Certe date iniziano a ronzarti in testa molto prima di arrivare. Il 5 marzo è una di quelle. Non perché segni solo l’uscita di un nuovo gioco, ma perché sembra il punto in cui una linea temporale spezzata prova a ricomporsi. Marathon torna a farsi sentire, e lo fa con quella sicurezza un po’ sfrontata che riconosci subito quando dietro c’è Bungie. Lo stesso studio che ha insegnato a un’intera generazione come si spara nello spazio, prima con Halo, poi con Destiny.
Qui però l’aria è diversa. Più sporca. Più nervosa. Tau Ceti IV non ha nulla dell’epica solare dei Guardiani, e nemmeno la pulizia militare delle prime Spartan stories. Sembra piuttosto uno di quei posti che non dovevano diventare una casa e che invece qualcuno ha provato ad abitare lo stesso, pagando il conto fino all’ultimo credito. Un pianeta che non ti accoglie, ma ti tollera finché resti utile.
Il primo impatto con il nuovo Marathon è tutto lì, in quella sensazione di essere sempre di troppo. I Runner non sono eroi, non sono soldati, non sono nemmeno veri corpi. Sono compromessi ambulanti. Gusci biocibernetici scelti per correre più veloce della morte e, se va male, per lasciarla vincere senza troppe cerimonie. Saccheggi, scappi, sparisci. Oppure resti a terra e perdi tutto. Non come metafora narrativa, proprio in senso letterale. Ed è una scelta che dice molto di cosa vuole essere questo ritorno.
C’è qualcosa di quasi crudele nel modo in cui Bungie ha deciso di raccontare il suo nuovo mondo. Niente campagna classica che ti prende per mano, niente voce narrante che ti spiega cosa è successo davvero. La storia filtra dalle stagioni, dagli eventi, dalle scelte collettive. Dai fallimenti. È un modo di fare worldbuilding che ricorda certe serie di fantascienza anni Novanta, quelle che non avevano paura di lasciare domande aperte per intere stagioni, confidando nell’intelligenza di chi guardava. Qui succede la stessa cosa, solo che al posto del divano hai un’estrazione da portare a casa.
Il trailer di gameplay rilasciato in questi giorni non prova nemmeno a edulcorare il tutto. Superfici ostili, minacce che arrivano quando sei già carico di bottino, altri Runner che non sono antagonisti scritti ma persone reali, imprevedibili, spesso peggiori di qualunque IA. È quel tipo di tensione che conosci bene se hai mai pensato “ancora trenta secondi e poi esco” sapendo che erano i trenta secondi più pericolosi di tutta la partita.
In mezzo a tutto questo, le voci. Tante. Tantissime. Un cast inglese che sembra una convention di doppiaggio messa insieme senza risparmiare, con interpreti che chi frequenta videogiochi e serie TV riconosce all’istante, anche senza leggere i credits. La promessa di una localizzazione completa in tutte le lingue supportate aggiunge un dettaglio che non è affatto secondario: Marathon vuole parlare, e vuole farlo bene, non solo attraverso le armi o le mappe.
Fa un certo effetto pensare che questo progetto sia nato, cresciuto e sopravvissuto a uno dei periodi più complessi della storia recente di Bungie. Ristrutturazioni, cambi di direzione creativa, rinvii che hanno fatto rumore, una community divisa tra curiosità e diffidenza. Tutto questo pesa, inutile far finta di niente. Ma forse proprio per questo il gioco che ne esce ha quell’aria un po’ ostinata di chi non vuole dimostrare nulla a parole, solo sul campo.
Anche il lato più materiale dell’operazione racconta qualcosa. Le edizioni disponibili, dal digitale essenziale fino alla Collector’s Edition con modellini illuminati, cartoline e oggetti da esposizione, sembrano pensate per chi non vive il videogioco come consumo rapido, ma come pezzo di un universo più grande. Lo stesso discorso vale per il controller DualSense dedicato, con quelle geometrie spezzate che sembrano arrivate direttamente da Tau Ceti IV. Non è solo merchandising, è un’estensione estetica coerente, quasi maniacale.
E poi c’è quel dettaglio che farà discutere parecchio, soprattutto su PC e Xbox: nessun obbligo di account PlayStation. Una scelta che, nel contesto attuale, suona quasi rivoluzionaria e che dice molto di come Bungie voglia posizionare Marathon come esperienza realmente trasversale, con cross-play e cross-save pensati non come slogan, ma come base.
Resta una domanda che continua a tornare, mentre si guarda il calendario avvicinarsi al 5 marzo. Marathon riuscirà a trovare il suo spazio senza schiacciare Destiny, senza vivere all’ombra di ciò che Bungie è stata, senza diventare prigioniero delle aspettative che lui stesso ha acceso? Forse la risposta non arriverà al lancio. Forse arriverà molto dopo, stagione dopo stagione, estrazione dopo estrazione.
Intanto Tau Ceti IV aspetta. E l’impressione è che non abbia alcuna fretta di spiegarsi.
Scopri di più da CorriereNerd.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.









Aggiungi un commento