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One Piece 3: Netflix ha concluso le riprese di The Battle of Alabasta e il viaggio verso il 2027 diventa ancora più epico

Duecento giorni di riprese non sono soltanto un numero impressionante. Raccontano un’ambizione enorme, quella di trasformare una delle saghe più amate di One Piece in qualcosa che possa lasciare il segno anche nel panorama delle serie live action. L’annuncio arrivato attraverso i canali ufficiali di Netflix ha acceso immediatamente il fandom: la produzione della terza stagione è terminata e, insieme alla conferma della conclusione delle riprese, è arrivato anche il titolo definitivo, One Piece: The Battle of Alabasta. Per chi conosce davvero il manga di Eiichiro Oda, bastano queste tre parole per capire che la serie sta per affrontare uno dei passaggi più importanti dell’intera epopea dei Pirati di Cappello di Paglia.

Ripensando al percorso del live action, viene quasi naturale sorridere. Pochissimi avrebbero scommesso che un adattamento occidentale di One Piece potesse conquistare sia il pubblico generalista sia una parte consistente dei fan storici. Gli adattamenti degli anime hanno una reputazione complicata, costruita negli anni tra occasioni mancate e produzioni incapaci di comprendere davvero l’anima delle opere originali. La prima stagione, invece, ha dimostrato che rispettare un manga non significa copiarlo vignetta per vignetta, ma comprenderne lo spirito, ricreando quel senso di avventura, amicizia e libertà che rende l’universo creato da Oda qualcosa di unico.

Le nuove riprese erano iniziate il 24 novembre 2025 a Città del Capo, in Sudafrica, e si sono protratte per oltre duecento giorni. Una lavorazione di questa portata lascia intuire quanto lavoro ci sia dietro ogni singola sequenza, tra giganteschi set, effetti speciali, combattimenti, creature fantastiche e ambientazioni che devono riuscire a rendere credibile un mondo in cui convivono pirati, frutti del diavolo, animali impossibili e città sospese tra fantasia e avventura. Parlare della stagione più ambiziosa realizzata finora non sembra affatto un’esagerazione.Ma il dettaglio che continua a tornarmi in mente è proprio il titolo.

The Battle of Alabasta non rappresenta semplicemente la prossima destinazione della Going Merry. È uno spartiacque narrativo. Chiunque abbia seguito il manga o l’anime sa perfettamente che il Regno di Alabasta segna la trasformazione definitiva di One Piece. Fino a quel momento il viaggio di Luffy mantiene ancora quell’atmosfera da grande avventura piratesca, ricca di humour, combattimenti spettacolari e incontri memorabili. Da Alabasta in poi, invece, la storia acquisisce una profondità completamente diversa. La politica entra prepotentemente nella narrazione, il peso delle responsabilità diventa tangibile e ogni scelta dei protagonisti inizia ad avere conseguenze enormi.

È uno di quei momenti che ricordano certi videogiochi di ruolo giapponesi, quelli in cui improvvisamente capisci che la missione iniziale era soltanto il prologo e che il mondo davanti a te è molto più complesso di quanto immaginassi. La sensazione è la stessa che si prova arrivando a Midgar in Final Fantasy VII o attraversando la Città Imperiale in alcuni capitoli di The Elder Scrolls: l’avventura cambia scala e comincia a raccontare qualcosa di molto più grande dei singoli protagonisti.

Anche il cast della nuova stagione promette di alzare ulteriormente il livello. La notizia che ha fatto discutere maggiormente riguarda sicuramente Xolo Maridueña, scelto per interpretare Portgas D. Ace. Per molti spettatori è ancora il protagonista di Blue Beetle o di Cobra Kai, ma qui la sfida è completamente diversa. Ace non è soltanto il fratello di Luffy. È un simbolo, un personaggio che nel corso degli anni è riuscito a conquistare un posto speciale nell’immaginario collettivo degli appassionati di anime e manga. Il suo sorriso, il tatuaggio dei Pirati di Barbabianca, il carattere impulsivo e quella miscela di forza e fragilità lo hanno reso uno dei personaggi più amati dell’intera opera di Oda.

Interpretarlo significa caricarsi sulle spalle aspettative enormi, perché ogni lettore porta dentro di sé una propria idea di Ace. Se Maridueña riuscirà a trasmettere quel mix di carisma, leggerezza e malinconia che lo caratterizza, potrebbe davvero diventare uno dei punti di forza della stagione.

L’arrivo di Cole Escola nei panni di Bon Clay rappresenta un’altra scelta estremamente interessante. Bon Clay è uno di quei personaggi impossibili da dimenticare, inizialmente introdotto come antagonista e poi capace di conquistare il pubblico grazie alla sua umanità, al suo spirito teatrale e a una lealtà fuori dal comune. Portarlo sullo schermo senza trasformarlo in una caricatura sarà una delle prove più delicate dell’intero adattamento.

Naturalmente tornerà anche tutta la ciurma di Cappello di Paglia, ormai perfettamente rodata. Inaki Godoy, Mackenyu, Emily Rudd, Jacob Romero Gibson e Taz Skylar avranno finalmente la possibilità di affrontare la saga che, probabilmente più di ogni altra nella prima parte di One Piece, mette realmente alla prova ogni componente dell’equipaggio.

Grande curiosità anche per Joe Manganiello, che vestirà i panni di Sir Crocodile. Pensandoci bene, il casting sembra quasi naturale. Crocodile non è il classico villain sopra le righe che urla continuamente o si affida soltanto alla forza bruta. È un manipolatore, uno stratega capace di orchestrare un’intera guerra civile restando nell’ombra. Il suo fascino nasce proprio da quella calma glaciale che lo rende imprevedibile, qualità che Manganiello potrebbe interpretare con una presenza scenica davvero notevole.

Accanto a lui ritroveremo anche Lera Abova nel ruolo di Miss All Sunday, figura destinata a diventare una delle colonne portanti dell’intera serie. Chi conosce il futuro della storia sa perfettamente quanto questo personaggio sia importante, ed è difficile non provare curiosità nel vedere come Netflix costruirà fin da subito le sfumature che porteranno agli sviluppi successivi.

L’aspetto che continua a convincermi di più riguarda però il tempo che la produzione si è presa. L’uscita è prevista soltanto nel 2027, una data che sembra ancora lontanissima. In un’epoca in cui molte piattaforme corrono per riempire continuamente il catalogo, questa attesa potrebbe essere il segnale più rassicurante possibile. Alabasta non è una saga da comprimere o da attraversare in fretta. Richiede ritmo, costruzione narrativa, sviluppo dei personaggi e una cura particolare nella rappresentazione di un conflitto che coinvolge un intero regno.

Vale la pena ricordare quanto questa saga sia fondamentale anche per l’evoluzione di One Piece come fenomeno culturale. Molti lettori indicano proprio Alabasta come il momento in cui hanno capito che il manga di Eiichiro Oda non sarebbe stato semplicemente una lunga avventura piratesca, ma un racconto capace di affrontare temi politici, discriminazione, propaganda, corruzione e sacrificio senza rinunciare al tono avventuroso che lo rende così speciale.

Forse è proprio questa la sfida più difficile del live action. Riprodurre combattimenti spettacolari è relativamente semplice con i mezzi tecnologici di oggi. Molto più complicato sarà trasmettere quel senso di speranza ostinata che attraversa tutta la saga, quella convinzione quasi infantile che Luffy continua a portare con sé anche davanti alle situazioni più disperate. È un equilibrio delicatissimo, sospeso tra il realismo richiesto da una produzione televisiva e la fantasia sfrenata che caratterizza One Piece fin dalle prime pagine.

Intanto il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. Due anni possono sembrare infiniti, soprattutto per una community abituata ad analizzare ogni singolo frame, costruire teorie, confrontare casting, immaginare scene iconiche e discutere per settimane di un semplice poster promozionale. Ma forse anche questa lunga attesa fa parte dell’esperienza. Nel frattempo continueremo a rileggere il manga, riguardare l’anime, immaginare come saranno portati sullo schermo gli scontri contro Baroque Works, la marcia attraverso il deserto e quei momenti che hanno contribuito a rendere Alabasta una delle saghe più amate della storia degli shonen.

La vera domanda, in fondo, resta la stessa che anima ogni discussione tra fan durante una fiera del fumetto, davanti a una vetrina piena di figure o mentre si aspetta l’inizio di una maratona anime: quale scena di Alabasta state aspettando con più impazienza e quale, invece, vi mette davvero un po’ di paura all’idea di vederla adattata? Perché il viaggio verso il 2027 è appena cominciato e, conoscendo One Piece, la Rotta Maggiore riesce sempre a sorprenderci proprio nel momento in cui pensiamo di sapere già dove stia andando.

Note: AI-Generated Content

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