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Milano Comics&Games 2026 chiude col botto: Kenshiro, Winx e cosplay incendiano Malpensa Fiere

Una distesa di katane in foam, joystick consumati da mani entusiaste, idol coreane sparate dagli speaker mentre da qualche parte un fan di Ken il Guerriero trattiene quasi le lacrime ascoltando la voce italiana di Kenshiro dal vivo. Milano Comics&Games 2026 si è chiusa così, lasciando addosso quella strana sensazione che solo le grandi fiere nerd riescono a regalare: stanchezza fisica totale e cervello ancora acceso come un cabinato arcade degli anni Novanta dimenticato in una sala giochi di provincia. La ventunesima edizione della manifestazione ha letteralmente invaso Malpensa Fiere trasformando Busto Arsizio in un gigantesco crocevia della cultura pop italiana, e chi frequenta convention da anni lo percepisce subito quando un evento smette di essere “solo una fiera” e diventa qualcosa di più simile a un rituale collettivo. Milano Comics&Games appartiene ormai a quella categoria lì. Non è più semplicemente il posto dove andare a comprare manga, Funko Pop o carte rare. È uno spazio sociale dove convivono generazioni diversissime che parlano linguaggi apparentemente lontani ma finiscono tutte per emozionarsi davanti alle stesse cose.

Girando tra i padiglioni si aveva continuamente la sensazione di passare attraverso epoche differenti dell’immaginario nerd italiano. Bastava fare pochi metri per vedere un padre indicare a suo figlio una vecchia VHS di Dragon Ball, mentre poco più avanti gruppi di ragazzi si sfidavano ai tornei di Beyblade con la stessa intensità di un battle shonen. Ed è probabilmente questa la vera forza di Milano Comics&Games: non rincorrere soltanto le mode del momento ma riuscire a tenere insieme memoria collettiva e nuove ossessioni pop.

I Padiglioni 1 e 2 erano una gigantesca giungla geek fatta di fumetti, manga, gadget, stampe, action figure introvabili e tavoli pieni di artisti emergenti. L’Artist Alley, ormai diventata uno dei punti più interessanti della manifestazione, sembrava quasi un viaggio dentro il futuro del fumetto italiano. Disegnatori indipendenti, illustratori, autori giovani che mischiano anime, cyberpunk, fantasy europeo e cultura social con una naturalezza che racconta benissimo quanto sia cambiato il panorama nerd negli ultimi dieci anni. Non esistono più confini rigidi. Oggi chi disegna può passare da Berserk a Arcane, da Evangelion ai meme di TikTok nello spazio di una tavola, e il pubblico comprende perfettamente quel linguaggio ibrido.

Poi si arrivava al Padiglione 3 e l’atmosfera mutava completamente. Luci più aggressive, rumore continuo di sfide videoludiche, gente seduta per ore davanti agli schermi free to play, creator digitali inseguiti dai fan, mattoncini LEGO trasformati in vere opere artistiche grazie ai ragazzi di Brick Attack. E in mezzo a tutto questo il K-Pop Show Time che sembrava aprire una finestra diretta su Seoul. Ormai il confine tra cultura nerd, musica asiatica e fandom online è praticamente evaporato. Chi vive queste convention lo sa bene: oggi un cosplayer può passare da un outfit di Jujutsu Kaisen a una coreografia BLACKPINK nel giro di mezz’ora senza che nessuno trovi la cosa strana.

All’esterno di Malpensa Fiere le Itasha di Itasha Italy attiravano fotografi e curiosi come calamite. Auto trasformate in manifesti ambulanti dedicati ad anime, visual novel e videogiochi giapponesi. E ogni volta che si vedono queste custom car dal vivo torna inevitabilmente quella sensazione da primi anni Duemila, da forum underground, da fan italiani che scoprivano internet mentre cercavano wallpaper di Initial D o importavano modellini dal Giappone spendendo stipendi interi in spedizioni impossibili.

Una delle aree più particolari di questa edizione è stata sicuramente quella realizzata con Poste Italiane dedicata a Diabolik. E qui scatta immediatamente qualcosa di molto italiano, quasi romantico. Perché vedere il Re del Terrore celebrato attraverso folder filatelici e annulli speciali produce un cortocircuito culturale meraviglioso: il fumetto popolare italiano che incontra il collezionismo storico. Da una parte il fascino criminale creato dalle sorelle Giussani, dall’altra quella mania tutta nerd di conservare pezzi di carta come reliquie dimensionali provenienti da epoche differenti.

Ma il vero epicentro emotivo della fiera, inutile girarci intorno, è stato il Main Stage.

Chiunque abbia vissuto gli anime in televisione negli anni Ottanta e Novanta difficilmente dimenticherà la giornata dedicata a Hokuto no Ken. Il quarantesimo anniversario dell’arrivo di Kenshiro in Italia non è stato soltanto un omaggio nostalgico. È sembrato quasi un rito collettivo per una generazione cresciuta con la televisione privata, le sigle registrate sulle cassette e quei pomeriggi in cui Ken il Guerriero appariva ai bambini italiani come qualcosa di proibito, violento, epico e misterioso.

Sentire Alessio Cigliano parlare di Kenshiro davanti a una platea piena di fan adulti aveva un peso emotivo enorme. Per molti quella voce non appartiene soltanto a un personaggio animato. È un pezzo di memoria personale. È il suono di un’epoca. E il concerto con SPECTRA, Claudio Maioli e Stefano Bersola ha trasformato tutto in una gigantesca macchina del tempo sonora. A un certo punto guardavi il pubblico e capivi subito chi aveva vissuto quegli anni: persone che cantavano le sigle con gli occhi lucidi e un sorriso quasi imbarazzato, come se per qualche minuto fossero tornati ragazzini davanti a una TV CRT.

Eppure Milano Comics&Games 2026 non è stata soltanto nostalgia.

La domenica dedicata alle Winx ha dimostrato quanto la cultura pop italiana sia ancora capace di generare fenomeni trasversali potentissimi. Perché Winx Club non è più soltanto un cartone animato. È diventato un linguaggio generazionale. Un immaginario condiviso. Un ponte tra millennials cresciuti con Rai Due e nuove fan che stanno scoprendo il reboot “Winx: The Magic is Back”.

Vedere sul palco le storiche doppiatrici insieme alle QueenX ha creato un’atmosfera quasi irreale. Un gigantesco karaoke emotivo collettivo in cui bambine diventate adulte cantavano insieme a ragazzine che hanno scoperto Bloom e compagne attraverso TikTok, YouTube e le piattaforme streaming. Ed è impossibile ignorare quanto il successo globale delle Winx abbia anticipato tantissimi meccanismi della cultura fandom contemporanea: empowerment femminile pop, moda, musica, community online, merchandising, cosplay. Prima ancora che diventasse normale parlare di franchise transmediali italiani, Winx lo era già.

Sul fronte gaming, invece, l’incontro con Xiuder e PlayerInside ha confermato quanto il rapporto tra creator e community sia ormai parte integrante delle fiere nerd moderne. Una volta si andava alle convention per incontrare doppiatori e fumettisti. Oggi si fanno file chilometriche anche per vedere dal vivo chi ci accompagna ogni sera su YouTube parlando di videogiochi, hardware e recensioni. Ed è affascinante notare come questi eventi riescano a trasformare figure digitali in presenza fisica concreta, quasi come se gli avatar del web uscissero finalmente dagli schermi.

La Gara Cosplay curata da BHC Cosplay ha avuto quella miscela perfetta di caos, passione e creatività che rende il cosplay italiano ancora incredibilmente vivo. Perché il cosplay non è più soltanto travestimento. È performance, artigianato, identità, interpretazione scenica. Ed è anche uno specchio chiarissimo delle trasformazioni del fandom contemporaneo. Sul palco si passava da personaggi anime old school a protagonisti di videogiochi recentissimi, da armature gigantesche stampate in 3D a reinterpretazioni fashion prese direttamente dall’estetica social asiatica.

E mentre Milano Comics&Games chiudeva i cancelli della sua ventunesima edizione, la sensazione dominante era una sola: il pubblico nerd italiano continua ad avere fame di eventi reali. Fame di incontrarsi fisicamente dopo anni vissuti dietro schermi, social network, Discord e streaming. Le fiere stanno tornando ad assumere quel ruolo che avevano prima dell’esplosione digitale totale: luoghi dove sentirsi parte di qualcosa.

Adesso lo sguardo va già a settembre 2026, con il ritorno della manifestazione il 12 e 13 settembre sempre a Malpensa Fiere. E conoscendo l’evoluzione di questi eventi, viene quasi spontaneo chiedersi fin dove possa spingersi ancora questo tipo di convention. Perché ogni anno cambia il pubblico, cambiano i fandom dominanti, cambiano i linguaggi della cultura pop… ma quella sensazione di entrare in fiera e sentirsi improvvisamente “a casa” continua incredibilmente a restare identica.

Forse è proprio questo il vero superpotere delle convention nerd italiane. Non importa quanti anni passino, quanti social nascano o quanti algoritmi decidano cosa dobbiamo guardare. Appena parte una sigla anime cantata da centinaia di persone insieme, tutto torna improvvisamente al posto giusto.

Note: AI-Generated Content

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