Per chi è cresciuta passando da una console portatile all’altra, collezionando cartucce consumate dal tempo e sognando avventure pixelate sotto le coperte con la luce accesa di nascosto, esistono giochi che sembrano arrivare da un universo parallelo. Non semplicemente perché richiamano il passato, ma perché riescono a catturare quella sensazione quasi impossibile da descrivere che provavamo da bambini davanti a uno schermo grande quanto il palmo di una mano. Mina the Hollower appartiene esattamente a questa categoria.
La nuova opera di Yacht Club Games, disponibile dal 29 maggio 2026 su PC, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PlayStation 5, Xbox Series X/S, Linux e macOS, non è soltanto il progetto più ambizioso dello studio che ha regalato al mondo Shovel Knight. È soprattutto una dichiarazione d’amore verso un’epoca precisa del videogioco, quella in cui bastavano pochi pixel e una colonna sonora memorabile per spalancare mondi giganteschi dentro la nostra immaginazione.
Ammetto che seguivo Mina the Hollower da qualche tempo. Da cosplayer e gamer ossessionata dalle produzioni indie, ricordo perfettamente il fermento esploso durante la campagna Kickstarter del 2022. L’idea di un’avventura ispirata ai classici Game Boy Color, filtrata attraverso il talento di Yacht Club Games, sembrava già allora una promessa enorme. Una promessa che però si è trascinata tra rinvii, dubbi e una pressione sempre più forte sulle spalle dello studio.
Non era un periodo semplice per Yacht Club Games. Dopo aver costruito la propria reputazione grazie a Shovel Knight, il team aveva bisogno di dimostrare di poter andare oltre il proprio capolavoro. Per molti osservatori del settore Mina rappresentava una scommessa rischiosa, forse persino necessaria per il futuro della software house. Il rinvio dall’ottobre 2025 al maggio 2026 aveva aumentato ulteriormente l’attesa e, inevitabilmente, anche le aspettative.
La cosa sorprendente è che Mina the Hollower non cerca mai di sembrare moderno a tutti i costi. Fa esattamente il contrario. Abbraccia senza paura le limitazioni tecniche che hanno definito un’intera generazione di videogiochi. Ogni ambiente, ogni animazione e ogni sprite sembrano provenire direttamente da una cartuccia dimenticata in qualche cassetto degli anni Novanta. Quattro colori per tile, assenza totale di elementi tridimensionali e una filosofia artistica che punta tutto sull’autenticità.
Eppure basta pochi minuti per capire che sotto quella superficie nostalgica si nasconde qualcosa di estremamente contemporaneo.
La protagonista Mina è una topolina inventrice dal talento straordinario, una studiosa appartenente alla gilda degli Hollower che dedica la propria esistenza all’esplorazione della terra e dei suoi segreti. Il viaggio verso la misteriosa Tenebrous Isle nasce da un problema apparentemente tecnico: gli Spark Generators progettati dalla stessa Mina hanno improvvisamente smesso di funzionare. Da quel momento l’avventura si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più oscuro.
L’ambientazione è forse uno degli aspetti più affascinanti dell’intero progetto. Un mondo ispirato all’horror gotico del Settecento popolato da animali antropomorfi potrebbe sembrare una combinazione insolita, ma funziona in modo incredibile. Ogni zona trasmette una personalità precisa, tra paludi tossiche, villaggi decadenti, laboratori dimenticati e castelli che sembrano usciti da un racconto di Edgar Allan Poe reinterpretato da un artista pixel art.
Il paragone più immediato porta inevitabilmente verso The Legend of Zelda: Link’s Awakening, soprattutto per la prospettiva isometrica e per il modo in cui il mondo viene costruito attorno all’esplorazione. Però sarebbe riduttivo fermarsi lì. Durante l’avventura emergono influenze che spaziano da Castlevania fino a Bloodborne, passando per l’immaginario delle attrazioni classiche Disney come Haunted Mansion e Pirates of the Caribbean. Un mix che sulla carta potrebbe sembrare impossibile da bilanciare ma che nel gioco trova una sua identità sorprendentemente coerente.
Il sistema di combattimento contribuisce enormemente a questa sensazione. Mina utilizza la Nightstar, una frusta che può colpire in quattro direzioni e che richiama immediatamente alla mente i cacciatori di vampiri più celebri della storia videoludica. Accanto all’arma principale entrano in gioco accette, pugnali e strumenti secondari che ampliano progressivamente le possibilità tattiche.
Poi arriva l’idea che rende davvero speciale il gameplay: l’Hollowing.
Poter scavare sottoterra per pochi istanti cambia completamente il ritmo dell’esplorazione. Non si tratta soltanto di un semplice scatto o di una schivata alternativa. È una meccanica che diventa parte integrante dell’identità del gioco, permettendo di attraversare ostacoli, evitare attacchi e risolvere situazioni apparentemente impossibili. Dopo qualche ora si sviluppa quasi una dipendenza da questa capacità, un po’ come accadeva con certe abilità iconiche nei migliori metroidvania.
Anche la gestione dell’equipaggiamento contribuisce a creare un’esperienza sorprendentemente profonda. I Trinkets modificano permanentemente alcune caratteristiche del personaggio, mentre le Sidearms offrono vantaggi temporanei destinati a scomparire alla morte. Una scelta che aggiunge tensione e costringe il giocatore a ragionare attentamente su ogni esplorazione.
Dietro le quinte della produzione emerge una storia quasi romantica per chi ama il mondo dello sviluppo indipendente. Mina the Hollower nasce infatti come semplice progetto personale di Alec Faulkner, pensato inizialmente per migliorare le proprie capacità artistiche e tecniche. Soltanto successivamente il lavoro attirò l’attenzione dei vertici di Yacht Club Games, che intravidero il potenziale per trasformarlo in una vera produzione commerciale.
Da piccolo esperimento creativo a fenomeno finanziato da oltre ventunmila sostenitori. Una trasformazione che sembra uscita da una favola moderna dell’industria videoludica.
Anche la colonna sonora merita una menzione speciale. Jake Kaufman confeziona un accompagnamento musicale che riesce a essere nostalgico senza diventare derivativo, mentre la partecipazione del leggendario compositore Yuzo Koshiro aggiunge ulteriore prestigio a un progetto già ricchissimo di personalità.
Ma la notizia che sta facendo più rumore in queste ore riguarda l’accoglienza della critica internazionale. Dopo anni di attesa e mesi di incertezza, Mina the Hollower è arrivato sul mercato raccogliendo recensioni entusiaste praticamente ovunque. Molti osservatori lo considerano già uno dei videogiochi più apprezzati del 2026 e il suo punteggio aggregato su Metacritic lo ha immediatamente proiettato tra le produzioni più celebrate dell’anno.
E forse è proprio questo l’aspetto che mi colpisce di più. Viviamo in un periodo dominato da produzioni gigantesche, mondi aperti sterminati e budget sempre più astronomici. Poi arriva un’avventura costruita attorno ai limiti tecnici di una console portatile degli anni Novanta e riesce a ricordarci che il fascino di un videogioco non dipende dalla quantità di poligoni sullo schermo.
Dipende dall’anima.
Mina the Hollower sembra aver trovato quella magia rara che unisce nostalgia e innovazione senza sacrificare nessuna delle due. È il genere di gioco che fa sorridere i veterani cresciuti con Game Boy e allo stesso tempo riesce a conquistare una nuova generazione abituata a esperienze completamente diverse.
Adesso la curiosità più grande riguarda il futuro. Riuscirà davvero a diventare il nuovo simbolo di Yacht Club Games dopo l’era di Shovel Knight? Oppure assisteremo alla nascita di una saga destinata ad allargarsi con sequel, espansioni e magari persino adattamenti in altri media?
Una cosa, almeno per il momento, sembra piuttosto chiara: la piccola Mina è arrivata molto più lontano di quanto chiunque avrebbe immaginato qualche anno fa. E ho la sensazione che questa avventura gotica piena di misteri, fruste, topolini inventori e atmosfere da fiaba oscura abbia appena iniziato a scavare il suo tunnel sotto la superficie del panorama videoludico. Voi avete già messo piede su Tenebrous Isle oppure state ancora decidendo se partire per il viaggio? La discussione, come sempre, resta aperta tra le pagine della community nerd.
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