Il multiverso dell’animazione giapponese ha sempre regalato incontri inattesi, ma pochi match-up hanno acceso l’immaginazione dei fan come quello tra il ladro gentiluomo più famoso del mondo e il detective bambino più geniale del Giappone. Lupin Terzo vs Detective Conan – The Movie, diretto da Hajime Kamegaki, rappresenta il secondo capitolo di un incrocio narrativo che nel 2009 aveva già fatto esplodere l’entusiasmo degli appassionati con uno special televisivo diventato cult. L’arrivo nelle sale italiane nel febbraio 2015 ha confermato quanto questi due universi, apparentemente agli antipodi, possano danzare insieme in un equilibrio sorprendente.
Il film arriva dopo il successo della pellicola giapponese del 2013 e porta con sé tutta la carica di un’operazione studiata con amore per i fan, impreziosita anche da un adattamento manga firmato da Yutaka Abe e Denjirō Maru, due artisti già noti agli appassionati di Detective Conan per il loro lavoro sulle Special Cases. Un prodotto narrativo che non si limita al semplice fanservice, ma costruisce un ponte affascinante tra due iconografie, due linguaggi e due modi di vivere l’avventura.
Quando un ladro indossa la maschera di un altro ladro
L’incipit del film è una dichiarazione d’intenti: Tokyo è in subbuglio, Kaito Kid sembra pronto all’ennesimo furto spettacolare e la polizia, come sempre, tenta invano di anticiparne le mosse. Ma qualcosa stona. I trucchi illusionistici dell’elegante ladro fantasma cedono il passo a un comportamento improvvisamente aggressivo, al punto da estrarre e sparare con una pistola vera, un gesto che non appartiene alle sue corde. Conan Edogawa, naturalmente presente tra la folla con la sua tenacia da giustiziere in miniatura, capisce che non tutto torna. Dietro quel mantello bianco aleggia un’ombra troppo esperta nel trasformarsi, troppo raffinata nell’arte dell’inganno.
Quando Goemon Ishikawa interviene con un colpo di katana che divide l’aria come un taglio nella trama stessa, il sipario si solleva: non è Kid, ma Lupin III a muoversi con quella grazia criminale. La rivelazione, per quanto spettacolare, è soltanto il primo tassello di un mosaico narrativo che intreccia furti, infiltrazioni, mascheramenti e alleanze scomode con una naturalezza impressionante. Conan, pur geniale, questa volta deve fare i conti con un avversario che non risponde alle logiche dei criminali che è abituato a inseguire.
Un diamante conteso e un cantante italiano al centro di una rete di segreti
L’oggetto del desiderio che innesca la caccia è un prezioso diamante, ma la trama del film utilizza questo punto di partenza per costruire un intrigo più ampio, che coinvolge Emilio Baretti, star italiana dal talento innegabile e dai guai piuttosto internazionali. Durante un’esibizione televisiva, Conan nota un dettaglio che farebbe drizzare le antenne anche a un agente di Interpol navigato: la guardia del corpo di Baretti non è altri che Daisuke Jigen.
Quella presenza ingombrante diventa una miccia pronta a esplodere, perché se Jigen è coinvolto, allora Lupin e Fujiko non possono essere lontani. Mentre Conan si muove tra palchi, backstage e investigazioni lampo affiancato da Ran e Sonoko, la polizia di Tokyo tenta l’ennesimo inseguimento disperato capitanato dal determinato Zenigata. Il commissario Megure incrocia il suo destino con quello dell’eterno rivale di Lupin, e insieme cercano di dipanare una matassa che non smette mai di avvolgersi su se stessa.
La storia prende una piega sempre più articolata e sfumata, giocando sul contrasto tra l’ingenuità dei Detective Boys, le abilità spietatamente chirurgiche della banda di Lupin e l’intelligenza fulminea di Conan, costretto continuamente a ricostruire ciò che Lupin distrugge con una risata.
Quando due mondi si incontrano davvero
Il fascino del film risiede anche nel modo in cui i due universi narrativi riescono a respirare la stessa aria senza perdere identità. La caratterizzazione grafica alterna personaggi dai lineamenti tondeggianti e dolci, tipici della scuola di Detective Conan, a volti spigolosi, ombreggiati e sex appeal vintage tipico di Lupin III. Nonostante le differenze, la convivenza artistica funziona: Lupin mantiene il suo stile agile, quasi elastico; Zenigata marcia con la sua falcata inconfondibile; Conan sfreccia su uno skateboard che sfida tutte le leggi della fisica note alla scienza.
Goemon appare meno del previsto, quasi come un fantasma silenzioso, ma ogni volta che sfodera la katana la scena si carica di un’aura rituale. Fujiko, come sempre, domina l’inquadratura con la sua presenza magnetica, mentre Ai Haibara rappresenta il contrappunto glaciale, misurato e profondamente emotivo, creando un legame visivo e tematico che il film sfrutta con grazia. Tra i momenti più brillanti spiccano i dialoghi tesi tra Jigen e Conan, un continuo botta e risposta che oscilla pericolosamente tra stima e irritazione.
Un crossover che funziona perché non cerca un vincitore
La forza del film non sta nel “chi la spunta” tra le due icone, ma nel modo in cui ciascuna trova un proprio ruolo nel grande ingranaggio narrativo. Nessuno schiaccia l’altro, nessuno ruba la scena in modo definitivo. Conan brilla nel ragionamento, Lupin nella costruzione dell’impossibile, Fujiko nell’ambiguità, Jigen nel cinismo, Goemon nell’etica, Zenigata nella determinazione. Anche Ran e Sonoko, pur fedeli ai loro ruoli tradizionali, contribuiscono a rafforzare la parte più emotiva del racconto.
Chi ama Conan troverà la soddisfazione di vedere il piccolo detective affrontare una minaccia fuori scala, mentre i fan di Lupin potranno godersi un Lupin in piena forma, più scanzonato e geniale che mai. L’equilibrio è la vera chiave del film: uno scontro che smette presto di essere scontro e si trasforma in una collaborazione inevitabile, quasi naturale, perfino necessaria.
Un film che parla ai fan di ieri e ai fan di oggi
La pellicola si conclude lasciando quella sensazione da “missione compiuta” che solo i crossover ben riusciti sanno regalare. Le due squadre si sfiorano, si affiancano, talvolta si sfidano, ma alla fine si ritrovano dalla stessa parte. Nessuna risposta definitiva su chi sia più forte – e va bene così. L’essenza di Lupin III vs Detective Conan non sta nel verdetto, ma nella possibilità di vedere due mondi narrativi dialogare, contaminarsi, crescere l’uno grazie all’altro. E ora, come sempre accade quando finisce un buon film d’azione, resta una domanda sospesa nell’aria: chi avrebbe vinto se lo scontro fosse stato reale, senza compromessi, senza alleanze, senza casi da risolvere? Io ho una risposta, ma preferisco lasciarvi discutere. Del resto, la community nerd vive anche di questo: teorie, ipotesi, confronti, battaglie epiche combattute a colpi di commenti.
Allora fatemi sapere: da che parte avreste tifato voi?
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