C’è un momento, quando si inizia un nuovo anime, in cui ci si tuffa a occhi chiusi senza sapere cosa aspettarsi. Così è stato per me con Nagi no Asukara (凪のあすから, letteralmente “Dal quieto domani”), una serie che ho iniziato quasi per caso, attratta solo dal titolo intriso di poesia. Oggi, in questa calda giornata di fine giugno 2015, mi ritrovo a raccontarvi un’opera che, pur con le sue imperfezioni, ha lasciato un segno profondo nel panorama dell’animazione giapponese degli ultimi anni.
Un mare che respira come un cuore
Prodotta dallo studio P.A. Works e trasmessa in Giappone tra ottobre 2013 e aprile 2014, la serie diretta da Toshiya Shinohara e scritta da Mari Okada conta 26 episodi che mescolano quotidianità, leggenda e un tocco di dramma soprannaturale. La premessa è già affascinante: l’umanità un tempo viveva sotto il mare, protetta da uno strato chiamato Ena, che permetteva agli abitanti di respirare e parlare sott’acqua. Alcuni, però, decisero di abbandonare quell’abbraccio blu per vivere sulla superficie, creando una frattura destinata a segnare generazioni.
È qui che incontriamo i protagonisti: quattro ragazzi di Shioshishio, un villaggio sommerso che sembra uscito da una fiaba illustrata. Costretti a trasferirsi in una scuola di superficie dopo la chiusura del loro istituto, dovranno affrontare non solo le difficoltà tipiche dell’adolescenza, ma anche i pregiudizi reciproci tra chi vive sotto il mare e chi sulla terra.
L’adolescenza tra lacrime e onde
Il cuore della narrazione è un mosaico di emozioni adolescenziali. C’è Hikari Shiodome, impetuoso e impulsivo ma incapace di nascondere un cuore puro. Accanto a lui la dolce e fragile Manaka Mukaido, eterna indecisa e regina dei piagnistei, la matura e insicura Chisaki Hiradaira e il pacato Kaname Isaki. A complicare le cose ci pensa Tsumugu Kihara, terrestre introverso e misterioso, che diventa catalizzatore di gelosie e sentimenti inespressi.
La serie vive di questi contrasti: da una parte l’incanto delle ambientazioni, dall’altra un intreccio sentimentale che a tratti rischia di scivolare nel melodramma. Le lacrime scorrono a fiumi, le dichiarazioni d’amore si intrecciano con fraintendimenti e promesse, mentre lo spettatore è trascinato in un continuo altalenare tra speranza e dolore.
Forse è proprio qui che Nagi no Asukara divide il pubblico: chi ama i racconti di formazione carichi di pathos non potrà che rimanere incantato, chi invece cerca una crescita psicologica più complessa nei personaggi potrebbe sentirsi insoddisfatto. Personalmente, ho percepito i protagonisti come figure che oscillano tra lo stereotipo e la delicatezza, con una menzione speciale per Chisaki, forse la più sfaccettata del gruppo.
Uroko-sama e il respiro del mito
Oltre agli intrecci amorosi, la serie trova la sua forza nel folklore che permea Shioshishio. Figura emblematica è Uroko-sama, creatura nata da una scaglia del Dio del Mare, custode saggio e dispettoso che funge da ponte tra il divino e l’umano. È lui a ricordare agli abitanti che il mare non è solo casa, ma anche divinità capricciosa capace di pretendere sacrifici.
Questa dimensione mitica si intreccia alla perfezione con l’elemento naturale: il mare non è solo sfondo, ma personaggio vivo, onnipresente, pronto a cullare e travolgere allo stesso tempo. In più di un’occasione ho avuto la sensazione di poter percepire davvero l’odore di salsedine, segno della cura maniacale con cui la P.A. Works ha realizzato scenari e animazioni.
Una perla visiva e sonora
Dal punto di vista tecnico, Nagi no Asukara è un piccolo gioiello. Le animazioni sono fluide, il character design classico ma immediatamente riconoscibile, con un dettaglio che adoro: gli occhi degli abitanti del mare, blu e profondissimi come abissi, in contrasto con quelli dei terrestri. Un espediente che non è solo estetico, ma narrativo, poiché sottolinea l’identità di ciascun personaggio.
Le musiche contribuiscono a scolpire l’atmosfera. Le opening cantate da Ray e le ending interpretate da Nagi Yanagi accompagnano lo spettatore in un crescendo emotivo che esalta i momenti chiave, dalla dolce malinconia di Aqua Terrarium alla potenza evocativa di Ebb and Flow. Sono brani che rimangono impressi, capaci di evocare immagini anche a distanza di tempo.
Dal manga allo yonkoma
Parallelamente all’anime, la storia ha trovato spazio anche su carta. Il manga di Risō Maeda, iniziato nel 2013 su Dengeki Daioh di ASCII Media Works, ha offerto una trasposizione fedele e al tempo stesso personale. Accanto a esso, è nato persino uno yonkoma (striscia comica in quattro vignette) intitolato Nagi no Asukara 4-koma gekijō: Nagiyon, che ha aggiunto una vena più leggera e parodistica all’universo marino della serie.
Questi adattamenti hanno permesso a Nagi no Asukara di radicarsi ancora di più nella cultura pop giapponese, raggiungendo lettori che magari non avevano seguito l’anime settimana dopo settimana.
Il fascino e i limiti di un domani incantato
In definitiva, Nagi no Asukara è un viaggio tra due mondi e due dimensioni dell’animo umano: l’innocenza del primo amore e il peso di scelte che sembrano troppo grandi per dei ragazzi così giovani. È un’opera che vive di contrasti: splendida nella realizzazione tecnica e suggestiva nelle atmosfere, ma meno incisiva nello sviluppo psicologico dei personaggi.
Nonostante ciò, resta un anime che consiglio, soprattutto a chi ama i racconti di formazione immersi in un’aura fiabesca. A me ha ricordato in parte Shinsekai Yori, anche se con toni più leggeri e meno cupi.
Forse, se avesse dedicato più spazio alla dimensione apocalittica e meno ai turbamenti amorosi, sarebbe stata una serie memorabile sotto ogni aspetto. Ma, anche così, Nagi no Asukara è un piccolo scrigno che racchiude il sapore dell’acqua salata e il battito incostante del cuore adolescente.
E allora vi chiedo: siete pronti a tuffarvi anche voi in questo mare di emozioni, rischiando di lasciarvi trascinare dalla corrente?
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