Alcune giornate hanno la capacità di cristallizzarsi nella memoria collettiva degli appassionati, come se il tempo si fermasse un istante per ricordarci quanto il fumetto non sia soltanto carta, inchiostro e linee sinuose, ma un linguaggio culturale capace di cambiare la percezione stessa del mondo. La cerimonia che l’Università degli Studi di Teramo ha dedicato a Milo Manara è stata una di quelle giornate rare, in cui l’accademia e il fandom si sfiorano e decidono di parlarsi davvero.
Nel momento in cui l’Aula Magna si è riempita fino all’ultimo posto, sembrava di assistere a una prima cinematografica o alla presentazione di un nuovo volume attesissimo. Studenti, artisti, curiosi, professionisti del settore, chiunque fosse cresciuto con l’idea che Manara non fosse un semplice disegnatore ma un narratore capace di evocare universi interi con un tratto, si è ritrovato lì, parte di un rito collettivo.
L’ingresso del Maestro, accompagnato dal magnifico rettore Christian Corsi, ha scatenato un applauso lungo, quasi liberatorio. Un entusiasmo che non aveva niente a che vedere con la celebrazione formale, ma con la consapevolezza di assistere a un passaggio simbolico: l’arte sequenziale che entra a pieno titolo tra le discipline accademiche.
Manara e la dignità del fumetto come linguaggio culturale
La motivazione letta da Paola Besutti, direttrice del Dipartimento di Scienze della Comunicazione, non è stata una semplice formalità accademica, ma un canto d’amore verso un autore che nel corso dei decenni ha ridefinito la narrazione per immagini. L’attribuzione della Laurea honoris causa è arrivata per la sua instancabile attività artistica, per la capacità di innovare il linguaggio fumettistico e per aver portato, nel mondo, la firma italiana in un settore in continua metamorfosi.
Quando il rettore Corsi ha preso la parola, il tono è cambiato: il suo discorso, punteggiato da riferimenti alla libertà intellettuale, sembrava parlare non solo di Manara, ma dell’intero ecosistema nerd, spesso giudicato superficialmente, spesso non compreso nella sua profondità espressiva. Difendere la libertà artistica “contro ogni forma di controllo e censura” ha avuto il sapore di una dichiarazione politica e culturale, soprattutto in un momento storico in cui il dibattito sull’arte, sul corpo e sulla rappresentazione è sempre più acceso.
Le sue parole riportavano a quella spinta ideale che anima chi vive di storie: il coraggio di guardare altrove, di disturbare, di provocare, di aprire varchi nel pensiero comune.
La Laudatio accademica: un viaggio nella carriera di un autore che ha già fatto scuola
Stefano Traini, filosofo del linguaggio e profondo conoscitore dell’universo fumettistico, ha guidato la platea attraverso un viaggio nella carriera di Manara, dalle prime collaborazioni internazionali ai progetti più contaminati, dove il fumetto diventa ponte tra cinema, letteratura, erotismo e avventura.
C’è stato un momento particolarmente intenso quando Traini ha parlato della trasposizione a fumetti de Il nome della rosa. La sfida era titanica: trasformare un romanzo-mondo di seicento pagine, complesso, stratificato, pieno di livelli di lettura, in un’opera sequenziale capace di respirare da sola. Una sfida che Manara ha accettato con quella naturalezza che appartiene solo a chi non ha paura di misurarsi con l’impossibile.
Il riferimento alla celebre frase di Umberto Eco — «Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese» — ha strappato un sorriso a molti. Era un modo elegante per dire che il fumetto, quando è grande, non è un passatempo, ma un universo narrativo che richiede intelligenza, sensibilità e una visione d’autore.
La standing ovation e il discorso di Manara: un Maestro che parla da Maestro
Nel momento in cui Manara ha ricevuto la pergamena, l’Aula Magna si è alzata in piedi. Non era una semplice ovazione: era un tributo generazionale. Era come dire, tutti insieme, “questa laurea è anche nostra”.
Le parole del Maestro sono state sincere e lucide. Ha definito questo riconoscimento come “il punto di arrivo”, sottolineando quanto sia significativo riceverlo da un’istituzione che rappresenta, per definizione, la cultura strutturata. Ma la frase che ha acceso un riflesso emotivo negli occhi degli studenti è stata un’altra: il ringraziamento per aver riconosciuto al fumetto «spessore e rango culturale».
Perché sì, possiamo dircelo: ogni volta che un’accademia riconosce dignità al fumetto, una parte della community geek sorride come se avesse appena sconfitto un boss di fine livello.
Manara ha poi evocato il tema della libertà artistica, quel “diritto a ribellarsi” che è la spina dorsale di chiunque tracci una linea su un foglio per raccontare ciò che gli altri non hanno ancora il coraggio di raccontare. E lo ha detto rivolgendosi ai giovani, come un passaggio di testimone.
Un momento storico per chi crede nel fumetto come arte
La cerimonia di Teramo non è stata soltanto un riconoscimento individuale, ma un rito collettivo che sancisce un’evoluzione culturale. Per anni, il fumetto è stato considerato un territorio marginale; oggi, non solo entra in università, ma viene studiato come chiave interpretativa dell’immaginario contemporaneo.
Ogni illustratore, ogni sceneggiatore, ogni appassionato che ha consumato gli albi fino a far sbiadire la copertina, oggi può dire di aver assistito a una piccola rivoluzione.
Una rivoluzione che parla di dignità artistica, di libertà espressiva e di quella meravigliosa ostinazione che anima chi vive nel perimetro poroso tra arte pop e cultura alta.
E adesso?
La porte dell’accademia sono aperte. Il fumetto non è più ospite: è ospitante. E l’eredità di un Maestro come Manara continua a generare nuove domande, nuovi talenti e nuove storie che aspettano solo di essere raccontate.
Che questo momento sia un invito — proprio come ha detto lui — a credere nel potere della creatività, a usarla come lente per guardare un mondo che cambia, e a cambiare insieme a lui.
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