Durante i The Game Awards 2025, tra trailer roboanti e annunci destinati a monopolizzare le timeline per settimane, un titolo ha fatto breccia nel radar dei fan più attenti con una forza tutta sua. Orbitals non ha urlato, non ha cercato di strafare, ma si è presentato come quelle opere che sembrano sussurrarti all’orecchio: “Ehi, se ami l’anime sci-fi anni ’90 e il caos condiviso sul divano, forse questo gioco è per te”. E da quel momento, per molti di noi, il pensiero è rimasto lì, in orbita. Orbitals è un’avventura cooperativa per due giocatori ambientata in una galassia che sembra uscita direttamente da una VHS consumata a forza di rewind. Colori saturi, design rétro, personaggi che sembrano nati per diventare immediatamente iconici. Il gioco arriverà nel 2026 in esclusiva su Nintendo Switch 2 e porta con sé un pedigree interessante: alla pubblicazione troviamo Kepler Interactive, realtà che negli ultimi anni ha dimostrato di saper scegliere progetti fuori dagli schemi, mentre lo sviluppo è affidato a Shapefarm, studio indipendente con base a Mitaka, Tokyo, qui al suo debutto assoluto con un’opera originale.
La premessa narrativa è semplice solo in apparenza, ed è proprio questo il suo fascino. Due esploratori spaziali, Maki e Omura, si ritrovano a fronteggiare una tempesta cosmica di origine sovrannaturale che minaccia di cancellare la loro stazione spaziale già malridotta. Non sono eroi leggendari, non sono veterani temprati da mille battaglie. Sono entusiasti, un po’ incoscienti, legati da un rapporto che sembra scritto apposta per essere vissuto in cooperativa. Orbitals costruisce tutto attorno a questa dinamica: non si gioca semplicemente insieme, si sopravvive insieme, si sbaglia insieme, si ride insieme.
Il gameplay è pensato fin dall’inizio come esperienza asimmetrica a due. Ogni giocatore ha un ruolo, strumenti diversi, responsabilità che si intrecciano mentre l’astronave sfreccia tra campi di asteroidi ostili e anomalie spaziali che non fanno sconti. La cooperazione non è un’opzione accessoria, ma il linguaggio stesso del gioco. È uno di quei titoli che sembrano dirti chiaramente che da soli non vai lontano, e che la comunicazione è tanto importante quanto i riflessi.
Dal punto di vista tecnico, Orbitals sfrutta Unreal Engine 5 e nasce con l’idea di valorizzare al massimo le possibilità di Nintendo Switch 2. L’esperienza cooperativa è flessibile e inclusiva, pensata per adattarsi a situazioni diverse e a giocatori con abitudini differenti. Si può giocare in locale sullo stesso schermo, condividendo l’avventura sul divano, oppure sfruttare la condivisione del gioco per coinvolgere un’altra console, persino una Switch della generazione precedente. Per chi preferisce l’online, il supporto al GameChat e al microfono integrato promette comunicazioni immediate, perfette per coordinarsi nel caos più totale o per urlarsi addosso quando qualcosa va storto, come da tradizione co-op che si rispetti.
Uno degli aspetti che più colpiscono è la direzione artistica. Shapefarm non ha nascosto l’amore per l’animazione giapponese dei primi anni ’90, e lo ha trasformato in una cifra stilistica riconoscibile. Le cutscene, realizzate in collaborazione con Studio Massket, sono animate a mano e contribuiscono a dare al gioco un’identità fortissima, quasi da serie anime interattiva. Il doppio doppiaggio completo, in giapponese e inglese, rafforza ulteriormente questa sensazione e permette ai giocatori di scegliere l’atmosfera che preferiscono.
Orbitals sembra voler recuperare quella magia tipica dei racconti sci-fi animati di un tempo, dove lo spazio era pericoloso ma anche incredibilmente affascinante, e l’amicizia tra i protagonisti era il vero motore dell’avventura. Non punta sul realismo esasperato né sulla spettacolarizzazione fine a sé stessa, ma su un equilibrio delicato tra azione, collaborazione e stile. È uno di quei giochi che immagini già mentre diventa un cult silenzioso, passato di mano in mano tra amici con un “Devi provarlo, fidati”.
L’esclusiva su Nintendo Switch 2 nel 2026 non fa che aumentare la curiosità. Orbitals sembra cucito addosso all’idea di gioco condiviso che da sempre accompagna le console Nintendo, ma con una sensibilità moderna e una forte impronta autoriale. Se Shapefarm riuscirà a mantenere le promesse intraviste nel trailer, potremmo trovarci davanti a una di quelle sorprese capaci di lasciare il segno senza bisogno di effetti speciali urlati.
Ora la palla passa alla community. Siete pronti a lanciarvi nello spazio insieme a Maki e Omura, a mettere alla prova la vostra sintonia e a scoprire se l’amicizia resiste anche sotto una tempesta cosmica? Raccontateci con chi giochereste Orbitals e che tipo di co-op amate di più: quello tranquillo e coordinato o quello caotico, fatto di urla, risate e disastri memorabili. Perché se c’è una cosa che questo progetto promette, è che nessuna orbita sarà mai solitaria.
