Chi conosce Edmund McMillen sa che dietro ogni suo progetto si nasconde un misto di genio, trauma, ironia nera e una quantità imbarazzante di fluidi corporei digitali. Dopo averci fatto piangere, bestemmiare e ricominciare centinaia di volte con The Binding of Isaac e averci insegnato che il dolore può essere un platform con Super Meat Boy, ora è pronto a scatenare qualcosa di completamente diverso. O forse no. Perché Mewgenics è diverso, sì, ma anche terribilmente coerente con la sua mente.
La notizia che molti aspettavano è finalmente realtà: Mewgenics non resterà confinato al PC. Dopo un debutto su Steam accolto con recensioni “molto positive” e oltre diecimila pareri entusiasti, McMillen ha confermato che il porting console è in lavorazione. Non esiste ancora una finestra precisa, non c’è una data scolpita nella pietra, ma una cosa è chiara: l’invasione felina è destinata ad allargarsi.
E credetemi, non stiamo parlando di un semplice “gioco con i gatti”.
Dal limbo dello sviluppo alla rinascita nerd
La storia di Mewgenics sembra uscita da una run maledetta di un roguelike. Annunciato addirittura nel 2012 ai tempi d’oro di Team Meat, il progetto era stato concepito come una sorta di erede spirituale di Super Meat Boy… ma con felini geneticamente discutibili al posto di cubetti di carne. Dopo demo, fiere e hype, tutto si era dissolto nel 2016 tra divergenze creative e ambizioni fuori controllo.
Game over? Non proprio.
McMillen ha recuperato i diritti e ha deciso di ripartire da zero insieme a Tyler Glaiel, già compagno d’avventura in The End Is Nigh. Tentativi falliti, versioni sperimentali, idee scartate. Alla fine, la forma definitiva è emersa come una mutazione rara: un RPG tattico a turni in visuale isometrica, con meccaniche rogue e una gestione dinastica degna di un romanzo fantasy… solo che al posto dei draghi ci sono gatti con tre occhi e traumi ereditari.
Combattimento tattico, genetica fuori controllo e lutti permanenti
Mewgenics funziona su due livelli che si intrecciano come un gomitolo lanciato in una stanza piena di micetti iperattivi. Da una parte il combattimento strategico a turni: squadre composte da quattro gatti, classi differenti, abilità attive e passive, equipaggiamenti che modificano statistiche e sinergie. Le mappe generate proceduralmente trasformano ogni battaglia in un piccolo enigma tattico.
L’ambiente non è decorazione. Pioggia, vegetazione, elementi dello scenario influenzano direttamente lo scontro. Ogni mossa va ponderata. Ogni errore pesa.
E qui arriva la parte crudele, quella che mi ha ricordato le prime run disperate su The Binding of Isaac: la morte è permanente. Un gatto KO resta vulnerabile, può subire danni irreversibili o sparire definitivamente insieme agli oggetti unici accumulati. Ogni perdita lascia un vuoto reale nella tua squadra.
Poi, come in un ciclo darwiniano impazzito, si passa all’allevamento.
I gatti sopravvissuti si accoppiano. Le caratteristiche genetiche si mescolano, si deformano, si amplificano. Incroci improbabili, mutazioni assurde, tratti ereditari che sembrano usciti da un laboratorio clandestino di uno scienziato ossessionato da Pokémon e genetica avanzata. Il risultato non è mai prevedibile al cento per cento. E proprio qui nasce la magia disturbante di Mewgenics.
Una dinastia felina tra tragedia e nonsense
Non si gestisce soltanto una squadra. Si costruisce una dinastia.
Le decisioni prese in una run si riflettono sulle generazioni successive. Una mutazione utile oggi può diventare una maledizione domani. Una scelta affrettata può compromettere l’intero albero genealogico. Il gioco crea un ciclo continuo di nascita, battaglia, morte e rinascita che riesce a essere al tempo stesso comico e tragico.
McMillen ha definito Mewgenics il suo progetto più ambizioso. Dopo averci fatto esplorare traumi infantili, religione deviata e platform masochisti, qui sembra aver riversato qualcosa di ancora più personale: l’amore per i gatti, certo, ma anche la fascinazione per il caos controllato.
Guardando il nuovo trailer mostrato al PC Gaming Show, tra sequenze live action e gameplay delirante, si percepisce un’energia quasi punk. Un manifesto nerd che rifiuta le regole tradizionali del “gioco carino con animali pucciosi” e le sostituisce con mutazioni, umorismo scatologico e meccaniche profondissime.
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