James Gunn gela i fan: il “Big Bad” del nuovo DCU non sarà Darkseid — ed è (forse) la scelta più coraggiosa

C’è un suono, un brivido che attraversa la spina dorsale di ogni vero appassionato DC quando il nome viene pronunciato. Non è l’eco della risata squilibrata del Joker, né il tonfo cupo degli stivali di Batman. È il martello cosmico di Darkseid, il signore incontrastato di Apokolips, l’incarnazione granitica dell’ombra profonda del Quarto Mondo di Jack Kirby. Da quando James Gunn ha sollevato il sipario sulla sua ambiziosa tabella di marcia per il nuovo DC Universe — battezzata con l’evocativo titolo di “Gods and Monsters” — una domanda ha sferzato l’aria come un raggio Omega: chi sarà il nemico finale, l’architetto del caos, il filo rosso che terrà insieme le Fasi di questo universo condiviso rifondato?

Ebbene, fan della cultura nerd, la risposta è arrivata ed è destinata a incendiare i forum di discussione: non sarà Darkseid.

Gunn ha messo le cose in chiaro, e le sue motivazioni sono tanto pragmatiche quanto intriganti per chi vive di lore e speculazioni. Il primo ostacolo è l’inevitabile sovrapposizione iconografica e tematica con Thanos, l’eco marvelliana di Darkseid che ha dominato l’epopea cinematografica per un decennio. Per quanto i puristi sappiano che Darkseid è cronologicamente il predecessore e concettualmente ben più stratificato, il grande pubblico vedrebbe una mossa del genere come meno “fresca,” meno distintiva. A questo si aggiunge un’altra, potentissima ragione: la versione di Zack Snyder lo ha già scolpito nell’immaginario recente, offrendo un ritratto muscolare, ieratico e riconoscibile. Ripartire subito dallo stesso “tiranno cosmico” rischierebbe di trasformare il nuovo DCU in una fastidiosa reverberazione di qualcosa che il pubblico ha già assimilato, sia esso in salsa Marvel o in versione Snyder.

Il Mito del Tiranno di Pietra

Per comprendere la risonanza di questa decisione, dobbiamo afferrare chi è Darkseid. Non è solo un cattivo; è un concetto metafisico. È il volto di pietra del dominio assoluto, l’entità che vuole estinguere il libero arbitrio dal Multiverso attraverso il ritrovamento dell’Equazione Anti-Vita. Il suo passato è tessuto nella materia stessa del mito: prima si chiamava Uxas, secondogenito di Yuga Khan e Heggra. Un guerriero che divenne mostro per scelta, ascendendo al trono di Apokolips solo dopo aver assassinato il fratello Drax per impossessarsi della leggendaria Forza Omega. Egli è il despota che regna su un mondo distopico e industriale, una fabbrica per i suoi Paradaemoni, in eterna e ciclica guerra con la luminosa Nuova Genesi dell’Altopadre.

Il suo destino è scritto nelle stelle: la profezia dell’Armaghetto stabilisce che cadrà per mano del proprio figlio. Quel figlio è Orion, gemma di una delle intuizioni più audaci di Kirby, ovvero lo scambio di eredi tra i due regni, un legame indissolubile che semina tragedia, impossibile redenzione e battaglie titaniche.

Nel Canone DC, Darkseid è una tempesta che sconquassa ogni cosa. Il suo nome coincide con “scala cosmica.” Quando i suoi occhi si accendono, l’Effetto Omega trasforma lo spazio-tempo in una pista di caccia personale: i raggi inseguono il bersaglio attraverso le dimensioni, capaci di disintegrazione, teletrasporto, e persino di riportare in vita ciò che hanno annientato. La sua intelligenza tattica, i poteri telepatici e telecinetici, la resistenza sovrumana e i tempi di reazione in microsecondi ne fanno un avversario virtualmente inattaccabile. Eppure, il suo vero tallone d’Achille non è fisico: è l’orgoglio, un’etica distorta dell’onore che, a tratti, lo rende prevedibile. È un dio crudele che preferisce la manipolazione attraverso emissari come DeSaad, le Furie, l’Intergang o il suadente Glorious Godfrey, e che non smette mai di considerare la Terra una ferita aperta da cauterizzare. L’ha invasa, l’ha manipolata, l’ha quasi spezzata in saghe che vanno dal Quarto Mondo all’identità criminale reinventata in Sette Soldati, fino al baratro di Crisi Finale.

Perché Dire “Non Ora” è la Mossa Più Nerd

La storia editoriale di Darkseid è una costellazione di momenti fondamentali, dall’atto di nascita della Justice League nel reboot The New 52 al duello cataclismico con l’Anti-Monitor ne La Guerra di Darkseid. La sua figura è un picco narrativo. Se lo si scala subito, cosa resta dopo? Il rischio è quello di bruciare la curva d’attesa, di riproporre un conflitto “finale” quando il pubblico deve ancora innamorarsi dei nuovi volti, delle alchimie e dei codici estetici del DCU di Gunn.

La scelta di evitare Darkseid significa riscoprire il catalogo sterminato di “mostri e dèi” di casa DC e giocare con traiettorie meno battute sul grande schermo. Questa è la vera scommessa, e la prospettiva più eccitante per la comunità degli appassionati.

I Candidati al Trono Oscuro

Chi potrebbe essere allora l’architetto del caos? Chi brandirà il primo grande disegno in “Gods and Monsters”?

Pensiamo a Brainiac: intelligenza fredda, collezionista di città e di conoscenza. Perfetto per un’epopea fantascientifica che parli di algoritmi, controllo e colonialismo digitale. Un nemico della mente, non solo dei muscoli. O ancora, l’Anti-Monitor: un incubo metafisico che potrebbe mettere in scena il Multiverso non come pretesto narrativo, ma come tema centrale, riportando al cinema il senso di minaccia astratta ma tangibile che solo i grandi eventi DC hanno saputo evocare su carta. C’è Mongul con il suo Warworld, una creatura capace di ribaltare il super-melodramma in un’arena gladiatoria cosmica di crudo spettacolo. Si potrebbe puntare su Vandal Savage per cucire trame millenarie tra passato e futuro, o persino su figure più eccentriche, come l’Intergang e i suoi culti sotterranei, per insinuare il dubbio e la paura a livello più terrestre.

La scelta di Gunn suggerisce un universo che si costruisce in crescendo, per modulazioni di tono, generi che si parlano, minacce che si svelano a strati. Prima l’esplorazione, l’innamoramento dei personaggi, poi l’epica apocalittica.

La Potenza dell’Attesa

Non archiviare Darkseid in un cassetto. Al contrario: tenerlo fuori scena adesso può renderlo più potente domani. Ogni riferimento, ogni sussurro sull’Equazione Anti-Vita, ogni cicatrice lasciata da Apokolips, può lavorare come un trailer lungo anni. Quando e se tornerà, dovrà farlo per chiudere un cerchio, non per aprirlo. È la differenza tra “un grande cattivo” e “il mito.” E i miti hanno bisogno di attesa, hanno bisogno di essere venerati nell’ombra prima di manifestarsi in piena gloria o orrore.

Nel frattempo, il fandom ha il privilegio dell’ignoto: speculare, confrontare canoni, immaginare connessioni. Chi sarà il vero filo rosso di “Gods and Monsters”? Vi intriga l’idea di un DCU che mette al centro il tema del controllo senza ricorrere subito al suo santo patrono?

Ditecelo, carissimi lettori: quale villain dovrebbe diventare il “grande disegno” del DCU di Gunn e perché? La conversazione è il vero superpotere di questa community, e CorriereNerd è qui per alimentarla, numero dopo numero.

Ci leggiamo nei commenti, e occhio ai raggi Omega… almeno per ora.

Injustice 3: tutto quello che sappiamo sul ritorno epico dei supereroi DC targato NetherRealm

C’è un fremito nell’aria, un sussurro che serpeggia tra i thread di Reddit, i meme di Twitter e le chiacchiere notturne su Discord: Injustice 3 potrebbe finalmente diventare realtà. Non è solo un rumor, è quasi un richiamo ancestrale per i fan che dal 2017, anno dell’uscita del secondo capitolo, aspettano con ansia un nuovo tuffo nell’universo più oscuro e controverso della DC. Chi ha giocato a Injustice 2 sa bene di cosa stiamo parlando: non un semplice picchiaduro, ma un romanzo interattivo dove la linea tra bene e male si sgretola, dove Superman abbandona il ruolo di simbolo della speranza per indossare la maschera del tiranno, mentre Batman guida la resistenza. Una saga che ha ribaltato i ruoli, forgiando un mondo narrativo fatto di tradimenti, dilemmi morali e scelte impossibili. Interromperlo lì sarebbe stato un sacrilegio, eppure per anni NetherRealm ha taciuto, lasciando i fan in balia di congetture e fanfiction.

Le prime crepe nel silenzio

Tutto è cambiato quando due voci, letteralmente, hanno scosso la quiete: George Newbern, doppiatore storico di Superman, e Phil LaMarr, voce di Lanterna Verde, durante una convention hanno lasciato cadere l’indizio. Con tono più che allusivo hanno parlato di Injustice 3, alimentando subito il fuoco della community. Certo, nessuna conferma ufficiale da Warner Bros. o NetherRealm, ma sappiamo bene che gli indizi, quando arrivano da chi presta anima e corde vocali ai protagonisti, non sono mai casuali.

A rendere tutto più credibile ci sono le dinamiche produttive dello studio: da anni NetherRealm alterna i suoi progetti tra Mortal Kombat e Injustice. Con Mortal Kombat 1 ormai completo e senza nuovi contenuti in arrivo, quale altro candidato naturale rimane se non Injustice 3?

Rumor, leak e briciole di pane digitali

La rete, come sempre, non si è limitata ad ascoltare. Un leaker noto con il nickname multiversusie ha collegato la chiusura del picchiaduro MultiVersus proprio allo sviluppo del nuovo Injustice. Prima un tweet enigmatico sulle “ingiustizie” al plurale, poi un semplice numero: 3. E tanto è bastato per far tremare le timeline nerd di mezzo mondo.

Se scendiamo più a fondo, i segnali si moltiplicano. Annunci di lavoro pubblicati da NetherRealm parlano di “animazioni cinematografiche di alta qualità per la campagna della modalità storia”. Una descrizione che sembra scritta su misura per il DNA narrativo di Injustice. E poi c’è Ed Boon, il demiurgo delle saghe di combattimento più amate, che in diverse interviste ha lasciato intendere quanto ami quell’universo narrativo e quanto gli bruci l’idea di non tornarci.

Nuovi eroi, vecchi fantasmi

Le ipotesi sul roster del terzo capitolo si sprecano. I fan sognano Zatanna, la maga glamour e potentissima della DC, e fremono all’idea di vedere John Constantine lanciare incantesimi e sarcasmo in egual misura. Altri parlano dell’Anti-Monitor, villain cosmico che potrebbe ampliare lo scontro a livelli universali. Ma la voce più incredibile, e perciò la più affascinante, riguarda un crossover con Masters of the Universe: la possibile entrata in scena di He-Man. Sì, proprio l’eroe con la spada del potere che ha segnato l’immaginario anni ’80. Se questo rumor fosse vero, sarebbe il crossover definitivo tra due universi nerd.

Il futuro di una saga distopica

Le parole di Boon hanno anche rivelato i motivi del ritardo: la pandemia e il passaggio tecnologico dall’Unreal Engine 3 al 4 hanno rallentato tutto, facendo spostare le priorità sul rilancio di Mortal Kombat. Ma ora, con quella parentesi chiusa, tutti i riflettori sembrano puntati sul ritorno dell’universo DC più spietato mai raccontato.

E la domanda diventa inevitabile: siamo pronti a tornare in un’arena dove Superman non è più l’icona della giustizia, ma il volto stesso dell’oppressione? Dove Harley Quinn può diventare simbolo di ribellione e Batman un leader disperato?

La sensazione è che il terreno sia fertile, le stelle allineate e la community pronta a esplodere. Injustice 3 potrebbe essere molto più di un videogioco: potrebbe essere l’occasione per ridefinire ancora una volta cosa significhi “eroe” in un mondo che di giusto ha ben poco.

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