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NERO Volume IX: il fantasy oscuro dei Mammucari torna tra demoni, Samarcanda e destino

Qualcosa di profondamente magnetico continua ad abitare le pagine di Sergio Bonelli Editore ogni volta che decide di spingersi fuori dai territori più rassicuranti del fumetto popolare italiano per abbracciare un immaginario sporco, mistico, feroce, quasi febbrile. Basta aprire un volume di NERO per capire subito che qui non siamo davanti all’ennesima variazione fantasy costruita a tavolino per cavalcare il gusto del momento. Qui si respira polvere, sangue, sabbia, superstizione. Qui il fantasy non ha il profumo della fiaba occidentale, ma quello del ferro caldo lasciato sotto il sole di Samarcanda, delle leggende raccontate sottovoce attorno al fuoco mentre fuori qualcosa di antico continua a muoversi nel buio.

Il nono volume della saga firmata da Emiliano Mammucari e Matteo Mammucari arriverà in libreria e fumetteria il 15 maggio, e la sensazione è quella di trovarsi davanti a uno di quei capitoli destinati a lasciare segni profondi dentro la serie. Non soltanto per quello che racconta, ma per il modo in cui continua a espandere un universo narrativo che negli ultimi anni è diventato una delle cose più interessanti uscite dal fumetto italiano mainstream. E detta così potrebbe sembrare la classica frase da quarta di copertina, ma chi segue davvero NERO sa perfettamente quanto questa serie abbia avuto il coraggio di costruire una propria identità lontana dagli automatismi più prevedibili.

Samarcanda, già dal solo nome, trascina addosso immagini enormi. Da ragazzini la immaginavamo leggendo Salgari, divorando vecchie enciclopedie illustrate o guardando quei film fantasy anni Ottanta che mescolavano storia, magia e avventura senza preoccuparsi troppo delle etichette. Poi cresci, inizi a conoscere meglio la mitologia persiana, le tradizioni arabe, le stratificazioni culturali dell’Asia centrale e ti rendi conto di quanto quel mondo sia stato poco esplorato dal fumetto occidentale contemporaneo. NERO prende proprio quella direzione lì. Non rincorre Tolkien, non cerca il fantasy nordico inflazionato dal post-Game of Thrones. Va altrove. E quell’altrove fa la differenza.

Il protagonista continua il suo viaggio dentro un destino che sembra già scritto da forze enormi, quasi cosmiche. Nero combatte demoni che emergono dagli abissi della tradizione araba e persiana, ma il punto non è soltanto lo scontro fisico. Il cuore della serie sta nella sensazione costante che ogni battaglia sia anche una guerra contro qualcosa di inevitabile. Il passato. Il nome che porti. Le colpe. Le promesse infrante. Quelle cose che puoi anche tentare di seppellire sotto tonnellate di silenzio, ma che prima o poi tornano sempre a reclamarti.

Ed è qui che questo nono capitolo sembra voler colpire più duro del solito.

Nero ha ormai i battiti contati, braccato da un demone antico che pretende la sua testa, mentre attorno a lui il mondo continua a prepararsi a qualcosa di enorme, quasi rituale. La Casa Dorata diventa il teatro di una celebrazione sospesa tra magnificenza e condanna, un luogo in cui l’attesa dell’ospite d’onore assume il peso di una profezia. Chi legge fumetti da decenni riconosce subito quella sensazione rarissima: il momento esatto in cui una saga smette di preparare il terreno e decide finalmente di incendiarlo.

E a proposito di incendio, l’impressione è che i Mammucari stiano giocando una partita molto più ambiziosa di quanto sembri. Ogni volume di NERO ha sempre avuto una forte componente visiva e sensoriale, ma qui pare emergere ancora di più quella voglia di trasformare il fumetto in esperienza quasi allucinatoria. Un po’ come succedeva leggendo certi numeri di Heavy Metal negli anni migliori, oppure sfogliando il fantasy europeo più visionario degli anni Novanta, con quell’ossessione per la carne, la spiritualità e la decadenza che oggi sembra quasi sparita da tanta narrativa fantasy contemporanea troppo preoccupata di risultare “algoritmica”.

I disegni di Matteo Cremona contribuiscono in maniera potentissima a questa identità. Le tavole sembrano spesso scolpite più che disegnate, dense di materia, ombre, architetture che paiono respirare. Poi arrivano i colori di Adele Matera e tutto assume quella temperatura irreale che rende NERO immediatamente riconoscibile anche a colpo d’occhio. Alcune pagine sembrano illuminate da un tramonto eterno, altre invece precipitano dentro neri assoluti da horror mistico mediorientale. E qui secondo me emerge anche una cosa interessante che tanti lettori magari percepiscono senza pensarci troppo: NERO è una serie che funziona tantissimo perché ha il coraggio di essere sporca. Non leviga mai davvero i suoi angoli. Non cerca l’estetica “pulita” da franchise globale. Ti lascia addosso polvere e cicatrici.

Il successo francese della serie non sorprende affatto. Anzi, viene quasi da dire che il pubblico d’Oltralpe abbia riconosciuto immediatamente qualcosa che il mercato europeo ama da sempre: opere capaci di contaminare fumetto popolare e ricerca artistica senza diventare incomprensibili. Ed è curioso pensare che proprio il fumetto italiano, spesso sottovalutato dagli stessi italiani, continui invece a produrre mondi narrativi con una personalità fortissima mentre gran parte dell’industria globale si rifugia in formule sempre più standardizzate.

Anche lo spin-off ROSA DEL DESERTO, dedicato alle origini della Nizarita, ha contribuito ad allargare ulteriormente questo universo narrativo, e chi ha seguito quel racconto sa bene quanto il personaggio abbia conquistato i lettori quasi immediatamente. Del resto il bello di NERO è proprio questo: ogni figura sembra portarsi dietro storie più grandi di quelle che vediamo sulla pagina. Ogni volto lascia intuire guerre, tradimenti, culti dimenticati, deserti attraversati per anni. È worldbuilding fatto bene, quello che non ti spiega tutto ma ti lascia percepire il peso di ciò che esiste fuori campo.

E forse è proprio questa la sensazione più bella che lascia addosso il fumetto dei Mammucari. Quel continuo richiamo verso qualcosa che resta appena fuori dalla luce. Un po’ come succedeva da adolescenti con certi manga fantasy oscuri scoperti quasi per caso in edicola, oppure con i videogiochi PS2 pieni di lore misteriose che ci costringevano a passare ore sui forum del vecchio web italiano a discutere teorie assurde fino alle tre di notte. NERO riesce ancora a evocare quella fame lì. Quella voglia di entrare più a fondo dentro un mondo immaginario invece di consumarlo distrattamente e passare subito oltre.

Il volume sarà disponibile anche in edizione Variant attraverso il circuito Manicomix, il Bonelli Store e lo shop online ufficiale Bonelli, accompagnato da una stampa esclusiva della copertina. E sì, lo so benissimo come funzionano queste cose: il collezionista dentro di noi prova sempre a resistere, poi finisce inevitabilmente per cedere. Fa parte del gioco. Fa parte di quella strana liturgia nerd che continuiamo a portarci dietro dagli anni delle fumetterie con le vetrine piene di numeri imbustati e poster scoloriti dal sole.

La verità è che serie come NERO ricordano perché continuiamo ancora oggi ad amare il fumetto come linguaggio totale. Non soltanto per la storia. Non soltanto per i disegni. Ma per quella capacità rarissima di evocare mondi che sembrano più antichi della carta stessa su cui sono stampati. E in un periodo in cui tantissime produzioni fantasy sembrano uscite dalla stessa fabbrica narrativa globale, vedere un’opera italiana che sceglie di sporcarsi le mani con mito, spiritualità, violenza e oscurità senza paura di risultare scomoda ha qualcosa di tremendamente prezioso.

Poi magari mi sbaglio, magari qualcuno troverà questo nono capitolo troppo estremo, troppo visionario o troppo distante dai ritmi del fantasy contemporaneo più “facile”. Però forse è proprio questo il punto. NERO non vuole essere comodo. Vuole trascinarti dentro Samarcanda e lasciarti lì, a fare i conti con i tuoi demoni mentre la luce lentamente divora ogni cosa.

E sinceramente? Fumetti così oggi iniziano a mancare parecchio.

Note: AI-Generated Content

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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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