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L’orrore di Buda: Vlad Dracul indaga tra misteri e sangue alla corte di Mattia Corvino

Buda, seconda metà del Quattrocento. La corte di Mattia Corvino è uno dei luoghi più affascinanti d’Europa, attraversata da diplomatici, mercanti, studiosi italiani, soldati, medici e uomini di potere che parlano di filosofia mentre attorno a loro il continente continua a essere divorato da guerre, congiure e rivalità dinastiche. Sotto le sale decorate, lontano dai banchetti e dai manoscritti preziosi della Biblioteca Corviniana, qualcosa ha però iniziato a lasciare dietro di sé una scia di morte. Non il classico complotto di palazzo, non una vendetta politica facilmente riconoscibile, ma una serie di delitti tanto feroci quanto difficili da spiegare, capaci di mettere in crisi la scienza, la fede e perfino le superstizioni di un’epoca abituata a convivere con l’ignoto.

L’orrore di Buda, romanzo breve di Alberto Costantini pubblicato da Delos Digital nella collana Imperium Horror, parte da una premessa che sembra costruita apposta per chi ama i crossover impossibili tra Storia, horror e cultura pop: un giovane mercante veneziano finisce coinvolto in un’indagine condotta dall’umanista Galeotto Marzio e da Vlad Dracul, voivoda di Valacchia destinato a diventare, attraverso secoli di cronache, propaganda e letteratura, una delle figure più riconoscibili dell’immaginario mondiale.

Il protagonista è Alvise de’ Lorenzi, mercante proveniente da Venezia e uomo abituato a osservare il comportamento degli altri con l’attenzione di chi deve valutare rischi, affari e alleanze. Una competenza pratica, concreta, che però mostra presto tutti i propri limiti davanti agli omicidi che sconvolgono la corte. Alvise diventa così il nostro punto di accesso a un mondo in cui ogni certezza può essere smentita e ogni corridoio del palazzo sembra nascondere una verità peggiore della precedente. Il suo sguardo permette alla storia di mantenere una dimensione umana anche mentre gli eventi iniziano a suggerire la presenza di poteri che sembrano andare oltre ciò che la medicina e la filosofia naturale dell’epoca riescono a comprendere.

L’accostamento tra Galeotto Marzio e Vlad Dracul è probabilmente l’elemento più irresistibile dell’intera operazione. Galeotto rappresenta il sapere rinascimentale, la curiosità dell’umanista disposto a esplorare il corpo, i testi antichi e le dottrine considerate pericolose. Vlad, invece, porta con sé la brutalità delle frontiere orientali, le guerre contro gli Ottomani, la politica trasformata in sopravvivenza quotidiana e una reputazione destinata a superare la biografia dell’uomo reale. Il primo tenta di interpretare il mistero attraverso lo studio, il secondo conosce fin troppo bene la capacità umana di produrre orrori senza bisogno di creature soprannaturali.

Per chi è cresciuto tra fumetti horror, romanzi gotici, Castlevania e le infinite incarnazioni cinematografiche di Dracula, il nome di Vlad genera una reazione immediata. Nella cultura pop lo abbiamo visto diventare aristocratico immortale, mostro, seduttore, antieroe, guerriero maledetto e persino protagonista romantico. Costantini sceglie invece di riportarlo verso il suo contesto storico, prima che Bram Stoker e il cinema lo trasformassero definitivamente nel conte vampiro. Il risultato promette un personaggio sospeso tra realtà e leggenda, familiare per ciò che sappiamo diventerà e ancora imprevedibile nella sua dimensione di uomo del Quattrocento.

La corte di Mattia Corvino offre lo scenario ideale per questa collisione. Il sovrano ungherese fu un grande promotore della cultura umanistica e raccolse attorno a sé intellettuali, artisti e studiosi provenienti da diverse regioni europee. La sua biblioteca divenne uno dei simboli più potenti del Rinascimento fuori dall’Italia, un luogo in cui il sapere antico veniva copiato, conservato e utilizzato come dimostrazione di prestigio politico. Proprio questa atmosfera rende più inquietante la comparsa dell’orrore. Se la conoscenza rappresenta la luce con cui gli uomini tentano di comprendere il mondo, i delitti raccontati da Costantini sembrano suggerire che alcune zone d’ombra non siano destinate a scomparire.

Il fascino dell’horror storico nasce anche da questo contrasto. Tendiamo a immaginare il Rinascimento come una stagione di bellezza, arte e riscoperta dell’essere umano, dimenticando quanto la vita fosse segnata da epidemie, guerre, torture, condanne pubbliche e paure religiose. Medici e studiosi potevano osservare il corpo con crescente attenzione e, nello stesso tempo, consultare trattati astrologici o attribuire certi fenomeni a influenze invisibili. La razionalità non aveva ancora separato nettamente il proprio territorio da quello dell’occulto. Per un narratore, quella zona di confine è un terreno magnifico: qualsiasi indizio può condurre a una spiegazione scientifica, a una congiura o a qualcosa che nessun uomo del tempo possiede gli strumenti per definire.

L’orrore di Buda sembra inserirsi nella stessa famiglia emotiva di quelle opere che ci hanno insegnato a diffidare dei monasteri, delle biblioteche proibite e dei castelli pieni di passaggi sotterranei. Il richiamo a Il nome della rosa appare inevitabile per la presenza del sapere trasformato in labirinto, ma l’orizzonte di Costantini sembra spostarsi verso un terrore più dichiarato. Gli appassionati di Dylan Dog riconosceranno invece il piacere di un’indagine che non decide subito se il mostro sia reale o soltanto umano, mentre chi ha amato videogiochi come Pentiment o A Plague Tale ritroverà quell’idea di passato sporco, fisico e ambiguo, lontano dalle ricostruzioni troppo lucide e rassicuranti.

Il formato breve aiuta la tensione. Costantini non deve costruire un’intera saga né moltiplicare sottotrame per centinaia di pagine: può entrare rapidamente nella corte, mostrare le prime crepe nell’ordine apparente e accompagnare Alvise verso una verità sempre più difficile da affrontare. La storia procede come una discesa, e non soltanto in senso simbolico. I sotterranei di un palazzo reale portano con sé un immaginario antico fatto di prigioni, archivi dimenticati, cadaveri nascosti e segreti che il potere preferisce lasciare lontani dalla luce. Scendere sotto Buda significa anche attraversare ciò che la corte ha rimosso, sepolto o scelto di non vedere.

Alberto Costantini possiede il profilo ideale per maneggiare una simile materia. Nato a Vicenza nel 1953 e residente a Montagnana, è laureato in lettere antiche ed è stato docente nei licei fino al 2016. La sua produzione attraversa la ricerca storica, i romanzi ambientati in epoca romana, la narrativa legata al territorio veneto, la fantascienza, il weird, il fantasy epico e l’ucronia. Stella cadente e Terre accanto hanno conquistato il Premio Urania, confermando una familiarità con il fantastico che non nasce dal semplice desiderio di inserire un mostro dentro una ricostruzione d’epoca.

La competenza storica, nelle opere migliori, non viene esibita come una lezione. Lavora sotto la superficie, sostiene il comportamento dei personaggi e rende credibile il loro modo di osservare il mondo. Una persona del Quattrocento non può pensare come un investigatore contemporaneo travestito con abiti rinascimentali. Deve credere in possibilità differenti, temere punizioni divine, interpretare un corpo senza conoscere la medicina moderna e considerare plausibili forze che oggi relegheremmo alla superstizione. Allo stesso tempo, la distanza tra noi e quei personaggi è forse meno rassicurante di quanto vorremmo ammettere. Cambiano gli strumenti, non sempre cambiano la paura, la manipolazione e il bisogno di trovare rapidamente un colpevole.

L’orrore di Buda è pubblicato da Delos Digital come diciottesimo titolo della collana Imperium Horror, curata da Diego Bortolozzo. Il volume è disponibile in formato Kindle ed EPUB, con un prezzo indicato di 2,99 euro per le principali edizioni digitali e ISBN 9788825437775. Una lettura accessibile, rapida da scaricare e capace di riportare il racconto di genere verso una dimensione quasi da tascabile d’altri tempi, quelle storie acquistate d’impulso che finivano per accompagnarci molto più a lungo del previsto.

Resta soprattutto la curiosità di scoprire quale volto assumerà il male nascosto nella corte di Mattia Corvino. Sarà davvero una presenza oltre l’umano, oppure gli uomini riusciranno ancora una volta a dimostrare di non aver bisogno di demoni per creare l’inferno? Vlad Dracul, Galeotto Marzio e Alvise de’ Lorenzi sono già pronti a entrare nei sotterranei di Buda; sui social di CorriereNerd.it possiamo invece iniziare a discutere su quanto ci affascinino ancora le storie capaci di mescolare documenti, leggende e paura, lasciando che la Storia mostri per qualche pagina i denti.

Note: AI-Generated Content

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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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