A Scandicci, un piccolo angolo di Toscana si è trasformato in un crocevia di memoria, cultura e satira. È qui, infatti, che è stata inaugurata la statua di Bobo, iconico personaggio nato dalla penna e dalla mente geniale di Sergio Staino, maestro della satira italiana. Un evento che non è passato inosservato e che ha attirato appassionati, autorità locali e personalità del mondo dello spettacolo e della cultura, trasformando il finissage della mostra “Sergio Staino – L’arte di vivere tra satira e impegno” in una vera festa popolare.
La statua, realizzata dalla fonderia artistica Il Cesello di Calenzano su modello in terracotta del maestro ceramista pugliese Agostino Branca, raffigura Bobo seduto, con quell’aria un po’ stanca e un po’ ironica che tutti noi amanti del fumetto italiano conosciamo bene. Alta 140 cm (190 cm se consideriamo anche il piedistallo), l’opera trova ora collocazione definitiva nel parco del Castello dell’Acciaiolo, una cornice suggestiva che sembra quasi voler abbracciare questo monumento alla satira italiana.
La sindaca di Scandicci, Claudia Sereni, durante la cerimonia, ha sottolineato quanto fosse importante lasciare un segno fisico della presenza di Staino sul territorio. Non un semplice omaggio, ma un modo per stimolare domande, riflessioni, e per parlare alle nuove generazioni che magari non hanno avuto il tempo di conoscere Sergio ma che potranno incontrarlo attraverso il suo alter ego più famoso. Sereni ha poi ribadito l’intenzione, in collaborazione con Lucca Comics & Games, Regione Toscana e Unicoop Firenze, di realizzare all’Acciaiolo la casa dell’archivio Sergio Staino, trasformando Scandicci in una vera e propria città della satira.
Il finissage della mostra è stato un evento memorabile, un abbraccio collettivo al ricordo di un artista che ha saputo trasformare l’ironia in un’arma di riflessione. Curata da Laura Vaioli, direttrice dell’Accademia TheSign di Firenze, e Pio Corveddu, la mostra è stata organizzata da Lucca Crea – Lucca Comics & Games insieme al Comune di Scandicci, Regione Toscana, Unicoop Firenze e l’associazione culturale Bobo e dintorni, con il sostegno della Fondazione Cr Firenze. Tra i presenti, oltre alla sindaca, la moglie di Staino, Bruna Binasco, i figli Ilaria e Michele, l’attore Paolo Hendel – indimenticabile volto della satira toscana – e l’ex sindaco Sandro Fallani. Momenti emozionanti hanno punteggiato la giornata, come la donazione al Comune di alcune opere di Staino da parte di Claudio Corticelli, opere che andranno ad arricchire l’esposizione permanente nella Biblioteca di Scandicci.
Per chi, come me, ha passato ore a sfogliare Linus negli anni ‘80, sorridendo amaramente alle strisce di Bobo, questo evento ha un sapore speciale. Sergio Staino non è stato solo un vignettista o un fumettista: è stato un intellettuale, un osservatore acuto del nostro Paese, uno capace di raccontare con poche linee e poche parole le contraddizioni, le piccolezze, ma anche le speranze della sinistra italiana, e in fondo di tutti noi.
La carriera di Staino è un viaggio incredibile. Nato a Piancastagnaio nel 1940, dopo la laurea in architettura e l’insegnamento nelle scuole, abbraccia il mondo dei fumetti dando vita a Bobo nel 1979 sulle pagine di Linus, grazie alla lungimiranza di Oreste Del Buono. Da lì, un’escalation: collaborazioni con Il Messaggero, L’Unità (dove fonda e dirige il mitico Tango), la Rai, con programmi come Teletango e Cielito lindo, fino al cinema con film come Cavalli si nasce e Non chiamarmi Omar. Negli anni Duemila, Staino non si ferma: crea il supplemento Emme per L’Unità, dirige il quotidiano per un breve ma intenso periodo, e continua a sfornare vignette e riflessioni su testate come La Stampa, Avvenire, Il Riformista e Tiscali Notizie.
E tutto questo lo fa nonostante una battaglia personale durissima contro una degenerazione retinica che lo porterà quasi alla cecità. Ma Staino non si arrende, anzi, usa questa sua condizione come ulteriore spinta per continuare a osservare e raccontare il mondo. È impossibile non sentirsi piccoli davanti a tanta determinazione, e forse per questo l’inaugurazione della statua di Bobo ci tocca così nel profondo.
Bobo non è solo un personaggio: è un simbolo. Un simbolo di quella sinistra un po’ stanca e un po’ idealista, disillusa ma incapace di smettere di sperare, che negli anni ci ha fatto arrabbiare, ridere, piangere. E vedere Bobo scolpito nel bronzo, lì al Castello dell’Acciaiolo, è come vedere scolpito un pezzo di storia culturale italiana. È come dire: “Sì, abbiamo avuto un Sergio Staino, e non ce lo dimentichiamo”.
Chiunque passi da Scandicci nei prossimi mesi, quindi, faccia una sosta al Castello dell’Acciaiolo. Non solo per ammirare la statua, ma per riflettere su quanto la satira sia stata, e continui a essere, un elemento fondamentale del nostro vivere civile. E chissà, magari Bobo, con quell’espressione stanca e sorniona, saprà ancora dirci qualcosa. Magari ci strapperà ancora un sorriso, magari ci farà ancora pensare, magari ci farà ancora incazzare.
E voi, cosa ne pensate? Avete letto Bobo? Vi ha accompagnato nei vostri anni di formazione o l’avete conosciuto più tardi? Condividete questo articolo, parlatene sui vostri social, raccontateci il vostro rapporto con Sergio Staino e con la satira italiana. Perché, come ci insegna Bobo, ridere è una cosa seria.
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