Esistono opere che non si limitano a raccontare una storia, ma diventano rituali di passaggio per un’intera generazione di videogiocatori. MediEvil appartiene senza dubbio a questa categoria: una fiaba gotica, ironica e malinconica che ha segnato per sempre l’immaginario PlayStation, trasformando uno scheletro sgangherato nell’eroe più improbabile e amato degli anni Novanta. Lo scheletro della fiaba nasce proprio da questo incantesimo e lo analizza, lo smonta e lo ricompone con la cura di chi sa di avere tra le mani non solo un videogioco, ma un mito pop.
Il viaggio proposto dal libro è un attraversamento consapevole di un mondo che sembra sospeso fuori dal tempo, dove l’Inghilterra medievale convive con echi vittoriani, dove la magia nera si intreccia con la satira sociale e dove l’epica viene costantemente sabotata da un umorismo nero irresistibile. Al centro di tutto si staglia la figura di Sir Daniel Fortesque, cavaliere caduto in battaglia prima ancora di diventare un eroe, risvegliato secoli dopo per rimediare a una gloria mai conquistata davvero. Un antieroe che non combatte per il trionfo, ma per il riscatto, e che proprio per questo riesce a essere così umano, nonostante l’assenza di carne.
Lo scheletro della fiaba non si accontenta di riassumere la trama o celebrare la nostalgia. Scava nei retroscena creativi, racconta la genesi della saga, ricostruisce il contesto culturale in cui MediEvil è nato e spiega perché questo titolo abbia avuto la forza di distinguersi in un’epoca dominata da mascotte più canoniche e da eroi muscolari. Il libro accompagna il lettore attraverso i momenti iconici del gioco, svelando dettagli, scelte artistiche e intuizioni narrative che spesso passano inosservate durante una normale partita, ma che diventano fondamentali per comprendere la sua identità profonda.
Uno degli aspetti più affascinanti del saggio è il modo in cui collega MediEvil a una tradizione fiabesca antica, fatta di racconti oscuri, morale ambigua e figure mostruose che non sono mai solo cattive. Il regno di Gallowmere emerge come un luogo simbolico, popolato da personaggi che incarnano vizi, paure e desideri universali, mentre i villain riflettono ossessioni molto più moderne, come l’ambizione cieca e la sete di potere. La Londra vittoriana evocata in alcune declinazioni della saga diventa così un ponte ideale tra il gotico classico e una critica più sottile al progresso senza etica.
A rendere il volume ancora più prezioso interviene l’introduzione firmata da Andrew Barnabas, co-compositore originale delle colonne sonore di MediEvil. Le sue parole aggiungono una dimensione emotiva fondamentale, perché ricordano quanto la musica abbia contribuito a rendere indimenticabile l’esperienza di gioco. Le melodie di MediEvil non accompagnano semplicemente l’azione, ma costruiscono atmosfera, ironizzano sulla tragedia e amplificano quella sensazione di favola macabra che resta impressa anche a distanza di decenni.
Dal punto di vista editoriale, il libro si presenta come un lavoro di ricerca accurato e appassionato. Le numerose curiosità, le fotografie e le schermate di gioco, seppur in bianco e nero, arricchiscono la lettura e restituiscono il sapore di un’epoca in cui scoprire un segreto videoludico significava parlarne con gli amici, scambiarsi voci di corridoio e restare svegli fino a tardi davanti a una TV a tubo catodico. Ogni pagina trasmette il rispetto profondo per il materiale originale e la voglia di raccontarlo senza mitizzarlo in modo sterile.
Lo scheletro della fiaba riesce così in un’impresa non scontata: parlare ai fan storici senza escludere chi si avvicina oggi per la prima volta alla saga. È un libro che dialoga con la memoria collettiva dei nerd cresciuti con la prima PlayStation, ma che offre anche chiavi di lettura nuove, più mature, capaci di far emergere MediEvil come opera stratificata, ironica e sorprendentemente attuale.
Consigliarlo è quasi superfluo, perché chi ha amato Sir Dan sentirà subito il richiamo. La vera domanda, semmai, è un’altra: MediEvil è davvero solo un videogioco cult del passato o una fiaba immortale che continua a parlarci di fallimento, riscatto e identità? La risposta, come sempre, nasce dal confronto. E allora la parola passa a voi: che posto occupa MediEvil nella vostra storia da gamer, e quale momento della saga vi ha fatto innamorare per sempre di questo scheletro diventato leggenda?
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