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Satanik: l’antieroina che ha incendiato il fumetto italiano, tra eros, scienza e liberazione femminile

Nel 1964, in un’Italia ancora in bianco e nero, dove le donne venivano spesso relegate a ruoli accessori nella società e ancora più marginali nella narrativa popolare, esplose sulle edicole una figura che avrebbe rivoluzionato non solo il fumetto italiano, ma anche l’immaginario collettivo: Satanik. Il suo nome echeggia come un urlo di ribellione, un grido che squarcia il velo di ipocrisia borghese e maschilista di quegli anni. Dietro il volto bellissimo, ammaliante e crudele della protagonista, si cela Marny Bannister, una brillante biologa dal volto deturpato, simbolo di quella doppia identità – fisica e morale – che l’avrebbe resa l’icona di un’epoca e la madre di tutte le antieroine moderne.

Marny non è solo un personaggio di carta: è la proiezione oscura e affascinante di un’idea nuova e disturbante di femminilità. Creata dal genio provocatorio di Max Bunker (Luciano Secchi) e dal talento grafico rivoluzionario di Magnus (Roberto Raviola), Satanik non è una semplice “versione femminile di Kriminal”, come alcuni critici dell’epoca provarono timidamente a definirla. È qualcosa di più pericoloso, di più sovversivo. Una donna che prende il controllo della propria vita, del proprio corpo e del proprio destino, senza riserve e senza morale.

Il suo debutto avviene con l’albo La legge del male, pubblicato dall’Editoriale Corno nel dicembre del 1964. In un contesto culturale ancora profondamente segnato da moralismi e censura, Satanik si presenta come un pugno nello stomaco. Marny Bannister, deturpata da un angioma, scopre una formula chimica capace di rigenerare le cellule e trasforma se stessa in una bellezza irresistibile, avvenente e letale. Il prezzo? L’anima, o forse la liberazione da ogni vincolo etico. Non è più solo una scienziata: diventa una vampira moderna, una mantide religiosa che seduce, sfrutta e uccide uomini per raggiungere i suoi obiettivi.

L’eco del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson è evidente, ma Satanik ribalta completamente il paradigma. Non c’è più una lotta tra Bene e Male, ma tra apparenza e verità, tra potere e impotenza. Marny, nella sua doppia forma, non combatte il male: lo incarna. E in un mondo dominato da uomini, decide che è lei a dettare le regole. Uccide senza rimorsi, manipola, seduce. È l’incarnazione del peggiore incubo maschile in un’epoca in cui le donne cominciavano a parlare di emancipazione, lavoro, autodeterminazione.

Nel corso della serie, che si protrarrà per 231 numeri fino al 1974, Marny evolve. Non solo esteticamente, grazie a trasformazioni sempre più sofisticate – dapprima chimiche, poi attraverso irraggiamenti laser – ma anche psicologicamente. Acquisisce un equilibrio che rispecchia, in modo quasi profetico, le conquiste della società femminile italiana di quegli anni. Nonostante la sua crudeltà, in fondo, Satanik è un personaggio tragico: sa che il suo aspetto magnifico è solo temporaneo, un’illusione destinata a svanire, una maschera che cela la solitudine e la frustrazione della vera Marny.

Il fumetto, nato all’ombra del successo di Kriminal e di Diabolik, prende presto una strada tutta sua. A differenza dei suoi “cugini” maschili, Satanik non ha una morale ambigua: ha una morale assente. I “buoni” non vincono, la legge è impotente, l’eroina è l’unica a uscirne sempre vincitrice. Un elemento che, insieme a tematiche horror, soprannaturali e un erotismo più esplicito e meno allusivo, scatenò una bufera di critiche e attacchi censori. Denunce, sequestri, interrogazioni parlamentari: il fumetto nero per adulti era considerato una minaccia ai costumi. Ma il pubblico non la pensava così.

Satanik arrivò a vendere 200.000 copie, con una cadenza quindicinale impressionante. Non era solo intrattenimento: era una forma di catarsi. Un’evasione per chi era stanco della morale ipocrita, dei romanzi lenti, dei racconti dove “non succede mai niente”, come scrisse Dino Buzzati, uno dei pochi intellettuali a comprendere la potenza narrativa di queste opere. E lo stesso Buzzati confessò di leggere quei fumetti, ammirandone “la rapidità e la sintesi” e l’efficacia nella narrazione visiva.

Altri intellettuali, come Leonardo Sinisgalli, coglievano in Satanik quel gusto grottesco e quella satira sociale che solo apparentemente erano camuffati da horror pulp. Ma soprattutto, dietro i tratti affilati di Magnus e i testi taglienti di Max Bunker, si nascondeva un grido d’allarme e insieme una profezia: le donne stavano cambiando, e con loro sarebbe cambiato anche il modo di raccontarle.

Con il passare del tempo, le atmosfere gotiche, l’estetica cupa e l’eros strisciante di Satanik hanno lasciato un’impronta indelebile. Non solo nel fumetto nero, ma anche in tutto il panorama fumettistico italiano. L’influenza di Satanik è evidente in opere successive, come Dylan Dog, che pesca a piene mani da quell’immaginario fatto di streghe moderne, creature inquietanti e ambiguità morale. Anche il fumetto erotico deve qualcosa a Marny Bannister, che ha aperto la strada a protagoniste sensuali, indipendenti e pericolose.

Un film ispirato al personaggio, uscito nel 1968, non riuscì a coglierne l’essenza. Troppo edulcorato, troppo limitato dai vincoli cinematografici dell’epoca. Ma il fumetto, quello sì, era libero. E per dieci lunghi, indimenticabili anni, Satanik è stata la regina incontrastata dell’oscurità.

Oggi, riguardando quelle copertine dai colori acidi, quei disegni visionari e quelle storie al limite del surreale, Satanik appare come una figura mitologica. Un’eroina maledetta, una Medea contemporanea che ha bruciato i ponti col passato per costruire – o distruggere – un nuovo futuro.

E voi, conoscevate già Satanik? Avete mai letto i suoi albi? Vi affascina il lato oscuro delle antieroine o siete più da supereroi tutto d’un pezzo? Raccontatecelo nei commenti e condividete questo viaggio nel lato più nero del fumetto italiano sui vostri social! Chi sa, magari anche tra i vostri amici c’è qualcuno pronto a lasciarsi sedurre dal fascino letale di Marny Bannister…


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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