“Smile 2”, scritto e diretto da Parker Finn, arriva come sequel del film del 2022 con l’intento di estendere la maledizione che aveva terrorizzato il pubblico nel primo capitolo. Con un cast che include Naomi Scott, Rosemarie DeWitt, Kyle Gallner e Lukas Gage, la pellicola tenta di riprendere la stessa carica di tensione e orrore, ma fallisce nel farlo. La trama continua a seguire le tracce di una misteriosa entità che perseguita chi ne è testimone, ma il tentativo di espandere il suo mito sembra svanire in un mix confuso di cliché e scelte narrative poco convincenti.
Il film si apre con l’agente di polizia Joel, che cerca disperatamente di liberarsi della maledizione che lo ha colpito dopo aver assistito al suicidio di Rose Cotter. Per farlo, deve uccidere qualcuno davanti a un testimone, ma come facilmente prevedibile, le cose non vanno come sperato. La sua morte dà il via alla tragedia, e la maledizione si trasferisce a Lewis Fregoli, un personaggio ambiguo e inquietante che finirà per essere il legame tra la popstar Skye Riley e l’entità che si cela dietro questi eventi. L’orrore, però, non riesce mai a coinvolgere veramente lo spettatore. Le allucinazioni di Skye, che si trovano al centro della narrazione, sembrano più una ripetizione di formule già viste, e il sorriso demoniaco che insegue la protagonista non riesce a creare l’atmosfera di terrore che ci si aspetta da un buon horror.
La trama, che si sviluppa nel contesto del mondo patinato della musica pop, non fa altro che indebolire la suspense. Skye è una popstar in crisi, che cerca di superare la morte del fidanzato Paul, ma finisce per essere intrappolata nella spirale di follia portata dalla maledizione. Le sue allucinazioni e il legame con il suo pubblico sembrano più una marionetta nelle mani di un’entità che non riesce a rivelarsi mai una minaccia davvero palpabile. Il tentativo di approfondire la psicologia della protagonista, esplorando i suoi conflitti con la madre e il ritorno di un’amicizia perduta, risulta tuttavia piuttosto superficiale. Skye non diventa mai un personaggio con cui il pubblico possa veramente empatizzare, riducendola a un semplice strumento per il dispiegarsi degli eventi.
Quando l’entità prende possesso della madre di Skye, Elizabeth, il film prova a generare un momento scioccante con un suicidio, ma purtroppo non colpisce nel profondo. La rivelazione che Skye è responsabile dell’incidente mortale del fidanzato Paul cerca di aggiungere un po’ di dramma psicologico alla vicenda, ma anche questo passaggio non riesce ad arricchire il personaggio in modo significativo. Piuttosto che esplorare i turbamenti interiori di Skye, la storia si perde in un caleidoscopio di visioni e allucinazioni che finiscono per smorzare l’impatto emotivo.
L’idea della “rianimazione”, un espediente narrativo che si inserisce nel tentativo di fermare la maledizione, appare anch’essa come un semplice strumento per allungare la trama, senza mai realmente creare un senso di tensione. Il finale, che ruota attorno al suicidio di Skye sul palco durante il suo tour, non riesce a sorprendere, complice un uso eccessivo di effetti speciali che appaiono poco convincenti e troppo forzati. L’intento di aggiungere un colpo di scena finale non riesce mai a suscitare il terrore che il film avrebbe voluto evocare.
A livello produttivo, “Smile 2” si presenta in modo visivamente impeccabile, ma è proprio la sceneggiatura a deludere. La regia di Parker Finn, purtroppo, non riesce a riprendere la forza del primo film. La trama segue gli stessi schemi del capitolo precedente senza aggiungere nulla di fresco o innovativo, smarrendosi nella patinatura di un mondo di celebrità pop e drammi psicologici. L’orrore si mescola con un senso di autoindulgenza che riduce il potenziale della storia, facendo perdere forza a quello che, nel primo film, era un incubo inquietante e originale. “Smile 2” è un sequel che non riesce a mantenere la stessa forza del suo predecessore. Sebbene alcuni momenti possano sfiorare l’inquietudine, la pellicola finisce per perdersi nella ripetizione e nel ricorso a soluzioni narrative già viste. Il risultato è un horror che non riesce a spaventare come dovrebbe, lasciando il pubblico con la sensazione che la maledizione di questo film sia destinata a svanire nel dimenticatoio.
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