Aprire il teaser trailer della seconda stagione di Rivals equivale a infilare la testa dentro una macchina del tempo tarata sugli anni Ottanta più sfacciati, quelli dove il potere aveva il profumo del whisky costoso, la televisione si faceva a colpi bassi e l’ambizione non chiedeva scusa a nessuno. Disney+ ha ufficializzato il ritorno della serie dal 15 maggio, e basta davvero poco per capire che la promessa è una sola: alzare il volume su intrighi, ironia e passioni che già avevano conquistato pubblico e critica nella prima stagione. La seconda ondata di episodi continua l’adattamento del romanzo cult di Dame Jilly Cooper, espandendo l’universo narrativo con nuovi territori simbolici, come quello del polo, sport aristocratico che qui diventa metafora elegante e spietata di controllo, status e rivalità. Il tutto mentre le sale del potere si fanno sempre più claustrofobiche e le relazioni sentimentali smettono definitivamente di essere un rifugio sicuro. Rivals non si limita a raccontare una storia, costruisce un ecosistema dove ogni scelta ha un prezzo e ogni alleanza è temporanea.
La struttura della stagione segue una strategia precisa, quasi sadica per chi guarda. Dodici episodi divisi in due blocchi, con un primo debutto di tre episodi il 15 maggio e un secondo segmento che arriverà più avanti nel corso dell’anno. Una formula che alimenta l’attesa e gioca con la dipendenza narrativa, lasciando il pubblico sospeso nel momento più scomodo possibile. In Italia la serie approda su Disney+, mentre negli Stati Uniti resta un’esclusiva Hulu, confermando la dimensione internazionale di un progetto che parla britannico ma pensa globale.
Al centro della nuova stagione la battaglia per la concessione televisiva della Central South West raggiunge un punto di non ritorno. La guerra tra Corinium e Venturer entra in una fase più pericolosa, più personale, più crudele. Tony Baddingham, interpretato da David Tennant, non ha alcuna intenzione di cedere terreno. Anzi, diventa ancora più stratega, più manipolatore, pronto a usare scandali e debolezze emotive come armi di distruzione mirata. Ogni mossa è calcolata, ogni sorriso nasconde una lama. Ed è proprio qui che Rivals mostra il suo lato più affilato, quello che trasforma il drama in una partita a scacchi emotiva.
Intorno a lui ruota una costellazione di personaggi che non fanno da semplice contorno. Rupert Campbell-Black, incarnato da Alex Hassell, resta una figura magnetica e irritante allo stesso tempo, uno di quei personaggi che ami detestare e detesti amare. Declan O’Hara di Aidan Turner continua a muoversi sul filo sottile tra idealismo e compromesso, mentre Cameron Cook, interpretata da Nafessa Williams, rappresenta quella visione moderna e lucida che cerca spazio in un ambiente dominato da ego ingombranti. Taggie O’Hara, con il volto di Bella Maclean, diventa sempre più centrale, non solo come pedina emotiva ma come coscienza irrisolta di un mondo che corre troppo veloce per fermarsi a guardare le conseguenze.
Il fascino della serie nasce anche dal contrasto continuo tra l’estetica patinata e il caos interiore dei personaggi. Sotto il glamour edonistico degli eccessi anni Ottanta, le vite degli eroi di Rutshire si sgretolano. I matrimoni cedono sotto il peso dell’ambizione, le relazioni proibite minacciano di far esplodere equilibri già fragili e segreti rimasti sepolti per anni tornano a galla con una violenza narrativa che non fa sconti. Rivals ama mettere i suoi protagonisti alle strette, costringerli a scegliere tra potere e affetto, tra successo e identità.
Il ritorno del cast storico è una dichiarazione d’intenti. Non si cambia ciò che funziona, lo si spinge oltre. Accanto ai volti già amati tornano anche personaggi come Lizzie Vereker, Freddie Jones, Maud O’Hara, Lady Monica Baddingham e molti altri, in un mosaico umano che restituisce tutta la complessità sociale dell’epoca. A questo si aggiungono guest star di peso come Hayley Atwell, nei panni di Helen Gordon, ex moglie di Rupert, e Rupert Everett nel ruolo del carismatico e ambiguo Malise Gordon. Presenze che promettono di spostare gli equilibri e rendere ancora più instabile una situazione già carica di tensione.
Dal punto di vista produttivo, la serie conferma una solidità rara. Dietro le quinte ritroviamo un team che conosce a fondo il materiale originale e sa come tradurlo per il pubblico contemporaneo. La scrittura riesce a mantenere quell’equilibrio delicato tra satira, sensualità e critica sociale, senza mai scivolare nella parodia involontaria. La regia valorizza i contrasti, alternando scene di grande eleganza visiva a momenti di intimità quasi soffocante, dove i personaggi sono costretti a fare i conti con le proprie contraddizioni.
Il mondo creato da Jilly Cooper continua a dimostrare una vitalità sorprendente. La sua capacità di raccontare l’eccesso come linguaggio narrativo trova nella serialità moderna un alleato naturale. Rivals prende l’esagerazione e la trasforma in spettacolo consapevole, usa il melodramma come lente per osservare il potere, il desiderio e le dinamiche di classe. È una serie che diverte, sì, ma che sa anche essere spietata nel mettere a nudo i meccanismi che regolano l’ascesa e la caduta dei suoi protagonisti.
Guardando al futuro della stagione, le aspettative sono altissime. Il destino di Tony Baddingham resta una ferita aperta, il rapporto tra Rupert e Taggie promette sviluppi emotivi capaci di dividere la community, e i nuovi personaggi sembrano pronti a scardinare gerarchie che apparivano consolidate. La guerra per il controllo della Corinium diventa sempre più personale, sempre meno ideologica, trasformandosi in un campo di battaglia dove tutto è lecito.
Rivals torna così a ricordarci perché certi drama funzionano a prescindere dalle mode. Quando la scrittura è solida, i personaggi sono tridimensionali e l’universo narrativo ha una sua identità forte, l’effetto è una dipendenza sana e consapevole. Una di quelle serie che non guardi distrattamente, ma che ti trascina dentro, episodio dopo episodio, lasciandoti con la voglia di parlarne, discuterne e prendere posizione.
Il 15 maggio non segna solo una data sul calendario delle uscite, ma l’inizio di un nuovo capitolo in una saga che ha ancora molto da dire. E se il teaser è un assaggio di quello che ci aspetta, prepariamoci a un ritorno fatto di alleanze fragili, colpi bassi impeccabilmente vestiti e scelte che fanno male. Perché Rivals, alla fine, è questo: un gioco pericoloso dove nessuno vince davvero, ma tutti sono disposti a rischiare tutto pur di provarci.
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