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More Fun Comics: la rivista che ha inventato il fumetto moderno e cambiato per sempre la storia dei supereroi

Quando si parla delle origini del fumetto supereroistico americano, l’attenzione corre quasi sempre verso le icone già scolpite nell’immaginario collettivo, ma esiste una testata che più di ogni altra ha cambiato le regole del gioco senza mai prendersi davvero la gloria che meritava. More Fun Comics, nata con il nome di New Fun: The Big Comics Magazine, rappresenta uno spartiacque autentico nella storia della nona arte. Non solo perché ha dato spazio a personaggi leggendari, ma perché ha osato rompere un’abitudine radicata: smettere di ristampare strisce dei quotidiani e puntare tutto su storie originali.

Negli Stati Uniti dei primi anni Trenta il fumetto era ancora legato a doppio filo alla carta stampata tradizionale. Le strip vivevano sui giornali, frammentate, effimere, spesso considerate un intrattenimento minore. Eppure le radici di questo linguaggio erano già profonde. Basti pensare al 1896 e a The Yellow Kid di Richard Felton Outcault, pubblicato sul New York World di Joseph Pulitzer, una creatura grafica che avrebbe perfino ispirato l’espressione “stampa gialla”. Il fumetto, insomma, aveva già dimostrato di saper influenzare la cultura popolare, ma mancava ancora qualcuno disposto a scommettere su di lui come medium autonomo.

Quel qualcuno fu Malcolm Wheeler-Nicholson. Nato intorno al 1890, ex ufficiale dell’esercito statunitense con un passato controverso, Wheeler-Nicholson è una figura che sembra uscita da un romanzo pulp: si presentava come eroe di guerra, raccontava imprese spesso esagerate, sfoggiava abiti nobiliari fuori tempo massimo e un improbabile cappotto di castoro che lo rendeva inconfondibile. Gli storici del fumetto lo descrivono come un personaggio sopra le righe, a tratti tragicomico, ma fu proprio questa sua visione ostinata a cambiare tutto.

Nel febbraio del 1934 lanciò New Fun, una rivista antologica in formato tabloid che raccoglieva esclusivamente materiale inedito. Nessuna ristampa, nessuna dipendenza dai quotidiani: solo storie nuove, create apposta per quel contenitore. Un atto rivoluzionario che, di fatto, inaugurò il comic book moderno. La sua casa editrice, la National Allied Publications, sarebbe diventata in seguito DC Comics, ma allora era solo un progetto fragile, sorretto più dall’entusiasmo che da una reale solidità economica.

Il metodo editoriale di Wheeler-Nicholson era tanto innovativo quanto spietato. Pubblicava qualunque storia gli arrivasse in redazione, spesso senza pagare gli autori. Il risultato era un accumulo di tavole e racconti con pochissimo editing, stampati su carta economica, con una qualità altalenante. Eppure, per un certo periodo, la novità funzionò. New Fun divenne New Comics e poi, dal 1936, assunse definitivamente il nome di More Fun Comics, trasformandosi in una palestra creativa per una nuova generazione di autori.

Proprio tra quelle pagine fecero i primi passi due ragazzi destinati a cambiare la storia del fumetto: Jerry Siegel e Joe Shuster. Prima di creare Superman, esordirono con personaggi come Henri Duval, un moschettiere spaccone, e soprattutto con Doctor Occult, un investigatore dell’occulto che già mostrava l’embrione di un immaginario più grande. Doctor Occult sarebbe rimasto sulle pagine della testata fino al 1938, attraversando il cambio di titolo e accompagnando la crescita artistica dei suoi creatori.

Il destino di Wheeler-Nicholson, però, non fu all’altezza della sua intuizione. Nel 1935 i debiti lo travolsero e fu costretto a cedere le quote ai soci Max Gaines e Harry Donenfeld, che lo estromisero dall’azienda. Senza di lui, la casa editrice trovò finalmente stabilità e nel 1938 pubblicò Action Comics numero uno, introducendo Superman, acquistato per appena 130 dollari. Un dettaglio che oggi suona quasi beffardo, considerando che da quel momento sarebbe nato un mercato miliardario.

More Fun Comics continuò comunque a essere una colonna portante del nascente universo DC. Dalle sue pagine passarono personaggi fondamentali come Lo Spettro, incarnazione soprannaturale della giustizia, Doctor Fate con il suo misticismo elegante, Johnny Quick, Freccia Verde con arco e sarcasmo, Aquaman signore degli abissi e persino Superboy, versione giovanile dell’Uomo d’Acciaio. Un vero laboratorio di idee che contribuì a definire il linguaggio del fumetto supereroistico.

Nel 1946, con il numero 108, la testata cambiò ancora pelle. Le storie di supereroi furono spostate su Adventure Comics e More Fun Comics si reinventò come fumetto umoristico, dando spazio alla fantasia dei bambini con serie come Jimminy and the Magic Book. La corsa si concluse nel 1947 con il numero 127, segnando la fine di una rivista che aveva già lasciato un’impronta indelebile.

Ripensare oggi alla parabola di More Fun Comics significa guardare alle origini di un’industria globale nata anche da scelte editoriali brutali, improvvisazione e debiti. Prima delle censure del Comics Code degli anni Cinquanta e prima che il fumetto venisse riconosciuto come arte sequenziale nel senso teorizzato da Will Eisner, tutto ebbe inizio grazie a un editore visionario e imperfetto, capace di vedere più lontano di tutti, ma non abbastanza da salvarsi. Ed è forse proprio questa contraddizione a rendere la sua storia così affascinante.

Ora la parola passa a voi. Conoscevate davvero l’importanza di More Fun Comics o la sua storia vi ha sorpreso? Quale personaggio nato tra quelle pagine sentite più vostro? Raccontiamocelo nei commenti, perché ogni leggenda del fumetto vive davvero solo quando qualcuno la riscopre e la condivide.


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