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RB Ride: la giostra lenta che hackerizza il tempo nel cuore del Pollino

La vera e unica regola dei nerd, dei veri appassionati di cultura pop, è che non smettono mai di cercare. Cercare la perla nascosta, l’easter egg segreto, il glitch che rende un videogioco un’esperienza unica e personale. Non sono appagati dal blockbuster o dalla serie da milioni di dollari, ma inseguono quell’opera d’arte, quell’hack del sistema, capace di svelare la fragilità della realtà che ci circonda. Esiste un luogo, incastonato tra le cime selvagge del Parco Nazionale del Pollino, in Italia, dove l’arte contemporanea ha smesso di essere una mera contemplazione per diventare un’esperienza totalizzante, un vero e proprio upgrade della nostra percezione. Non un quadro, non una statua, ma una giostra: RB Ride.

Si trova a San Severino Lucano, in località Timpa della Guardia, a 1125 metri d’altitudine. Un luogo che, già da solo, è un level design maestoso. Qui, l’artista visionario Carsten Höller ha installato nel 2009 un’opera che è una dichiarazione di guerra al concetto stesso di divertimento e fruizione artistica. A prima vista, sembra una giostra come tante: dodici seggiolini colorati, un diametro di quasi diciassette metri, un’altezza che tocca i dieci. Ma se le giostre dei luna park sono progettate per spingerci al limite, per farci urlare di adrenalina e vertigine, RB Ride fa esattamente il contrario. Lì, non c’è posto per la forza centrifuga o per il brivido delle montagne russe. Ogni giro dura quindici lunghissimi minuti, una rotazione così lenta che a malapena la percepisci. È un’anti-giostra, un bug inserito nel codice della land art.

Höller, ex scienziato agronomo con una passione per la comunicazione olfattiva degli insetti, è un vero e proprio scienziato-artista. Le sue opere sono laboratori esperienziali in cui lo spettatore diventa un volontario, una cavia che esplora i confini della propria percezione. Pensate ai giganteschi scivoli tubolari della Tate Modern o ai suoi giganteschi funghi psichedelici. Con RB Ride, il suo esperimento è ancora più sottile e geniale: ha preso un’icona del divertimento di massa e ne ha sabotato la funzione primaria. Rallentandola fino a renderla uno strumento di contemplazione. Non sei più lì per chiudere gli occhi e farti trasportare dall’euforia, ma sei costretto a guardarli, a sincronizzare il respiro con il paesaggio del Pollino. La bellezza della giostra e quella del paesaggio si fondono in un’unica, strana, esperienza aumentata. Non un’ebbrezza fisica, ma un’inquietudine sospesa, quasi meditativa.

In un mondo dove il turismo si basa sulla massificazione e sui grandi eventi da consumare in fretta, RB Ride ribalta la logica. Non è un’attrazione da “fare” per poi postare la foto perfetta. Non si misura con milioni di visitatori, ma al contrario, con pochi spettatori in lunghissimi archi di tempo. È un’esperienza da conquistare, quasi monastica, che non può essere ridotta a un selfie o a un hashtag. Nessun filtro Instagram può replicare la brezza che ti accarezza il viso, l’umidità della montagna che ti avvolge, la lentezza con cui il sole scivola tra gli alberi. Per sederti su RB Ride, devi esserci davvero, fisicamente, nel cuore della Basilicata. È un’opera che richiede un viaggio, uno sforzo, un impegno, e proprio in questo recupera quell’aura che la riproduzione fotografica ha sottratto all’arte.

In un’era dominata dagli algoritmi e dai like, RB Ride rappresenta un invito a disconnettersi per riconnettersi. Non serve la realtà virtuale per vivere un’esperienza aumentata: basta rallentare. La giostra diventa così una lente d’ingrandimento sul paesaggio, un filtro naturale che modifica la percezione del tempo. Ed è qui che si annida il suo segreto più nerd: Höller ci offre un’esperienza che ha la stessa potenza di un glitch in un videogioco open world, quell’imperfezione che rompe l’illusione e ti ricorda che stai giocando con la realtà. Non è un gioco di evasione, ma un hack della realtà stessa.

Höller, che alla Biennale di Venezia del 2015 ha presentato RB Ride come una giostra coloratissima in moto perpetuo, così lenta da permettere al pubblico di salire e scendere senza mai fermare il ciclo, è il massimo esponente di un’arte che non si limita a rappresentare il mondo, ma che lo altera per svelarne nuovi significati. Le sue opere, che spaziano dagli scivoli alle installazioni sonore, mirano a destabilizzare il senso di controllo dello spettatore. E RB Ride ne è la sua incarnazione più pura. Non una semplice installazione, ma una porta dimensionale che ridefinisce il rapporto tra spettatore e paesaggio, tra arte e tempo, tra esperienza e memoria. Un’opera che non si cerca su Google Maps, ma che si scopre come un segreto prezioso, da tramandare solo a chi ne è degno.

Saresti pronto a salire su una giostra che non ti offre adrenalina, ma lentezza, non euforia, ma contemplazione? Forse la vera sfida nerd di oggi non è correre più veloce o avere più like, ma imparare a fermarsi e disconnettersi.


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