Ci sono storie che non smettono mai di vivere, anche quando gli anni passano e il mondo sembra cambiare in ogni suo dettaglio. Una di queste storie è quella di Goldrake, l’anime del 1975 che, tre anni dopo, conquistò l’Italia accendendo un amore travolgente per i cartoni giapponesi. Era il 1978 quando, per la prima volta, le famiglie italiane si ritrovarono davanti allo schermo a seguire le avventure del principe Actarus e del suo gigantesco robot venuto dallo spazio. Un’esperienza che ha segnato un’epoca e che oggi, quasi mezzo secolo dopo, torna a far battere i cuori dei fan di vecchia e nuova generazione.
Dal prossimo 8 settembre 2025, Goldrake tornerà quotidianamente su Mamma Rai. L’orario non sarà quello dorato delle 19, che avrebbe regalato una perfetta “Operazione Nostalgia” in stile anni Settanta, ma un più difficile 8 del mattino. Una fascia complicata, certo, ma fortunatamente mitigata dalla possibilità di recuperare le puntate su RaiPlay. Io, che sono cresciuta guardando anime giapponesi e che porto nel cuore la sigla di Goldrake come una piccola madeleine sonora, non posso che sorridere di fronte a questa notizia. È come se un pezzo della mia infanzia fosse pronto a bussare di nuovo alla porta, chiedendo di essere accolto con lo stesso entusiasmo di allora.
Ma la vera sorpresa di questi mesi è un’altra: l’uscita del saggio “Se Goldrake fosse esistito”, pubblicato da MangaZine, che promette di accompagnare i fan in un viaggio a metà tra realtà e fantasia, storia e immaginazione. Si tratta di un volume di grande formato (24×27 cm, 160 pagine a colori) che non si limita a celebrare l’anime, ma tenta un esperimento affascinante: cosa sarebbe accaduto se la guerra contro l’Impero di Vega fosse stata un evento reale, inciso nella storia dell’umanità?
L’idea è suggestiva e, per chi come me ama gli anime non solo come intrattenimento ma come specchio della cultura e dei sogni di un’epoca, assolutamente irresistibile. Gli autori immaginano gli anni Settanta come il periodo in cui la Terra ha rischiato davvero l’estinzione. Una minaccia cosmica, l’armata di Vega, incombeva sul nostro pianeta azzurro e la nostra salvezza arrivava solo grazie a un giovane principe in fuga dalla distruzione della sua stella, Fleed. Un eroe tormentato, Actarus, che trovava nella Terra non solo un rifugio ma anche una ragione di vita: difenderla dalla stessa sorte che aveva cancellato il suo mondo.
Il libro si interroga su questioni che, lette oggi, suonano quasi inquietanti. Come avrebbero reagito le potenze politiche della Terra a un’invasione extraterrestre? Quali decisioni avrebbero preso gli scienziati, i governi, le organizzazioni militari? Quale impatto psicologico avrebbe avuto sugli esseri umani sapere che il loro destino era legato alle battaglie di un robot gigante e del suo pilota alieno?
La narrazione procede intrecciando riflessioni scientifiche, ipotesi storiche e studi psicologici, ma senza mai abbandonare la leggerezza dell’immaginazione. Si parla di geostrategia e di propaganda, di tecnologia avanzata e di traumi collettivi, come se davvero la guerra contro Vega fosse stata combattuta e vinta. E leggendo, ci si accorge che il confine tra realtà e fantasia è più sottile di quanto pensassimo: dopotutto, la fantascienza ha spesso anticipato invenzioni e fenomeni che oggi ci sembrano normali.
Da appassionata di anime giapponesi, non posso non notare come “Se Goldrake fosse esistito” riesca a restituire proprio questo: il senso di un mito che non appartiene solo alla televisione, ma alla nostra storia culturale. Goldrake non è stato soltanto un cartone animato, ma il simbolo di una frattura. Prima di lui, l’animazione in Italia era dominata dai classici Disney, dai Looney Tunes e da Hanna-Barbera. Dopo di lui, nulla è stato più lo stesso: arrivarono Mazinga, Jeeg, Candy Candy, Lady Oscar. Si aprì la strada a un universo narrativo nuovo, fatto di emozioni complesse, temi drammatici e un’estetica diversa, più vicina alle inquietudini di una generazione che stava crescendo tra crisi economiche, guerre fredde e sogni di futuro spaziale.
Il libro, con le sue illustrazioni a colori e il suo tono a metà tra il saggio e il romanzo ucronico, cattura proprio questo spirito. È un invito a immaginare, certo, ma anche a riflettere. Perché la vera domanda che pone non è solo “cosa sarebbe successo se Goldrake fosse esistito davvero?”, ma “perché ci emozioniamo ancora all’idea che potesse esistere?”. Forse perché, dentro di noi, desideriamo credere che in un momento di crisi assoluta un eroe possa arrivare dall’universo a salvarci. Forse perché Actarus, con il suo dolore e la sua speranza, rappresenta un’umanità migliore di quella che spesso vediamo nei nostri leader.
“Se Goldrake fosse esistito” non è, dunque, soltanto un tributo nostalgico, ma un vero e proprio libro-evento. Un’occasione per riaccendere la passione per una leggenda dell’animazione giapponese, per riscoprire quanto questo robot abbia inciso sulla nostra cultura pop e, soprattutto, per capire perché dopo quasi cinquant’anni parliamo ancora di lui con gli occhi che brillano.
Lo troverete nelle librerie e online, distribuito da KappaLab, e io non posso che consigliarlo a chiunque abbia amato Goldrake o voglia scoprirlo oggi per la prima volta. Perché, diciamocelo, in fondo tutti abbiamo bisogno di credere che da qualche parte, nel silenzio dello spazio, un enorme robot dalle corna dorate sia pronto a scattare in nostro aiuto.
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