Era il 29 luglio del 1954 quando un libro destinato a cambiare per sempre la storia della letteratura fantasy faceva il suo ingresso timido ma deciso nelle librerie britanniche. Si trattava della prima parte di The Lord of the Rings, meglio noto a noi come Il Signore degli Anelli, l’opera magna del Professore di Oxford, John Ronald Reuel Tolkien. Da quel momento in poi, nulla sarebbe più stato come prima nel mondo della narrativa fantastica. Era nato un mito, un universo, un intero cosmo letterario destinato a plasmare l’immaginario collettivo per generazioni. Eppure, paradossalmente, il suo debutto non fu roboante come quello del più leggero e fiabesco Lo Hobbit, pubblicato nel 1937 e accolto con grande entusiasmo. Lì c’era il viaggio di Bilbo Baggins, un’avventura quasi favolistica, scandita da canzoni e filastrocche, ancora profondamente immersa in un’atmosfera da racconto per ragazzi. Ma Il Signore degli Anelli era un’altra cosa. Era una dichiarazione d’intenti. Un mondo che usciva dal bozzolo dell’infanzia e si tuffava con coraggio nell’epica, nella tragedia, nella Storia con la S maiuscola.
Questa epica trilogia – che poi trilogia non è, ma lo vedremo più avanti – ci catapulta in una Terra di Mezzo molto più cupa, lacerata, dove le ombre incombono e la speranza è una scintilla fragile che rischia di spegnersi ad ogni passo. Non ci sono solo canzoni elfiche o battute scherzose tra hobbit: ci sono guerre millenarie, antichi rancori, linguaggi dimenticati e profezie mai svelate del tutto. Tolkien ci mostra un mondo vivo e complesso, concepito fin nei minimi dettagli, dalle radici mitologiche alle sfumature linguistiche. Perché prima delle storie, per lui, venivano le lingue. Sì, avete letto bene: i suoi idiomi elfici – il Quenya e il Sindarin, solo per citarne due – sono nati prima delle gesta di Frodo, prima di Sauron, prima ancora della Contea.
Non è un caso che lo stesso autore abbia sempre negato ogni intento allegorico nella sua opera, pur concedendo la possibilità di interpretazioni personali. “Detesto cordialmente l’allegoria”, scrisse in una celebre lettera, lasciando ai lettori il compito di scovare riflessi e analogie nella vastità del suo mondo. Eppure, è difficile non sentire echi della Seconda Guerra Mondiale nella figura di Sauron, o non vedere nelle terre devastate del Mordor un inquietante parallelo con le ferite del nostro mondo.
Ciò che affascina de Il Signore degli Anelli è che non è un semplice racconto di bene contro male. È una riflessione sul potere, sul sacrificio, sull’amicizia, sulla corruzione e sulla redenzione. È un romanzo che riesce a essere profondamente umano pur parlando di elfi, nani, stregoni e hobbit. È un viaggio esistenziale che parte da un piccolo anello e finisce per abbracciare i destini di interi popoli.In questo universo vastissimo ci sono curiosità e dettagli che sorprendono ancora oggi. Per esempio, sapevate che nel romanzo Frodo parte per il suo viaggio ben 17 anni dopo il compleanno di Bilbo, non poche settimane come suggerisce il film? O che Legolas, il nostro elfo preferito, non ha mai avuto un colore di capelli ufficialmente confermato nei libri? Gli studiosi si sono scervellati per decenni cercando conferme nei testi, senza arrivare a una conclusione definitiva. E ancora, chi avrebbe mai immaginato che le montagne di una luna di Saturno portassero nomi tolkieniani come Erebor o Monte Fato? La scienza, a quanto pare, non è immune al fascino della Terra di Mezzo.
A proposito di fascino, immaginate un universo parallelo in cui Sean Connery interpreta Gandalf, oppure – udite udite – i Beatles si trasformano nella Compagnia dell’Anello, diretti da Stanley Kubrick. Può sembrare assurdo, ma fu tutto realmente preso in considerazione. John Lennon voleva essere Gollum (giuro!), Paul McCartney Frodo, e George Harrison Gandalf. Tolkien però non era convinto, e la cosa finì lì. Forse per fortuna.E parlando di stranezze, ecco un’altra chicca: Sauron, agli albori del Legendarium, era… un gatto. O meglio, Tevildo, Signore dei Gatti, poi trasformato in Thu, Negromante, e infine evoluto nel Sauron che conosciamo. Chissà come sarebbe cambiata la narrativa se l’Oscuro Signore fosse rimasto un gigantesco felino demoniaco.
Ma la bellezza de Il Signore degli Anelli sta anche nel suo rigore mitologico. I Balrog, ad esempio, sono della stessa “razza” spirituale di Gandalf: entrambi sono Maiar, esseri quasi divini. Quando Gandalf cade nel baratro a Khazad-dûm e combatte contro il Balrog, non sta solo salvando i suoi compagni: sta affrontando un fratello caduto, corrotto dal male. Una battaglia cosmica che rivela il vero spessore di quel “vecchio pazzo” dal bastone e dal cappello a punta.E non dimentichiamoci degli hobbit, che non sono solo protagonisti adorabili: sono l’anima dell’opera. È nella loro semplicità che Tolkien ripone la speranza. Sono loro a dimostrare che il coraggio può celarsi nel cuore più piccolo e che il peso più grande può essere portato da chi meno ci si aspetta.
Il Signore degli Anelli non è una semplice trilogia fantasy. È un mondo. È una mitologia moderna. È una leggenda che continua a vivere, anche dopo 71 anni, in ogni lettore che si perde nelle strade di Minas Tirith, nei boschi di Lothlórien, o nei sentieri erbosi della Contea. Non importa quante volte abbiamo letto il libro, o visto i film di Peter Jackson: ogni rilettura, ogni rewatch, è un ritorno a casa.Tanti auguri quindi, caro Professore, e buon compleanno alla tua meravigliosa opera. Che possa continuare a ispirare, emozionare e unire le generazioni a venire. Perché, in fondo, la vera magia è quella che continua a vivere nei cuori di chi ancora oggi apre quelle pagine con lo stesso stupore della prima volta.
E voi, lettori del CorriereNerd.it, qual è il vostro ricordo più vivido legato a Il Signore degli Anelli? Avete una scena preferita, un personaggio del cuore, una teoria che amate condividere? Raccontatecelo nei commenti e, se questo viaggio nella Terra di Mezzo vi ha emozionati, condividete l’articolo sui vostri social! Che la fiamma di Anor illumini sempre il vostro cammino.
Fonte: jrrtolkien.it/2014/09/13/le-20-cose-da-sapere-sul-signore-degli-anelli.


