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“Saintia Shō” – Il volto femminile dei Cavalieri dello Zodiaco: le guerriere di Atena come non le avete mai viste

Nel vastissimo universo dei Cavalieri dello Zodiaco, ci sono opere che tentano di ampliare, rinnovare o reinterpretare la mitologia originale di Masami Kurumada. Ma poche ci riescono con la grazia, la potenza e il fascino che ritroviamo in Saintia Shō, lo spin-off scritto e illustrato da Chimaki Kuori, pubblicato in Giappone dal 2013 al 2021 e arrivato in Italia grazie a Panini Comics. Da grande appassionata di anime e manga – e innamorata da sempre delle epiche battaglie cosmiche dei Cavalieri – non potevo non lasciarmi travolgere dalla forza femminile che sprigiona questa serie. Saintia Shō è, a tutti gli effetti, una dichiarazione d’amore all’universo dei Saint Seiya, ma lo fa cambiando radicalmente prospettiva: al centro di tutto, questa volta, ci sono le donne.

E no, non parliamo delle solite guerriere costrette a indossare maschere per negare la propria femminilità. Le Saintia sono tutt’altra cosa. Sono combattenti sacre scelte direttamente dalla Dea Atena, che non solo proteggono il mondo ma anche la divinità stessa, divenendo le sue guardie del corpo personali. Sono fiere, forti, eppure ancora profondamente umane, con desideri, paure e legami familiari.

La protagonista assoluta, Shōko di Equuleus, è una ragazza che inizialmente non cerca la gloria né il potere, ma semplicemente la salvezza di sua sorella Kyōko. Il suo cammino da ragazza comune a guerriera cosmica è una parabola di sacrificio, crescita e coraggio. Ho adorato vedere come Chimaki Kuori abbia costruito il suo personaggio: fragile ma determinata, piena di dubbi ma capace di affrontare divinità ostili come Eris, Dea della Discordia, per amore e giustizia. E Kyōko? Il suo destino tragico – diventare il ricettacolo di Eris per salvare la sorella – è struggente, ma anche incredibilmente eroico. Tra loro due, il vincolo familiare si trasforma in un motore narrativo potentissimo.

Accanto a Shōko troviamo altre Saintia memorabili: Mii di Dolphin, che con il suo spirito combattivo ma anche il suo lato organizzativo (è la segretaria personale di Saori) rappresenta una perfetta alleata; Xiaoling di Ursa Minor, giovane e impulsiva ma con un cuore enorme; Katya di Corona Borealis, inizialmente ambigua ma sempre più convinta nella sua missione; ed Erda di Cassiopea, l’unica sopravvissuta al massacro della Sacra Accademia, il cui desiderio di vendetta è comprensibile e doloroso.

L’universo di Saintia Shō si espande in modo affascinante, intrecciandosi con i volti già noti della saga originale. È bellissimo vedere i Gold Saint in azione, da Milo di Scorpio – cavaliere dal cuore nobile che affronta le Driadi con la potenza della sua Cuspide Scarlatta – ad Aiolia di Leo e Aphrodite di Pisces. Ma il vero gioiello per noi fan storici è la presenza di Saga dei Gemelli, sempre diviso tra luce e tenebra, e di Death Mask, il cui arco narrativo, tra colpi di scena e redenzione, è tra i più intensi dell’intera serie.

Non manca naturalmente Atena, la giovane Saori Kido, stavolta più vulnerabile, alle prese con la sua prima vera prova come Dea incarnata. L’affetto e la fiducia che lega Saori alle sue Saintia è uno dei temi più belli della serie. Non è una semplice divinità distante: qui è sorella, amica, guida e talvolta anche coetanea delle sue protettrici. Questo legame emotivo rende la storia più intima rispetto alle battaglie epiche della serie classica, ma altrettanto coinvolgente.

E poi ci sono loro, gli antagonisti: Eris e le sue Driadi. Mai banali, mai prevedibili. Eris non è solo una divinità oscura, ma una madre crudele e possessiva, che dà vita a esseri spaventosi come Ate, Phonos, Emony e Disnomia. Ogni Driade ha un fiore simbolico, una personalità definita, un dolore dietro la rabbia. In particolare, mi ha colpito il personaggio di Mania, la Saintia perduta, divenuta Driade, che somiglia a Shōko ma è tutto ciò che lei potrebbe essere se si lasciasse divorare dall’oscurità. Lo scontro tra loro due è metaforico e potente: un duello tra identità, scelte e ciò che ci rende davvero noi stessi.

Il livello di cura con cui l’autrice ha gestito i dettagli, dai riferimenti mitologici al linguaggio dei fiori, dalle relazioni interpersonali agli stili di combattimento, è davvero impressionante. Saintia Shō non è un semplice spin-off, è un nuovo sguardo sull’universo Saint Seiya, un’opera che restituisce finalmente alle donne il ruolo di protagoniste attive in una guerra sacra che, da sempre, le riguardava tanto quanto gli uomini.

Se siete cresciuti con Pegasus, Sirio, Cristal, Andromeda e Phoenix, non potete perdervi la storia di queste straordinarie guerriere. E se invece cercate un modo per entrare nel mondo dei Cavalieri con un punto di vista fresco e moderno, Saintia Shō è il titolo perfetto.

Io ho amato ogni pagina di questa serie: l’ho letta col cuore in mano, col fiato sospeso, e con gli occhi pieni di meraviglia. Le Saintia sono il simbolo di un eroismo nuovo, non più fondato sulla negazione di sé, ma sull’accettazione della propria forza, sensibilità e umanità.

E ora tocca a voi: avete già letto Saintia Shō? Chi è la vostra Saintia preferita? Avete una guerriera del cuore? Raccontatemelo nei commenti oppure condividete questo articolo sui vostri social e taggateci: voglio sapere cosa ne pensate!


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