Quando si parla di Go Nagai, ogni annuncio diventa automaticamente un piccolo evento sismico per chi è cresciuto a pane e robottoni, demoni interiori e mitologia reinventata a colpi di china. Non è soltanto nostalgia, è memoria genetica nerd. Per questo il ritorno sugli scaffali italiani di Susano Oh grazie a Hikari Edizioni ha il sapore di una rivelazione tardiva, di quelle che arrivano decenni dopo ma riescono comunque a colpire dritto allo stomaco. Un’opera rimasta a lungo inedita nel nostro Paese, nonostante porti la firma di uno degli autori più influenti della storia del manga e un’aura leggendaria che la accompagna fin dalla sua prima serializzazione.
Susano Oh nasce nel 1979 sulle pagine del Weekly Shōnen Magazine di Kodansha, in un periodo in cui Nagai stava spingendo sempre più in là i confini dello shōnen tradizionale. L’idea di fondo prende ispirazione dalla divinità shintoista Susanoo, ma come spesso accade nelle opere del maestro, il mito è solo il punto di partenza per una riflessione molto più cupa e disturbante sull’umanità, sul potere e sulla violenza come risposta al trauma. Non a caso, proprio grazie a questo manga, Go Nagai si aggiudicò il Kodansha Manga Award nella categoria shōnen, consacrando definitivamente un’opera che all’epoca risultava scomoda, estrema e fuori dagli schemi.
La storia editoriale di Susano Oh è travagliata quasi quanto quella del suo protagonista. La serializzazione originale subì una sospensione nei primi anni Ottanta, lasciando la narrazione in una sorta di limbo creativo. A riaccendere la fiamma furono i romanzi scritti da Yasutaka Nagai, che ottennero un successo tale da spingere Kadokawa Shoten a chiedere a Go Nagai di tornare sull’opera. Da quel momento, il manga proseguì in modo intermittente per circa dieci anni, fino al 1989, mantenendo però un finale volutamente aperto, quasi una promessa mai del tutto mantenuta, una cicatrice narrativa che rende Susano Oh ancora più affascinante.
Al centro della storia c’è Shingo Susa, studente delle superiori fragile, impacciato, invisibile agli occhi del mondo. Non eccelle nello sport, non ha carisma, non ha alcun talento evidente. L’unica forza che lo muove è l’amore silenzioso per la sua amica d’infanzia Sayuri, ed è proprio seguendo lei che finisce nel club scolastico dedicato ai poteri paranormali. Quella che sembra una stramberia da liceali annoiati si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più inquietante, perché i poteri ESP esistono davvero e qualcuno li sta già usando come arma.
Il risveglio del potere di Shingo non avviene in modo eroico o glorioso. Arriva attraverso la violenza, il trauma, la perdita irreparabile. Un evento brutale spezza per sempre la sua innocenza e libera una forza primordiale che prende il nome di Susano Oh. Da quel momento, l’opera accelera in una spirale di vendetta, scontri psichici e trasformazioni interiori che ricordano da vicino il percorso di altri protagonisti nagiani, da Devilman in poi. La battaglia non è solo contro nemici esterni, ma contro se stessi, contro il rischio di perdere la propria umanità in nome di un potere troppo grande per essere controllato.
Il mondo di Susano Oh si espande rapidamente, intrecciando complotti, organizzazioni segrete come Nosferatu, figure ambigue come Rei Uryu e Carmilla, rivelazioni che sfiorano la fantascienza più visionaria e la mitologia più antica. Atlantide, divinità reincarnate, profezie apocalittiche e mostri cosmici come Yamata no Orochi si mescolano in una narrazione che non conosce mezze misure. Nagai non ha mai avuto paura dell’eccesso, e qui lo dimostra ancora una volta, spingendo il lettore in territori narrativi estremi, dove la distruzione del mondo diventa una possibilità concreta e persino auspicabile per chi crede in una nuova evoluzione dell’umanità.
Dal punto di vista grafico, Susano Oh è una vera e propria dichiarazione d’intenti. Il tratto di Go Nagai, tipicamente essenziale ma potentissimo, esplode nelle scene d’azione, si contorce nei volti deformati dalla furia, si fa più sporco e violento nei momenti di massima tensione. Gli sfondi non sono mai semplici riempitivi, ma contribuiscono a costruire un mondo urbano soffocante, attraversato da un senso costante di minaccia. Le tavole più crude non cercano di compiacere, ma di colpire, di lasciare il segno, e riescono ancora oggi a risultare disturbanti e magnetiche allo stesso tempo.
L’edizione italiana proposta da Hikari Edizioni rende finalmente giustizia a questa opera monumentale. Sei volumi di grande formato, corposi, con oltre trecento pagine ciascuno, pensati per chi ama immergersi davvero nella lettura. La carta è solida, la rilegatura resistente, e la scelta di mantenere le onomatopee originali giapponesi affiancate dalla traduzione italiana rappresenta una piccola chicca che farà felici i puristi. Non ci sono pagine a colori, ma l’impatto visivo del bianco e nero nagiano resta intatto, anzi esaltato.
Non bisogna dimenticare che Susano Oh ha lasciato il segno anche al di fuori del fumetto. Nel 1989 arrivò un adattamento videoludico sotto forma di RPG per PC Engine, Susano Oh Densetsu, mentre un gioco da tavolo ispirato alla serie contribuì ad ampliare ulteriormente il suo immaginario. Segnali evidenti di un’opera che, pur rimanendo meno conosciuta rispetto a titoli iconici come Mazinger Z o Devilman, ha saputo costruirsi nel tempo uno status di culto.
Rileggere oggi Susano Oh significa riscoprire un Go Nagai in stato di grazia, libero da compromessi, capace di parlare di dolore, potere e destino con una brutalità che raramente si vede nello shōnen contemporaneo. È un manga che non fa sconti, che non cerca di piacere a tutti, e forse proprio per questo risulta così potente. Un’opera che chiede al lettore di sporcarsi le mani, di affrontare il lato oscuro della crescita e di accettare che, a volte, l’eroe nasce dalla distruzione.
Ora la palla passa alla community. Avete già iniziato la lettura di Susano Oh? Lo conoscevate solo di nome o è stata una scoperta totale? Raccontiamocelo nei commenti, perché certe opere non si leggono soltanto: si condividono, si discutono, si vivono insieme. E con Go Nagai, come sempre, il viaggio vale ogni singola pagina.
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