Metropolis di Rintarō torna al cinema: il capolavoro animato di Ōtomo e Tezuka che ha anticipato il nostro presente

Dopo il clamoroso successo del ritorno in sala di AKIRA, che ha portato oltre 55.000 spettatori a rivivere su grande schermo uno dei capolavori assoluti dell’animazione giapponese, il pubblico italiano si prepara a un altro evento imperdibile. Sto parlando di METROPOLIS, una pietra miliare dell’animazione nipponica, scritta dal visionario Katsuhiro Ōtomo e diretta da Rintarō, pronta a conquistare ancora una volta gli spettatori con la sua miscela irresistibile di spettacolo visivo e riflessione sociale profonda. L’appuntamento è fissato per il 13, 14 e 15 ottobre, quando i fan potranno riunirsi nelle sale per gustarsi questo classico in versione restaurata. L’elenco delle sale sarà disponibile a breve su nexostudios.it, mentre le prevendite apriranno il 18 settembre. Ma non finisce qui: METROPOLIS inaugura la nuova stagione di Nexo Studios Anime al Cinema, che proseguirà con TOKYO GODFATHERS, il miracolo natalizio firmato dal compianto genio Satoshi Kon, previsto nelle sale come evento speciale il 24, 25 e 26 novembre, con biglietti in prevendita dal 23 ottobre.

METROPOLIS non è solo un film d’animazione: è un ponte tra epoche, tra culture, tra visioni artistiche che sembrerebbero lontanissime e invece dialogano in modo sorprendente. Basato sull’omonimo manga del 1949 di Osamu Tezuka, a sua volta ispirato solo parzialmente al celebre film muto del 1927 di Fritz Lang, il film del 2001 diretto da Rintarō e sceneggiato da Ōtomo rappresenta un adattamento libero e insieme una reinterpretazione potente. Tezuka, infatti, ammise di aver tratto ispirazione solo dal titolo del film di Lang, senza averlo mai visto. Ma il lungometraggio animato va oltre: eredita dal capolavoro tedesco non solo il titolo, ma l’impianto narrativo e le suggestioni visive, intrecciandole con lo spirito umanista e filosofico dell’autore di Astro Boy e con le atmosfere cupe e cyberpunk care al creatore di Akira.

La Metropolis che prende vita sullo schermo è una città verticale, mastodontica, divisa in livelli e classi, in cui umani e robot convivono in un equilibrio tanto spettacolare quanto fragile. In superficie scintillano tecnologia e ricchezza, mentre nei piani inferiori si consumano miseria e disperazione, con i robot trattati come schiavi, privati di diritti e dignità. È in questo contesto che si muovono i protagonisti: Kenichi, un giovane giapponese ingenuo e coraggioso, e suo zio Shunsaku Ban, investigatore privato vecchio stampo, giunti in città per dare la caccia al dottor Laughton, scienziato coinvolto in loschi traffici di organi e in esperimenti ai limiti dell’etica.

Il loro arrivo coincide con l’inaugurazione della Ziggurat, un grattacielo colossale, simbolo del potere del carismatico e autoritario Duca Red, che guida l’élite dominante. Al vertice della torre, un segreto: l’androide Tima, creato da Laughton su ordine del Duca, con le sembianze della figlia defunta. Tima è destinata a diventare la nuova sovrana di Metropolis, l’essere perfetto chiamato a guidare la città dall’alto della Ziggurat. Ma la storia prende una piega inattesa quando Kenichi salva Tima da un incendio nei bassifondi, ignaro della sua natura non umana. Tra i due nasce un legame tenero e profondo, mentre intorno a loro esplodono tensioni sociali e rivoluzionarie.

Tra i ribelli spicca Atlas, giovane leader di una cellula rivoluzionaria decisa a rovesciare un regime che ha sacrificato migliaia di lavoratori sull’altare dell’automazione. Sul fronte opposto c’è Rock, figlio adottivo del Duca Red e fanatico sostenitore del partito paramilitare Marduk. Rock teme e odia Tima, vedendola come una minaccia all’ordine umano e al potere del padre, e farà di tutto per distruggerla. Sarà proprio lui a uccidere Laughton e a far esplodere il laboratorio, senza riuscire però a impedire che Kenichi porti in salvo Tima.

La situazione politica degenera rapidamente. Il Presidente Boone trama per screditare Red, mentre l’odio verso i robot monta sempre più. La spirale di violenza si avvita quando il Duca attiva prematuramente un’arma solare capace di generare un’interferenza elettromagnetica che manda fuori controllo i robot, scatenando una rivolta. Nelle convulsioni finali, Tima viene catturata e fusa al sistema centrale della Ziggurat per attuare il piano definitivo del Duca. Ma Rock, sopravvissuto e mascherato, spara a Tima, spezzandone il corpo e l’anima.

Il trauma rivela a Tima la sua vera natura: non è umana, non potrà mai esserlo. E così, devastata, assume il controllo della torre e ordina un’apocalisse globale. Kenichi, disperato, tenta di fermarla e di salvarla, ma la follia ha ormai preso il sopravvento. La Ziggurat esplode in una catastrofe finale che travolge tutto e tutti. Nel momento più struggente, Tima precipita nel vuoto, lanciando a Kenichi un ultimo sguardo, come un lampo di umanità nell’oscurità.

Il film si chiude sulle rovine della città, tra macerie e fumo. Shunsaku Ban si unisce agli sfollati, mentre Kenichi rimane con i robot superstiti, tentando di riparare ciò che resta di Tima. È un epilogo amaro, ma non privo di speranza, che riflette sull’amore, sull’identità e sul prezzo salatissimo dell’utopia tecnologica.

I personaggi di METROPOLIS hanno una profondità rara nell’animazione. Kenichi rappresenta la purezza, la capacità di provare empatia; Ban è la giustizia umana, fuori dagli intrighi del potere; il Duca Red incarna l’ambizione cieca e dispotica; Tima è il paradosso vivente dell’intelligenza artificiale, progettata per essere umana ma privata della libertà di scelta. Rock, infine, è una delle figure più tragiche: un villain spietato, consumato dall’ossessione e dall’incapacità di accettare la verità.

Sul piano tecnico, il film è un capolavoro. L’animazione tradizionale 2D si fonde con inserti in CGI che esaltano la monumentalità della città e della Ziggurat, mentre la colonna sonora jazz, che richiama l’America degli anni ’30, regala un’atmosfera sospesa tra passato e futuro. L’effetto complessivo è quello di una sinfonia visiva e sonora che strizza l’occhio al cinema classico ma parla al presente, con un’estetica retrofuturista che anticipa molte riflessioni contemporanee sull’intelligenza artificiale e sul rapporto uomo-macchina.

Le differenze rispetto al manga di Tezuka sono tante e significative. L’androide del fumetto, Mitchi, era asessuato e capace di cambiare genere, mentre Tima ha un’identità femminile e un ruolo simbolico più marcato. Rock è un personaggio originale del film, totalmente assente nel manga, e assume un ruolo chiave nel determinare il destino della città. Anche il tono cambia: se il manga era più leggero e comico, il film abbraccia una visione cupa e drammatica, in linea con l’estetica di Ōtomo e con le suggestioni del film di Lang.

Proprio il dialogo con il Metropolis del 1927 è il cuore pulsante dell’opera. La città stratificata, l’androide femminile, la torre simbolo di hybris e distruzione, la rivolta delle masse: tutto rimanda al capolavoro tedesco, ma rivisitato con lo sguardo e la sensibilità dell’animazione giapponese del nuovo millennio.

Distribuito in Giappone nel maggio 2001 e arrivato negli Stati Uniti e in Italia l’anno successivo, METROPOLIS non fu un successo commerciale immediato, ma nel tempo è diventato un cult tra gli amanti dell’animazione e della fantascienza. Oggi appare più attuale che mai, con la sua riflessione sull’identità, sulla memoria, sui limiti e i pericoli dell’intelligenza artificiale.

Il ritorno in sala di METROPOLIS è un’occasione imperdibile per vecchi fan e nuovi spettatori. È l’opportunità di riscoprire un film che osa, che mescola linguaggi e riferimenti, che si interroga sui temi eterni dell’essere umano. Un gioiello retrofuturistico, una favola nera sul sogno infranto della perfezione e sull’inesauribile desiderio di essere amati, anche quando si è “solo” una macchina.

Allora, segnatevi le date: 13, 14 e 15 ottobre. Raccogliete i vostri amici, prenotate i biglietti e preparatevi a immergervi di nuovo in questo capolavoro. E poi, raccontateci: cosa vi ha emozionato di più? Che riflessioni vi ha suscitato? Condividete le vostre impressioni sui social e taggateci: siamo curiosi di leggere le vostre voci su uno dei film più affascinanti della storia dell’animazione giapponese!


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Autore: Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE. In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET. Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO… Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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