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Piccioni viaggiatori 2.0: Quando il Passato Sfida l’Innovazione Tecnologica

Se Internet dovesse mai subire un blackout globale, potremmo doverci rivolgere a una soluzione che affonda le sue radici in un passato remoto, ma incredibilmente efficace: i piccioni viaggiatori. Sì, avete capito bene. In un mondo dove la tecnologia ci sembra onnipresente, questi volatili potrebbero rappresentare un’inattesa risorsa per contrastare il Digital Divide e garantire la trasmissione di informazioni in assenza di reti digitali.

Il piccione viaggiatore non è un semplice uccello, ma una vera e propria meraviglia della natura e dell’addestramento umano. Derivato dal piccione domestico (Columba livia domestica), questo volatile possiede un incredibile senso dell’orientamento, attribuito al fenomeno della magnetoricezione, che gli permette di individuare con precisione la strada di casa anche da distanze impressionanti. Alcuni esemplari hanno percorso fino a 1.820 chilometri in competizioni colombofile, mantenendo velocità medie di circa 80 chilometri orari su tratte di 600 km. Un talento straordinario che, in epoche passate, lo ha reso il corriere perfetto per trasmettere messaggi fondamentali attraverso distanze incredibili. Ed ecco che nasce il termine “colombigramma”, a indicare i messaggi trasportati da questi instancabili messaggeri alati.

Ma la storia dei piccioni viaggiatori non si ferma ai racconti epici della comunicazione antica. Negli anni ’60 e ’70, l’Ospedale Fiorentino della Santissima Annunziata trovò un impiego tanto curioso quanto efficace per questi uccelli: la consegna di provette per analisi di laboratorio. Per evitare ritardi causati dal traffico cittadino, vennero addestrati piccioni specializzati nel trasporto di campioni medici. E, incredibilmente, le provette arrivavano sempre in perfetto orario!

Eppure, nel vasto oceano dell’innovazione tecnologica, qualcuno ha pensato di portare il concetto di piccione viaggiatore nel regno dell’era digitale. Così, nel 1990, nasce IP over Avian Carriers (IPoAC), una proposta volutamente umoristica contenuta nella RFC 1149 dell’Internet Engineering Task Force (IETF). L’idea? Usare i piccioni come vettori fisici per trasportare pacchetti di dati dell’Internet Protocol. Ovviamente, l’iniziativa nacque come un pesce d’aprile, ma nel 2001 il Linux User Group di Bergen decise di trasformare la teoria in realtà. Il 28 aprile di quell’anno, furono trasmessi nove pacchetti di dati su una distanza di cinque chilometri, ognuno portato da un piccione. Il risultato? Solo quattro pacchetti arrivarono a destinazione, con una latenza di diversi minuti e una perdita di pacchetti del 55%. Non esattamente il sistema più efficiente, ma sicuramente una dimostrazione di creatività fuori dal comune.

L’idea di usare i piccioni per il trasferimento dati è tornata più volte alla ribalta con esperimenti straordinari. Nel 2009, un’azienda sudafricana frustrata dalla lentezza della propria connessione ADSL decise di mettere alla prova un piccione di nome Winston. Equipaggiato con una scheda SD da 4 GB, Winston coprì una distanza di 100 chilometri in 1 ora e 8 minuti. Risultato? Il trasferimento dei dati fu completato in poco più di due ore, mentre la connessione ADSL della compagnia riuscì a trasmettere solo il 4% della stessa quantità di informazioni nello stesso lasso di tempo.

Un esperimento simile è stato condotto nel 2023 dallo youtuber Jeff Geerling, che ha testato le capacità di un altro piccione, Grey, equipaggiato con tre unità flash da 1 TB. Il volatile coprì una distanza di 1,6 chilometri in circa 150 minuti, battendo la connessione Gigabit in fibra ottica che, per trasferire i 3 terabyte di dati, impiegò oltre 7 ore e 30 minuti.

Ovviamente, tutto ciò non significa che i piccioni siano pronti a sostituire le moderne infrastrutture digitali. Le tecnologie di trasmissione dati attuali garantiscono continuità, sicurezza e velocità impareggiabili su lunghe distanze. Tuttavia, questi esperimenti ci dimostrano che a volte soluzioni fuori dagli schemi possono essere sorprendentemente efficaci, almeno in condizioni specifiche.

Chi lo avrebbe mai detto? In un futuro distopico dove Internet dovesse crollare, potremmo vedere stormi di piccioni solcare i cieli delle metropoli, trasportando dati cruciali tra un server e l’altro. Fantascienza? Forse. Ma, come ci insegnano Winston, Grey e gli altri coraggiosi colombi digitali, mai dire mai nel vasto e imprevedibile mondo dell’innovazione tecnologica.


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Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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