Immaginate di esservi appena laureati all’Università della Magia, con ancora l’odore d’inchiostro sulle pergamene e l’eco dei cori di incantesimi nelle orecchie. Davanti a voi si apre la promessa di una nuova vita: un piccolo negozio di pozioni in un paesino medievale, un calderone che borbotta sul fuoco e clienti bizzarri che bussano alla porta. È l’incipit perfetto di un romanzo fantasy… o di un videogioco. Ed è proprio qui che entra in scena Potion Shop Simulator, un titolo che si propone come erede spirituale di tutta quella schiera di simulatori “cosy” che hanno conquistato il cuore dei gamer, con l’ambizione di unire la lentezza contemplativa dell’artigianato magico al caos meraviglioso della cooperazione online.
Il gioco, sviluppato da un minuscolo team di due persone (sì, due!), ha già raccolto l’affetto di una community calorosa, complice anche la disponibilità degli sviluppatori sui canali Discord. Ma al di là del fascino dell’idea e delle buone intenzioni, la domanda resta: questa bottega digitale funziona davvero o è ancora un prototipo travestito da prodotto completo?
Il cuore pulsante: la magia delle pozioni
Se c’è un punto in cui Potion Shop Simulator riesce a incantare, è proprio nella sua meccanica centrale: il crafting. Qui non basta cliccare su una ricetta e aspettare che la barra di caricamento finisca. No, qui si fa sul serio. Bisogna raccogliere, essiccare, pestare, bilanciare i quattro elementi classici e annotarsi come un vero alchimista medievale ogni esperimento. La sensazione è quella di vivere un puzzle in tempo reale, dove la scoperta di una nuova formula regala la stessa soddisfazione che si prova quando, da bambini, si mescolava acqua e farina convinti di aver creato un filtro magico.
E il bello è che la riuscita di un elisir non è solo un numero su una schermata, ma un’esperienza: il colpo d’occhio dei fiori raccolti, il suono rilassante del liquido che ribolle, la musica bardica che accompagna la concentrazione. È un gameplay che sa di rituale, di tempo sospeso, quasi meditativo.
Caos organizzato: la cooperativa
Se da soli la gestione della bottega può diventare un incubo gestionale, in compagnia il gioco si trasforma in una commedia fantasy degna di una sessione di Dungeons & Dragons. Uno corre per i prati a raccogliere erbe, l’altro cerca di non far esplodere il calderone, un terzo litiga con un goblin avaro che pretende lo sconto. È qui che Potion Shop Simulator raggiunge la sua forma migliore: un titolo caotico e spassoso, fatto di urla, risate e corse contro il tempo.
Non a caso molti lo considerano un perfetto party game travestito da gestionale, ideale per quelle serate nerd in cui si cerca qualcosa di più interattivo della solita partita a Mario Kart.
Ombre sulla pergamena: il problema dell’“Early Access travestito”
Eppure, nonostante l’entusiasmo, è impossibile ignorare l’elefante (anzi, il drago) nella stanza: il gioco non è davvero completo. Uscito come “full release”, ha però tutti i difetti di un titolo ancora in beta. La trama è poco più che un pretesto, i contenuti finiscono dopo una decina di ore e la progressione economica è spietata e poco bilanciata.
I bug, poi, sono la ciliegina amara sulla torta: missioni che spariscono, oggetti che si dissolvono nel nulla, amici trasformati in statue immobili per tutta la sessione. Problemi che si accettano a cuor leggero in un accesso anticipato a pochi euro, ma che diventano pesanti se il gioco viene venduto come prodotto finito a prezzo pieno.
Tra bellezza e incoerenza
Sul piano estetico, Potion Shop Simulator conquista e disorienta allo stesso tempo. Le ambientazioni sono calde e poetiche: tramonti dorati, tetti di paglia, fiori che sembrano usciti da un acquerello fantasy. E poi c’è Tim, il draghetto guida, mascotte adorabile che ruba la scena a tutti. Ma gli NPC della città, con i loro corpi massicci e poco vari, sembrano arrivati da un gioco completamente diverso, spezzando l’armonia visiva. Anche la navigazione urbana lascia a desiderare: niente cartelli, mappe confusionarie e case tutte uguali che costringono a continue soste per orientarsi.
La colonna sonora bardcore è deliziosa, ma ripetitiva, e dopo qualche ora rischia di trasformarsi in un loop monotono.
Una pozione ancora da mescolare
Tirando le somme, Potion Shop Simulator è un titolo dal potenziale enorme ma incompiuto. Ha già gli ingredienti giusti per diventare un cult della scena cosy-gaming: un crafting profondo, un’atmosfera accogliente e una modalità co-op irresistibile. Ma serve tempo, serve contenuto, serve rifinitura. Al momento è una pozione servita a metà, con i sapori giusti ma ancora annacquata.
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