Immagina un mondo in cui la realtà aumentata non richiede più visori ingombranti, controller da afferrare o stanze buie in cui rifugiarsi per entrare nel metaverso. Immagina di poterti connettere a internet, leggere una notifica di WhatsApp o ricevere indicazioni da Google Maps semplicemente… sbattendo le ciglia. No, non è l’incipit di un episodio di “Black Mirror”, ma la direzione concreta verso cui sta puntando il mercato degli smart glasses e della realtà estesa (XR). Una direzione che non è più fantascienza ma ingegneria di precisione, alimentata da un mix ipertecnologico di intelligenza artificiale, olografia e design industriale.
Negli ultimi due anni, i giganti della tecnologia e dell’occhialeria hanno gettato le basi per una rivoluzione silenziosa ma radicale, destinata a cambiare il modo in cui vediamo – e viviamo – il mondo. Gli occhiali intelligenti non sono più una curiosità da conferenza tech o un esperimento da laboratorio. Sono diventati veri e propri accessori fashion, potenti, discreti e soprattutto indossabili nella vita quotidiana. La loro promessa? Farci dimenticare lo smartphone in tasca. O, per usare le parole di Mark Zuckerberg: “Entro il 2030, gli smart glasses sostituiranno i telefoni”.
Ray-Ban Meta: tra stile e cervello artificiale
A dare una scossa al settore ci ha pensato la collaborazione tra Meta ed EssilorLuxottica, culminata nei Ray-Ban Meta, occhiali dallo stile classico Wayfarer ma dotati di microfoni, fotocamere, assistente vocale e lenti filtranti per proteggere gli occhi. L’aspetto è quello familiare e rassicurante degli occhiali iconici che hanno fatto la storia del cinema e della moda, ma il cuore pulsante è una sofisticata intelligenza artificiale pronta ad assistere in ogni momento.
Il pubblico li ha adorati: solo nel 2024 ne sono stati venduti oltre un milione di esemplari, e la domanda non accenna a calare. Il nuovo modello Hypernova, atteso tra fine 2025 e inizio 2026, promette un display integrato nella lente destra per gestire app, mappe, notifiche e perfino scattare foto con un gesto della mano, grazie al braccialetto neurale Ceres. Meta, intanto, sta già lavorando all’evoluzione: Hypernova 2, previsto per il 2027, potrebbe dotare entrambe le lenti di display indipendenti.
Even G1: l’occhiale che sa parlare
Se i Ray-Ban Meta uniscono estetica e funzionalità, i nuovi Even Realities G1 puntano tutto sull’innovazione integrata. Creati da Will Wang, già mente dietro l’Apple Watch, questi occhiali smart sono dotati di un sistema operativo proprietario (Even OS), possono tradurre conversazioni in tempo reale, registrare discorsi, proiettare testi e persino agire come promemoria visivi. Non più solo strumenti per vedere, ma veri e propri assistenti da indossare, pensati per lavorare e comunicare in movimento, semplicemente inclinando la testa o sfiorando le stanghette laterali.
A rendere il progetto ancora più interessante è l’apporto di Mikita, brand berlinese di eyewear hi-tech acquisito in parte da Thélios (il colosso dell’occhialeria di LVMH) e già noto per le sue collaborazioni con Leica, Rimowa e la Juventus. Il connubio tra artigianalità e tecnologie futuristiche sta contribuendo a ridisegnare il concetto stesso di occhiale.
Kering & Google: l’eleganza AI powered
Il mondo della moda non è rimasto a guardare. Kering Eyewear, che già distribuisce brand come Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta e Cartier, ha stretto un’alleanza strategica con Google per creare occhiali alimentati da Android XR. Questi dispositivi saranno in grado di dialogare con l’ambiente circostante, reagire ai comandi vocali e adattarsi alle abitudini dell’utente, offrendo esperienze immersive su misura. Grazie anche all’acquisizione di Lenti, azienda italiana specializzata in visiere e lenti per l’automotive, Kering si prepara a dominare anche il fronte produttivo.
Samsung e il visore che guarda al futuro
Il confine tra occhiali e visori si fa sempre più labile. Samsung, in collaborazione con Google e Qualcomm, ha sviluppato una piattaforma Android XR che sfrutta la potenza dell’IA multimodale Gemini. Il primo risultato tangibile di questo sforzo congiunto è il progetto Moohan, un visore di realtà mista dotato di display avanzato, input naturale e funzionalità passthrough per interagire con il mondo digitale in modo fluido. Anche se non ancora in commercio, le indiscrezioni parlano di un lancio imminente, pronto a riscrivere le regole del gioco.
Tra salute, accessibilità e nuove potenzialità
Non mancano poi i progetti più orientati al sociale. Gli ISee di iVision Tech sono i primi occhiali smart per ipovedenti e ciechi a essere classificati come dispositivi medici in Italia, mentre i Nuance Audio Glasses di EssilorLuxottica combinano correzione visiva e amplificazione acustica per migliorare la qualità della vita in modo quasi invisibile. La tecnologia non è più solo una questione di comfort o intrattenimento: diventa uno strumento di inclusione.
Dall’università al mercato: l’olografia secondo Stanford
Nel frattempo, nei laboratori della Stanford University e di Meta Reality Labs, si sperimentano occhiali capaci di proiettare ologrammi veri, tridimensionali e con un campo visivo ampio, grazie a un sistema basato su guida d’onda e modulatore di luce spaziale. Il display, spesso appena 3 millimetri, è il più avanzato mai sviluppato per la XR. La vera innovazione? Un’intelligenza artificiale che calibra in tempo reale immagini e profondità, rendendo l’esperienza visiva indistinguibile dalla realtà. Un passo decisivo verso il cosiddetto “Visual Turing Test”: il momento in cui i nostri occhi non sapranno più dire se stanno guardando un oggetto reale o un ologramma.
E poi c’è Xiaomi…
La concorrenza cinese non si tira indietro. Gli Xiaomi AI Glasses, ancora non distribuiti in Europa, sono già una realtà sul mercato asiatico. Dotati di processore Snapdragon AR1 e sistema operativo proprietario, questi occhiali offrono traduzioni simultanee, registrazione vocale, riconoscimento ambientale e persino sintesi dei dati biometrici. La batteria? Oltre otto ore di autonomia. E la fotocamera? 12 megapixel con sensore Sony, perfetta per documentare il mondo circostante a mani libere.
Un mercato in ascesa: dai flop ai successi virali
A distanza di più di dieci anni dal fallimento dei Google Glass – ricordati più per i problemi di privacy che per l’utilità – gli smart glasses sono finalmente maturi. Non più un gadget per early adopters ma un accessorio concreto, sempre più simile a un paio di occhiali comuni. Proprio questa “invisibilità” è diventata il loro punto di forza. Lo dimostrano anche i dati di Trovaprezzi.it: a partire da maggio 2025, le ricerche di Ray-Ban Meta sono aumentate del 200%. Il modello più desiderato? Nero lucido con lenti trasparenti.
Il calo progressivo dei prezzi ha contribuito a rendere questi prodotti accessibili a un pubblico più ampio. Il dynamic pricing applicato da Meta ha portato alcuni modelli a riduzioni di oltre il 15% in meno di un anno, accelerando l’adozione anche tra utenti meno tecnologici.
Una filiera (e un’industria) tutta italiana
In tutto questo fermento, l’Italia resta un epicentro della produzione. Con oltre 800 aziende attive, più di 19.000 addetti e una propensione all’export vicina al 90%, il settore dell’occhialeria italiana – concentrato tra Veneto e Friuli – si conferma leader mondiale nella fascia alta di prodotto. E se i Ray-Ban dominano le classifiche online, anche brand come Prada, Persol e Saint Laurent si preparano a lanciare modelli smart, cavalcando l’onda della wearable revolution.
Occhi puntati sul futuro
Difficile dire se davvero gli smart glasses riusciranno a soppiantare gli smartphone entro il 2030. Ma una cosa è certa: il confine tra tecnologia e vita quotidiana si sta assottigliando fino quasi a scomparire. Ogni nuova generazione di occhiali intelligenti diventa meno appariscente e più potente. Il futuro non si vede più solo con gli occhi: lo si indossa.
E voi, siete pronti a lasciarvi guidare da uno sguardo?
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