze.

Safdie costruisce il racconto con uno stile che oscilla tra il documentario e la tragedia esistenziale. Ma se la sceneggiatura lascia spesso zone d’ombra sul passato e sulla psicologia del protagonista – quasi a voler suggerire che Kerr sia una figura inafferrabile – la performance di Dwayne Johnson squarcia queste nebbie. È lui, e solo lui, a rendere Kerr un uomo vivo sullo schermo. Non c’è traccia del carisma guascone di “The Rock”: al suo posto troviamo un uomo goffo, introverso, a tratti fragile. Nei silenzi, nelle esitazioni e negli sguardi smarriti, Johnson dimostra una profondità attoriale che finora il grande pubblico non aveva mai potuto scorgere.

Accanto a lui, Emily Blunt conferma ancora una volta la sua straordinaria versatilità. Il suo ruolo di Dawn Staples, compagna di Kerr, non cade nello stereotipo della “moglie di supporto” che salva l’eroe tormentato. Dawn è un personaggio complesso, fragile e irrequieto quanto il protagonista. Non è la dolce metà che porta equilibrio, ma una donna con i suoi demoni, capace di amare e distruggere allo stesso tempo. In questo ribaltamento di tropi narrativi sta una delle intuizioni più intelligenti di Safdie, che non si limita a replicare la formula dei grandi drammi sportivi, ma la mette in discussione.

A rendere The Smashing Machine un oggetto di culto in potenza è anche la cura maniacale con cui viene ricostruito il mondo del fighting anni ’90. Tra cameo di campioni reali come Bas Rutten e Mark Coleman, la presenza del pugile Oleksandr Usyk nei panni della leggenda Igor Vovchanchyn e le riprese in 16mm curate da Maceo Bishop, il film respira autenticità. Non è solo una cronaca sportiva: è un affresco sporco e granuloso di un’epoca in cui i pionieri delle MMA sacrificavano corpo e mente per un riconoscimento che, spesso, non arrivava mai.

La colonna sonora firmata da Nala Sinephro accentua questo senso di sospensione. Lontana dai consueti crescendo epici dei film sportivi, accompagna le immagini con un tappeto sonoro etereo, quasi meditativo, che mette al centro l’interiorità più che lo scontro fisico. Il risultato è un’esperienza immersiva, ipnotica, che si discosta dal cinema mainstream per abbracciare un’estetica radicale, marchio di fabbrica della A24.

La prima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia ha consacrato l’opera, con Safdie premiato con il Leone d’Argento per la regia e Johnson acclamato come rivelazione. Da lì, il passaggio al Toronto International Film Festival ha consolidato l’hype, alimentando voci su una possibile candidatura all’Oscar per Johnson. Sarebbe un evento storico: l’ex wrestler, simbolo dei blockbuster muscolari, pronto a essere riconosciuto come interprete drammatico di primo piano.

Eppure The Smashing Machine resta un film ambiguo. C’è chi lo definisce un’agiografia elegante, più interessata a celebrare Kerr che a scandagliarne davvero l’anima. È una critica legittima: molte zone restano inesplorate, e la sceneggiatura sembra quasi arrendersi all’idea che Kerr sia “incomprensibile”. Ma proprio in questa frustrazione si nasconde la forza dell’opera: ci costringe a confrontarci con il vuoto, con le domande senza risposta che accompagnano le vite di chi si consuma nella lotta, dentro e fuori dal ring.

Il finale, con i cartelli che ricordano come gli atleti moderni raccolgano fortune grazie ai sacrifici dei pionieri, è una dichiarazione d’intenti. The Smashing Machine non pretende di spiegare tutto: vuole ricordare. Vuole che il nome di Mark Kerr non cada nell’oblio. Missione compiuta, verrebbe da dire. Ma il vero colpo da KO lo assesta Dwayne Johnson, capace di trasformare un film imperfetto in un’esperienza memorabile.

Il 3 ottobre 2025, data di uscita mondiale, non segnerà solo l’arrivo di un nuovo dramma sportivo. Sarà il giorno in cui scopriremo se “The Rock” saprà davvero diventare Dwayne Johnson, attore con la A maiuscola. E forse, per una volta, non aspettiamo che alzi il sopracciglio. Aspettiamo che lo abbassi, e che ci mostri le sue lacrime.

Giant: Il film sulla leggenda della boxe Prince Naseem Hamed, tra razzismo, sport e riscatto

Il mondo della boxe ha sempre affascinato gli appassionati di sport e cinema, offrendo storie epiche di riscatto, sacrificio e determinazione. “Giant”, il nuovo film biografico che racconta la storia del pugile britannico-yemenita Prince Naseem Hamed, si inserisce perfettamente in questa tradizione, raccontando non solo la sua ascesa nel mondo della boxe, ma anche le difficoltà razziali e sociali che ha dovuto affrontare durante la sua carriera. Con un cast stellare, una regia impeccabile e una trama coinvolgente, “Giant” promette di diventare uno dei film più emozionanti degli ultimi anni.

La trama di “Giant”: un pugile dal cuore di ferro

“Giants” segue la vita di Prince Naseem Hamed, interpretato da Amir El-Masry, che cresce nelle strade operaie di Sheffield, una città industriale della Gran Bretagna. Figlio di immigrati yemeniti, Naseem si trova a dover affrontare numerose difficoltà fin dalla sua infanzia, tra cui l’islamofobia dilagante e il razzismo della Gran Bretagna degli anni ’80 e ’90. La sua vita cambia quando incontra Brendan Ingle, interpretato da Pierce Brosnan, un operaio dell’industria siderurgica che si è reinventato come allenatore di boxe. La loro collaborazione, inizialmente improbabile, diventa il motore che spingerà Naseem a diventare uno dei pugili più dominanti della sua generazione.

La trama si sviluppa tra allenamenti, sacrifici e battaglie sul ring, dove l’incredibile talento di Naseem emerge grazie allo stile di boxe poco ortodosso che ha fatto la sua fortuna. La sua personalità arrogante e la fiducia incrollabile nelle proprie capacità lo portano a conquistare vari titoli mondiali, diventando una figura di spicco nella boxe internazionale. Ma “Giant” non è solo una storia di sport: è anche un racconto di resistenza, in cui il protagonista si trova a fronteggiare pregiudizi e sfide sociali che mettono alla prova la sua determinazione.

Il cast del film: un incontro di talenti

Il cast di “Giant” è uno degli elementi che promette di rendere il film ancora più interessante. Amir El-Masry, attore noto per il suo ruolo in Star Wars – L’ascesa di Skywalker e Faithless, interpreta il protagonista Prince Naseem Hamed, portando sul grande schermo la grinta e l’anima di un pugile che ha fatto della sua unicità la sua forza. Al suo fianco, Pierce Brosnan, celebre per il suo ruolo di James Bond nella saga dell’agente 007, veste i panni di Brendan Ingle, l’allenatore che ha visto il potenziale di Naseem e lo ha guidato verso il successo. La loro chimica sullo schermo è destinata a essere uno dei punti di forza del film.

Nel cast ci sono anche altre figure interessanti, come Austin Haynes, già noto per la serie Adolescence, e Isabelle Bonfrer, che ha recitato in Pandora. La regia è affidata a Rowan Athale, che ha già diretto Strange But True e Wasteland. La sceneggiatura è ispirata alla vicenda reale di Naseem Hamed, pugile che ha scritto pagine indimenticabili della storia della boxe mondiale, con un focus particolare sul rapporto tra lui e il suo allenatore, un legame che ha segnato profondamente la sua carriera.

La produzione e le riprese: un film che nasce in Gran Bretagna

La produzione di Giant è un progetto ambizioso, che ha trovato il suo supporto in nomi prestigiosi come Sylvester Stallone e Braden Aftergood, produttori esecutivi attraverso Balboa Productions. Il film è prodotto da Mark Lane di Tea Shop Productions e Kevin Sampson di White Star Productions, con il finanziamento di AGC Studios e BondIt Media Capital. La produzione ha iniziato le riprese a Leeds nell’aprile 2024, e alcune immagini dal set hanno già mostrato Pierce Brosnan nei panni di Brendan Ingle, suscitando grande attesa tra i fan.

Le riprese inizialmente previste a Malta sono state spostate nel Regno Unito, rendendo Giant una delle prime produzioni a beneficiare del credito fiscale per il cinema indipendente offerto dal governo britannico. Questa decisione ha permesso alla produzione di rimanere più vicina alla storia che racconta, in un contesto che ben si adatta alle atmosfere industriali e operaie di Sheffield, città natale di Naseem Hamed.

L’uscita di “Giant”: una data di lancio da non perdere

Giant è previsto per l’uscita nel 2025 o 2026, un film che promette di regalare emozioni forti e una narrazione appassionante. Gli appassionati di sport, ma anche coloro che amano le storie di riscatto personale, troveranno nel film una fonte di ispirazione e un tributo a una delle figure più importanti della boxe mondiale. La pellicola non solo celebra il talento di Prince Naseem Hamed, ma mette anche in luce il coraggio di affrontare le difficoltà sociali e razziali, un tema più che mai attuale. Giant si preannuncia come un film che saprà conquistare il pubblico con la sua intensa carica emotiva, il suo ritmo coinvolgente e una storia che parla di sport, ma anche di vita. Il viaggio di Prince Naseem Hamed, dall’umiltà delle strade di Sheffield alla gloria sul ring, è una narrazione che trascende il mondo della boxe, raccontando una lotta che va oltre il corpo e arriva al cuore. Con un cast di talento, una regia solida e una trama che tocca temi universali, Giant è destinato a diventare un film che rimarrà nel cuore degli spettatori per molto tempo. Non resta che aspettare con ansia la sua uscita.

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