Ulisse torna a sfidare il mare, gli dei e il destino, ma stavolta lo fa attraverso lo sguardo di Christopher Nolan, un autore che per tutta la sua carriera ha raccontato uomini impegnati a ritrovare una casa, un’identità o una persona perduta mentre il tempo, la memoria e il senso di colpa cercavano di trascinarli altrove. La frase «Nessuno può impedirmi di tornare a casa, nemmeno gli dei» contiene già l’ossessione narrativa al centro di questa nuova Odissea cinematografica: il ritorno non come semplice destinazione geografica, ma come battaglia contro tutto ciò che il viaggio ha trasformato. Nolan ha spiegato di riconoscere il poema di Omero dentro ogni storia affrontata in precedenza, da Interstellar alla trilogia del Cavaliere Oscuro, passando per Inception, perché l’Odissea contiene guerra, perdita, amore, morte, crescita e nostalgia, elementi capaci di attraversare tremila anni di cultura senza diventare reperti da museo. A guardar bene, il regista sembra aver inseguito Ulisse molto prima di decidere di portarlo sul grande schermo: Cooper attraversa lo spazio per ritrovare la figlia, Bruce Wayne cerca una via d’uscita dal personaggio che ha costruito, Cobb desidera tornare dai propri figli mentre rimane intrappolato nei labirinti della mente. Cambiano le epoche e gli scenari, ma resta sempre qualcuno che tenta di rientrare a casa dopo essere diventato un’altra persona.
Parliamoci da appassionati: l’Odissea è uno dei primi grandi modelli dell’avventura come la intendiamo oggi. Potremmo descriverla come un open world ante litteram popolato da isole misteriose, boss fight, divinità imprevedibili, creature leggendarie, compagni destinati a perdersi e deviazioni capaci di allontanare continuamente il protagonista dall’obiettivo principale. Dietro questa lettura volutamente geek resta però un racconto profondamente umano, perché Ulisse non viaggia per diventare più forte o per ottenere un regno: prova a recuperare la propria vita dopo aver attraversato la guerra. La sua vera prova non consiste nello sconfiggere Polifemo o nel resistere alle Sirene, ma nel capire se l’uomo che torna a Itaca possa ancora riconoscersi nel guerriero partito vent’anni prima. La stessa struttura ritorna nei videogiochi di ruolo, negli anime e nelle grandi saghe fantasy, da Final Fantasy a The Legend of Zelda, da One Piece a Vinland Saga, fino al Kratos maturo di God of War, personaggio segnato dalla violenza e costretto a interrogarsi su ciò che resta dopo l’epica. Nolan ha scelto quindi un mito remoto soltanto in apparenza, perché le sue domande sono ancora quelle che alimentano la cultura pop contemporanea: quanto possiamo cambiare senza perdere noi stessi, cosa significa davvero tornare, quale prezzo comporta sopravvivere?
L’ambizione del progetto emerge anche dai numeri, giganteschi persino per gli standard del regista. Odissea arriverà nelle sale il 16 luglio 2026 con Universal, avrà una durata vicina alle tre ore e un budget stimato intorno ai 250 milioni di dollari, il più alto mai gestito da Nolan. L’intero lungometraggio è stato realizzato utilizzando cineprese IMAX su pellicola 70 mm, grazie a una nuova generazione di macchine più leggere e silenziose, progettate per superare il rumore che in passato rendeva complicato girare i dialoghi in questo formato. La produzione avrebbe utilizzato oltre due milioni di piedi di pellicola, circa 610 chilometri di negativo, con una spesa di diversi milioni di dollari soltanto per il supporto, prima ancora di considerare sviluppo e stampa. Potrebbe sembrare l’ennesima manifestazione dell’ossessione analogica di Nolan, ma dietro la scelta si nasconde una precisa idea di cinema: trasformare il film in un’esperienza fisica, restituendo ai paesaggi e ai corpi una presenza che non sembri ricostruita dentro un software. In un’industria sempre più abituata a generare mondi negli studi virtuali, Nolan continua a cercare la sabbia vera, il vento che interferisce con le riprese, l’acqua difficile da controllare e la luce capace di imprimersi realmente sulla pellicola. Non si tratta di nostalgia tecnologica, quanto della volontà di far percepire allo spettatore il peso del viaggio.
Le riprese hanno attraversato Grecia, Italia, Marocco, Islanda, Scozia e Malta, trasformando luoghi autentici in parti attive del racconto. Sicilia e Isole Eolie possiedono già una dimensione mitologica naturale, sospesa tra rocce vulcaniche, mare e racconti antichi, mentre i paesaggi islandesi e scozzesi possono ampliare l’orizzonte del poema verso territori più duri e alieni. Nolan ha ridotto al minimo green screen e scenografie digitali, preferendo navi costruite realmente, grandi set fisici e migliaia di comparse. Anche il Cavallo di Troia è stato realizzato in diverse versioni monumentali alte circa dieci metri, alcune destinate alle riprese esterne, altre costruite per permettere agli attori di muoversi negli spazi interni. Il regista non ha voluto ruote: il cavallo doveva essere trascinato attraverso corde, rulli e la forza di centinaia di uomini, come un’enorme creatura di legno arenata sulla spiaggia. Nolan immaginava questa scena da più di vent’anni, pensando a una struttura inclinata sulla sabbia che richiamasse la Statua della Libertà nel finale de Il pianeta delle scimmie. È una connessione affascinante, quasi un cortocircuito tra mito classico e fantascienza, perché il Cavallo di Troia diventa contemporaneamente macchina da guerra, monumento e immagine di una civiltà destinata a scoprire troppo tardi la propria rovina.
Matt Damon interpreta Ulisse, una scelta meno scontata di quanto possa apparire. Il suo volto porta con sé una qualità concreta, lontana dall’eroe idealizzato scolpito nel marmo, e potrebbe restituire un sovrano stanco, segnato dalla guerra, capace di mentire e di sopravvivere senza perdere del tutto il desiderio di rientrare a Itaca. Anne Hathaway sarà Penelope, Tom Holland vestirà i panni di Telemaco, mentre il cast comprende Robert Pattinson, Zendaya, Lupita Nyong’o, Charlize Theron, Mia Goth, Jon Bernthal, Benny Safdie e John Leguizamo. Nolan ha spiegato di aver scelto interpreti tanto riconoscibili non soltanto per il loro talento, ma per la relazione che hanno costruito con il pubblico: figure umane nelle quali possiamo identificarci e allo stesso tempo presenze quasi leggendarie, una condizione vicina a quella dei personaggi omerici. La Calipso di Charlize Theron promette già una sensualità inquietante, mentre creature come i Ciclopi potrebbero seguire la stessa ricerca di concretezza imposta al resto della produzione. Il punto più intrigante riguarderà però gli dei e il soprannaturale. Nolan li mostrerà come entità reali, forze della natura oppure proiezioni della mente traumatizzata di Ulisse? La sua filmografia suggerisce un’ambiguità costruita per resistere ai titoli di coda, lasciando lo spettatore libero di domandarsi se il mito sia accaduto davvero oppure se ogni mostro rappresenti una forma diversa di paura, desiderio e memoria.
Il rischio rimane enorme. Trasformare l’Odissea in un blockbuster contemporaneo significa confrontarsi con un’opera già incorporata nell’immaginario collettivo, conosciuta anche da chi non l’ha mai letta integralmente e continuamente reinterpretata da cinema, teatro, letteratura, fumetti e videogiochi. Nolan potrebbe realizzare un kolossal destinato a ridefinire il film mitologico oppure costruire un’opera divisiva, troppo personale per chi pretende fedeltà e troppo monumentale per chi cerca l’intimità del poema. Questa incertezza alimenta l’attesa più di qualsiasi cifra produttiva. L’Odissea ha attraversato i secoli perché ogni generazione ha ritrovato qualcosa di sé nel viaggio di Ulisse, e ora tocca al nostro presente, dominato da schermi, algoritmi, franchise e immagini digitali, affrontare ancora una volta quell’uomo che continua a navigare mentre tutto prova a impedirgli di tornare. Sapremo riconoscere Omero sotto la macchina spettacolare di Nolan oppure scopriremo una storia completamente diversa, capace di parlare al pubblico cresciuto tra cinema IMAX, anime e grandi avventure interattive? La risposta arriverà davanti allo schermo, ma la discussione potrebbe cominciare molto prima: voi quale Ulisse vi aspettate di incontrare?







